Nipoti

Huey Dewey Louie

0. Sono terzo e ultimogenito. Nonostante i 40 anni sono il più piccolo nella mia famiglia di origine. Ho due sorelle più grandi: una di cinque anni e una di quattro. Chiaramente vesto male la mia età e sembro il fratello maggiore, ma questo e un’altra questione.

1. Sono il più piccolo, ma il più prolifico. Le due sorellone hanno un figlio a testa; io il doppio di ciascuna (sono solo due, ma scritto così mi fa sentire a capo di uno di quei meravigliosi nuclei familiari estesissimi).

2. I miei nipoti giocano con la playstation e lo fanno in maniera diversissima. Il primo (in realtà è il più piccolo, ha 13 anni) impugna il joypad (o come si chiama quel robo) e pigia bottoni agitandosi un sacco. L’altro (15 anni) fa la stessa cosa, ma non solo: indossa cuffie e microfono bluetooth e, a quelli che – disseminati per il globo – giocano con lui, sbraita comandi in uno straordinario slang (quel che si dice imparare una lingua “by pattern”) e tra una partita e l’altra aiuta una famiglia di paperi ad attraversare labirinti perigliosi facendo oscillare il joypad nello spazio (proprio così, senza pigiare bottoni).

3. Lo so è una cosa normalissima. Si chiama direct engagement ed il quarto paradigma di interazione uomo macchina. Dopo dialogo (scrivo comandi in coda a un prompt), compilazione (butto robe dentro una form) e direct manipulation (agisco su un’icona autoconsistente e consapevole delle azioni che posso eseguire su di essa), c’è il coinvolgimento diretto. Mi muovo fisicamente in un metaverso. Ma qui mica ci sono guanti e visore. Niente neuromante, niente minority report. Parlo proprio della playstation.

4. La più fica delle consolle, la Wii (l’unica che uso anch’io, per inciso), funziona solo così: muovi un oggetto nello spazio per far agire un avatar in uno spazio di gioco. Il più fico degli handset, l’i-phone (se solo fosse anche un telefono sarebbe bellissimo), ha questo giochino che ti obbliga ad agitare nel vuoto il tuo tecnogadget per attraversare con una pallina un labirinto (una nota nostalgica e anche un po’ reazionaria: ricordo che da bambino quel gioco era sul tappo delle bolle di sapone; ora per goderne ho bisogno di un sacco di tecnologia e di soldi in più).

5. Credo di sapere perché i due nipoti usano quello stesso dispositivo in modo così diverso. C’entrano i padri. Il primo (il più piccolo) ha un padre che gioca un sacco con la playstation. Il secondo gioca da solo. Questa cosa apparentemente insignificante si porta dietro implicazioni interessanti. Già. Perché mentre il primo nipote riproduce i movimenti del padre, Il secondo indaga i propri modelli di interazione, confrontandosi con coetanei e inventandoseli.

6. Il padre del primo nipote ha qualche anno più di me (un anziano anche lui, insomma) è usa la tecnologia come la posso usare io. Noi, che ci ricordiamo un mondo senza internet, siamo soggiogati dalle funzionalità. Gli oggetti con cui interagiamo hanno tasti e pulsanti e ciascun bottone si porta appresso una funzione. Non è un mistero che i telefoni poggiati sulle scrivanie negli uffici siano usati poco e male. Troppi tasti e troppe funzioni. E nessuno che legga il manuale.

7. L’altro nipote non è stato cerebro formato da comportamenti funzionalisti. Il telecomando è uno stronzissimo oggetto del pleistocene, probabilmente pagato in sesterzi (o con quella che era la valuta del tempo). Prende in mano un oggetto e lo usa.

8. Una generazione capace di interagire con macchine che esprimono le proprie funzioni con la forma e non con i bottoni. Un po’ come il martello, il bicchiere e il cacciavite. Un’incredibile modificazione nelle forme della progettazione della tecnologia e nei modelli di utilizzo delle macchine.

9. E io, pur essendo terzo e ultimogenito, mi ritrovo a muovere un i-phone nello spazio, senza riuscire a dominarlo. Sono pur sempre un quarantenne. Per niente splendido.

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7 pensieri su “Nipoti

  1. Già, ne ho visti di più splendidi. Di quarantenni. Però sei in forma, come il post attesta. Ma io, che sono tanto più fossile di te, non so cosa sono il collare ed il giubbotto bluetooth. E sono incuriosito dallo slang sbraitato dall’adorato nipotino. Mi spiegherai tutto quando verrai al mare un pò più a sud (magari non in occasione del salone barcarolo, ehm…).
    M.G.

  2. bel post
    bisognerà mettere a disposizione dei nipoti anche un fazzoletto di terra, una zappa, una falce e un rastrello
    tutta roba senza tasti

  3. Claudio: Lo dici sorpreso! Mi vuoi dire che mi sto rammollendo?!

    MG: alla fine ho risolto la giornata con una gita sui navigli. Zena è meglio.

    Yetbutaname: riesci a essere anche più nostalgico e reazionario di me.

  4. È il fumetto che ti tiene in forma, pieno di fosforo.
    (Okay, okay: basta così.)

    Auguri, Spari.

    TF

  5. cerebro formato da comportamenti funzionalisti

    Accipicchia. Probabilmente sono così anch’io, che ne ho qualcuno più di te e inoltre, a differenza di te che sei nero come gran di pepe, ho un sacco di capelli bianchi.

    Però ti invito a non preoccuparti se non sai maneggiare un nuovo tipo di device, un iPhone, un joypad o qualche alttro dildo più o meno : tu sai leggere un libro, anche a fumetti!, e, ti si rendesse davvero indispensabile alla vita l’uso di uno di quegli ordigni, lo impareresti in un minuto e mezzo. Magari non ti riuscirebbe spontaneo – e con ciò?

    Temo (per non dire, arrogantemente, che lo so per certo) che il percorso inverso sia assai meno pervio. E non mi riferisco certo ai tuoi nipoti, che almeno per metà dispongono sicuramente di eccellente materiale genetico.

    Ciao!

    Ipofrigio

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