Stanley Cavell

Se un bambino, piccolo o grande, mi chiedesse: “Perché mangiamo gli animali?” o “Perché alcune persone sono povere e altre ricche?” o “Cos’è dio?” o “Perché devo andare a scuola?” o “Vuoi bene ai neri quanto ne vuoi ai bianchi?” o “A chi appartiene la terra?” o “Perché esiste qualcosa invece di nulla?” o “Da dove viene dio?”, io mi accorgerei che le mie risposte sono insoddisfacenti, che le spiegazioni che potrei dare sono insufficienti; e, se dicessi “il mio lavoro consiste nel rispondere a domande come queste”, non sarei più in grado di avvalorare una tale affermazione… Forse mi accorgerei allora che le risposte a tali domande non sono affatto conclusioni a cui io sono giunto ma affermazioni convenzionali, che io ho soltanto assimilato. E forse, con ipocrisia, cinismo o prepotenza, potrei tentare di dissimulare questa constatazione. Ma forse, invece, potrei cogliere l’occasione per riflettere sulla mia cultura, chiedendomi perché noi facciamo ciò che facciamo, come siamo giunti al punto in cui siamo… In questo senso, la mia immaginazione filosofica non può non includere il mio linguaggio e la mia vita. Per comprendere l’interpretazione e il valore che io attribuisco agli standard culturali che mi sono stati dati, devo dunque confrontarli con le mie parole e la mia vita. E, allo stesso tempo, devo confrontare le mie parole e la mia vita con la vita che le parole della mia cultura prefigurano per me. Devo confrontare, insomma, la cultura con se stessa, guardando il modo in cui essa si concretizza in me. Questo mi sembra un compito cui si può giustificatamente attribuire il nome di filosofia… E, in questa luce, la filosofia altro non è che la formazione degli adulti.

(Stanley Cavell “La riscoperta dell’ordinario”)
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Un pensiero su “

  1. Ad esempio:
    I miei figli mi hanno chiesto:

    Perché esiste qualcosa invece di nulla?

    Qui la risposta è facilissima, il nulla non può esistere, se esiste, non è più nulla. No, non ridere, è proprio così e non ci sono palle, non vi è alternativa all’esistenza, mi spiace.

    I filosofi non sanno rispondere e quindi confondono le idee.
    Consulenti?
    D.

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