Vagolando 2

vagabondo di George Grosz

Scrivere mi costa una fatica becca. Cioè, lascia che mi spieghi, non è che scrivere in assoluto sia faticosissimo. Lo vedi: appoggio le dita alla tastiera e inizio a buttare giù sciocchezze dissennate. E’ lo scrivere per una qualche occasione nella quale si richiede un minimo di serietà che richiede tempo e concentrazione. Per esempio, durante il fine settimana scorso, ho buttato giù le mie 10 cartelle di amenità su un autore del fumetto italico. Avevo ottime ragioni per farlo. Te lo giuro.
Dopo aver pensato ai lavori di questo fumettista e aver tediato i miei amici per settimane (sono un ometto ossessivo-compulsivo e noioso), mi sono messo alla tastiera e all’ultimo momento buono (sono anche uno sconsiderato). Tre ore venerdì sera, cinque ore sabato, cinque ore domenica. Tredici ore per scrivere dieci cartelle (ogni cartella si compone di 2000 battute: qualcuna esilarante, la maggior parte noiosetta).
Mentre scrivo robe che poi finiscono qua sopra, sono speditissimo. Quando scrivo per una cosa che poi finisce su carta (ma non per questo – stanne certo – avrà più lettori) invece rallento moltissimo, anche se ho ben chiaro in mente cosa dovrò dire. Sono più attento alla scelta delle parole, cerco di limitare la logorrea, rileggo di più e, soprattutto, cerco conferma di tutte le informazioni. Mi alzo continuamente ed estraggo libri dagli scaffali, rileggo, cerco, verifico. Mi perdo in rivoli completamente inutili. A volte mi partono delle pazzesche derive (capaci di fagocitarsi un’ora preziosa che avrei potuto trascorrere dormendo) in cui scrivo un’intera pagina prima di capire che sto tergiversando.
Mi chiedo allora le ragioni del mio incedere tra incertezze. E mi chiedo anche come facciano i professionisti della scrittura.
Un amico parla di mestiere (dopo un po’ si diventa bravi ad accanirsi solo sulle info che servono e si smette di verificare ogni cosa) e di facilità di scrittura (se si ha una prosa fluida e scorrevole mentre stai alla tastiera, bisogna necessariamente tradurre questa caratteristica in fonte di reddito).
E probabilmente ha ragione lui. Perché uno dotato di mestiere e facilità di scrittura non avrebbe mai scritto più di una cartella (come ho appena fatto io) chiedendosi dove sta andando a parere.
Da nessuna parte, chiaramente. Per questo amo questo posto: non si butta via niente e tu sei abbastanza clemente da non incazzarti bestialmente perché ti ho appena fatto perdere cinque minuti.

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21 pensieri su “

  1. Dieci cartelle in tredici ore, per uno che non è professionista dello scrivere che non scrive così, currenti calamo, è una velocità più che rispettabile.

  2. Eh, sì. Non sei mica male come velocità.
    Ti assicuro che provo le stesse sofferenze e ci metto anche di più!
    Interessante la riflessione gradevole che fai sui differenti approcci di scrittura. Penso che possa dipendere anche dal fatto che siamo stati addestrati a scuola a realizzare testi scritti con metodo. Inoltre ci sono aspettative diverse dei lettori. Chi legge un articolo stampato può pretendere, come dire, un livello di “serietà” diverso rispetto a quello che può trovare su un blog, il quale è un luogo dell’esistenza più che dell’analisi.
    M.

  3. Ah ah, anche per questo ti facevo i complimenti per il lavoro che hai fatto su Graphic Novel di Repubblica (“anche” nel senso che in più mi sfagiolavano gli articoli). Scrivere davvero è faticoso e lungo anche per i professionisti. La non-fiction poi è tremenda, devi trovare una necessità in quello che dici, conoscere le cose, formare concetti, trovare lingua e forma giusta per farli arrivare… c’è da ammattirsi. Per me questa è la vera scrittura. Ma le cose veloci, spontanee del blog sono un bel modo di inventare e farsi venire idee.
    andrea barbieri

  4. finalmente.
    grazie andrea!
    ho capito che cazzo di necessità avevano i pezzi di Raffaelli sui volumi della collana coconino per la cosa pubblica: la necessità dello stipendio.
    adesso qualcuno però mi spiega l’assurda dicotomia creata da quei redazionali:
    le banali amenità raffaelliane
    vs
    lo sforzo di sistemazione storica di Interdonato.
    non stanno insieme.
    non puoi averle aprrezzate entrambe.
    degli scritti di raffaelli non c’era, per un lettore mediamente intelligente, nessuna necessità eppure le hanno messe su carta.
    scrivere davvero significa farlo per portarsi a casa la pagnotta o farlo per chiarire delle problematiche e per dire la verità?
    e che cazzo centra la stampa su carta con la formazione dei concetti.
    le banalità dei luca raffaelli e dei sergio rossi resterebbero banalità anche stampate nei millenni einaudi.
    non vedo poi perchè la scrittura sul blog dovrebbe invece essere spontanea e veloce.
    mi sembra un pregiudizio cartaceo.
    quante cazzate.
    vostro stracci
    critico del cazzo

  5. Mah, a dire la verità non ho letto i pezzi di Raffaelli, andavo direttamente a Interdonato, pensando sempre “vediamo se se l’è cavata” 🙂

    Comunque non volevo dire che la scrittura del blog è necessariamente veloce e spontanea (e produttrice di forme nuove). Diciamo che di solito è così. Ma si può benissimo scrivere su un blog come boh… Curtius o Erodoto, come è possibile (astrattamente) che dedichino un Millennio Einaudi a Pulsatilla 🙂
    andrea barbieri

  6. polvere?
    credevo fossero palle di letame per concimare i semi di M.

    stracci
    critico composto (nel senso del concime)

  7. le banali amenità raffaelliane
    vs
    lo sforzo di sistemazione storica di Interdonato.

    Giuro che non l’ho pagato (e, dopo sta tirata da piedistallo e polvere, il prossimo giro di birre lo paghi tu, caro il mio stracci).

  8. Ipo: Vabbé, alla fine viene fuori che sono un treno e quindi non ho giustificazioni per logorrea e cattiva scrittura.

    M: Chi legge un articolo stampato può pretendere, come dire, un livello di “serietà” diverso rispetto a quello che può trovare su un blog, il quale è un luogo dell’esistenza più che dell’analisi
    Pare non sia così. Sto leggendo L’ultima copia del New York Times (quando ho chiesto in feltrinelli baires, la commessa – carinissima – mi ha detto di cercare tra le riviste: giuro!). Se le fonti citate sono attendibili come sembra, la tua frase ti colloca irrimediabilmente tra i vecchi babbioni (non temere: siamo in tanti).

    AB: Nenache te ti ho pagato. Ti prego conferma. In più non t’ho mai neanche offerto una birra (con stracci si fa a turni).

    M.(again): Con sta storia della troppa natura, non ti lamentare se la prima volta che passate di fronte a un mcdonald vi devono ricoverare d’urgenza tutti e quattro.

  9. Sono convinto che il blog sia un luogo dell’esistenza prima che dell’analisi. Non mi interessa il NYT.
    Se parli di web in generale è un altro discorso. L’autorevolezza di una fonte non dipende certo dalla sua veicolazione tramite rete, carta stampata o voce…
    Sarò un vecchio babbione ma quello che trovo sui blog in genere è la visione del mondo o l’espressione della sensibilità di una persona. Quindi posso trovarlo interessante ma difficilmente mi può servire per scrivere la biografia di Pinco Pallino.

    M.

    ps: ieri sera, causa spesa tardo pomeriggio, abbiamo cenato con prosciutto cotto e mortadella (quest’ultima un vero piacere). Certo non poteva mancare il pane al farro, ma almeno c’era anche la birra, seppure biologica non filtrata… In ogni caso Mc Donald mai più!

  10. caro M.
    invece quello uno scrive su carta non è la sua visione del mondo ma il mondo così com’è?

    la scrittura cambia natura ontologica a seconda del supporto su cui è vergata?

    vuoi vedere che la carta ha il magico potere di ogettivizzare la soggettività dello scrivente, mentre l’ineffabilità della rete (non puoi sempre stamparlo quello che leggi?) ne moltiplica la soggettività?
    non è che hai una visione del mondo ancorata all’autorità? per stampare su carta quello che pensi o sei un minchione che si autoproduce o devi essere accettato nel conclave di chi paga le rotative. Ahh, ecco ancora la chiesa.

    eppoi. scusa, a proposito di concimi, cosa c’è di più naturale di un bel compostaggio di merda?

    vostro stracci
    critico contadino

  11. Confermo: non solo non ho mai ricevuto soldi birre o altre utilità da Spari, ma ha persino strapazzato due dei miei scrittori preferiti!
    andrea barbieri

  12. stracci, non fare il furbo. ho detto un’altra cosa.
    tu intendi cosa si può fare o non fare con il supporto carta, e sono d’accordo con te.
    io dico cosa si fa con i blog. hai presente i blog?

    eppoi, se permetti, c’è merda e merda 😉

    M.

  13. Spari c’ha impiegato tanto per scrivere le robe sui coconini di repubblica perché doveva mettere il suo autore preferito (dai dai che sappiamo tutti chi è) anche quando parlava di Batman.
    D.

  14. Capito stracci! ti sei eccitato con il ritorno di cerebroleso!
    Ma anche spari è piuttosto in tiro…
    Ragazzi, datevi una regolata…

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