A&G

Paperino e la sua coscienza

Alessandro e Giuliano sono seduti sul divano. La bottiglia di calvados ha preso il posto di quella di rosso di Montalcino il cui contenuto in breve tempo è stato riversato prima in una brocca (inadeguata, mi fanno notare), poi nei bicchieri e infine nei nostri corpi (no, quell’infine è una bugia: ma né io né tu abbiamo voglia di pensare ai processi metabolici che hanno trasformato quel liquido rosso e odoroso, dopo la sua ingestione).
Sono rilassato. Parlo e straparlo, come sempre. Ascolto anche. Ma sono lento.
Mi rendo conto di tre cose:
a) Sto bevendo del rosso per la prima volta da anni. Sono convinto che ne pagherò le conseguenze (maledetta cervicale!). Invece il mattino dopo avrò una piacevolissima sorpresa.
b) Non sono compatibile col calvados. Lo trovo semplicemente imbevibile (ma in casa me ne è rimasta una bottiglia e posso cercare di guarire).
c) I miei amici sono la mia coscienza. Hai presente quando nei cartoni animati disneyani sulle spalle di Paperino compaiono l’angioletto e il diavoletto? Proprio così. Ma senza angeli.

Ci sono verità che rifiuto (anche quando ci penso frequentemente). Di solito le liquido come poco importanti.
Poi mi ritrovo a chiacchierare con gli amici e queste verità riemergono. Però non le sto pensando io, vengono dalla bocca di qualcun altro. Non è bello.

Se la coscienza parla (e quel che dice poi ronza nella testa) tocca pensarci.
Ecco i temi:
1. Guarda che sul tuo blog ci andiamo solo perché ti vogliamo bene. Dopo che vai in un blog per tre giorni di fila e non ci trovi aggiornamenti, smetti semplicemente di passarci. (Maddài! Ci sono i feed rss! Ce l’avrai un cazzo di feed reader!) Sì, ma non me ne frega niente. I blog si devono leggere col browser. Mica sei fantagraphics che fa la newsletter della casa editrice. (Hmmm…) Dillo ti sei rotto i coglioni. Non hai più voglia di farlo. Sei tutto preso da altre cose.

2.
Ho letto la tua intervista su flashfumetto. Sei veramente il principe dell’ellissi e dell’anacoluto. (Uh?? Non lo so se ho capito. Mi stai dicendo che sono un paraculo?) … sì. Denunci la povertà di pensiero attorno al fumetto ed evidenzi che il proprietario di un blog marginale viene invitato nei templi della cultura… Ma poi ‘sti templi li enumeri tutti. (Ah.) Ma si sa che sei un fottuto egomaniaco.

3.
Ma ti rendi conto che c’è stato un momento in cui all’esterno tu eri percepito come l’ideologo di Coconino? (Maccheccazz… E perché mai?) E’ stato quando hai scritto le prefazioni per i libri con Repubblica. (cosa vuol dire? Erano prefazioni…) Quei dieci articoli sono stati l’unico vero momento di quadro ideologico di quella casa editrice. (Non dire caxzate! Igort, nel bene e nel male, dichiara sempre con estrema frontalità le scelte estetiche ed editoriali della casa editrice. La sua direzione editoriale è un quadro di posizionamento ideologico e culturale fortissimo.) Vero. Ma poi tu sei arrivato dall’esterno e, con dieci articoli, hai disegnato un quadro che consentiva di percepire motivazioni per la collana e per la casa editrice. Lo diceva finanche un “critico”. Hai detto anche cose che non credevi. (Non è vero. Quei dieci libri sono un bel progetto. Ci sono cose diversissime. Ci sono storie brevi – clowes e mazzucchelli –, ci sono oggetti nati per il formato tankobon – baru –, ci sono slbum bd – la trilogia inglese –, c’è addirittura Mattotti che con quella roba indicata come graphic novel non c’entra un cazzo e c’è un solo libro brutto, Blankets!) Tutto vero. Ma tu hai detto “un altro fumetto è possibile”, quasi a voler escludere tutti gli altri. (Quello è un titolo bellissimo. Riconoscilo! L’aver usato un articolo indeterminativo non mi scagiona dall’accusa?) No. Versami il vino che con ‘sta cazzo di brocca rischio di sporcare dappertutto.

Su questi temi ci torno. Su tutti.

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7 pensieri su “A&G

  1. Sì, bello. Ecco, torna e sviscera, ché sono curioso. La storia che i rossi ti provocano la cervicalgia conferma la spaventosa estensione del tuo universo fantasmatico… Quando sarai mio ospite a Genova ti aiuterò a sconfiggere l’eritrofobia versandoti la granaccia prodotta da Colle dei Bardellini (perché anche in Liguria si fanno rossi mica male). Baci e abbracci.
    M.G.

  2. Cazzo! So le battaglie di Veronelli per far avere al vitigno Grenache uno straccio di riconoscimento legale.
    Pur sbattendomene di doc e docg e avendo pura passione ideologica per quei vitigni condannati ad essere poii vini da tavola, non ricordo però di averne mai bevuto.
    Me lo segno. Poi saprò dire.

  3. Mi permetto d’invadere ancora il pianeta del fumetto parlando di vino, ma confido nella benevolenza di Paolo. Due note per Boris; la granaccia è nota in tutto il bacino del Mediterraneo (e non solo). Probabile la paternità spagnola e la successiva diffusione in aree quali la foce del Rodano e Sardegna, dove fu portata dagli Aragonesi e prese il nome di Cannonau (a Siviglia la Garnacha o Granaxa era anche nota come Canonazo). In Liguria è stata in sostanza riscoperta, dopo essere stata a lungo conosciuta e utilizzata. In questi ultimi anni molti dei rossi più interessanti della riviera di ponente, dove le condizioni microclimatiche non differiscono molto da quelle delle aree del sud della Francia più vocate per quel vitigno, hanno granaccia in purezza (il Sciurbì della Cascina Praié o il Granaccia di Durin) oppure la usano in uvaggio, spesso con syrah (Rosso Pulin di Bruna o il Ligustico di Alessandri). Ma anche nella riviera di levante c’è qualche piccola produzione di granaccia (Makallé di Bisson, vignaiolo chiavarese). Ma se ami le suggestioni di Veronelli, devi assaggiare i vini di Mandino Cane (e se possibile andare a Dolceacqua, paese del rossese), figura storica dell’enologia, resistente e consapevole, ligure. Se poi ti accodassi al cerbero che governa questo blog e che tra pochi giorni dovrebbe essere a Genova, proveresti di persona la consistenza ontologica di questi vini. Invito esteso anche ad altri fumettari di buona volontà e di fegato tosto.
    Marco G.

  4. Grazie Picchu.

    Ehi, com’è che quando parlo di fumetti nessuno ha niente da dire, invece sul vino siete tutti cintura nera?

    Tutta gente sensata. Vi voglio bene
    P.

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