Scarti


1. Caro autore, quello che ci sottoponi è un prodotto inadeguato alla nostra casa editrice. Con questo non voglio mettere in dubbio le tue capacità. Sono certo che, impegnandoti, puoi fare di meglio. E sono altrettanto certo che, così facendo, riuscirai a pubblicare – anche sotto la nostra etichetta – i tuoi lavori e a non fare perdere tempo alle persone che in questa azienda lavorano e, soprattutto, ai lettori dei nostri prodotti. Quei lettori che sono il nostro più grande valore e della cui intelligenza non possiamo che avere il massimo rispetto. In attesa della tua prossima proposta, ti auguro buon lavoro. Con affetto. Firma

2. Scrivere una lettera di rifiuto, fermo e deciso, non è difficile. Forse non sono stato particolarmente attento alla sensibilità dell’autore, ma non ci ho messo più di cinque minuti. Si può fare!

3. Ho letto “Dylan Dog color fest”, #2. Dovrebbe essere l’appunto di lettura 013. Istruttivo.

4. E poi c’è quest’ultima storia, fatta da Gualdoni e De Angelis. SI chiama “L’inferno in terra”. La devi leggere.

5.
E’ così melensa, retorica, qualunquista, gretta, ideologica, facilona, stupida, populista, demagogica (e sto tirando il freno sugli aggettivi) da fallire anche l’obiettivo di essere offensiva per il lettore.

6. Quella storia, quella singola storia, è una ferita aperta nelle carni cartacee della Bonelli. Perché non sta a sottolineare l’incapacità di uno sceneggiatore (che – per altro – fa il suo mestiere seguendo pedissequamente le regole di genere e gli stilemi della casa editrice), ma la pochezza di una catena decisionale in cui nessuno si è tirato indietro o ha fermato quell’obbrobrio. Non lo hanno fatto: il disegnatore, il colorista, il curatore di testata, l’inventore del personaggio, il capo redattore centrale, l’editore. E ogni volta che la storia, come un salmone, risaliva l’organigramma, la colpa si faceva più grande.

7. Oggi, Sergio Bonelli è l’uomo che ha edito “L’inferno in terra” di Gualdoni e De Angelis. Vergognoso.

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18 pensieri su “Scarti

  1. secondo me l’uomo che è riuscito a tirare fuori dall’oblio dove giustamente riposava, una cosa ridicola come Il massacro di Goldena, non ha vergogna di niente.

  2. Dunque…
    Ho letto il tuo post. Ci ho pensato un attimo e mi sono detto: “cazzo, ma io l’ho letto questo dylan dog… che storia era quella di gualdoni e de angelis?”
    Poi ha cominciato a riaffiorare qualche immagine. Si… ci può stare il tuo giudizio negativo. Ma la realtò è che quella storia, come tante altre, passa via e non lascia tracce. Non creerà, probabilmente, alcun imprinting, non lascerà un cumulo di emozioni forti. Rimarrà un perfetto esercizio di stile: sceneggiatura con i tempi giusti, disegni ineccepibili, colori meravigliosi. Ma l’anima?

    Però ribadisco, che mi interessano fino ad un certo punto le denunce in negativo. A mio avviso, Bonelli non ha responsabilità rispetto al livello mediocre dei fumetti degli autori e degli editori italiani. Anzi, Bonelli mantiene in vita una grande nicchia di professionisti, operatori e e lettori. Potrebbe essere un’inesorabile epifania. Ma potrebbe essere anche l’humus da cui potrebbe risorgere un domani qualcosa di nuovo. L’importante è non impigrirsi intellettualmente.

    MicGin

    ps messa tua foto su blog

  3. Grazie Ele.

    No, Michele. Non generalizzare. La mediocrità del prodotto medio Bonelli non c’entra nulla. Quel fumetto è vergognoso. Il fatto che tu non te ne sia accorto è preoccupante. Troppo Tex? Come dice il poeta, se mangi chorizo tutto il giorno, poi il fiato ti puzza di chorizo. Temo che l’abuso di mediocrità ti abbia anestetizzato i sensi.

  4. Mi fai venire in mente una vecchia discussione, più o meno sulla possibilità di scindersi tra il lettore e il critico. Non ricordo più bene i termini della cosa e le eventuali conclusioni (spesso le discussioni si interrompono e basta).

    Però secondo me si sottovaluta e sottovaluti il tipo di soglia a cui punta un fumetto medio bonelli.
    Il fumetto medio bonelli rilassa. E il rapporto con il fumetto inizia dall’attesa della sua uscita e dall’acquisto in edicola. Questi due passaggi sono già metà della gratificazione che un acquirente medio riceve. Se vogliamo discutere seriamente non si può prescindere dagli effetti che questi fumetti creano nel pubblico e che dipendono proprio dalle modalità con cui sono confezionati e diffusi SPESSO A PRESCINDERE DALLA QUALITA’ dei testi e dei disegni.
    Quindi faccio outing e ammetto che sono anche un lettore medio di fumetti bonelli: ne attendo l’uscita, li compro e li leggo al gabinetto, mentre fanno il bagnetto i bambini e prima di dormire. Non ho grosse pretese e la maggior parte di quelli che leggo mi soddisfano. Certo non mi ha mai soddisfatto il Tex di Nizzi (lo sai e si sa!) e trovo Dylan Dog in caduta libera…
    Non è quindi strano che l’episodio di Gualdoni e De Angelis mi sia passato davanti senza che suonassero campanelli d’allarme. Dipende dalle circostanze in cui l’ho letto. Ma dipende anche dal fatto che era un formato bonelli, con quell’impaginazione, con un personaggio a me famigliari e per di più a colori, che ho comprato in edicola con una certa eccitazione, l’ho riposto nella borsa e l’ho letto alla prima occasione.

    Però, sono un animale sociale. Non mi basta la lettura individuale e ovviamente non mi bastano i fumetti bonelli. Penso sia noto che leggo veramente di tutto e ho la presunzione di saper collocare i vari generi al loro posto. Appunto, sono un animale sociale, e leggo i commenti, le recensioni, scambio opinioni e quindi il tuo giudizio negativo rappresenta per me un’occasione per rivedere il mio primo giudizio tutto sommato indifferente.

    E non è il fumetto bonelli a favorire l’abuso di mediocrità. E’ la vita. Ed è una cosa un po’ diversa, se permetti…

  5. Mic, permetto tutto.
    Però devo sottolineare che non sto parlando del livello medio dei prodotti Bonelli. Non mi interessa e non ho alcuna pulsione sociologica.
    Sto parlando di un singolo fumetto che è, quello sì, imbarazzante per il suo editore.
    Hai provato a rileggerlo?

  6. Anzi il fumetto Bonelli, nonostante tutto, è al di sopra del livello di mediocrità che c’è oggi in Italia. Se non te ne rendi conto, mi sa che non hai molto il polso della situazione sociale attuale e parli un po’ troppo con i tuoi pari.
    Mi capita di andare nelle scuole, elementari, medie e superiori, professionali e non. Forse non hai presente il livello attuale di alfabetizzazione visiva, il deserto di conoscenze e riferimenti. Un qualunque Dylan Dog o Tex sarebbe già un inizio. Certo, come noto, propongo ben altro.
    Ad una classe di un istituto professionale, composto in gran parte da stranieri e ripetenti e bulletti vari, ho propinato una bella mattina di qualche mese fa una dispensa di letture tratte da Persepolis, Palestine, Clumsy, San Francisco della Ziche e altro. Propinato, intendo che ho letto a voce alta tutte le pagine. NOn è la prima volta che lo faccio. Ed ha funzionato molto bene. Da lì siamo partiti per un laboratorio di fumetto autobiografico, proseguito poi dalla nostra Margherita Allegri.
    I ragazzi ci hanno seguito, tra lo stupore ma anche la soddisfazione degli insegnanti che ogni giorno devono affrontare il dramma dell’insegnamento.
    E tu mi parli di mediocrità che anestetizzerebbe, partendo da un racconto di 20 pagine tratto da Dylan Dog…?
    ‘nsomma, ti seguo e ti ascolto, ma non perdere di vista il quadro generale, vecchio cammello di un consulente…

  7. scrivevamo in contemporanea… 😉
    cmq lo rileggo alla prima occasione! Anch’io ci tengo a certe cose!
    MicGin

  8. La cosa che trovo sconcertante è che mi ti stai infervorando per una roba che sei convinto io abbia affermato.

    Posso dire cose molto poco concilianti sul bonelliano (inteso come formato e non come prodotto di un editore). E, a volte, lo faccio.

    Ma non lo sto facendo ora.

    Ora mi chiedo a cosa serva un processo che consente di controllare tutti i passi della lavorazione se alla fine esce quella cosa.

    That’s all…
    Se poi vuoi fare un processo alle mie intenzioni, accomodati. Ti voglio bene lo stesso e farò in modo di far nascere la pace tra noi che sedi tutte le guerre e i conflitti di un sistema che regredisce e si involve in se stesso. Perché io ho solo un sogno piccolo piccolo con questo blog: vorrei cambiare il mondo da così a così.

  9. beh… si discute e ci si infervora. In trattoria verrebbe meglio ancora, tra un bicchiere e l’altro…

    Però tu scrivi: “Ora mi chiedo a cosa serva un processo che consente di controllare tutti i passi della lavorazione se alla fine esce quella cosa.”

    Ho scritto una cosa un po’ diversa. La fruizione di un prodotto bonelli comprende l’attesa e l’acquisto del prodotto. E comprende anche tanto il collezionarne la serie che il buttare nel cestino la copia appena letta. Ecco, secondo me, un altro elemento discriminante tra il fumetto in edicola e quello vendute nelle librerie di varia, che chiamiamo confidenzialmente “graphic novel”.

  10. Passi che l’albo Bonelli viene inteso come fumetto popolare e che la parola popolare viene intesa di conseguenza come livello medio. Passi che Bonelli sfama un po’ di gente del settore, ma non passi il fatto che l’editore in persona scrive come introduzione ad un albo del suo avanzare sereno della vecchiaia e che pubblicare gli albi è diventato un piacevole passatempo che però non gli spacchi troppo i maroni. E’ giusto che il vecchio Sergio si prenda la sua meritata fase di ozio, ma se fossi una che vive solo pubblicando per Bonelli tremerei all’ idea che potrebbe venirgli da un momento all’altro la demenza senile. (Occhio Mic che potrebbe venire pure a te visto che non sei più un giovinotto). Cultura visiva ? La cultura visiva c’è ma non quella che intendi tu. La velocità con cui tutti i settori dell’immagine si muove, dagli anni ’80 in poi, sta portando a un distacco enorme non più da una generazione all’altra, ma a distanza di una manciata di anni. Dovresti considerare anche i videogiochi che mai mi permetterei di paragonare alla grandezza di certi artisti storici, ma ci sono dei videogiochi con una storia e uno stile da far rabbrividire (ecco il settore dove per esempio bramo di lavorare). Dovresti considerare le nuove forme di comunicazione, persino i blog sono narrativi (con pure le immagini), i cellulari, le chat. Un sito francese ha fatto delle icone da computer un’arte. Dylan Dog non è l’Uomo Ragno, non puoi per esempio riprenderlo dall’inizio e rivestirlo di nuovo di tutto punto, nonostante tutto era proprio questo il bello dei fumetti Bonelli. Non basta secondo me mettergli il colore e far finta di fare gli avanguardisti. Il problema non è Gualdoni sì o Gualdoni no: il problema è Dylan Dog sì o Dylan Dog no. Tex sì o Tex no. Da imprenditore finchè vende, perché no ! Da lettrice interessata direi che non si può tornare indietro nel tempo e trovare la formula e ridare gloria a una cosa passata, le cose passate rimangono passate. La Bonelli ha un nome di persona come logo, la Marvel no (solo questo può far riflettere dell’abisso che c’è per esempio tra Italia e Stati Uniti). Ma scusate non voglio andare troppo fuori tema come mio solito, ma confesso che da poco mi si è aperto un modo di pensare diverso: tanto bello quanto pesante da sostenere. Bonelli resti lì dove sta, non ci sono proposte, non ci sono illuminanti soluzioni. Che faccia il suo corso naturale ! Riprenda i suoi Tex e li faccia ripubblicare sui quotidiani con una sferzatina di colori. Il fumetto è puro e semplice fumetto e dal momento che si è cercato di elevarlo a chissà cosa che sono cominciati i danni perché tutti pretendono di fare il Fumetto con la F maiuscola, ma la maggior parte delle volte il fare fumetto significa fare una gran bella cazzata con lo spirito da balera.
    Le cose che hanno valore con il tempo rimangono e con il tempo vengono fuori.
    Salut
    -Ele-

  11. Michele: non sto commentando le tue affermazioni. Ho scritto nel post (ripeto ché magari non si capiva):
    1. Quel fumetto è vergognoso (quello. Mica tutto il fumetto prodotto da Bonelli)
    2. E’ un oggetto così vergognoso da chiedersi se ci sia intelligenza lungo la catena decisionale che lo ha reso possibile.
    3. Qulla vergogna macchia il cv di un editore italiano con una lunga storia (in alcuni momenti – e questo non l’ho scritto – anche molto nobile)
    Questo ho cercato di scrivere. Spero sia chiaro ora. Percché mi pare che tu stia parlando d’altro.

    Michele, Ele: Considero il bonelliano (inteso come formato) un modello di mercato-narrazione-fruizione morto. Prossimamente (forse anche sul blog) cercherò di spiegare perché.

    Ele: non sono sicuro di aver capito tutto. Però su quello che ho capito (e che forse tu hai detto) sento profonda sintonia. Grazie.

  12. Elenacc:

    sottoscrivo! Ma cose del genere le ho già scritte.

    Paolo, è vero, senza dubbio ho preso lo spunto dal tuo post per allargare il discorso, presumendo implicazioni che invece, mi scrivi, non c’erano.

    Il modello bonelliano però, secondo me, non si può definire morto ma in via di esaurimento. Non è una semplice sfumatura, come potrebbe pensare. Perché per molti è un modello ancora più che vivo.
    Invece per le nuove generazioni o per quelle più stagionate che hanno accesso alla tecnologia d’intrattenimento e di comunicazione più moderna, il discorso cambia: il fumetto da edicola in generale è un discorso chiuso. Semmai si accetta la celebrazione epifanica dei supplementi. Ma i prodotti fruiti sono ben altri. Paraddossalmente rimane il libro e fa capolino il libro a fumetti…

  13. non capisco, avevo copiato e incollato questa frase di elena, ma non si vede nel commento precedente, rieccola:
    Il problema non è Gualdoni sì o Gualdoni no: il problema è Dylan Dog sì o Dylan Dog no. Tex sì o Tex no. Da imprenditore finchè vende, perché no ! Da lettrice interessata direi che non si può tornare indietro nel tempo e trovare la formula e ridare gloria a una cosa passata, le cose passate rimangono passate. La Bonelli ha un nome di persona come logo, la Marvel no

  14. @ Paolo
    Scusa per il discorsone. Sostanzialmente mi trovo in linea con quanto dici e apprezzo COME lo dici e cioè in maniera diretta e senza ricami. Il discorso che ho fatto è venuto fuori così forse per conseguenza ad altre discussioni fatte anche con Mic in giro per la rete.

    @Mic e Paolo
    La gabbia Bonelliana è un po’ come il latino: ottimo da studiare per comprendere meglio l’italiano… ma infinitamente palloso.

    -Ele-

  15. scusa se ritorno un attimo sull’argomento, a due post ormai di distanza…

    mi sono riletto meglio i commenti precedenti e ho trovato la frase da cui forse è nato il fraintendimento.
    infatti mi dicevi al #4: “Temo che l’abuso di mediocrità ti abbia anestetizzato i sensi.”

    Ho capito che l’abuso di mediocrità erano i fumetti bonelli. Un’affermazione forse anche un po’ gratuita, che ho cercato di confutare.

    C’è poi un altro aspetto che temo dovrebbe costringerti a rivedere il post d’origine.
    Il principale responsabile morale della pubblicazione di quella storia non è sergio bonelli ma tiziano sclavi (e mauro marcheselli come redazione).
    L’ho anche riletta l’altra sera. NOn è lontanissima da una certa poetica sclaviana. Anche se con gualdoni, purtroppo, la retorica diventa veramente fuori misura. Questa storia sulla pace, la violenza etc sta abbastanza nel solco generale della serie. Ecco perché mi è passata di fianco senza particolari allarmi.
    Come noto, Bonelli, l’ha detto e ripetuto circa migliaia di volte, che lui è piuttosto distante dai contenuti di alcune delle sue serie.
    E questo sì che aprirebbe altri discorsi.
    Ma mi fermo qui per ora.

    MicGin

  16. ach, io ogni tanto aprivo FIGURE E COSE e pensavo avessi smesso di scrivere sui blogghe.

    bentornato (a me)
    te lo scrivo qui perchè approvo ogni singola parola detta riguardo quella cosa (storia è troppo, senza nemmeno tirare in ballo il termine fumetto)

    anche se io non avrei messo il freno a mano negli insulti

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