A proposito di magnamagna

mr creosote da il senso della vita dei monty python

Il 21 gennaio scorso, su "Alias" del manifesto, è apparso un articolo di Gabriele Pedullà che mi è parso molto interessante.
Se non hai letto il pezzo, dal titolo "Se la critica muore", si può rimediare: lo trovi qua.
Da due settimane, "Alias" dedica una pagina alle risposte all’intervento di Pedullà. Roba noiosetta e dimenticabile. Non fosse che, sabato scorso, Filippo La Porta (e in questo caso – purtroppo – non ho trovato nessuno che avesse già copiato il pezzo) risponde dicendo che non è possibile continuare a fare discorsi in astratto: bisogna fare i nomi.
E facendo i nomi produce una lista di critici meritevoli di essere letti (gente che per la maggior parte non conosco): Berardinelli, Leonelli, Perella, Camero, Zaccuri, Panzeri, Manica, Ferroni, Onofri, Di Paolo, Marchesini, Di Consoli.

Bene. Una mappa. Quello di cui ho bisogno.
Sento forte il bisogno di salvare il salvabile. Sono stufo delle letture mediate dalla lente deformante della passione (che può rendere imprescindibile tanto tex, quanto la più oscura autoproduzione), della monomania e del desiderio di non offendere nessuno.
Proviamo a farli anche noi ‘sti nomi?

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53 pensieri su “

  1. Incomincio io (sempre che qualcuno non mi si infili nel mezzo). Faccio il primo nome (inizio da uno di quelli che vanno fatti):
    Ho amato a dismisura Antonio Faeti. Per molti anni non ho fatto che leggere e rileggere i suoi libri e i suoi interventi. Mi sembra che abbia definito un modo della critica che è fatto soprattutto di mappatura dei territori dell’immaginario. Un grande cartografo che trova connessioni tra spazi del racconto apparentemente distantissimi. Un lettore stravolgente e deformante, certo!, ma uno con una visione: una volontà ferrea di darmi gli strumenti – da lettore – per definire lo spazio delle storie in cui posso vivere. La metafora dei territori mi è utile anche perché credo – ne sono fermamente convinto – che stiamo vivendo un assalto frontale al nostro immaginario che ha le medesime forme di quell’insieme di processi noto come globalizzazione. Faeti per anni ci ha dato strumenti per resistere (anche quando era impossibile condividere i suoi amori)
    Mi sembra che oggi Faeti sia da superare, per due motivi.
    1) non sta capendo il mutare dei paradigmi della comunicazione, concentrato com’è su illustrazione, letteratura, fumetti e cinema (e, come in albachara, tutto il mondo fuori).
    2) non ha generato eredi. Anche i più interessanti tra i suoi allievi non riescono a seguirlo in quei movimenti tra saggio e narrazione. I meno interessanti sono invece prigionieri di vezzi linguistici e appartenenza di superficie (li si riconosce perché, quando in affanno, usano la locuzione “segno sapiente”).

  2. Qualcuno non l’ho mai letto. Berardinelli sarebbe il più dotato se ultimamente non si fosse un po’ – come dire – chiuso. Comunque è sempre da tenere d’occhio. Panzeri è molto bravo. Ma insomma, generalmente direi che La Porta non è proprio il più indicato per fare nomi.
    Per la critica letteraria cose molto belle le ho lette da Carla Benedetti sull’Espresso o su http://www.ilprimoamore.com . Ma qui si entra nelle sabbie mobili, perché si tratta di una critica/teorica della letteratura iperattaccata, odiata ecc ecc.
    Secondo me è solo molto brava.
    Non so, io non mapperei per autore, magari segnalerei un testo concreto che per qualche motivo si ritiene importante.
    E soprattutto a parte poche cose, chiuderei il mondo dorato della letteratura fuori dalla porta. E’ pieno di meschinità, finti intellettuali, arrampicatori, artisti in cerca del colpo gobbo… bah!
    Certo, per esempio un libro come “Linguaggio e silenzio” di Steiner fa immensamente bene http://www.ilprimoamore.com/testo_210.html

    andrea barbieri

  3. Faeti, quando lo leggo su TTL (c’è raramente purtroppo) sarà da superare, però è sempre uno coi controcazzi.
    andrea barbieri

  4. E soprattutto a parte poche cose, chiuderei il mondo dorato della letteratura fuori dalla porta. E’ pieno di meschinità, finti intellettuali, arrampicatori, artisti in cerca del colpo gobbo… bah!

    AB: Sono convinto sia così anche il fumetto. O almeno ci prova, ma avendo meno risorse dei libri di sole parole (BUAAAAHHH!! Ma allora stiamo parlando di pinzillacchere?!) riesce a esserlo solo in minima misura. Un paese chiuso di persone che si conoscono individualmente una per una. Se non ti piace un libro e lo scrivi, offendi uno che conosci e che magari ti si avvicina puntandoti addosso un dito minaccioso o stracciandoti sul muso la rivista che ha pubblicato il tuo intervento (tuttovero).
    Non dovrebbe essere necessario dire che se scrivi che un fumetto è debole, mal costruito, insulso, vecchio, blablabla (magari argomentando l’opinione) stai parlando male di un manufatto e non stai attaccando il bipede che lo ha generato.
    Invece è così.
    Poi c’è un altro problema (che è così intrecciato con tutti gli altri ché diventa difficile capire che è un altro problema). Le case editrici (tutte) sono fatte (appartengono, sono gestite, hanno per redattori, …) dagli autori e dai critici. Di lettere di commiato c’è pieno il mondo.
    E allora – visti i meccanismi di perversa autocensura che si instaurano – è forse utile che ci si dica chiaramente chi è affidabile perché ha abbastanza strumenti (già, gli strumenti) e incoscienza (niente da perdere).
    Proviamoci.

  5. Provo a contribuire su Faeti.

    Che Spari dica che Faeti è da superare è tipico della mentalità del consulente 😉 sempre alla ricerca del nuovo sui cui progettare!
    A parte gli scherzi, propongo di valorizzare, contestualizzandolo, il contributo di Faeti, che è fondamentale per capire da dove nasce il fumetto italiano. I suoi strumenti provengono da una grande e smisurata conoscenza della storia dell’arte, dell’illustrazione e della letteratura. Le sua analisi sono utili per capire il fumetto sino a Bonelli.
    Poi, sono d’accordo, oggi il fumetto è diverso, si sta globalizzando sia come stili che come produzione e allora Faeti è meno d’aiuto.
    Ma lo possiamo cmq tenere presente come approccio: l’oggetto dell’analisi rimangono i territori dell’immaginario. Solo che oggi bisogna conoscere anche la grafica e l’illustrazione digitale, i processi produttivi…
    E poi, penso che ci possa aiutare anche la sociologia, in particolare i settori che si occupano dei consumi e delle problematiche giovanili. Senza un minimo di infarinatura in argomento è impossibile capire perché gli adolescenti leggono e vivono così intensamente i manga.
    Io li vedo tutti i giorni al centro fumetto e voi li avrte visti alle fiere.
    Scusate, sto divagando.
    Vorrei parlare di Daniele Barbieri al prossimo post.

    Condivido però AB. Oltre a fare nomi di autori, occorre fare anche nomi di opere.

    Aggiungo un ulteriore fatto da mettere “a consuntivo” riferendomi a Spari quando parla di interessati che si lamentano. Sul forum di comicus non si può parlare della star comics da due anni. perchè questi hanno minacciato ritorsioni di ogni tipo. Si èa rrivati al recentissimo assurdo che in una discussione sulla partecipazione di giovanna casotto al Bivio, sono stati cancellati tutti i riferimenti a ade capone, uno degli autori del programma, già collaboratore star comics.
    Non solo si inibisce (si autocensura) la critica, ma pure la discussione sui forum.

    M.

  6. Su Faeti non ritengo il fatto che non abbia lasciato eredi un difetto. Non se ne può più di eredi, di allievi che dicono le cose come le dicevano i maestri. Uno deve prendere quello che vuole, imparare e fare sue certe lezioni, e andare avanti senza necessariamente avere scritta in fronte l’etichetta di allievo di qualcuno. Mi pare.

    La Dama Bellissima

  7. ade capone esiste ed è un dato di fatto: il fumetto in formato bonelli non della casa editrice più longevo del settore.
    in questo caso un esempio estremo, un caso limite, ma rientra nel discorso che facevi tu.
    discutere su rivista o su web di opere di determinate persone provoca da parte degli interessati reazioni pesanti, che contribuiscono all’autocensura.

    ade capone non è paragonabile al tavernello e cmq l’enologia di oggi è responsabile proprio anche del tavernello. chi ha visto una recente mitica puntata di report sull’argomento? ad un certo punto il grande veronelli, poco prima di morire, spiegava che l’unico vino buono è solo e sempre quello del contadino.

    cmq, d’accordo: ade capone non si nominerà più neanche qui, definitivamente bandito da comicus e da sparidinchiostro… 😉

    prossimamente Daniele Barbieri

    M.

  8. OK. Faccio il primo titolo. Roba nuova, mica riesumazione di un oscuro oggetto con un sacco di anni sul groppone.
    Sto leggendo il libro sulle sorelle Giussani scritto da Davide Barzi (con Tito Faraci, tra parentesi e font più piccolo: cosa significa?). Si chiama le regine del terrore e lo edita BD. Considero Barzi un divulgatore. Bene informato, diretto, chiaro. Se fossi capace di una distinzione netta, direi che è un giornalista e non un critico. Siccome sono soprattutto un lettore, uso quello che mi serve. E qualche volta (mica sempre) quello che scrive Barzi mi serve. Mi sembra che questo libro sia utile: fornisce un quadro storico interessante, si lascia leggere, non si perde in rivoli e recupera sempre il punto. Mi sembra anche che il libro avrebbe avuto, qua e là, bisogno di un po’ di editing: trovo fastidiosi i troppi puntini di sospensione con punto esclamativo al seguito (cerco storie non suspance su una sola riga). Non mi piace neanche l’espediente di tenere tutto insieme intorno al racconto dell’attesa del responso del processo (per altro mi sembra che il racconto sia deboluccio e mi appare come la parte meno interessante dell’intero volume). Sono arrivato a due terzi del libro (ed è cosa che mi accade sempre più raramente), lo mostro agli amici (soprattutto le foto di Angela Giussani in bikini: sono un vecchio rattuso) e sono certo che finirà su una mensola in casa da cui poterlo pescare ogni volta che mi servirà (ed è cosa che mi accade ancora più raramente).

  9. M. (#9),
    voleva essere una battuta. Trovo Capone soporifero. Non riesco a spingermi oltre la terza pagina. Magari poi, intorno a pagina dieci, migliora. Ma non ci sono mai arrivato.
    Cmq il paragone con l’enologia (e con Veronelli) funziona anche per il fumetto (e qui non sto scherzando: come si fa a mettere il non smile 😐 CHEPPALLE GLI EMOTICON!!)

  10. battuta ok! capita, ma credo che se si analizza, si deve tenere conto di tutto quello che esiste.
    emoticon utili per evitare fraintendimenti.

    Daniele Barbieri ha scritto il fondamentale I linguaggi del fumetto.
    La sua analisi mette a confronto il fumetto con gli altri linguaggi, che divide in tre categorie: linguaggi d’immagine, di temporalità, di immagine e temporalità.
    Invece di cercare lo specifico del fumetto, ciò che lo caratterizza rispetto agli altri, che è molto poco (balloon e onomatopee) si concentra sugli aspetti che ha in comune con gli altri.
    Oltre a questo fondamentale saggio, più volte ristampato nella collana strumenti (gli strumenti!) bompiani, segnalo la sua collaborazione durata anni (non so se è ancora attiva) con il Sole 24 ore, dove ha recensito anche molte opere che oggi definiamo graphic novel.
    Ha lavorato al fondo Gregotti, costituito da tavole originali e consultabile qui http://www.sssub.unibo.it/fondogregotti/default.asp
    Partendo da questo fondo è stato organzzato il convegno La linea inquieta, i cui atti, ammetto, non ho ancora potuto leggere (ma il libro ce l’ho).

    E’ stato anche protagonista di una discussione sul senso di lettura (ribaltato e non) del fumetto giapponese.

    Barbieri mi sembra un protagonista della nomenclatura della critica che stiamo provando a definire.

    Forse anche lui non è aggiornatissimo relativamente alle tendenze autoriali più recenti, ma mi sembra che disponga di strumenti ancora attuali.

    Non può essere considerato un erede di Faeti, ma c’è una curiosità: suo maestro elementare è stato proprio Antonio Faeti!

    M.

  11. “Barbieri mi sembra un protagonista della nomenclatura della critica che stiamo provando a definire.”

    Condivido! 🙂
    andrea barbieri

  12. Bravi che fate nomi e titoli!… apprezzo.

    Un consiglio per Spari, so per certo che esistono visitatori di questo blog che non leggono i commenti (sbagliano, certo, ma forse non sempre 🙂

    Forse, a discussione matura, un “digest-copia-e-incolla” di quanto venuto fuori qui potrebbe valere la pena di farlo diventare un post… (sempre che te le freghi qualcosa dei lettori che non leggono i commenti).

  13. Parliamo di italiani?

    Marco Cottarelli, se c’è da dire qualcosa la dice perché ha gli occhiali e non lo mena nessuno.
    Ma scrive ancora?

    🙂 😛

    D.

  14. D,, Cotta ha collaborato con il Piccolo Giornale quel settimanale che ha giocato lo “scherzetto” al cfapaz. ma allora c’era un altro direttore, più giovane di noi! e molto in gamba: simone ramella
    Il cotta, ma forse qui su spari l’ho già scritto, curava una stupenda rubrica sui programmi televisivi scritta con lo stesso tono di liposuzioni di Schizzo.
    una goduria!!!!!!

    Boris, sei un grande!
    nelle tue frasi sei quasi musicale!

    M.

  15. “Un giornalista, non un critico”.
    Grazie, hai davvero capito tutto.
    Sono anni che cerco di far capire che NON SONO E NON VOGLIO ESSERE un critico.
    (anche perché la parola “critico” mi richiama alla mente Sgarbi, e quando qualche anno fa qualcuno mi ha detto che gli somigliavo ho perso subito i capelli per differenziarmi anche fisicamente)
    Davide Barzi

  16. E, comunque, la scorsa estate ho preso un volo alitalia con destinazione catania: ci andavo in vacanza.
    Sullo stesso volo c’era Sgarbi che sedeva in economy e scherzava con delle signore. Non mi è parso tanto terribile.
    La hostess mi ha dato la mia copia del Corriere della Sera e là sopra si parlava di una manifestazione vagamente ecologista (una cosa contro la caccia a bambi!) in alto adige. Sgarbi avrebbe dovuto essere là accanto a una procace signorina chiamata Edelweiss.
    Osservando che aveva preferito stare su un aereo con me piuttosto che al fianco della pornoattrice, confesso che ho perso un po’ di rispetto per lui.

  17. No Paolo, Sgarbi è un parassita e lo devi trattare come le piattole.
    Anche se tu sei fortunato a non averle prese c’è qualche poveretto che invece si deve grattare e quindi vanno comunque sterminate.
    E’ un furbo che sfrutta la mediocrità per sembrare più in alto.
    Fuori dalle palle
    D.

  18. vi racconto un aneddoto di ieri.

    Milano. Quartiere isola. Clown festival.
    circa ore 21.00
    Attendiamo di entrare nel tendone di via Confalonieri per vederci lo spettacolo dell’immenso Jango Edwards.
    La sbirraglia cittadina non ci permette di entrare. Dicono il tendone non ha agibilità. Lo spettacolo del più grande Clown vivente rischia di saltare.
    ‘fanculo.
    Arriva Sgarbi. Dopo lunga trattativa con la sbirraglia si assume la responsabilità e da il benestare per lo spettacolo.
    Ora io Sgarbi lo accenderei come un cerino, il mio amico Zampa voleva andare a picchiarlo. Però lui si è preoccupato che uno spettacolo essenziale potesse avere luogo dimostrando consapevolezza e sensibilità anche verso le forme espressive e culturali lontane dall’ufficialità accademica e comunale.
    E questo, anche se è una piattola, me lo rende un pelino più simpatico.
    Di Barzi e delle sorelline Giussani invece non me ne fotte un cazzo.
    vostro

  19. E’ un antiquario. Non ha capacità di leggere un’immagine, non ha soprattutto capacità di far avanzare lo sguardo. Scrive in modo imbarazzante per i miei canoni.
    Invece ha grandi capacità televisive in programmi beceri, dove riesce a sembrare diverso e intelligente. E probabilmente rispetto a Papi è così.
    L’ho visto al salone del libro insieme a Veltroni. Hanno invaso lo stand Fandango insieme a giornalisti e guardie del corpo, mentre guardavo tranquillamente i libri. Siccome l’ambiente cominciava a puzzare, sono uscito mormorando, mentre passavo accanto a Veltroni: se te lo pigli nei ds non vi voto.
    andrea barbieri

  20. Fantastico, ci siamo messi a parlare di Sgarbi… eppure sento che l’argomento non è poi così lontano dal tema…

    Cmq, lo Sgarbi politico è stato un prostituto inqualificabile, servo di mediaset e berlusconi. Fascista mediatico che ha picchiato duro e violentemente contro i “nemici” del padrone. Una cosa scandalosa, indegna del cosiddetto paese civile che dovremmo essere.

    Dopo di che… A parte la conversione recente, a favore dei linguaggi più alternativi (vedasi difesa leoncavallo), ricordo che la mia cara nonna pittrice e intenditrice d’arte lo riteneva molto bravo a spiegare contenuti e retroscena delle opere d’arte.
    Scelgo di dare credito alla mia cara nonna nel valutare questo aspetto del torvo personaggio.

    M.

  21. è vero, la sua difesa dei writers e graffitisti non all’alteza del personaggio. il resto di sgarbi mi piace parecchio.

    espressioni come ‘indegna del cosiddettopaese civile che dovremmo essere’ sono indegne di essere ospitate in questo blog e vorrei che fossero inmediatamente censurate dai commenti che altrimenti ci viene la cagarella.

    cher

    ps, anch’io smetterei di votare sgarbi se entra nei ds.

  22. ll problema secondo me è che in Italia non ci sono molte persone che scrivono libri di divulgazione sull’arte antica, oppure esistono ma non hanno la sua visibilità mediatica. Insomma, penso che Sgarbi abbia poca concorrenza. Un concorrente potrebbe essere Giovanni Reale col suo bel libro sull’Altare di Isenheim di Grunewald (anche se è divulgazione mica tanto piana, Reale è un filosofo, i suoi strumenti sono quelli dell’ermeneutica).
    A questo punto direi che è meglio leggere direttamente Longhi, visto che aveva genio da vendere e una scrittura che senza essere difficile, è tra le più belle e potenti.
    Però c’è una cosa che mi fa davvero divertire del tuo intervento: anch’io avevo una nonna pittrice molto brava.
    A questo punto siamo almeno in tre: tu, io e Jori con la sua “Nonna Picassa”… 🙂
    andrea barbieri

  23. ma caramba che sorpresa!
    fate un club di nipotini ambiguamente sarcastici di brave pittrici che sgarbi vi prende a sberle

    cher

  24. e io me, che invece della nonna Picassa ci avevo la nonna Bagassa, che invece della nonna pittrice ci ela e avevo meretrice?

    vostro
    Stracci
    critico sgarbato

  25. Mio fratello lavora in pinacoteca a Bologna. Prende un trittico di Giotto per metterlo un po’ a posto, è su tavole, originali. Lo gira e lo guarda bene e ci scopre degli strani graffi uno sopra l’altro. Pensa un po’ e Ma toh, sembrano proprio le lettere MJOCTI una sopra l’altra, Maestro Giotto. Il monogramma di Giotto che nessuno per qualche secolo aveva mai visto.
    Partcipa ad un congresso, su Giotto, e ne parla davanti alla platea.
    Un critico famoso (non Sgarbi ma un suo collega qualunque) gli dice: … e comunque, IO, i dipinti li guarda dal davanti non dal didietro.

    Mio fratello, quando parla di Raffaello, ti dice mille cose in più di quelle che ti può dire un critico qualsiasi, perché: lui ha letto i critici e ha imparato il meglio che c’era da imparare. Un critico non conosce la differenza tra gesso e calcare e non la potrà mai imparare. In questo modo non potrà mai conoscere le cose che gli artisti toccavano con mano tutti i giorni e che usavano per dipingere e scolpire. Un’opera d’arte è FATTA non è GUARDATA.

    D.

  26. senti mo’ D.
    ierisera sparapanzato sul divano mi proiettavo l’orgoglio degli amberson;
    vuoi dire che non l’ho (ri)guardato ma che l’ho fatto?
    vuoi dire che sono Orson Welles?
    o è soltanto una boutade ecolalica del tipo del lettore nella novella?
    va bene, Sgarbi non avrà letto e studiato semiologia, ma allora prima di Barthes e di Eco non ci sarebbe stata critica?
    chiariscimi please

  27. …eppoi guardare i dipinti dal di dietro non è compito del filologo?
    vorresti dire che il critico se non è anche un po’ storico e un po’ filologo non vale una cippa di cazzo?
    no, perchè allora sarei anche d’accordo.sciao

  28. Mastella e` uno che si accontenta molto evidentemente, gli stanno dicendo che se le cose non le fa non le puoi capire e lui…”mitici D. brothers”…elezioni subito

  29. Chiarisco:
    In un mondo ideale ognuno fa il suo lavoro e rispetta quello degli altri, si specializza ma è sempre pronto ad imparare ed insegnare.
    Nel nostro mondo ci sono alcuni che fanno finta di sapere tutto (Sgarbi) solo perché scrivono e parlano bene di fronte ad una platea di enormi ignoranti (Io).
    Il critico che non guarda il quadro dietro sbaglia, perché dietro c’è qualcosa e lui non lo sa.
    Ma crede di sapere tutto e di non avere nulla da imparare.

    non mi pare che sia il tuo caso seduto sul divano.

    E poi Sgarbi mi sta sul cazzo perché tromba più di me. Oddio, la Milly D’Abbraccio c’è d’avere un po’ vergogna… ma si sa che ogni buco è capanna quando tira la canna

    D.

  30. Vabé. dDato che c’è spazio….
    “un’opera si fa e non si guarda” non voleva dire che chi non sa fare non può guardare e non può parlare.
    Volevo dire che PRIMA un’opera deve essere fatta e chi vuole guardare e basta bene, chi vuole guardare e spiegare deve sapere come si fa, non necessariamente saper fare.

    Come critico ho, a volte, persino diritto di vita o di morte per un’opera, so fare, so guardare e so criticare. E’ il mio lavoro.
    Ma non c’entra un tubo con l’arte.

    D.

  31. L’analisi del culo delle opere d’arte ha un suo senso.
    D., dici che Sgarbi è una testa di razzo perché non conosce la differenza tra calcare e gesso. Può essere. Ma, veramente, se non sai come si fa non puoi giudicare?
    E a che livello di sapere devi giungere per poter giudicare?
    Facciamo l’esempio del quadro. Devi sapere come si costruiscono la tela, il pennello, i colori, la tavolozza e il piedistallo? Magari anche lo sgabello su cui il pittore poggiava le chiappe? Devi sapere come si dà una pennellata, come si disegna una luce, sapere di anatomia, movimento e architetture, capire come si costruisce la prospettiva aerea?
    Devi riconoscere le componenti dell’opera al tatto (calcare o gesso)? Oppure a livello molecolare? O ancora di più: atomico?

    E se poi stessimo parlando di un lavoro in cui quello che l’autore (chiunque egli sia) ha per le mani è solo un semilavorato? Come nel cinema (che poi viene proiettato su schermo o buttato su un disco o su un nastro, trasmesso, visto su schermi lcd, al plasma o con tubo catodico…
    O come nel fumetto. In cui l’originale non dovrei neanche vederlo.
    Qual è il livello di conoscenza del mondo che devo raggiungere prima di poter parlare del mondo?

  32. Il livello di conoscenza è molto elementare.
    Esempio:
    un critico prende un’opera, una specie di icona carina, e la data, a seconda dello stile dell’iconografia eccetera come opera del ‘600 di mano poco abile. Potete pure buttarla nel cesso.

    Un bravo restauratore la guarda e dice: c’è qualcosa che non va, vedi qui? questo parte è dipinta in maniera diversa da quest’altra.
    Allora chiamano due o tre persone sconosciute che ci fanno una fotografia agli infrarossi, due prelievi di pigmenti e ti dicono. ma guarda, sotto c’è un dipinto del 300 ma che strano, nel trecento non dipingevano le madonne in questo modo eppure dovranno pure aver cominciato a farlo, in quel modo, un giorno o l’altro. Vuoi vedere che questo è uno dei primi esempi, se non addirittura il primo, di un nuovo stile? E poi, guarda, la mano è più esperta, questo non è mica un cazzone come quello che c’ha dipinto sopra è uno tosto… e si va avanti.

    Il “critico” guarda e basta, va al vernissage e beve lo spumante, scrive un libro e va in televisione.

    Si può arrivare, col tempo e la passione, a livelli di conoscenza molto profondi, o alti. Bisogna studiare, mantenersi aggiornati, precorrere i tempi.
    Mi sembra così ovvio.

    D.

  33. Mi sembra tu stia riferendo esattamente l’antica diatriba tra critica e filologia. In estrema sintesi: i filologhi dicono dei critici che non possono capire; i critici dicono dei filologhi che sono dei tecnici di laboratorio.

  34. ma perchè deve esserci per forza una guerra-diatriba-competizione tra critica e filologia?
    Non servono entrambe?
    G.

  35. G., chiedilo ai critici e ai filologhi.
    Mi limito a osservare.
    Ogni volta che li chiudi in una stanza (ma anche se ti limiti a chiuderli fuori) inziano a litigarsi e a misurarsi il pisello.
    Ci sarà un motivo?

  36. >Ogni volta che li chiudi in una stanza (ma anche se ti limiti a chiuderli fuori) inziano a litigarsi e a >misurarsi il pisello.

    brillante come sempre 😉

    I.

  37. No, non è una diatriba “antica”, è una diatroba che no nesiste più. Gli strumenti dei tecnici di laboratorio sono al passo con i tempi (e oggi i tempi portano stivali delle sette leghe) e molti critici (se ne è parlato nel caso di qualcuno più in basso) leggono libri degli anni 70.
    Esistono per fortuna alcuni ciritici che sanno correre. Sgarbi non è uno di questi.
    D.

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