Pane cunzatu

Pane

Sono a non-dieta da un mese. Significa che mangio tutto quello che voglio, ma solo due volte al giorno. Sembra una roba semplice, invece costa fatica. Ma porta benefici. Questa non-dieta mi mette voglia di mangiare robe specifiche. Un po’ come se fossi incinta. Niente di particolare, intendiamoci, è che voglio mangiare proprio quella cosa là. Per esempio adesso avrei voglia di pollo tandoori. L’altra sera invece ho fatto il pane cunzatu.
Mia madre, quando eravamo piccoli, lo chiamava pane alla disgraziata. Credo fosse un ricordo dell’infanzia nella provincia messinese e che, a un certo punto, l’abbia rimosso dalla nostra dieta perché, per lei, aveva il sapore della povertà. A me invece piaceva un sacco e adesso che mi è tornato in mente, qualche volta lo preparo.
Si fa così.
Si prende il pane di grano duro che avete comprato quel giorno (ho provato con pagnotte pugliesi, ciambelle e anche con ciabatte, vanno tutte bene: ce la si gioca mentre lo si scalda). Lo si taglia in due (per il lungo, chiaramente). Dentro si mettono pezzi di formaggio stagionato (io ci metto pecorino e caciocavallo), pomodori secchi (ma se non li hai, vanno bene anche quelli freschi) e melanzane sottolio (quelle che fa mio padre, piccantissime). Se si vuole, anche acciughe. Si richiude il pane e lo si infila nel forno caldo per cinque o dieci minuti. Mia figlia esige una variante con scamorza (o asiago) e mortadella. Le piace molto e ci dorme sopra senza nessun problema.

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