Tabula e risa

Tavola rotonda a Lucca (foto dal blog di Jeff Smith)

Oggi tra i miei fumetti nel negozio che frequento c’era il primo fascicolo della storia di Captain Marvel di Jeff Smith.
Bighellonando in rete sono finito nel
sito dell’autore di Bone e ho scoperto (ho già detto che sono un po’ lento?) che ha un blog. Ci ho dato un’occhiata e sono arrivato fino a qui. Al tavolo, da sinistra a destra, Igort, Fausta Orecchio, l’uomo con la barba che moderava, Jeff Smith, Giovanni Russo che traduceva e Diana Schutz. 

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14 pensieri su “

  1. Mi rendo conto che si è autoritratto in Grand Ma Ben!!!!

    E tu non c’eri? Ha, ho capito, il magna magna in questo caso era in trattoria colla zuppa di farro mica a stare seduto a sparare cazzate davanti al pubblico foruncoloso!!!

    D.

  2. No, conosco benissimo Spari, non è l’uomo con la barba, e se fosse lui tutto lo accuserebbero di essere li solo per magnare. Era in trattoria, ne sono convinto.
    Come sono convinto che Jeff Smith E’ Granma Ben.

    D.

  3. scusate, torno su un argomento già affrontato in passato.

    http://www.comicus.it/view.php?section=news&id=2820

    ecco un altro esempio di appassionato, competente nel suo segmento di lettura, che passa dalla rete (una volta erano le fanzine cartacee) alle collaborazioni editoriali.

    può essere interessante leggere il testo di commiato, che me ne ricorda altri analoghi letti negli anni passati. il commiato è da comicus, così come una volta poteva essere dalla fanzine o dall’autoproduzione. e si spiega come la collaborazione con una casa editrice sia difficilmente compatibile con gli intenti informativi del sito.
    non si vuole rischiare di compromettere la credibilità del sito con la propria firma, coinvolta con un editore potenzialmente interessato a che si parli dei propri prodotti in un certo modo.

    vi riporto questo esempio per aggiornare il “consuntivo” sul tema

    M.

  4. Qualcuno diceva che a pensar male si fa peccato ma si va in paradiso lo stesso (non era così? no vero?)
    Secondo me i “commiati” sono piuttosto da leggere come: ok grazie, è stato bello ma non me ne frega più niente, addio.
    Secondo me chi collabora con una casa editrice può benissimo continuare a scrivere in rete per un sito o per una fanzine. L’importante è saperlo, e che sia ben scritto.
    D.

  5. Penso che il “commiato” che M (Rizzo? ragazzi scusate ma non sono un addetto e non so un tubo) linka è un esempio di serietà.
    Se si pensa che il gruppo RCS ha un quotidiano a disposizione, e da lì il più potente dei “book jokey” italiani lancia i libri Rizzoli… Be’ ma questo è il bello del mondo del fumetto: la passione e la serietà. E secondo me sono caratteristiche alla lunga vincenti, perché alla fine RISPETTARE il proprio pubblico porta altro pubblico in cerca di qualità e ricerca.
    andrea barbieri

  6. L’attribuzione dubitativa da parte di Andrea Barbieri (che mi sembra di non conoscere di persona) sul nome rappresentanto da M., mi spinge a fare “outing”. Tra virgolette perché altri avevano già capito.
    M. è Michele Ginevra.
    Ho un po’ giocato con gli pseudonimi, scegliendoli facendo il verso a quelli di altri amici qui presenti.
    Anche vmdm sono sempre io.

    Venendo al tema, è interessante come D. e Andrea vedano in modo diametralmente opposto le motivazioni che stanno dietro alla scelta professionale di Carlo Del Grande, di ComicUs.

    Avevo proposto “a consuntivo” questa notizia in riferimento al discorso del “posto in chiesa” e della difficoltà di fare critica, per come ho inteso io, disinteressata.

    “A consuntivo”, perché la scelta di Carlo (o anche l’occasione che gli si è presentata) lo accomuna a quella di tantissimi altri.
    Possiamo dire che occuparsi a livello informativo e critico di fumetti spesso e volentieri può rappresentare un percorso utile per poi collaborare con una casa editrice.

    Non punterei il dito contro chi fa queste scelte, anche se avesse coscientemene cercato la futura collaborazione. Ognuno ha diritto a coltivare il suo “sogno”.

    Provo invece ad attirare l’attenzione sui tanti percorsi di ricerca, di analisi, di divulgazione che si spezzano inesorabilmente.

    Anche per questo motivo, abbiamo sempre una critica del fumetto perennemente pionieristica, perennemente all’inizio.
    In realtà non è proprio così. Ma una critica del fumetto si costruisce anche e soprattutto se nel tempo si affermano e si consolidano scuole di critici, che negli anni svolgono un proprio percorso.

    Nessuno nasce imparato. E il confronto è indispensabile.

    M.

    E gli strumenti?! Nooo gli strumenti noooo 😉

  7. Ah, Ginevra! non avevo capito un tubo come al solito. Se non sbaglio una volta ti ho visto alla sede della Hamelin, presentavi la Toffolo e altri autori, ma non mi sono manifestato. E mi pare che nella stessa occasione ci fosse una mostra di testi abbinati a disegni. Non erano illustrazione, era il tentativo di fare qualcos’altro. Una bellissima cosa. Se prendo fischi per fiaschi non infierite troppo… 🙂

    Forse la critica nel fumetto è pionieristica, però – sarà perché in generale non ci sono di mezzo case editrici enormi e rapaci – l’ambiente è pulito e le cose che si leggono sono sentite, intelligenti, utili.

  8. Sulla mia identità non scherzo. Sul resto, non so, a me pare che il mondo del fumetto sia un eden creativo. Senti, per dire, siti come Comicus o Spazio Bianco nel mondo dorato della letteratura pensi di trovarli?
    E quel pazzoide geniale che ha mandato avanti per tanto stanza 101?
    E poi c’è la questione “età dell’oro”. Eccheccazzo ora il fumetto sembra Parigi ai tempi d’oro per l’arte. Corona sforna disegni bellissimi, Igort pubblica cose splendide, Costantini col suo lavoro e la galleria, Gipi… a me pare che ovunque mi giro c’è vita, voglia di fare, pochi salamelecchi. Capisco che un po’ di cattiveria/invidia sia insuperabile, ma mannazza, nel fumetto rispetto al resto è nulla, è un puntino!
    andrea barbieri

  9. Anche io credo che Andrea stia scherzando. Però viva davvero la passione e il sentimento!!

    A parte, appunto, gli scherzi, perché, io, ho come questa impressione che non sia l’età dell’oro ma quella della ristampa?

    D.(aniele Cauzzi, faccio il comico)

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