Distruzione omeopatica della biblioteca di Babele

Rogo di libri da Fahrenheit 451 di Truffaut

1. Settimana scorsa repubblica ospitava un articolo chiaramente mirato a farmi bruciare delle fabbri sante dell’indignazione. Hai presente repubblica? E’ quel giornaletto che tutte le volte che lo guardo mi viene in mente Silvio Orlando. Ritirando il telegatto, un millennio fa, l’attore ha dichiarato: “Questo è il giorno più bello della mia vita… figuratevi gli altri”.

2. Considero quel mucchietto di carte macilenti uno tra i pochissimi quotidiani italiani che si possono leggere (il migliore è il sole24ore e – purtroppo – non si può leggere). Mi spiego. Da qualche parte devo informarmi, ma siccome sono maestrinodellaminchia in ogni momento della mia vita, tengo sempre il sopraciglio alzato e la bocca stirata in un ghigno laterale.

3. Domenica, solo per fare un esempio e prima di concentrarmi sull’articolo incriminato, repubblica presentava il rapporto ufficiala UE sulle condizioni climatiche del globo con una doppia pagina che mi ha fatto rimpiangere la notte: stesse notizie gridate, stessa pessima scrittura (una coppia di professionisti cui lo sciopero delle firme dei giorni scorsi non poteva che giovare), stesso pressappochismo nell’affiancare un orrido articolo a immagini casuali il cui unico scopo era suscitare il panico, stessa scelta di indicatori e grafici che, completamente decontestualizzati, non significano niente (hmmm… la temperatura media del 2006 è stata di 0,42 gradi più alta della temperatura media tra il 1961 e il 1990. Sono medie. Detto così a me non dice nulla. E a te?). Della notte rimpiango le foto con le donne nude

4. Vabbé, sto divagando. Dicevo dell’articolo di settimana scorsa che mi doveva indignare e costringere alla rabbia. Ci arrivo. Era una notizia – tratta dal Washington post – terrificante. Le biblioteche di una contea degli USA si avvalgono di un programma del computer per censire i libri che negli ultimi due anni non sono mai stati richiesti. La lista dei libri viene sottoposta ai bibliotecari che possono decidere di rimuovere quei libri inutili per sostituirli con pubblicazioni nuove. E lo dovrebbero fare per due motivi: da un lato, lo spazio nelle biblioteche è risorsa preziosa e dopo un po’ di libri non ce ne entrano più; dall’altro, se butti i libri puoi accedere ai fondi per comprarne di nuovi.

5. Scandalo! Questo significa che il computer – la bieca macchina incolta – può suggerire di sacrificare Emily Dickinson a Dan Brown, o Ernest Hemingway a Harry Potter! Se decidessero di estendere questo modello alle biblioteche italiche, Faletti potrebbe avere il sopravvento su Pasolini. Anatema! E Weltroni si incazza e rincara: capisci, una auditel dei libri. Se (tutti) i frequentatori della biblioteca vogliono merda, troveranno solo merda. Gli altri quotidiani – che non hanno voglia di concedere un inserto pubblicitario gratuito a repubblica – rilanciano la notizia con un cenno di intesa (un po’ preoccupato) che sembra dire “tanto sai di che parlo”.

6. Non senti anche tu, mio caro, un acre olezzo di stronzata spandersi nell’aere. Che idea di biblioteca hanno questi signori? Pensano forse a un caveau in cui stipare libri importanti per nessuno? E il bibliotecario, quello che deve spuntare la lista con matita e mannaia, che ce l’hanno messo a fare? E, soprattutto, in che secolo vivono? Qui da me, in un intorno del 2007 (ah, buon anno: hai spedito le renne di babbo natale?), i classici o li trovi in rete – se fuori diritti – o li trovi in libreria stampati su carta polposissima in edizioni da 4/8 euro. Sempre da queste parti, i libri che nessuno legge – anche quelli belli, sia vecchi sia nuovi – dopo un po’ scompaiono e non li trovi né in libreria né in biblioteca.
Secondo te cosa è peggio?
a) la biblioteca di Vanzeghello Monte (o di Portichetto, Santo Stefano di Camastra, Vico Garganico o Senago) non ha l’edizione di tutte le opere di Tacito (Ah! Predatori del mondo intero adesso che la vostra sete di conquista e di devastazione totale non ha più scaffali da conquistare, che libri farete sparire?).
b) la biblioteca di Vanzeghello Monte (o… o… o…) non ha una macchina connessa alla rete da cui leggere (ed eventualmente stampare) Tacito, Liala, i racconti porni dei blog e la repubblica

7. Ah… A proposito del quotidiano migliore d’Italia… Domenica, l’inserto del sole 24 ore ospitava un articolo firmato da Martinetti in cui i nomi di Repubblica, di Washington Post e di Walter Veltroni venivano fatti, eccome. Si dava rendiconto dell’articolo e menzionando una serie di indicatori numerici (aggregabili in maniera sensata). La contea di Fairfax è un paradiso del lettore. Solo numeri impressionanti: percentuale di lettori su abitanti; numero di libri presenti sugli scaffali; numero di prestiti annui; personale in biblioteca e grado di specializzazione; stanziamento per l’acquisto di libri…
In più i libri non vengono distrutti. Sono spostati in un magazzino da cui i volumi possono essere recuperati. Ah… E c’è un particolare non menzionato: la lista dei titoli non consultati negli ultimi due anni si riferisce a specifici volumi. Dove repubblica/Washington post scrivono che potrebbero rimuovere dagli scaffali Addio alle armi, bisogna leggere che una delle venti edizione disponibili del libro potrebbe non essere più presa in prestito.

8. Già. Forse devo rivedere la soglia di accettazione di un quotidiano.

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8 pensieri su “

  1. finalmente hai deciso di tornar dalle vacanze.si sentiva la tua mancanza.comunque io le renne non le ho spedito,tiè!tanto più sfiga di così posso lasciarci solo le penne.bentornato.

  2. Ecco, appunto, quella di Repubblica mi sembrava proprio un’incredibile cagata. Oppure era la biblioteca americana ad essere andata fuori di testa.
    Infatti stavo già pensando a cosa scrivere in questo post, quando per fortuna hai riportato quanto scritto dal Sole 24 ore, che, tra l’altro, per una singolare concidenza ho letto anch’io domenica. Singolare perché è un giornale che non compro quasi mai, ma l’aveva mio cognato.
    Il Sole riporta la questione nei termini corretti. Ogni biblioteca deve fare i conti con il proprio spazio disponibile. E lo “scarto” è una procedura ammessa e studiata e prevede una serie di possibili soluzioni molto articolate, che possono arrivare anche alla distruzione del libro.
    Questo possibile esito estremo non deve spaventare perché in realtà le biblioteche che fanno scarto sono le cosiddette biblioteche di pubblica lettura, che non sono tenute a conservare i libri. Per questa funzione ci sono le biblioteche di conservazione.

    Vice maestrino della minchia

  3. Mi dimenticavo di concludere che l’importante è che il libro sia catalogato e quindi raggiungibile dall’interessato anche se stipato in un magazzino.

    Vmdm

  4. Doc: Un abbraccio. Ti sei ripreso dall’influenza/ laringite/ tracheite/ bronchite/ broncopolmonite/ orchite ecceccecc? Manda le renne. Lo dico per il tuo bene.

    Vmdm: Ti sei guadagnato i gradi sul campo. La distinzione tra biblioteca di pubblica lettura e biblioteca di conversazione era proprio quella che cercavo. Purtroppo, afflitto come sono da enciclopedica ignoranza, non trovavo le parole.

  5. ti rispondo qui perchè skyppio si è fuso.
    ho ancora residui di catarro con conseguenti colpi di tosse ed è da questa mattina che combatto con un disco di rete che non ne vuol sapere di aprirsi.diciamo che sono isterico come una vecchia cariatide.ugh.

  6. Spari, tutto questo sarebbe vero se vivessimo in un mondo editoriale normale. Invece è subnormale, allora la notizia sul programma informatico bisogna vederla tra altri fenomeni. Quello che sta a monte, e riguarda la trasformazione drastica dell’editoria in fabbrica di best seller, è descritto nei libri di André Schiffrin. A questo si collega la distribuzione per grandi catene col suo sempre più drammatico turn over di titoli (i libri che “non girano” possono essere anche capolavori ma spariscono). Poi la critica letteraria che ha smesso di essere critica per diventare vendita aggressiva (i book jokey come li chiama Scarpa, i fantini del libro). A questo punto Giulio Mozzi, chiedendosi che cosa può rimanere tra un po’ di anni dei libri della sua generazione, ha naturalmente pensato alle biblioteche pubbliche, ma con considerazioni allarmanti (vedi l’articolo su vibrisse bollettino). Il suo Vibrisselibri è proprio il tentativo di andare in un’altra direzione.
    Anche questo programma americano di selezione è la tessera di uno scenario piuttosto inquietante.
    andrea barbieri

    ps, hai fatto davevro un gran lavoro con i pezzi per i fumetti di repubblica-coconino press, bravo!

  7. sicuramente quelli che non resteranno sono i libri scritti e curati da mozzi, nonostante tutti i baffi di gatto del mondo (per non smentire la mia fama di rissoso e per ricollegarmi al post di cui sopra).
    sciao

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