A sparar inchiostro

Cane con le macchie

Uno dei problemi centrali, da queste parti, è l’impossibilità di sparare inchiostro tornandosene a casa con la camicia linda. Sul bianco, credimi, gli schizzi risaltano un casino e, come può confermarti chiunque abbia giocato almeno un po’ con una pistola ad acqua, durante le fasi più concitate del confronto i rischi sono molteplici: i nemici, gli amici o, addirittura, puoi far tutto da te se solo gira il vento.
Durante i giorni di influenza mi sono ritrovato a scrivere una cosa per una rivista. Mentre ne parlavo col carissimo Fabio, confessando di aver sforato selvaggiamente (qualcosa come il doppio delle battute assegnatemi: sono un inguaribile dilettante!), il mio amichetto è sbottato in un’arguzia che ho trovato irresistibile: “D’altronde, si sa, la febbre allunga!”
Quando sono riuscito a smettere di ridere, ho iniziato a riciclare la gag (noi consulenti siamo così: quando qualcosa ci piace, entra automaticamente in repertorio).
Me la sono giocata con chi coordina quella rivista per scusarmi dell’eccesso (e, da signore, non ha fatto neanche un plisse, direbbe il poeta), con colleghi a proposito di un documento un po’ sbrodoloso, e poi…
Era troppo bella perché mi fermassi a soli due riusi.
E allora, mentre parlavo con Raffaella, una cara amica, le ho raccontando l’aneddoto. Ho avuto anche cura di raccomandarle di non dire a un terzo comune amico che avevo scritto un pezzo per quella rivista. Perché questi (il comune amico), da qualche tempo, mi piglia per il culo, dicendomi che sono la più recente forma di mafia del fumetto italico. La risposta di Raffaella mi ha chiarito due cose: 1) la battuta di Fabio non fa ridere (Fabio, sei licenziato: da oggi i testi me li scrivo da solo!) 2) anche lei è convinta che l’ultimo anno abbia visto una mia esplosione magnamagna.

Nego tutto! Soprattutto l’evidenza.

Però, tutto ciò, si porta dietro un po’ di considerazioni che prima o poi mi toccherà di fare.
Tanto vale iniziare subito.
Da un paio d’anni butto qua sopra (e per “qua sopra” intendo queste paginette grigie) pensieri sparsi. Nulla di realmente consistente e chiuso. Solo pensieri in libertà, perché – e mi vengono fuori i milanesismi alla Finardi – mi faccio un sacco di menate. Mi considero poco dogmatico: ho tantissime domande e pochissime risposte (e, quando pongo domande, ascolto solo le risposte “semplici”, affermazioni che, passando vicine al rasoio di Occam, non si troppo fanno male). Alla fine, non è detto che maturi opinioni su tutti gli argomenti. Riesco a vivere nel dubbio (anzi, riesco a vivere “solo” nel dubbio). Uno dei temi con cui mi titillo più spesso è la povertà delle analisi attorno all’italico fumetto (e, più in generale, attorno a tutte le forme di commistione di parola e immagine). La critica italica ha poche ragioni di esser felice. Però, dopo un anno di intenso magnamagna non posso considerarmi fuori dai giochi. La povertà delle analisi – se veramente esiste – si deve misurare ovunque. Magari anche nelle eccezioni.
Certo, sono molto snob. E la puzza sotto il naso, cui non voglio rinunciare, mi permette di solidarizzare (e fare magnamagna) solo con operazioni che mi appaiono significative. Forse sono eccezioni. Ma quando le eccezioni iniziano a essere molte bisogna guardarle meglio. Perché magari non sono eccezioni. Magari e banalmente, il livello di qualità del fumetto pubblicato (e delle analisi che lo riguardano) si è alzato e la soglia di tollerabilità settata dal mio essere maestrinodellaminchia viene sorpassata da più roba.
E questa è l’opzione che mi piace. Ma ce ne sono altre che, pur piacendomi meno, enumero per trasparenza.
Potrebbe essere che sono la volpe che è finalmente riuscita ad assaggiare l’uva e ha scoperto che non faceva poi così schifo.
Potrebbe essere che facendo magnamagna (che significa – almeno per me, giacché col fumetto non guadagno una lira – costruire una rete di amicizie e sintonie) ti ritrovi a voler bene o male a bipedi i cui lavori poi leggi. E magari (e per vari motivi) non riesci a rimanere imparziale.
Potrebbe essere…

Ah… Dimenticavo. Settimana prossima esce, nelle edicole e nelle Feltrinelli, il disco nuovo di Daniele Sepe. Si chiama “Suonarne 1 x educarne 100” ed è uno sguardo sugli anni 70 e sul movimento. Il booklet del CD contiene un articolo (brevissimo, un paio di cartelle – Daniele ne aveva chiesta una) sul fumetto italiano di quegli anni. Indovina chi l’ha scritto?

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5 pensieri su “

  1. senti, per non entrare nel delirio commerciale e dover ricomperare fumetti già letti per leggere una tua schifezza che posso leggere a gratis da queste parti: non puoi postarci questi tuoi articoletti da edicola? se i fumetti hanno così tante pubblicazioni diferenti perché non le tue schifezze?

    cerebroleso

    ps, scusate, ragazze, ma sono stato pagato da spari per fare questa richiesta qua…

  2. Non ti devi scusare, ti stai comportando in maniera normalissima. Gli eccessi mafiosi e magna magna molto difficilmente si traducono in qualcosa di originale e, un tuo pregio, semplice.
    Puoi fare un versamento sul mio conto? Grazie
    D.

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