Le palle dei cani

Tavolo da biliardo

Sei lì, tranquillo. Stai facendo conversazione e, a un certo punto, uno di quelli seduti al tavolo riesuma un modo di dire romagnolo. E’ una battuta greve, pesante, sgradevole. Una di quelle battute che, la prima volta che le senti, ti scatenano fastidio.
Poi la metabolizzi. Cerchi di dimenticarla. Ma, a volte, riaffiora. Uguale a come te la ricordavi: greve, pesante, sgradevole.
Anzi, il fatto che sia tu a pensarla e il mutato contesto la rendono ancora più greve. Ancora più sgradevole.
Riferendosi non ricordo più a chi, Mauro mi aveva detto “è indietro come le palle dei cani”. E le palle dei cani, specie se muscolosi e con aria feroce, sono veramente indietro. Riemergono, dalle zampe posteriori, gonfie e tronfie. Tanto che, quando te ne passa uno davanti, ti viene voglia di sferrare un calcione. O le sue palle, o il culo dell’individuo, muscoloso e con aria feroce, che lo porta al guinzaglio.
“Indietro come le palle dei cani” è una locuzione che mi sembra esprima molto bene la mia relazione col mondo che mi circonda. Fatta com’è di ossessioni piccole, localissime, luddiste, antistoriche, inconsapevoli o date un po’ per scontate.
E secondo me, non è metafora solo del mio vivere. Facci caso.

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