Professionisti

Copertina ed spagnola Los Profesionales di Carlos Gimenez

Vabbé… L’ho risolta un po’ in fretta la storia dei Professionisti. Perché c’è almeno un’altra cosa che ti volevo dire. C’è una storia, “Gente di cuore”, che “Eureka”, giunta al capolinea, non aveva fatto in tempo a pubblicare. Quella storia mi sembra esprimere il senso profondo del fumetto. In un periodo in cui il graphic novel appare quale unico baluardo per un fumetto alternativo ad altri che quasi sempre sono colmi di paccottiglia omogeneizzata, si rischia di perdere il senso della misura. Il formato del romanzo a fumetti, un libro con dentro un’unica storia lunga, è un altro contenitore – anche lui frequentemente emanante olezzo di cadavere – ormai tradottosi in vincolo che costringe molti autori che non hanno quella misura nelle proprie corde o che non hanno abbastanza materiale (narrativo, iconico, emotivo) a dilungarsi per pagine e pagine ripetendo e diluendo se stessi, inseguendo un racconto vacuo e inesistente. “Gente di cuore” ha il grandissimo merito di raccontare una serie di vicende, che si intersecano marginalmente nei locali di un’agenzia per fumettisti e che si sviluppano in poche vignette portando avanti una narrazione carica di finzioni e meccanismi narrativi “più umani dell’umano” (quasi fossero prodotti dalla Tyrell Coorporation).

E quell’ultima pagina, con tutta quella pioggia, all’improvviso si apre lasciando emergere un volto che sembra estratto di peso da un fumetto di Will Eisner. E allora mi arriva un’ulteriore chiave di lettura che mi chiarisce il senso del racconto e, più in generale del fumetto. Non si tratta di una citazione autoreferenziale, di un’ispezione meticolosa del proprio ombelico di fumettista da cui estrarre i batuffoli lanuginosi dei frammenti di immaginari che – dài e dài – vi si sono raccolti (qui una frase da un film, là una sequenza da un fumetto di Barks, Pratt o Miller, e là ancora una didascalia copiata da Capossela, King o Auster).

E’ ricerca dello strumento che consente di dire con la maggiore efficacia. Perché il fumetto è proprio quello: segni su carta. Combini quello che c’è e quello che hai – parole immagini, composizione, materiali – indifferente a tutto per arrivare ai tuoi scopi. Quasi sempre narrativi. E’ Jeet Kune Doo: se ho solo i pugni ti colpisco con quelli (e se sei più forte, veloce, allenato di me, sono finito), se nei pressi c’è un bastone, un gelato o un telefono, ti tiro per terra molto più in fretta. Rischiando di meno o divertendomi/ti di più.

Annunci

4 pensieri su “

  1. Il solito lamentoso.

    Ma prima di lamentarti della produzione di graphic novel annacquate e tirate per le lunghe, non dimenticare come nacquero pietre miliari come La Ballata del mare salato di Pratt.

    Ti ho raccontato quel che mi han detto il vecchio Ivaldi e i suoi (allora) giovani redattori? Suona irrispettoso ricordare che Pratt allungava l’idea di un certo racconto di mare..per essere pagato – a tavola, of course – da un innamorato Ivaldi? E accumulare soldi per poter partire a rimediare a certe avventure personali..?

    Beh. Ultimamente ci sarebbero anche nuovi e simpatici motivi per lamentarsi dell’omogeneizzazione di certe short stories. Penso a certi superflui “racconti di brevi” di Dylan Dog in giro nell’ultimo mese. O a certe performance inconsistenti che ho visto ultimamente su Strapazin (ma anche su Internazionale, ahimè). E persino su MOME?

    Gran belle routines: finite le vacanze, si torna tutti da Spari a fare i lamentosi. Evviva.

    mst

  2. Onorevole Clemente!
    Quale onore! Sintetizza e sintetizza, arriverai a firmare col codice fiscale.
    Che lamentosi e lamentosi?
    Sono qua a dire che c’è in giro un libro fichissimo, mica a sparare ad alzo zero (per inciso 2 delle 4 storie brevi di dyd, pur essendo lontanissime da me, funzionano).

    Un giorno ti racconto cosa mi diceva il commercialista di Ivaldi… Muy interessante! (perché ‘sta gente non la intervistiamo e costruiamo strumenti per raccontare un’altra storia del medium? non mi interessa smitizzare, mi sembra interessante riuscire a catturare un contesto. Bisogna poi trovare uno spazio dove metterli questi strumenti: io propongo le nubi, o meglio la mia metà delle nubi… a giorni chiarimenti. Tu?)

    Abbratz

  3. mi sembra interessante riuscire a catturare un contesto

    sono d’accordissimo!… vale la stessa cosa per il cinema (ma quello è il cugino ricco e qualcosa c’è) io avevo proposto a un amico che scrive di cinema di fare (lui) una storia dei grandi film non andati in porto, proprio perché attraverso le non-opere si capisce meglio (a mio avviso) come funziona/non funziona la macchina produttiva e tutto quello che c’è intorno (poi non se ne fece nulla, troppo un casino).

    Anche per il fumetto credo che sarebbe una gran cosa avere strumenti per capire le ragioni e le dinamiche collaterali del perché certe cose sono successe, che mica tutto avviene per ragioni “artistiche” (l’esempio classico che si fa in questi casi è l’affondamento del Corrieredeiragazzi, no?… e di storie così, meno eclatanti, nel bene e nel male, ce n’è…)

    attendo con trepidazione “le nubi” in qualunque forma arriveranno…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...