Al riparo dagli errori

Credo che la ricerca di un luogo da cui muovere uno sguardo non dogmatizzato possa condurre, contemporaneamente, ad almeno tre situazioni quasi paradossali:
1. il bersaglio mobile
2. lo stigmatizzatore dei miti
3. il dominio dell’ipertrofia dell’ego
Provo a spiegarmi con tre storielle di fantasia.

Non ho trovato un gruppo di maratene viste da dietro... Mi accontento di questa

1. Il bersaglio mobile
Facciamo finta che ci sia una tavola rotonda in cui alcuni autori di fumetti si confrontano sul perché fare fumetto. Facciamo anche finta che, tra il pubblico, ci sia un signore attempato che parla in modo chiaro e con proprietà di linguaggio. Magari parla un po’ troppo e gli piace far risuonare la propria voce nella sala, ma ha le idee chiare. Dice che fare fumetti è un mestiere difficile perché richiede l’utilizzo di parole, immagini, racconto, grafica e anche materiali e tecniche di riproduzione. Dice che, pur non leggendo fumetti, ammira molto chi li fa di mestiere. L’autore di fumetti, dice, non ha un linguaggio proprio. Deve usarne molti.
Ora fingiamo che io sia uno degli autori seduti attorno al tavolo. Come mi comporto? Lancio uno sguardo al mio interlocutore e sibilo una risposta arguta: “Guardi. Capisco la sua posizione e la ringrazio per la stima. Ma devo farle osservare che il fumetto è un linguaggio, fatto di parole immagini e sequenze. Usarlo bene è molto difficile, ma è un linguaggio come tutti gli altri”.
La stima che suscito negli astanti e che mi avvolge stretto stretto è tangibile. Sono in mezzo a un gruppo di addetti ai lavori e di lettori appassionati e ho usato un concetto accettato esplicitamente da tutti, brandendolo come un’ascia cosparsa del borotalco dell’understatement.
Il signore attempato, invece, ha violato un dogma: è un bersaglio mobile. Sparargli è lecito. Spostiamoci ora in un altro luogo e immaginiamo che quel signore li violi intenzionalmente i dogmi. Mica tutti, magari gli assiomi di Peano li accetta. Però ne viola un bel po’, per vedere cosa succede ogni volta che rimuove un assunto e ricomincia a pensare, un passo dietro gli altri. Vedendo anche le nuche. Godendosi i culi. Decidendo di poter cambiare direzione, da solo, senza la scocciatura di dover essere considerato un apripista.

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2 pensieri su “Al riparo dagli errori

  1. Sono sempre più convinto, anche grazie a questa storiella, che il fumetto è una scrittura. Scrittura, non frittura.
    Vedendo il Boris, ne approfitto per dirgli che: il movimento è “time dependent” (un oggetto si muove e la sua posizione dipende dal tempo). Quindi si, il fumetto non è time dependent, è fermo.
    Infatti è time resolved, ovvero in ogni suo istante infinitesimale la lettura del fumetto varia nel tempo e in questo modo racconta.
    Lo so che non è chiaro, per adesso intuisco, ma non ho ancora capito nemmeno io la differenza che c’è tra dependent e resolved, figuriamoci spiegarla.

    Baci
    D.

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