La posta di spari

Man Ray

L’approccio di Leonardo Gori non mi appartiene. E non mi piace. L’ho citato perché il "una volta era tutta campagna" accomuna molti che in realtà non vogliono fare nessuna fatica a studiare quanto di nuovo c’è in giro.
Spari, il discorso che hai ultimamente più volte ribadito sulla impossibilità di essere contemporaneamente spettatori e critici mi provoca e mi costringe a riflettere perché finora pensavo che i due approcci potessero "coabitare".
Mi sembra però che su questo tema non stai offrendo soluzioni o ricette, non stai approfondendo. Dici che è impossibile. Eppure, un critico non può divertirsi e mangiare pop corn? Uno spettatore non può fare analisi acute e utili?
Può fare critica solo chi ha certi strumenti?
All’ultima domanda mi verrebbe da rispondere sì e no…
M.

Caro M.,
la lista delle domande che poni ne contiene in realtà molte altre.
Intendiamoci, non sto separando la lettura dall’analisi. Sono convinto che non possano coesistere in un singolo bipede (più o meno senziente) l’appassionato e il critico.
Poi, chiaramente, si apre il problema terminologico. Cos’è un appassionato? Cos’è un critico?
La domanda centrale – che tu poni – è “Può fare critica solo chi ha certi strumenti?”.
La risposta non può essere che sì. Quali siano questi strumenti (cioè metodi, modelli, enciclopedia di sapere, tecniche, tecnologie, …) non credo sia rilevante.
Sono convinto che un critico sia un lettore che fa analisi utili (sull’acume, non sono capace di esprimere giudizio) e che un lettore che fa analisi utili stia smontando il testo (e che quindi sia un critico).
Se però, anche tu M. (che mi conosci bene), mi attribuisci un pensiero che mi sembra di non condividere, evidentemente sto sbagliando da qualche parte e tocca di fare autocritica.
Qualche giorno fa, un amico mi ha telefonato per dirmi che D’Orrico aveva recensito il ponte di No Gun Ri sulle pagine del settimanale del “Corsera”. Mi ha fatto osservare che il giornalista (D’Orrico, se ho ben capito, rifiuta di essere classificato come critico) aveva menzionato solo marginalmente il fatto che il libro fosse a fumetti, per poi mettersi a parlare dei contenuti come se fosse un romanzo qualsiasi. Mi ha detto: “All’inizio ero molto contento di questa cosa. Poi, pensandoci, mi sono detto che non è giusto parlare dei fumetti come se fossero libri normali. Nessun critico di letteratura si metterebbe mai a recensire un film”. Silenzio… Sento qualcosa che stride, ma non so come rispondergli.
Forse ha ragione Boris (per scrivere questa frase, ho fatto – solo soletto – la gag di Fonzie che deve chiedere scusa). Se guardo l’elenco di libri di critica che reputo utili, osservo una predominanza di semiologhi. Vuoi vedere che linguistica e semiologia sono diventati i fornitori degli unici strumenti che sono (siamo?) capace di riconoscere come tali? Porca trota! Sono di nuovo vittima del pensiero unico! Tocca di ragionarci.

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6 pensieri su “

  1. allora intendi che la figura è unica e coincide, attraverso due attività intellettuali non separabili come tali (avvengono simultaneamente) ma cmq descrivibili.
    giusto?
    insomma: è ridicolo dire che convivono due persone diverse, il lettore e il critico, ma è più serio (o utile) esprimere la consapevolezza di un’attività che simultaneamente è di lettura e analisi?

    M.

  2. eccolo lì il dualismo cartesiano: sentire e capire. invece che gerarchicamente prima il sentire e poi il capire, adesso avvengono simultaneamente.
    no, M. caro, la semiologia forse non se ne preoccupa, ma biologia genetica e fisica oggi ci spiegano che non è così. Ha ragione D. c’è una branchia del sapere, quello scientifico che è immerso nel presente, c’è una branchia del sapere, quello umanistico che è fermo alle ecolalie aristoteliche, al meglio cartesiane.

  3. E’ bello quando qualcuno ti dice che hai ragione. Grazie Boris
    Però, Spari, non mi puoi saltare a piè pari sopra gli strumenti, perché se non hai preso la rincorsa giusta ci finisci dentro in maniera rovinosa 🙂

    La domanda centrale – che tu poni – è “Può fare critica solo chi ha certi strumenti?”.
    La risposta non può essere che sì. Quali siano questi strumenti (cioè metodi, modelli, enciclopedia di sapere, tecniche, tecnologie, …) non credo sia rilevante.

    Va bene, ci credo, però mi devi dire perché credi che non sia rilevante.
    Io credo il contrario, come ho già detto in altre discussioni in altri luoghi.

    D.

  4. D.: dimmelo tu quali sono gli strumenti. Perché a parlare di modelli e astrazioni si rischia di non vedere mai terra. e lì puoi prendere quanta rincorsa ti pare ma non sai mai quando devi iniziare a saltare.

  5. E no, mossa da consulente, di strumenti non fui io a parlare per primo mentre fui solo io a chiedere quali sono gli strumenti (mi ricordo anche dove lo feci).
    Secondo me, ma non sto dicendo che tu hai torto attenzione, il critico deve avere gli strumenti, e qui tutti siamo quasi daccordo, ma vorrei sapere quali sono. Io con gli strumenti dell’analisi logica della frase non vado molto lontano con Peter Kuper, mentre possono essermi utili con Neil Gaiman.
    Allora, se non sappiamo bene quali siano gli strumenti indispensabili alla critica, proviamo a scriverli?
    Alcuni DEVONO essere indispensabili e forse, alla fine del discorso, la borsa degil attrezzi può essere etichettata come: Strumenti della critica del fumetto.
    Baci
    D.

  6. bello!
    mi piace molto l’idea di preparare una cassetta degli atrezzi indispensabili per fare il critico di fumetti.
    mando il curriula per partecipare al comitato scientifico.

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