Non riesco a smettere

ladro appeso da Bottega Battipanni (http://theatrenvol.org/index.phtml?id=21)

Credo che ci siano solo due modi per parlare di un testo (romanzo, fumetto, illustrazione, disco, blablabla): fornire dati tecnici o raccontarsi.
Quando leggo una recensione o un’analisi, per prima cosa, cerco sintonia col recensore. Deve piacermi, essermi simpatico, attrarmi, stupirmi, interessarmi o suscitarmi tenerezza. Va bene anche quando mi è antipatica e mi suscita odio, disprezzo, ilarità involontaria, … Quello che non tollero è che mi sia indifferente. Nel qual caso, dalla sua recensione estraggo solo dati tecnici e, benché necessari, raramente sono sufficienti perché decida di sintonizzarmi sul testo (cosa che di solito richiede esborso di quattrino).
Il recensore deve essere quello che mi fornisce una mappa per connettere il testo a altri territori. Ma, poiché lo spazio dell’analisi vive in un marasma dimensionale, il cartografo decide vicinanze e lontananze a proprio piacimento e io godo delle sintonie e distonie. Mi piace essere d’accordo. Mi piace (e forse anche di più) essere in totale disaccordo.
Dopo questa bella scarica di sani principi, mi tocca confessare che compro molte cose che so (perché mi sono sudato una sana prevenzione) mi scateneranno noia e indifferenza. Tra queste “Fumo di China”.
Non riesco a smettere.
La compro e inizio a sfogliarla. Qua e là, leggo anche. Sull’ultimo numero (146 di dicembre 2006), c’è la trascrizione di una chiacchierata con Gianni Brunoro.

Cantarelli, il redattore di FdC chiede: Ormai si sono avvicendate almeno quattro generazioni di critici sul fumetto, anche se qualcuno dice che in realtà sono davvero pochi… Tu che ne dici?

Brunoro risponde: E’ un argomento di troppa gigantesca complessità, per essere liquidato con una semplice chiacchierata. Tanto che si potrebbe cominciare con il chiederci chi è il critico di fumetti. Perché è ovvio che, in senso lato, lo è chiunque in un modo o nell’altro pontifichi in materia o intrattenga gli altri in un logorroico blog… Nel qual caso, c’è da dire che oggi i critici sono una legione!… specie se si pensa quale pletorica dilatazione abbia concesso – da anni, ormai – la presenza della Rete. Ma va anche detto che forse non è restrittivo ritenere un “vero” critico chi non solo dice cose sensate e più o meno condivisibili, ma soprattutto idonee a portare in qualche modo avanti il dibattito delle idee (fumettistiche), vale a dire, capaci di agitare la discussione:non come una rissa, ma come confronto di pareri e altro, per approfondire e migliorare la conoscenza del fumetto, l’oggetto di studio. Sicché non vedo cosa impedisca di considerare un critico quel tal studente che affronta in maniera adeguata una tesi di laurea, quel direttore di collana o di casa editrice che propone fumetti intelligenti e via di questo passo. Saremo tanti o pochi, ma quel che importa è soltanto la qualità, non la quantità.

Ecco. Dopo aver letto e riletto (anche perché l’intervistatore, in questo caso, non è capace di fare editing: mi sarei aspettato rimuovesse parole salvagente, ripetizioni e frasi allungate per prendere tempo), mi sento come se questo signore parlasse di robe innecessarie a questo pianeta. La sua dichiarazione d’intenti mi sembra il manifesto dell’indifferenza. E della noia. Parla di “idee sensate e più o meno condivisibili”, suggerisce di considerare critico il direttore editoriale, si concentra sulle idee fumettistiche. Tutte cose che non mi fanno nemmeno venir voglia di sguinzagliare il maestrinodellaminchia.

E mi viene in mente l’inizio di un librino di Giorgio Manacorda, Apologia del critico militante (Castelvecchi), uscito sul finire dell’anno scorso. Un oggettino preziosissimo e pregno di forzature intollerabili da utilizzatore dei testi (sì, Manacorda è uno che mi fa incazzare: gli voglio proprio bene) che si apre così:
“La critica militante è un’attività del tutto laica, forse l’attività laica per eccellenza. Il critico militante non può che fare atti di fede limitati e, soprattutto, deve ogni volta motivare tutto dall’inizio. […] Non ha una religione con i suoi santi e le sue gerarchie: è fuori dalla storia della letteratura. […] In questo il laico per eccellenza è simile a dio: dà o toglie la vita, letteraria s’intende[…], e come dio non ha mezze misure. Le mezze misure sono dei politici della letteratura. Le mezze misure sono di coloro per i quali la critica militante è uno strumento per raggiungere altri fini, generalmente la carriera o addirittura il successo. Le mezze misure sono dei ‘sagrestani della letteratura’, come diceva Cesare Cases nel 1960”.

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45 pensieri su “

  1. Manacorda, bella citazione.
    Concordo pienamente, soprattutto dopo tanti anni di frequentazione dell’ambiente. Si inizia scrivendo recensioni e facendo interviste e si arriva a lavorare in una casa editrice.
    Condivisa questa riflessione non so però come firmarmi…
    Aggiungo un nuovo nick name per l’occasione:

    Il disilluso

    ps vediamo poi se le altre identità vorranno intervenire.

  2. Però, disilluso, guarda che il problema sta nella ricerca di un posto a sedere.
    Tutti lì a cercare di diventare amici del sagrestano, ché così non si resta in piedi nella chiesa stracolma.
    L’idea stessa di cercarsi un nickname nuovo – solo per fare un esempio – implica che neanche tu (dopo tanti anni di frequentazione dell’ambiente) sei indifferente al problema.
    Il mondo di chi critica ‘sta commistione di parole e immagini che chiamiamo fumetto è fatto da gente che ha bisogno di non offendere nessuno (e non parlo di insulti e tafferugli). Per vari motivi: perché poi ci incontriamo, perché poi mi si precludono spazi editoriali, perché poi blablabla…
    Questo produce un’analisi malata che asseconda i luoghi comuni. Verità assolute inconfutabili. E a parlare delle cose “non condivisibili”, a dire che l’imperatore ha il pisello al vento, non ci resta più nessuno.

  3. E il senso di tutto è che Fumo di China, Brunoro e il disilluso sarebbero tutti sagrestani e tu, d’incrosto, saresti il critico militante?
    Mi sembrava di aver capito che fossi sul libro paga della Casa Editrice delle graphic novel.
    E dopo la leccata di culo a Orecchio Acerbo quà sotto, sembri proprio quello che cerca il posto sicuro da redattore come dice il disilluso.
    DNY

  4. Ok, in da una parte c’è chi cerca il posto da sedere e la chiesa è affollata…
    Dall’altra cosa c’è? Non vedo molto in giro… Quanti hanno iniziato a scrivere recensioni, ad organizzare iniziative culturali e non sono finiti in una casa editrice?
    Beninteso, è legittimo che uno provi a farsi una carriera. Non è questo il punto, appunto.
    Però è anche per questo che la critica fumettistica italiana non esiste.
    Quello che c’è segue il mercato e le sue suggestioni. Anzi, ci si impegna magari a cercare all’estero le cose nuove per dimostrare quanto si è avanti.
    A mio avviso, i luoghi dove si possono veramente gettare i semi per una vera critica fumettistica italiana (d’ora in poi cieffeì) sono le università e quelle associazioni e istituzioni culturali che sono libere intellettualmente di decidere di dedicare il loro tempo non tanto e non solo a presentare l’ultimo personaggio bonelli ma a indagare, espolare, fare ricerca veramente a tutto campo.
    Poi c’è chi si muove per conto proprio. Talvolta sono forse anche i migliori. Ma spesso peccano di individualismo: hanno capito tutto solo loro e non si confrontano.
    Insomma, la vedo dura.
    Ci si accorge di un fenomeno importante, esistente da decenni, perché Repubblica ha fatto la collana. Si vede nei forum…
    Meno male che in questo caso specifico, almeno c’è stata l’iniziativa della Triennale, che forse ha anche motivato Repubblica a intraprendere la breve collana.
    Insomma, non dico di ignorare il mercato e i suoi prodotti, da witch a rat-man, da DDog a “superminchia”, ma bisogna anche essere capaci di fare ricerca vera, sugli stili, sulle tante storie dei tanti generi fumettistici, su chi ha diretto, ideato e concepito riviste e giornaletti che hanno fatto la storia, su cosa ci possono dare veramente le nuove tecnologie…
    In Italia si fa poco.
    Se poi tu sollevi il problema e ti danno anche del venduto, dubito ci sia speranza.

    Il disilluso

    ps o sei sempre tu sotto falso nome?
    o sono io ad essere sempre tu sotto falso nome?

  5. E dopo la leccata di culo a Orecchio Acerbo quà sotto, sembri proprio quello che cerca il posto sicuro da redattore come dice il disilluso.

    ecco, ero certo che ci fosse sotto qualcosa! hai aperto questo blog solo per poter mollare il tuo posto da consulente e farti assumere all’Orecchio Acerbo… adesso non leggerò più queste pagine con gli stessi occhi!

    è tutto un magna magna…

  6. E perché no, il benzinaio che mi regala i Tex usati, critico anche lui, eddai, tutti critici.

    D.

  7. Ebbene sì, maledetti carter. Avete vinto anche ‘sta volta.
    Sotto tutte le mentite spoglie che vedete in giro (sparidinchiostro, borisbattaglia, 403, vmdm, il disilluso, cmx, dns… ma anche igort, tito faraci e gianluca costantini) ci sono sempre io stanislaw moulinsky!

    Devo solo fare una riunione condominiale per mettere d’accordo le personalità multiple.
    Ordine del giorno:
    Poi c’è chi si muove per conto proprio. Talvolta sono forse anche i migliori. Ma spesso peccano di individualismo: hanno capito tutto solo loro e non si confrontano
    Mi starò forse dicendo che non passo la palla?

  8. posso dirlo?
    io in chiesa ci vado solo per prelevare dalla cassetta delle elemosine, ma mai una volta che l’abbia vista affollata.

    vostro stracci
    critico dissoluto

  9. perché tu sei andato a rubare quando non c’era la messa.
    ma quando c’è la messa, la chiesa è affollata.
    certo, è una chiesa piccola…

    Il disilluso

    ps cmq non sono pochi neanche quelli che rubano

  10. infatti
    delle due l’una
    o i fedeli sono tutti taccagni
    o c’è qualcuno che passa prima di me
    sempre vuota la cassetta è

    vostro stracci
    critico assonnato

  11. concordo con quanto detto nel post. E con le forbite espressioni di Brunoro.. buahahaha!

    Seguo il blog da un pò, bello davvero, e ci tengo a dire che sto ancora ridendo per quel video in lingua non identificata, con George Michael versione Bangladesh.

  12. Seguo il blog da un pò, bello davvero, e ci tengo a dire che sto ancora ridendo per quel video in lingua non identificata, con George Michael versione Bangladesh.

    Non è George Michael, è sparidinchiostro.

    D.

  13. Nemmeno io amo le mezze misure, né l’encefalogramma piatto delle ultime annate di Fumo di China. Però condivido in pieno quello che ha detto Brunoro. Mi sembrano le parole di una persona curiosa, ricettiva e umile (il contrario di quelle manacordiane, insomma). Qua a Bologna la “modestia” ha una connotazione negativa, ma per me è la qualità fondamentale che deve avere un recensore perché io possa empatizzare con quello che scrive.

  14. Vabbene,

    via questi Stracci da kritico dissoluto e affrontiamo il discorso come cazzo merita.

    La tendenza del fumetto italiano è sicuramente, come tutto in Italia, quello di diventare chiesa eppoi dividersi in sette. Al momento io ne vedo nettamente tre di queste sette.

    Una dominante culturalmente che intende il fumetto come sovrastruttura (non in senso marxiano, piuttosto nel mero senso di aggiunta inutile) narrativa e che tende per questo a sacrificarne il potenziale dentro le maglie della storia perfetta.

    Una dominante economicamente che sa fare fumetto solo come epifenomeno del sistema del divertimento: cioè mero collezionismo o passatempo più o meno intelligente (di solito meno).

    Una dominante politicamente che vede il fumetto come arma antagonista e la spunta, invece di puntarla, nel circolo vizioso dell’impegno dichiarato e un poco urlato.

    Ognuna di queste tre posizioni si riconosce in tre splendidi papi: di cui, per pura vigliaccheria, non vi farò i nomi.

    Come ogni chiesa che si rispetti anche queste hanno le loro gerarchie cardinalizie e la propria corte di cicisbei ciascuna. Simpatici tutti. Alcuni addirittura da volergli bene, veramente. Però creano al critico assoluto – uso il termine proprio come lo intende Manacorda, anche se gli preferisco quello di critico dissoluto -un bel dilemma. Il dilemma, come lo chiama Spari, del posto a sedere.

    Ma perché mi chiedo io il critico dovrebbe preoccuparsi di avere un posto a sedere all’interno di quella chiesa su cui vuole gettare lo sguardo indagatore?

    Il critico assoluto… come lo chiama Disilluso?: Colui che si muove per conto proprio… insomma di solito questo personaggio – avrete capito che sto parlando di me- ha un posto a sedere a ben altre tavole più suntuose –quelle dove mangia veramente, e al fumetto ci arriva al limite a far merenda o per il te delle cinque. Allora perché non riesce a dire la verità al principe? Beh, in primo luogo perché il principe e il papa sono nemici della verità; eppoi perché insomma: non ci sono in Italia oggi editori “puri” di fumetti; solo autori che se la fanno da soli, di pubblicarsi. Affrontare con loro e contro di loro un discorso serio sulla politica editoriale è impossibile, perché sentono messo in discussione non un progetto culturale, ma la loro intera opera. E la loro opera è la loro vita. Quindi ogni critica può venire interpretata come un attacco personale.

    Non resterebbe, al critico assoluto che di dire la sua verità in faccia all’universo mondo senza nulla dovere e volere e frequentare il mondo del fumetto. In modo da non dover sempre temere di ferire qualcuno involontariamente.

    C’è un problema, che i fumetti interessano solo a quelli che li fanno e che ci lavorano dentro. Se non ti ascoltano loro non ti ascolta nessuno. Quindi o parli a loro o parli a nessuno. Ma se parli a loro devi anche parlare con loro, incontrarli, mangiarci assieme etcetera etcetera. Se però dici cose “non condivisibili” non ti ascoltano più.

    E siamo d’accapo: quasi uno strano anello alla moebius.

  15. Muco: non capisco. Parli della modestia (o umiltà, quasi fossero la stessa cosa) di Brunoro contrapponendola a Manacorda (alla sua tracotanza? al suo snobismo? incazzatura? o cosa?).
    A me sembra che la modestia non sia il centro della questione. Anzi che non c’entri proprio nulla. Mi spieghi meglio?

    Boris: come sai, mi trovo abbastanza in sintonia con la tua vista a dominanti. Ci sono due temi su cui mi piacerebbe saper rilanciare (e nei prox gg ci provo).
    1. il fatto che il fumetto viva gli stessi drammi di tutto il sistema delle lettere. Per esempio, ieri è uscito su alias del manifo un articolo di Pedullà che trovo estremamente convisibile e che mi mostra un sistema dei media e una critica in cui il fumetto (con le analisi al suo contorno) si colloca senza difficoltà.
    2. Il disilluso contrappone le esperienze colletive (un altro modo di dire che bisogna creare dibattito intorno alle idee fumettistiche brunoriane) all’individualismo dei veneziani della critica. Trovo agghiacciante il fatto che disilluso (che, come dice, bazzica l’ambiente da 20 anni) pensi a questo dualismo.

  16. >2. Il disilluso contrappone le esperienze colletive (un altro modo di dire che bisogna creare dibattito intorno alle idee fumettistiche brunoriane) all’individualismo dei veneziani della critica. Trovo agghiacciante il fatto che disilluso (che, come dice, bazzica l’ambiente >da 20 anni) pensi a questo dualismo.

    eh…?!
    ma cosa hai capito?!
    ho detto così?!

    mi sento sempre più disilluso!

    poi è interessante notare che già in due si sono sentiti chiamati in causa come individualisti (li avevo definiti anche “forse i migliori”)

    il disilluso

  17. disilluso
    non fare l’offeso
    allora
    e spiegati
    che anche me più o meno l’avevo capita così

    tuo Stracci
    critico e gabbiere

  18. Avrei voluto postate qualcosa di più completo, per meritarmi l’auto epiteto di Vmdm. Ma la discussione è qui e ora. Magari se verrà riproposta ci riproverò…

    Sotto la dicitura di critica fumettistica si ricomprende un po’ di tutto. Basti vedere le nomination del Premio Fossati, bandito dall’omonima associazione Fossati e sostenuto in primis dal Cartoon Club, associazione editrice di Fumo di China.

    Provo ad elencare le categorie che vengono fatte generosamente rientrare sotto la dicitura di etc etc

    – Storiografia del fumetto: biografie di personaggi, autori e opere. Saggi su generi e produzioni nazionali o locali.

    – Sociologia del fumetto: fumetto e mass media, fumetto e società etc etc.

    – Tecnica del fumetto: manuali di disegno, sceneggiatura e quant’altro.

    – Riviste e fanzine che parlano di fumetti: sono soprattutto legate all’attualità e seguono i fenomeni editoriali.

    – Cataloghi di iniziative: potrebbero rientrare anche nelle categorie di cui sopra, ma sono generalmente o trasversali o compilativi (cioè pubblicano le opere esposte).

    – Opere di testimonianza: sono atti d’amore o viceversa iniziative commerciali realizzate per gli appassionati. Riguardano autori e personaggi e hanno un contenuto iconografico, accompagnato da pochi e spesso insignificanti apparati testuali.

    – Articoli pubblicati sulla stampa periodica: spesso il giornalista che cura una rubrica sul fumetto su un quotidiano viene indicato come critico o utilizzato come tale per giurie e simili.

    – Tesi di laurea e ricerche svolte in ambito accademico: non tutti le considerano “critica”. Sta di fatto che spesso sono gli unici lavori di ricerca ad indagare argomenti completamente ignorati dalla “critica fumettistica”.

    Si fatica ancora a ricomprendere o a capire come computare quanto circola in rete. Come se la pubblicazione scritta fosse di per sé stessa più autorevole di quella diffusa tramite il web.

    La tipologia di cui sopra è sommaria e mancherà sicuramente altro.

    Ok, vuole solo essere un contributo da parte di chi ha ancora fiducia.

    Vmdm

  19. ma non mi sono offeso.
    semplicemente ancora più disilluso.
    non riusciamo neanche a capirci.

    Il disilluso

  20. Disilluso: dire che non riuasciamo a capirci è impreciso. La verità è che io non riesco a capire te. Perché la ferrea volontà di non far nomi e di usare nickname che contraddistingue questa chiesetta del belino rende tutto più difficile.
    Se tu dicessi: mi chiamo pippo pippero e scrivo su fumettodiverso e veracriticafumettistica (o appartengo alla verachiesadelfumettoaccademico o alla cieffei) e mi dicessi pallo pallone è una testa di legno perché è un individualista del menga e l’autore pappo pappone ha fatto solo cose infime, sarebbe tutto più chiaro. Quando fai dichiarazioni in astratto (e cerchi di non offendere nessuno) non ti capisco. Ed è quindi giusto che la tua illusione di comunicare ne risulti frustrata.

    Solo per rinfrescarti la memoria, avevi scritto:
    A mio avviso, i luoghi dove si possono veramente gettare i semi per una vera critica fumettistica italiana (d’ora in poi cieffeì) sono le università e quelle associazioni e istituzioni culturali che sono libere intellettualmente di decidere di dedicare il loro tempo non tanto e non solo a presentare l’ultimo personaggio bonelli ma a indagare, espolare, fare ricerca veramente a tutto campo.
    Poi c’è chi si muove per conto proprio. Talvolta sono forse anche i migliori. Ma spesso peccano di individualismo: hanno capito tutto solo loro e non si confrontano.

  21. Vivo in università e non credo che siano i luoghi adatti per fare critica del fumetto.
    Non lo dico per sminuire le università, sarei autolesionista, anzi.
    I fumetti non li legge nessuno, la critica del fumetto meno di nessuno, le discussioni sulla critica del fumetto ancora meno di meno di nessuno.
    Succede che la critica, 9 volte su 10 diventa semplice recensionismo, viene fatta da amici e conoscenti verso amici e conoscenti. Lasciamo perdere il vil denaro, sappiamo bene che ce n’è poco.
    La televisione ha piegato questo meccanismo diventando autoreferenziale ed autocritica. Chi va in televisione critica se stesso e i cattivi fanno Melog su Radio24, ma non contano niente.
    Ovvero, in tele tutti bravi, ma che bravi anzi bravissimi, e tanti soldi. Nel fumetto occhio a non farci male che poi andiamo nello stesso ristorante, e di soldi non ce n’è. Oppure peggio, dai, quel fumetto fa cagare, scriviamone bene lo stesso?

    L’università, per come la penso io, analizza il mondo del fumetto dall’esterno. In maniera metodica e forse davvero imparziale, ma in quanti hanno letto un libro di Barbieri? Le tesi pubblicate dal centro fumetto?
    L’università vede dall’esterno e fa parte di un mondo che vede ilfumetto, o altro, come ogetti da studiare, non da vivere.
    La critica presuppone l’esserci dentro.

    E una via di mezzo?

    Chiedo scusa.
    D.

  22. Forse l’equivoco sta nel discorso dei posti a sedere. Non è detto che i veneziani della critica siano tutta gente che cerca di sedersi in chiesa.

    Chi fa ricerca non è detto che sia contrapposto con chi a gisce individualmente. Spesso questi ultimi sono autoreferenziali, ma non sempre. Forse la vera critica (cioè la critica che avanzo nei confronti di lorsignori) è che dovrebbe esserci una spinta a fare movimento, a condividere idee, suggerimenti e proposte.
    I veneziani della critica rischiano dunque di essere o intellettuali di grande valore (ippoghigno ^__^), o pippaioli (della bruma ^_____^), o gente alla ricerca di posti a sedere.

    >Se tu dicessi: mi chiamo pippo pippero e scrivo su fumettodiverso

    Questo non vale. O tutti o nessuno.

    Il disilluso

  23. Ciao D!

    Sono M. Il disilluso parlava non solo di università.
    A me sembra che non ci siano uniche letture, uniche definizioni e uniche soluzioni.
    Più sotto leggo un elenco sommario e incompleto di tipologie di testi più o meno critici. Già questo ti dà un’idea di complessità della situazione.
    Non guardare solo alla mediocrità di tante pubblicazioni.
    E non pensare che la pubblicazione di estratti di tesi da parte del centro fumetto sia inutile.
    Quelle sono cose che rimangono, anche se al momento della loro uscita hanno venduto forse 500 copie.
    Bisogna lavorare per creare delle fondamenta e lo puoi fare con un lavoro quotidiano e costante.
    A me piacerebbe che fossimo più continui, meno cazzeggiatori.
    Come sai lavoro nel quotidiano sul fumetto in una città di provincia.
    Non penso che sia inutile il mio lavoro anche in vista di una critica del fumetto. Per esempio qua a cremona si trovano i libri, sono consultabili e sono anche in catalogo.
    Questi sono fatti concreti e vogliono dire che qualcosa si può fare.
    Basta lamentarsi sempre di tutto e tutti o fare i pessimisti della rete! Si faccia qualcosa di concreto!

    M.

  24. Vmdm:
    Ti riporto un pezzo che JLBorges attribuisce all’antica enciclopedia cinese Emporio celeste di conoscimenti benevoli.
    “Gli animali si dividono in (a) appartenenti all’Imperatore, (b) imbalsamati, (c) ammaestrati, (d) lattonzoli, (e) sirene, (f) favolosi, (g) cani randagi, (h) inclusi in questa classificazione, (i) che s’agitano come pazzi, (j) innumerevoli, (k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, (l) eccetera, (m) che hanno rotto il vaso, (n) che da lontano sembrano mosche”.

    La tassonomia della critica che riporti mi ha reso molto felice.
    Grazie
    P.

  25. Non ho intepreato il disilluso, con cui non sono molto in sintonia.
    Dicevo rispetto a daniele che non parlava solo di università ma citava anche altri ambiti.
    A questa prima frase sono seguite le mie riflessioni.

    ciaociao
    M.

  26. M. non ho detto che sia inutile, anzi.
    Facevo un paragone tra i numeri bassissimi di chi fruisce fumetto (in Italia per lo meno) di chi fruisce critica del fumetto, rispetto ad altri luoghi, la televisione.
    Vedo il fumetto autoreferenziale per cause ovvie, è un insieme ristretto, dove la critice è difficile perché tutti si conoscono, non c’è pilla, quindi non c’è professione e dove è difficile parlarsi a vicenda, e la televisione dove al contrario tutti elogiano tutti. e tutti rubano soldi.
    E l’università o accademia, che è esterna al mondo del fumetto, non ne fa parte.
    Niente è inutile, forse nemmeno Sgarbi lo è, no ok, lui è un parassita, nessuno ha ancora compreso dell’utilità delle zanzare. Ed è un critico.
    D.

  27. D’accordo D.
    Allora ragioniamo sul ruolo che possono avere le università rispetto allo sviluppo di una critica del fumetto.
    Le università, nel senso che dici tu, forse non possono avere un ruolo di elaborazione della critica.
    Ma possono formare gli studenti affinché questi dispongano di strumenti analitici e critici, da sperimentare in corso di tesi.
    I professori, che danno le tesi o le concedono ai più intraprendenti, hanno un ruolo fondamentale.
    Vedi il lavoro ultradecennale di semina di Faeti. Con lui sono state elaborate molte tesi di grande valore, che, come è noto, sono in buona parte presenti nella biblioteca del centro.
    D’accordo, questi lavori non sono stati considerati e anche quando li abbiamo pubblicati non hanno raggiunto molto pubblico.
    Ma bisogna insistere, perché se non semini non raccogli.
    Forse bisogna anche avere l’accortezza di alternare la pubblicazione di studi che si ritengono imprescindibili ad altri più legati all’attualità del fumetto.
    E’ chiaro che la pubblicazione della tesi su Pazienza richiama molto di più di quella di Bilal. Ma ci vogliono entrambe.
    La pubblicazione parziale della mia sul diritto d’autore ha suscitato interesse. E mi va benissimo che autori e addetti ai lavori se la siano passata in fotocopia invece di acquistare Schizzo.
    Proprio perché siamo liberi dalla necessità di ricavare un profitto, possiamo essere vincenti quando le nostre idee circolano.
    Questo spezzone di discorso nasce perché in ambito universitario, per il verificarsi di varie condizioni favorevoli, è stato possibile studiare il fumetto.
    Molte analisi circolanti sono scarse perché chi le ha scritte l’ha fatto in fretta o con superficialità. Una tesi, se fatta con coscienza etica e/o se seguita da un professore degno, ha dietro un investimento di risorse-tempo che la rende per forza di cose uno studio potenzialmente migliore di quelli realizzati dagli appasionati.

    M.

  28. Il fatto poi che ci si conosca tutti è in effetti un problema.
    Spari provoca molto su questo. Purtroppo già le discussioni interne a gruppi teoricamente “dalla stessa parte” (come dimostrano quelle di schizzo) lasciano morti e feriti… Figurati le altre!
    Su questo punto mi sento in difficoltà. Per questo forse preferisco lavorare e battermi sulle idee piuttosto che scontrarmi con dei bersagli.
    Spari citava l’intervista di Cantarelli. Lo conosco bene Loris e in questo momento mi sta intervistando per i 20 anni di Schizzo. Quando mi ha proposto l’intervista mi ha inviato una serie di domande che ho rifiutato per come erano impostare e per quello che sottintendevano.
    Invece di prenderlo a pesci in faccia, come si usa spesso fare, ho replicato argomentando le mie critiche e offrendo controproposte costruttive. E adesso stiamo procedendo.
    Se Loris è uno che si prende la briga, da volontario, di scrivere sul fumetto e io non sono d’accordo con il suo approccio, verificato che Loris è onesto, io con lui ci parlo e ci investo il mio tempo.
    Siamo troppo pochi e troppo squattrinati per passare il tempo a litigare. A me interessa ragionare e fare cose concrete.
    Altrimenti non costruisci nulla.
    Altrimenti vuol dire che ognuno fa per sé, per i propri interessi (anche legittimi, ovviamente). Non credo, come si afferma in alcune teorie economiche, che l’interazione degli interessi individuali faccia il bene del sistema.
    M.

  29. Oddio!
    Preciso il discorso dell’interazione: l’interazione di interessi puramente egoistici.
    M.

  30. I LUOGHI DELLA SEMINA

    Visto che a spari piace la tassonomia, ecco un elenco di possibili ambiti dove M. e chi vuole potrebbe seminare…

    Le università: avviare contatti con le università che possono assegnare tesi inerenti il fumetto, sotto qualunque profilo, fornendo disponibilità per la consulenza e il deposito delle tesi.

    Associazioni: disponibilità alla collaborazione per l’ideazione e la progettazione di eventi che favoriscano una migliore conoscenza del linguaggio del fumetto, delle sue opere e dei suoi autori.

    Enti locali e istituzioni: idem come sopra.

    Manifestazioni e fiere: idem come sopra.

    Pubblicazioni: disponibilità a scrivere interventi, articoli, approfondimenti su tematiche inerenti alla critica. Disponibilità a proporre e discutere innovazioni nell’approccio della pubblicazione alle tematiche critiche. Per pubblicazioni si intendono anche i siti.

    Movimento e dibattito: proporre manifesti critici o analisi o approcci, sia singolarmente che in gruppo. Meglio in gruppo.

    E’ tutta sabbia, caro stracci?

    Vmdm

  31. Domanda:
    Con tutti sti luoghi della semina e tutti sti seminatori, com’è che si raccoglie sempre così poco?
    Se non dal numero di discepoli, da cosa si giudica la qualità dei maestri?
    C’è qualcosa che non capisco.

    Vmdm enumera i “dove”. E l’elenco – al contrario del precedente – è assolutamente condivisibile anche per me. Non è buffo che sulle questioni accessorie (il “dove” e magari anche il “quando”) siamo d’accordo e ci scazziamo sui temi centrali (il “chi” e il “cosa”)?

  32. Ma che belo! e che bufo!

    Siamo tutti più o meno daccordo. Occorre seminare e seminare nel terreno giusto. L’elenco di vdmd non è (secondo me, né?) un elenco di luoghi della semina ma piuttosto un elenco di magazzini dei semi.
    Vi è un unico luogo della semina, per il fumetto, che è il luogo dove si vendono e leggono fumetti, ovvero i negozi e le biblioteche (OK manifestazioni e fiere lo sono).
    Le università producono semi che nessuno può leggere, davvero. M. parla di Faeti, ma pensiamo che è uno nessuno in mezzo a centomila.
    Quello che fa è grandioso, ma ragazzi, anche Tobin Marks e Makoto Fujita fan cose grandiose ma sfido chiunqe a dirmi chi sono senza guardare su Google.
    Sono due in mezzo a 6 miliardi di persone che non li cagano nemmeno di striscio. Per loro può andare bene, ma per il fumetto, che ERA un mass media, no.
    Mettiamoci il cuore in pace, il motivo di tanta frustrazione è che i fumetti non li legge nessuno.
    Dai, su Ebay c’è gente disposta a spendere 200 euro per un Dylan Dog numero uno originale. Togliamo dai lettori i collezionisti (il collezionismo e chi ci specula ha distrutto il fumetto) chi resta? sparo? 10.000 persone in tutta Italia? lo 0,016 percento?
    Un anno di morti in Irak?
    Eddai

    D.

  33. 10.000?
    se oltre ai collezionisti togli i lettori di diabolik e di tex/dylandog che non sono lettori punto ma giocatori di playstation, i lettori di fumetti saranno meno di un terzo e quelli cui importa un minima di critica, che non sia tanto per imbrattar carte accademiche a rimpinguare facili bibliografie per i concorsi, saranno in quattro.
    quanti appunto intervenuti in questo post.

    vostro
    stracci
    critico desueto

  34. stracci, sei un disfattista peggio del disilluso!
    D., ma la critica non è una questione di numeri. la questione è farla, a prescindere da chi ti segue.
    Fare critica e lasciare tracce, cioè seminare.
    Spari, il chi e il cosa non si possono definire a priori, se non a condizione di essere un gruppo d’opinione o di studio, che vuol stendere un manifesto o proporsi come soggetto.
    Il chi e il cosa saranno sempre oggetto di dibattito.

    baci e abbracci
    M.

    ps ieri sera tortino al miglio biologico con verdure biologiche…
    ps2 sono morto dal ridere quando a mai dire martedì ieri notte, prendevano in giro le pornostar notturne e mettevano in sovraimpressione numeri di telefono falsi che riconducevano a categorie grottesche. tra queste c’era “gay vegetariani”…

  35. M, #42: A che serve la critica quando si è circondati da sagaci umoristi?

    Cher, Raf: Siete tornati. Sembra di stare a carramba che sorpresa.

    Vabbé… vedo di postare qualcosa di nuovo sennè mi vi intristite…

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