secondo luogo comune: il fumetto è arte

Roy Batty con colomba

Rick Deckard non vuole morire. Salta, con le sue gambette umane (ma forse no), dalla cima di un grattacielo al tetto accanto. Sullo sfondo un’enorme insegna TDK. Non ha abbastanza forza. Arriva ad aggrapparsi a una trave, ma ha due dita rotte ed è stanco. Roy Batty sta per morire. La mano destra gli si è paralizzata in una morsa di gelo. Ed è proprio per tenere a bada la morte che il replicante si è conficcato un lungo chiodo nel palmo. Con una breve rincorsa e, nonostante le ferite, apparentemente senza fatica, salta sopra la testa di Deckard. Lo guarda soffrire aggrappato alla trave metallica e alla vita con le ultime forze. Aspetta che la presa ceda, un dito alla volte. Proprio come Titty col Gatto Silvestro, ma stavolta non si ride. Sorride a Deckard e alla morte che, per entrambi, si avvicina, accarezzando la colomba che tiene in mano.
Il patatoso Deckard, terminatore di replicanti, tenta l’ultimo gesto mosso da un singulto d’orgoglio: sputa a Batty e si lascia cadere.
Il replicante, senza fretta e senza sforzo, afferra l’assassino dei suoi compagni e lo solleva oltre la trave. Lo fa girare, come una bambola, e lo appoggia mollemente sul tetto. L’orgoglioso blade runner ora ha paura sul serio. Si raggomitola sotto un camino. Batty gli si accoscia di fronte e lo guarda con profonda tristezza. A quel punto parte la dichiarazione d’amore: “Ho viste cose che voi, umani, non potete immaginare. Ho visto navi da battaglia in fiamme alla volta dei bastioni di Orione. E i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E, ora, tutti quei momenti andranno persi nel tempo. Come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.”

Occhei. A questo punto mi commuovo sempre. Forse perché sento che Batty ha avuto di fronte a sé il bello ed è stato capace di riconoscerlo. O forse perché questo pezzo è arte. O forse, ancora, perché avevo quindici anni quando vidi Blade Runner per la prima volta e, ora, ne ho quasi quaranta.
Serve a qualcosa parlare di arte? Non lo so. Continuo a reputare santa la definizione di Ambrose Bierce quando, nel Dizionario del diavolo, mi spiega che arte è un lemma senza definizione. A me dell’arte importa poco. Vivo nel terzo millennio e uso tutti gli strumenti del comunicare che mi arrivano a tiro. Ho visto barattoli di zuppa, merde d’artista, ingrandimenti di vignette, situazionismi, graphic novel e critici. Etichettare qualsiasi cosa come arte mi pare soporifero. Utile solo per “Flash Art”.
E poi una cosa. Non è che parlando di “nona arte” stiamo banalmente utilizzando la parola come sinonimo di mestiere.
Arte è una parola ambigua che rischia di portare al paradosso qualsiasi tentativo di definizione producendo ricorsioni tali da rendere inadeguato perfino il concetto di semiosi illimitata cui faceva cenno, da qualche parte qua sotto, ms.
Riparare le falle del proprio esile vascello con un concetto sottile è – mi pare – molto pericoloso. Eviterò.

Annunci

35 pensieri su “secondo luogo comune: il fumetto è arte

  1. Paolin, mio semiotico illimitato, mio generatore di ipotesi, mio seminatore di dubbi, lo sai che lassù, sopra, sopra le alte nebulose, C.S. Peirce ti benedicendo? Ma troverai un abito per spezzare la catena semiosica, verrà un interpretante logico finale a dirti di non cioccare più come una lama? In che casino, in che casino ti sei messo… Io, che non possiedo l’autorità cardinalizia di Peirce, e nemmeno un’oncia della sua intelligenza, non posso benedirti, ma seguirti con affetto sì, specie ora che ti sei messo a bere brunelli montalciniani.
    Ah, ‘na cosa: se proprio devi cirroepatizzarti con la birra, prova, invece dei beveroni industriali, quella alle castagne della Birreria di Busalla (anche la rossa non è male).
    Baci.
    M.G.

  2. e anche qui, concordo.

    ogni cosa può essere arte se la fa un artista, e può non esserla, anche se la fa un artista.

    vedo spesso perdere tempo nel tentativo di “nobilitare” il fumetto inserendolo a forza in un arte (la nona, per di più) che non può essere definita.

    ma non sarebbe meglio essere piuttosto che l’ultima delle arti, la prima delle “robe strane”?

    coso

  3. Carocoso,
    su questa roba dell’ultima delle arti mi inviti a nozze. Perché mi piaceva citare Warren Ellis che, dileggiando questa mania franciosa di numerare le arti, diceva che lui non aveva mai sentito nominare una “decima arte” e che quindi il fumetto doveva essere l’ultima delle arti. Il mio amico Andrea Pasini, che è un bell’esemplare di cultore delle proprie ossessioni compulsive, quando gli ho raccontato questa cosa è rimasto silenzioso per qualche ora. Poi si è palesato con i frutti di una ricerca internet di quelle definitive e mi ha sommerso di decime arti. Tra queste c’era anche l’uncinetto.

    A me pare interessante osservare che una delle regole di buon senso di gestione della complessità prevede che i raggruppamenti ai fini dell’esposizione includano da 3 a 5 oggetti omogenei (quel cacacazzo di Minto aggiunge: tutti in “and” o in “or”).
    Io ho delle difficoltà a ricordare sette nani. Figurati nove arti!

  4. (sono io…): quando la sera non trovo le ciabatte perché uno dei bambini le ha cacciate a calci sotto il divano/letto/comodino/…, sto facendo arte?
    Quando parlando tentenno oscillando su un ehmmm perché mi manca la parola giusta (tipicamente quella che può offendere meno – o di più, a seconda dei casi) sto facendo arte?
    Quando D sta in laboratorio studiando le evluzioni prive di applicazioni dei polimeri che ha costruito negli anni, sta facendo arte?

    Quindi cosa?

  5. eh, no cioè, scusa, la mia era solo una battuta perchè l’ultimo commento era un pò alla boris… ma perchè, eri veramente con boris?

    comunque non ci conosciamo di persona, quindi non c’è possibilità di fare carrambate.

    coso

  6. quindi.
    La ricerca del bello.
    La ricerca dell’assoluto
    La ricerca di un bagliore.
    La ricerca di un profilo.
    La ricerca di qule colore che non esisteva.
    La ricerca di un’idea.
    La ricerca di dio.
    La ricerca della figa.

    (insomma, sono per forza io che te lo devo spiegare?)

  7. Quindi
    prima arte: La ricerca del bello.
    seconda arte: La ricerca dell’assoluto
    terza arte: La ricerca di un bagliore.
    quarta arte: La ricerca di un profilo.
    quinta arte: La ricerca di qule colore che non esisteva.
    sesta arte: La ricerca di un’idea.
    settima arte: La ricerca di dio.
    ottava arte: La ricerca della figa.

    e poi c’è la nona arte.

    Fiuuuu mi sento rinfrancato.

    abbraccio
    Paolo, il massimo teorico vivente dell’ottava arte

  8. paolo, sei un GRANDE!
    appena di vedo (o ti reincontro per caso in qualche stazione) ti abbraccio, ti sollevo e ti bacio sulla fronte.

    (sono io che penso che sei un mito!)

  9. Caro “Spari” sono daccordo su tutto il tuo ragionamento circa il senso di appiccicaticcio che l’aggettivo arte si porta appresso… ma che c’entra Blade Runner col fumetto?
    😀

    Lobo

  10. l’avevo letto tempo fa, me lo sono riletto, è un bel pezzo.

    però piuttosto che “nono mondo” lo chiamerei “twilight zone”.

    coso

  11. Credo che il fumetto sia definibile come:

    scrittura pitto-logografica risolta nel tempo

    (picto-logographic time-resolved writing).

    Nel fumetto i segni rappresentano sia ciò che si vede che ciò che si sente (intendo la parola, scrivo piede per “dire” piede, oltre a questo ci sono le onomatopee per i rumori reali, bang, o immaginari, mumble-mumble, ma sempre parole sono)

    Bene, ci sono fumetti dove i disegni non rappresentano nulla di “visibile” e mancano di parole scritte, ma sono rarissimi e spesso non vengono nemmeno considerati fumetti. Ora, una illustrazione “statica”esempio il disegno di una statua, con la sua didascalia, è nel suo insieme una scrittura? (sappiamo che non è fumetto).
    No, è un’immagine, mentre la didascalia è una scrittura logografica.

    Ecco che arriva il tempo, il fumetto è un racconto.

    Scrittura pitto-logografica time resolved (termine che deriva dalla spettroscopia)

    Con questa definizione generale non servono i filatteri, non servono le vignette, le pagine.
    Bacio

    Lo so che ho ragione e quindi qualcuno lo ha già detto da qualche parte
    D.

  12. per D.

    non capisco come giustifichi l’assenza della scrittura alfabetica nella definizione.
    cioè, va benissimo la pittografia, a filo la logografia, ma come mai non c’è la scrittura alfabetica?

    per quanto riguarda i fumetti senza rappresentazione, penso al primo Griffin su Zap Comics, secondo me vengono considerati fumetti perchè appaiono su una rivista di fumetti.

    Così come una statua con una didascalia: su un libro di storia dell’arte è un illustrazione, nella terza pagina di una rivista è una vignetta… le vignette non sono fumetti?
    è possibile.

    ma una sola nota non è musica?
    (lo so, il paragone fa acqa da tutte le parti, ma è una frase fottutamente zen, e non ho resistito)

    coso

  13. D.
    a parte che il tremine logografico fa vomitare.
    C’è un problema.
    Il fumetto non si risolve nel tempo. Come tutte le immagini, e con buona pace di MicGin, è statico.
    Può solo risolversi nello spazio puntuale (ici meme, proprio qui) che occupa.
    La tua è solo una versione snob della sequenzialità eisneriana.
    sciao

  14. non eri tu, al commento 17 del post ancora ontologia, che distinguevi tra immagini fisse e immagini in movimento?
    ricordo male?
    ho capito male quello che dicevi?

  15. Col piffero che il fumetto è statico, al tempo T0 guardo una cosa al tempo T1 ne guardo un’altra, non ci sono cazzi, il fumetto varia nel tempo e con una scansione ben definita. Certo, se leggo Tex posso anche addormentarmi per mezz’ora guardando fisso la stessa vignetta, ma quella non è colpa mia.

    Alfabetica è uno sviluppo della logografica, la A non è altro che la testa di un bue capovolta.

    Sulla nota solitaria, è musica?

    Questo è un altro problema, qui no nstiamo parlando di musica, ma di fumetto 🙂

    Baci

    D.

  16. D.
    per tua stessa ammissione sei tu che ti sei spostato nell’intervallo T0-T1, o quella parte di te che è lo sguardo. Hai guardato due cose ferme e hai percepito il movimento. Ma il movimento l’hai fatto tu. Mica il fumetto. Sequenziale è il lettore, non la realtà (cioè il fumetto). Il fumetto si muove solo se lo metti nello zaino per portartelo a casa.

  17. scusa, non mi andava più la tastiera. dicevo che chissà cosa intendevo e sicuramente non ha a che fare con cosa mi attribuivi tu.
    D. prova ancora ad offendere Tex e ti piazzo un confetto calibro 45 in mezzo a quelle chiappe che troppo spesso usi per pensare invece dell’uso che è loro proprio, cioè separare la sella del cavallo dalla tua persona.

    (dai tex lascia perdere…)
    (ve bene carson, per questa volta lo lascio andare. non possiamo certo tirarcelo dietro mentre andiamo verso la sierra encantada. ma se lo rivedo un’altra volta gli cambio i connotati che non lo riconoscono più)

  18. Però hai ragione!
    Il fumetto non è statico.
    Le immagini sono però fisse…

    Ok fine dello show!
    Buonanotte!

    (sono io che vi saluto)
    (a proposito sono io che anche io sto aprendo un blog…)

  19. per D.

    una mitragliatrice non è altro che l’evoluzione di una fionda. e non è neanche capovolta.
    ma pur nella poca precisione dell’informazione attuale non ho mai sentito definire “caduta di sassi” un bombardamento.

    qui mi sembrava si cercasse una definizione precisa, e non vedo perchè non dovrebbe esserci la scrittura alfabetica nella definizione di fumetto.

    una nota sola è naturalmente musica, ma la musica è un linguaggio molto ben definito, al contrario del fumetto.

    il fumetto può descrivere un lasso di tempo, e lo fa praticamente sempre, ma di certo non si muove.

    vabbè D, c’hai provato

    coso

  20. >una nota sola è naturalmente musica

    dipende.
    se è inserita in un pentagramma (o equivalente) che indichi chiave e tempo e se è scritta con una grafia che ne permetta di conoscere la durata, allora sì che è musica.
    altrimenti è solo un’icona

    (sono io che lo so perché ho studiato musica e pianoforte dai 9 ai 13 anni)

  21. per leggere unfumetto devo girare le pagine dunque non è un mezzo statico ma dinamico, per non dire di quando leggo fumetti mentre sono sull’autobus

    cherebroleso

  22. poi i fumetti letti sull’autobus a volte non si capiscono proprio di tanto guida male l’autista
    dunque come si fa a parlare di fumetto popolare se non si possono leggere sui mezzi pubblici?

    cherebroleso

  23. Boris dice:
    D.
    per tua stessa ammissione sei tu che ti sei spostato nell’intervallo T0-T1, o quella parte di te che è lo sguardo. Hai guardato due cose ferme e hai percepito il movimento. Ma il movimento l’hai fatto tu. Mica il fumetto. Sequenziale è il lettore, non la realtà (cioè il fumetto). Il fumetto si muove solo se lo metti nello zaino per portartelo a casa.

    Petta, ogni movimento è stato causato da una forza, che magari non c’è più, ma per un breve momento ha agito (impulso).

    Il fumetto è risolto nel tempo, non importa quale sia la forza che lo fa cambiare, esso cambia, sia perché il mio occhio si muove o perché io giro le pagine, ma soprattutto perché la scansione temporale è parte del fumetto. Essa esiste nella vignetta (vedi Ware) disposta a coprire la pagina, esiste tra una vignetta e l’altra e in un caso forse unico (Here, McGuire) esiste nella stessa vignetta nello stesso spazio).

    Il fumettè è time resolved, non ci sono palle.

    La scrittura alfabetica non è essenziale al fumetto, quella pittografica (ovvero descirvo quello che vedo e non quello che sento) invece sì.
    Il fumetto è una scrittura, e nonostante l’amore che mi lega alla Zio Paolo non voglio arrivare in fondo a ridurlo a categoria merceologica.

    D.

  24. però, nel momento in cui attacco il dvd, quello va a dritto, il fumetto ha bisogno di una fruizione attiva, non basta aprirlo.
    anche secondo me è il lettore che si muove, non il fumetto.

    D. ora ho capito cosa intendevi con il discorso della scrittura alfabetica, effettivamente non è essenziale, ma non mi pare carino escluderla, visto che c’è quasi sempre.
    …e va bene, il “quasi” mi fotte, ma allora cosa vogliamo dire che la scrittura alfabetica nei fumetti è un vezzo? …mi sembra un pò eccessivo non comprenderla nella definizione.

    coso

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...