Quarto luogo comune: il fumetto è un mass medium

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Già. C’è chi ancora lo dice. Ma, se per fumetto intendiamo quel cadaverino cartaceo che intristisce angoli sempre più contenuti delle edicole patrie, dobbiamo confrontarci con la triste realtà dei fatti.
Una realtà fatta di numeri esigui che, mese dopo mese, si assottigliano.
Fai questo esercizio. Prendi i dati ADS (da primaonline) e dacci un’occhiata. Si tratta di dati autocertificati che gli editori utilizzano per rendere appetibili gli spazi pubblicitari delle proprie pubblicazioni. Lungi da me instillare il sospetto che qualcuno possa cercare di mentire al pubblicitario, però la tentazione potrebbe esserci. E anche bella forte.
Prendi il numero di copie vendute (sia in edicola sia in abbonamento) dal settimanale “Topolino”, buttalo su una tabella excel (o di un qualsiasi altro foglio di calcolo tu sia abituato a usare) ed estrai un grafico.
So di investitori che si sono suicidati di fronte a crolli meno ripidi.

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16 pensieri su “Quarto luogo comune: il fumetto è un mass medium

  1. i manga vendono nell’insieme, non come titoli singoli.
    e anche i titoli singoli non hanno mai lontanamente neanche sfiorato le tirature di topolino, tex o diabolik.
    inoltre i manga sono un prodotto tradotto, quindi hanno bassi costi di produzione. se dovessero essere creati made in italy sarebbero stati più o meno fallimentari

    (sono io che so di cosa parlo)

  2. comunque, mi sembra evidente che il fumetto non sia più un mass media. ma cmq rimane un mezzo di comunicazione?

    (sono io che me lo chiedo)

  3. stamattina sono in ferie per seguire i bimbi ammalati. quindi ne approfitto per aggiornare il blog, non so ancora con cosa, ma lo faccio subito

    (sono io che ho aperto quel blog)

  4. per spiegarmi meglio, mi sembra un pò debole la tua asserzione se sostenuta dal fatto che un personaggio nato 80 anni fa abbia un inflessione, anche se fosse fatale, o che il fumetto è meno presente in edicola.

    mi sembra che, anche grazie all’interazione con l’animazione televisiva, il fumetto giapponese tenga botta alla grande, per non parlare delle centinaia di migliaia di copie che continuano a vendere (immotivatamente) le serie Bonelli, e se ci pensi, Dylan Dog ha più di 20 anni e Tex 60.

    diciamo che il fumetto è un mass media e che le incapacità gestionali insite nell’italianità lo stanno facendo crollare come tutto il resto.

    insomma, anche Alitalia e Trenitalia tendono ad essere in fallimento, (in una situazione di monopolio) ma questo non vuol dire che treni e arei non sono più mezzi di trasporto.

  5. il #5 sono io che non avevo letto (lui che aggiorna).

    quindi (tu che ti firmi tra paranetesi) mi dici che un naruto vende poco? ma poco quanto, perchè siamo alla terza ristampa.

    coso (sinceramente ignorante)

  6. caro #5 e caro #6
    da quello che scrivi sembri uno degli ultimi arrivati.
    mettiamola giù così: con i soli costi di royalties, redazione e stampa, Naruto ti fa guadagnare anche con sole 10.000 copie di venduto. e forse meno.
    Ovvio che quando le finisci, le ristampi. L’uomo ragno oggi veleggia sulle 10.000 copie…
    Un fumetto Bonelli, prodotto made in italy, fa guadagnare dopo le 40.000 copie. Altri bonellidi, come Jhon Doe o Nemrod, fanno guadagnare a tirature più basse perché pagano molto meno gli autori e hanno costi redazionali minimi.
    Inoltre…. vorrei capire cosa hanno di meno i lettori di tex di quelli di manga. Un pubblico piccolo di lettori di manga sembra più importante di un pubblico molto più numeroso di lettori di tex. perché? perché sono più anziani? guardate che le economie che ancora oggi genera tex sono decisamente più interessanti di quelle generate dai manga. nonostante tutto. ancora oggi.
    Peste!

    (toh!)

  7. da quel che so i bonelli pareggiano con 25.000 copie, che è il limite perchè rimangano attive, e John Doe vende attorno alle 15.000… ma sono dati un pò così, non molto attendibili.

    se tex continua a vendere, e le riviste nel periodo di boom vendevano più o meno quanto vendono oggi i manga (escluse alcune eccezioni… che ci sono anche tra i manga, perchè ancora non so quanto vende Naruto, ma anche fossero 10.000 copie a stampa, siamo alla terza… e arriviamo alle 30000 copie delle riviste di successo degli anni ’70), l’effettiva capillarità del medium non è poi così diversa rispetto agli ultimi 30 anni.

    naturalmente non c’è nessuna differenza se i soldi te li da un vecchio o un bambino, però dal punto di vista delle prospettive, ci sono più possibilità che il vecchio muoia, e di conseguenza smetta di spendere, prima del bambino.
    e a me sembra proprio che questa miopia, caratteristica dellla gestione all’italiana che non tiene conto del ricambio generazionale e non pianifica investimenti a lungo termine, sia la più grande condanna del nostro paese, in tutti i campi.

    probabilmente il fumetto in Italia non è mai stato un mass medium… ma non è di certo colpa del mezzo visto che l’ultimo Asterix in Francia ha una tiratura in prima stampa di 400.000 copie. ed è inngabilmente un fumetto.

    coso

  8. A parte che la parola “mass” non si usa più. Vecchio barbogio veterocomunista.

    Ma dimmi un po’, spari: come faresti tu a etichettare quando un prodotto è “massmedia” e quando non lo è?

    E poi: ma il contrario di massmedia, per te, che cos’è? “Niche media”, come amano gli amici markettari delle ict?

    Dai, su, tira fuori gli artigli del relativista radicale! Dicci quali sono i fattori che secondo te definiscono cosa è “mass” e cosa non lo è…
    E sii breve.

    Con affetto 😉

    ms

  9. ms, giovine rincoglionello, davvero devo spiegarti cos’è un luogo comune?
    Ai mass media non ci credo.
    Però, se provi a chiedere a qualcuno dei tuoi amichetti che di mestiere fanno fumetto seriale, scopri che loro si che ci credono a questo cadavere lessicale.
    E lo giustificano parlandoti di migliaia di lettori… In uno scaracchio di terra affacciato sul mediterraneo.

  10. Se non “mass”, non può essere media e basta? O non esiste un media senza che sia mass? E cos’è mass? Come quantità di copie vendute, presenza nella cultura, o solo come presenza di pagine pubblicitarie?

    Ettore

  11. E tenete presente che parecchi milioni di tele-spettatori sono un flop.
    Altro che 10.000 copie.

    D.

  12. seriale = mass?
    Buona, questa.

    “Cadavere lessicale” mi pare una buona metafora, per la parola “mass media”. I media mediano; che lo facciano con le folle, comunità più o meno ampie, o singoli microgruppi, restano pur sempre media. E il fumetto non fa differenza.

    Tutt’altra questione è parlare di successo, o di penetrazione. Come la mettiamo con quelli che enfatizzano successi da 3000 copie e si dicono “di massa”, mentre accusano di essere “di nicchia” artisti (fumetto o altro che sia) che hanno pubblici di milioni di persone?
    Sono tutti dei veterofrancofortesi che ancora parlano di “masse”, o sono solo persone con le idee un po’ confuse?

    La chiudiamo così? Sì, forse è meglio. Di luoghi comuni non ne mancano certo altri; continua pure a giocare, che poi ti insultiamo un po’ 😉

    ms

  13. “Prendi il numero di copie vendute [..] dal settimanale “Topolino”, [..] ed estrai un grafico.”

    Ecco, mi pare che per dare una definizione di fumetto limitarsi al mercato italiano sia fuoriviante. I numeri delle Witch o delle Winx a livello mondiale mi sembrano piuttosto “mass”, e hanno generato ogni sorta di merchandising. Quanto vende Spider-Man a livello mondiale? E Naruto? Quanti prodotti o opere affini hanno generato?
    Tra tutti gli interventi, questo mi sembra il più debole, oltre che il meno argomentato…

    Ettore

  14. io sulle persone che effettivamente guardano la tv non sarei così sicuro, visto che non esiste un modo (serio) per contarle.
    …e che tutti quelli che danno i dati di ascolto hanno interesse che siano alti.

    coso

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