Promesse non mantenute

Carlos Gimenez - Los profesionales

Mi ero ripromesso di non farlo. Liberatomi del canone, volevo iniziare a pensare ad altro. Ero anche abbastanza tranquillo. Mai e poi mai avrei avuto tempo e voglia di aggiungere appendici a un libello già uscito. Anche perché, se continuassi a cincischiare attorno a quelle questioni, potrei veicolare la sensazione – sbagliatissimo – di un work in progress. Un lavorio logorante volto al raffinamento e alla progressiva definizione di un canone che non voleva (e non vuole) essere scolpito su pietra.
Poi ci sono amici che mi notificano assenze importanti. Uno mi dice che ho ignorato bellamente Franquin, l’altro che non ho fatto neanche un accenno a Dave Sim, l’altro ancora che mancano Fred, Romano Scarpa, Gianluigi Bonelli, Zanardi, …
Cazzo!
Aggiungila tu la tua voce al canone. Io di quel coso me ne sono liberato e lui ha ottenuto la sua (effimera) indipendenza cartacea. Voglio pensare ad altro.

E invece…

Lo guardo con distacco, preso come sono da altri progetti irrealizzabili. Penso allo gnommero, alle nubi, al recycle bin, alle pleiadi, al corso di vera storia… Ma te ne riparlo, giuro (sempre non si arenino prima, nel qual caso, confermerò la mia fama di spergiuro).
Lo guardo con distacco – dicevo – e guadagno autonomia, mi muovo altrove. Poi, come nel primo guerre stellari (mi sa che la rinumerazione lo ha fatto diventare il quarto), vengo catturato dal raggio immobilizzante della Morte Nera.

Sia dannato Omar Martini per avermi costretto a ripensarci! Sì, perché quello là si è messo a fare un libro necessario che raccoglie un fumetto che giaceva nel mio rimosso di lettore italico. Il libro si chiama I professionisti e l’autore è Carlos Gimenez (l’editore è Martini, cioè Black velvet).
Il volume raccoglie l’intera serie Los Profesionales uscita tra il 1981 e il 1985 in Spagna. E’ la raccolta di vicende, memorie e aneddoti sviluppatisi attorno all’agenzia Selecciones Illustradas. Ed è anche un gioiello che un canone come si deve non avrebbe rimosso. Io, invece, nel mio sono riuscito a escluderlo. Già. L’assenza di un oggetto editoriale che lo ospitasse intero mi ha indotto alla rinuncia.

Che coglione!

Eppure questa rimozione ha una sua giustificazione che dimostra la mia pochezza di uomo. Lascia che ti racconti.
La rivista “Eureka”, voluta dall’editore Andrea Corno e da suo cognato Luciano Secchi, per occupare il vuoto creatosi nelle edicole intorno all’esposizione di “Linus”, mi ha sempre lasciato indifferente. Pur non essendo un collezionista, accumulo riviste che, poi, affastello in scatoloni in cantina. Passando per le bancarelle dell’usato, ignoro sistematicamente “Eureka” (e a volte faccio male, perché su quelle pagine sono apparse anche cose importanti).
Però, tra il 1983 e il 1984, dopo che Secchi aveva abbandonato la casa editrice portandosi dietro i suoi personaggi, la cura della rivista è stata affidata per una decina di numeri ad Alfredo Castelli e Silver. In quel periodo avevo 14/15 anni, un cattolicesimo da superare e predisposizione all’essere sfigato (oggi ho abbandonato due delle tre condizioni).
Quei numeri di “Eureka” erano una festa. Era una rivista modulare, composta di 3 sezioni: redazionali di approfondimento su un tema del fumetto e dell’immaginario; fumetti, inserto con una storia completa di una 40ina di pagg.
Il fumetto che chiudeva il numero era sempre Los Profesionales di Carlos Gimenez ed era sempre bellissimo.
In un numero però c’era un episodio in cui Filstrup, il capo dell’agenzia, posava uno stronzo fumante sul tavolo di Jordi. Da lì partiva una terribile battaglia e i disegnatori iniziavano a lanciarsi addosso frammenti di merda. Nel mezzo della battaglia, Jordi, minacciato da un righello sporco, montava in un crescendo di imprecazioni che culminava in una bestemmia.
Non ero ai tempi un lettore di “Frigidaire” e quell’associare divinità e animali da cortile era troppo per me. Col rapidograph avevo coperto con un rettangolo nero quella bestemmia che feriva i miei occhietti di quasi ex-cattolico.

Allo stesso modo, ho rimosso dal canone quella serie. Dài un’occhiata al libro, da qualche parte ci deve essere un rettangolo scuro.
Là sotto c’è I professionisti di Carlos Gimenez, il fumetto più bello che abbia letto da un sacco di tempo.

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6 pensieri su “

  1. Avendo purtroppo la stessa età anagrafica tua, e dalla mia parte il rincoglionimento galoppante, a costo di ripetermi quell’anno di Eureka! è una delle letture che consiglio sempre ai miei amici. Ne parlai una volta anche con Castelli in un’intervista per LSB e da come raccontava quell’anno mi è sembrato evidente che si divertivano più lui e Silver nel farla di chi la leggeva. E il divertimento per il lettore era sempre garantito.
    Ti ricordi il concorso nascosto? e il carciofo nazionale (si chiamava così, credo)? e la versione deviata dei Puffi? e la striscia di Sam?
    Erano una fucina di idee, di creatività e di gioiosa cialtroneria.

    Perchè le cose più belle sono legate alla nostra adolescenza?

  2. Ma non c’entra il cattolicesimo nella ripugnanza, ben più giù nel gargarozzo dell’inconscio c’entra Freud.
    Il bambino rinuncia a una parte importante di sé e della sua creatività nel passaggio che la società gli chiede quando lo educa alla pulizia (non si gioca con la cacca/non si mangia/non si regala), per riuscire in questa operazione il bambino decide per contrapposizione di avere disgusto per gli escrementi (e legato al disgusto e in pari quantità, rimuove la sua creatività). Disegnare, pasticciare, creare (sporcarsi di colori) sono spesso delle buone mediazioni/compromessi che il bambino e l’uomo poi troveranno.
    Anna Freud docet.

  3. Mah, dimenticarsi di qualcosa in un canone è meno grave che parlare di rinumerazione per guerre Stellari. Il primo Guerre Stellari è sempre stato l’episodio quattro fin dall’inizio.
    D.

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