Un giornale piccolo piccolo

Orson

1. Per un certo periodo ho lavorato, in Italia, con un quarantenne francese. Mi era stato presentato come esperto di cose della grande distribuzione organizzata ed effettivamente ci pigliava molto. Durante il primo incontro, sono stato molto colpito della parlata dell’uomo. Nonostante i quindici anni trascorsi in Italia, egli parlava con cadenza fortissima, accenti tronchi a raffica e un sacco di parole inventate derivate dal francese. Era persona simpatica e siamo entrati subito in confidenza (sui progetti è bene che si instauri immediatamente un bel clima conviviale da spogliatoi: parolacce e donne). Appena diventati amichetti, non ho resistito (sono uno stupidino): “Senti… in francese, come parla l’ispettore Clouseau?”
Il mio interlocutore mi ha lanciato uno sguardo indignato e, con voce durissima, mi ha detto: “L’ispettoré Clouseau è belsgio!”
E da quel giorno ancora mi chiedo perché i belgi abbiano fama, agli occhi dei francesi, di idioti preclari. A me Tintin e Maigret non sembrano male.

2. Oggi, leggendo il quotidiano, ho avuto forse un ulteriore tassello su cui maturare il giudizio.
Pare che ieri, in prime time, l’emittente di stato belga abbia trasmesso un telegiornale finto, con tanto di giornalista famoso, servizi sul posto, filmati e interviste a esponenti del mondo politico. Il senso generale del falso TG era: il Belgio non esiste più; il re ha tagliato la corda; è secessione, ragazzi!
Panico per quaranta minuti. Fino a quando non è comparsa in sovrimpressione la scritta “è una fiction”.

3. Nel 1938, Orson Welles fece una trasmissione radiofonica basata sulla Guerra dei Mondi di Herbert George Wells. Si trattava di un’emissione del Mercury Theatre, lo spettacolo che settimanalmente Welles faceva in radio, e aveva struttura di radiogiocronaca dell’invasione aliena. Migliaia di radioascoltatori, nel panico, invasero le piazze. Non ho notizie di incidenti.

4. Questo evento, spesso utilizzato (in compagnia dell’analogo terrore scatenato da una replica della trasmissione) per dimostrare il potere dei media, è utilizzato anche per sventare una delle più clamorose baggianate sull’effetto delle informazioni sui bipedi senzienti.
Si tratta di quella teoria da preistoria della sociologia dei media nota coi nomi di “ago ipodermico” o “pallottola magica”. Sostanzialmente essa afferma che un messaggio colpisce i destinatari in modo uniforme modificandoli in modo uniforme (e, di conseguenza, la pubblicità rende acquirente, la pornografia stupratore, i fumetti di crimine ladro o assassino).
La teoria è chiaramente una bufala (i pubblicitari, piangenti, te lo possono confermare). La fallacità di quella teoria è spesso dimostrata analizzando le reazioni del pubblico della Guerra dei Mondi di Welles/Wells. Una percentuale degli ascoltatori (in verità non così alta) si gettò nelle piazze, molti riconobbero la voce di Welles e la sigla del programma, altri cambiarono canale e scoprirono che le altre emittenti non coprivano la notizia, altri ancora telefonarono a parenti che vivevano nel posto degli orrori narrati…

5. PUF. La pallottola magica è svanita in una nuvoletta di zolfo.

6. Ed erano anni di grande ingenuità scientifica e tecnologica. La fantascienza più naif vendeva bene e la gente era disposta a credere ai marziani.
Ieri sera in Belgio (come, del resto, tutti gli altri giorni) le televisioni avevano decine di canali, il televideo funzionava bene, la telefonia cellulare era un servizio erogato con continuità e livelli ottimi, la telefonia fissa era una facility (come l’acqua e il gas), internet era ben distribuita in ogni casa, le radio erano praticamente installate in quasi tutte le automobili e le case.
C’è qualcosa che non quadra. Perché un quotidiano piccolo piccolo deve cercare di prendermi in giro?

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7 pensieri su “

  1. E da quel giorno ancora mi chiedo perché i belgi abbiano fama, agli occhi dei francesi, di idioti preclari.

    In buona parte per rispetto a una tradizione di vituperio letterario iniziatasi con Baudelaire (“Pauvre Belgique”), che del Belgio fece infelice esperienza nel 1864: mi sa però che si rifacesse a sua volta a un pregiudizio corrente e comunque Baudelaire era un po’ stronzo.

    Osservo anche che mio suocero, olandese delle colonie, nutre verso i belgi gli stessi sentimenti di un francese, anzi più vivaci essendo quei due popoli almeno in parte divisi da una lingua comune.

    In genere si vuole attribuire ai belgi la più angusta delle mentalità piccoloborghesi, ma in questo caso gli olandesi, fatta salva la capitale (e non del tutto), dovrebbero solo star zitti.

    In casa ho il libro di un certo Harry Pearson, americano, A Tall Man in a Low Land che credo intenda riabilitare i belgi, ma non l’ho mai letto.

  2. sul venerdì di repubblica un articoletto del tuo amico luca raffaelli parla del prossimo libro di fumetti in edicola: fuochi di mattotti. secondo lui la zona fatua sarebbe del 1978, fuocchi del 1997 e caboto, da jeorge zentner (sic), del 2003. secondo me (ma non ho ancora guardato google) non c’è una sola data che tuo amico abbia messo giusta.

    in più è scritto col culo, ma su quello non avevo poi tante pretese.

    cerebroleso

  3. VIDEO WEEK !!!

    ok ok, scherzavo…
    però Cher guarda un po’ questo se ti va, a me mi ha fatto ridere molto

  4. cavoli, bellissimo
    mi piace un casino
    michaeljackson,bolywood,lovestory, tutto mescolato in modo allo stesso tempo sincero e artificiale

    ok è il VIDEOWEEK ufficiale

    il minuto 3:45 quando lui affonda la faccia nel seno di lui per due volte in mezzo secondo è già un classico della cinematografia

    cher

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