Come i bambini

Alberto Sordi, medico della mutua

Sono milanese, io! Festeggio Santambrös! Gente furba e laboriosa i milanesi. Mica lo scegliamo a caso il santo patrono. Ci abbiamo le fabbriche e le imprese. Per aumentare efficacia ed efficienza della festa (ché, in quel periodo dell’anno, spegnere e riaccendere i riscaldamenti mi costa più del panettone a tutti i dipendenti), l’abbiamo appiccicata a un’altra festività (questa nazionale, però). Quella roba là… Come si chiama? L’immacolata concezione. Quest’anno, poi, ci è venuta proprio bene. Appiccicata, come la chiappa sinistra a quella destra, al sabato. Quattro giorni di fermo macchina e riscaldamento spento. Un affarone! Così non hai casini col sindacato perché obblighi tutti a fare il ponte (che tanto la maggior parte di quegli scioperati lo vuole fare lo stesso). E non sei neanche costretto a tenere in moto tutto perché qualche schifoso il ponte di sicuro non lo fa e se lo fai lavorare a -3° poi si ammala e quello se ne sta a casa fino alla befana. E io pago…

E così, sentendo l’atmosfera natalizia nell’aere, mi preparo al fine settimana più lungo e bello dell’anno. Quattro giorni di casa e figli. Cappotto, sciarpa e guantini (ma neanche troppo in quest’autunno dicembrino) e a spasso per le strade illuminate. Poi, tutti a casa abbracciati sul divano a bere un tè e a vedere “il castello errante di howl”, “la sposa cadavere” o “vip, mio fratello superuomo”.
E pranzo – o cena – con gli amici (a casa nostra o loro). Meraviglioso.
Macché!
Come i bambini!
39,5°!
Febbrone equino che non si abbatte neanche a colpi di paracetamolo (che, com’è noto, distrugge fegato e alito e reagisce in maniera imprevedibile – e non documentata – con il nimesulide).
La prima reazione della consorte è, bontà sua, mettermi in isolamento, allontanandomi dai figli.
Segregato in una stanza, febbricitante, maleodorante e con un malditesta fascista e un nugolo di scorpioni che mi scorrazzano, sottopelle, sulla schiena.
Lunedì mattina mi tiro su in un intorno delle 5. La febbre si è placata. Ho una temperatura da bipede (anche se la posizione che riesco ad assumere non lo indica). Decido che non riesco ad andare in ufficio. Però mi sembra di abusare di un servizio di pubblica utilità se chiedo al medico di passare lui (in realtà, lei) a darmi un occhio. Vado in ambulatorio.
Arrivo all’ora di apertura e… Cazzo!
Sono il decimo! Nove anziani. Otto femmine e un maschio. Hanno facce sofferenti. Mi convinco che sono persone sole per cui il medico curante è un po’ confidente, un po’ prete, un po’ assistente sociale, un po’ tutto.
E, infatti, ognuno di loro resta nello studio un sacco di tempo. Per un po’ non mi preoccupo: ho con me un libello di racconti di Boris Vian. La calma passa subito dopo poche righe. Trovo infatti un terribile errore di traduzione (io! che non riuscirei a pronunciare una parola francese neanche se mi muovesse la lingua un altro!). Un personaggio dice che un film ha ottanta fotogrammi al secondo. Non ventiquattro. Ottanta! Capisco che il problema è connesso alla barbara incapacità dei francesi di dire 80 senza fare le moltiplicazioni. Il libro vola nella pigna di “Chi” e “Oggi”.
Alzo lo sguardo e mi accorgo che nel frattempo la sala si è riempita sempre più e sono anche finite le sedie. Mi alzo per far sedere una signora. Un gesto di cortesia che mi costerà caro. Un’ora e quaranta di attesa con la schiena che urla: “LEEEEEETTTOOOOOO!!!”
Quando finalmente viene l’ora mia, entro nello studiolo e vedo la dottoressa (sarà la quinta volta in dodici anni).

– Buongiorno. (le porgo il tesserino sanitario)
– Buongiorno.
– Guardi, credo di essere banalmente influenzato…
– …
– Due giorni con temperatura costantemente tra i 38 e i 39,5 e oggi, finalmente, 37,5.
– … (prende un blocchetto con i fogli rossi per giustificare l’assenza dall’ufficio)
– …
– Devo includere anche sabato o domenica?
– No.
– Quanti giorni le do?
– Bho? Faccia lei. Io mercoledì devo andare in ufficio.
– Bene! (e scrive “s.influenzale”)
– Guardi. Che è influenza lo sto dicendo io…
– Sì, sì. E’ influenza.
– Bene.
– Non ha mal di gola. Vero?
– In realtà, un po’ sì.
– E la tosse?
– Anche.
– Altri sintomi?
– Mi fa male tutto e, in questo momento, sento una discreta facilità all’irritazione.
– E’ influenza! (mi passa il foglietto) Buongiorno!
– Speriamo… Le auguro una buona giornata.

Esco dallo studio e, nella sala d’aspetto, le anziane signore (ormai ci sono solo donne) mi guardano stupite. Sono stato dentro meno di due minuti.
Dopo questa strepitosa performance autodiagnostica, ho intenzione di preparare un biglietto da visita con sopra scritto “consulente, critico e dotto’”.
Esiste un luogo istituzionale dove denunciare questi comportamenti?

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12 pensieri su “

  1. Dai, si vede che non vai mai dal medico, non lamentarti.
    Bambina col mal di pancia, forte, piange tanto, la pancia è durissima. Appuntamento dalla pediatra, la palpa dodici secondi: colite, datele questo sciroppo, se no passa tornate da me, arrivederci ciao ciao.
    No, non ci crediamo, e andiamo dal medico famosissimo, quello che mete a posto i bambini. Appuntamento, mezzo’ora di visita, lunghe palpate, parole, consigli, sorrisi. COlite, prenda questo sciroppo e vedrà che passa. 200 euro, colla fattura.
    I

  2. merde!
    le ratichon baigneur è una serie di racconti esilarante…
    già nel titolo italiano si perde il giochetto prete bagnante/carcerato, e per questo non l’ho comprato…,
    ma davvero è tradotto così male?

  3. “Meno male che non l’abbiamo pestata!”
    ahahahahahahahahahaha
    ahahahahahahahahahahha
    estlepitoso!

    Ha Ji-Won

  4. Madonna ma sei fissata con questo pollo.
    C’è sotto qualche trauma infantile.
    Cosa? Ti picchiavano il capo con un pollo?
    Un trauman capote!

    Cher

  5. I, lo so che sei D. Questa storia me l’avevi già raccontata di faccia.

    Boris, non so se sia tradotto poi così male. Non fa ridere (e questa è un’indicazione). E inizia con questa chiacchierata sulla velocità di proiezione. Una cosa del tipo:
    – questo serve a rallenare. arrivi a 70
    – ma 72 è il triplo di 80 che è la velocità normale
    – appunto, se passi da 72 a 80 rallenti
    Secondo me, il traduttore non ha capito cosa stava facendo (oppure non capisco l’umorismo di Vian).

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