Tutta colpa di “Fumo di china”

Max und Moritz da wikimedia

Sono un incontinente verbale e non riesco proprio a tenermela. I comics talks sono stati veramente deprecabili e la colpa non è stata solo mia.

Negli anni scorsi ci eravamo insediati nelle fredde, ma accoglienti, spire della sala magnus, all’interno di quell’orribile museo del fumetto. Quest’anno siamo stati rimbalzati tra il palazzo ducale e la camera del commercio, come palline da flipper. La prima serata è stata uccisa da un’acustica delirante fino a quando non abbiamo deciso di spegnere i microfoni; la seconda l’avremmo potuta fare nella cucina di casa mia (so di gente che gira ancora per Lucca per trovare la camera del commercio e lo stand di Purple Press); la terza…

Già, la terza serata. Arriviamo alle 17.45 armati fino ai denti e grintosissimi. Siamo pronti per incominciare, alle 18.00, lo scambio di facezie intorno alle buone ragioni per fare fumetto. Peccato che, alle 17.50 arrivino con un ritardo geologico gli ospiti della tavola rotonda precedente. Ivo Milazzo, moderatore e primo ritardatario, ha un’ideona e mi dice: “noi dobbiamo parlare del sindacato degli autori di fumetto e voi dovete parlare con degli autori di fumetto: facciamo insieme le due tavole rotonde”. Cerco di dire che i temi sono diversissimi e lui, con occhi a fessura, mi chiede: Perché voi non parlate di fumetti?. Inorridito, lascio Stefanelli a mediare (ché non sempre mi riesce) e attendo il mio turno.

Durante la tavola rotonda, Milazzo spiega quale sia l’importanza di un sindacato per gli autori e chiede opinioni agli invitati. Peccato che, attorno al tavolo ci siano i direttori di alcuni festival europei. La risposta di tutti gli attori (che mostrano sconcerto e irrequietezza) è: “Cari autori, vi vogliamo bene, ma noi organizziamo eventi culturali e commerciali: fatevelo voi il vostro sindacato e lasciateci fare il nostro festival”.

E’ una risposta che capisco benissimo. Probabilmente, in condizione analoga, l’avrei data anch’io. Milazzo non si scompone e tiene botta fino alla fine. Sembra che nel sistema di astrazioni cui è uso non ci sia spazio per questi distinguo. Perché voi non parlate di fumetti?

Non parlo di fumetti (anche quando faccio una cosa che si chiama “Lucca Comics Talks”). Frequento persone che non parlano di fumetti. Dei fumetti non me ne frega un cazzo!

Vabbeh, sono stato massimalista, come al solito… Mi tocca una divagazione per precisare.
La diffusione di immagini e contenuti audio e video sui canali digitali sta producendo uno strano effetto. Il web è un reticolo di vastità tale da lasciar cadere tra le proprie maglie un sacco di contenuti. Non ho mai avuto così tante figure a disposizione. Le immagini sono in rete, sul disco del mio PC, in una schedina nel mio cellulare, nella mia console dei videogiochi… Le potrei raggiungere, ma non so trovarle. Già, perché la cosa realmente importante nella rete non è esserci, ma essere rintracciabile.

Nascono professionalità nuove, mestieri che pochi anni fa non li avrebbe immaginati neanche il migliore scrittore cyberpunk. Chi avrebbe mai pensato che un giorno sarebbe esistito un professionista che, quotidianamente, deve trovare il modo per far risalire una pagina web nelle risposte di google?

Oh… Le figure (e i file audiovisivi) non si possono ricercare (non ancora, almeno). Bisogna inventarsi meccanismi per associare parole alle immagini. Perché le parole, nella loro fredda sequenza di caratteri, quelle sì che sono ricercabili. E, a quel punto, ottimizzabili e indicizzabili ai fini del motore di ricerca. E allora le immagini devono essere taggate, cespitate, etichettate…

Parole e immagini che devono stare insieme, sulla piattaforma, nel modo più efficace ed efficiente. Questo mi interessa.

Si chiama fumetto?

L’hai visto “Fumo di china”? E’ una fanzine che mi provoca repulsione. Non riesco a tollerarla per due ottime ragioni, semplici ed evidenti. La prima è che FdC è brutta. Mescola male parole e immagini, ha una grafica raccapricciante e adesso è anche tutta a colori. Bah! La seconda è la sindrome del completista. Tutto il fumetto è cosa buona e dobbiamo parlarne articolatamente tutti i mesi. Non esiste merda cui non rivolgere uno sguardo. E sono lunghi servizi, scritti e illustrati male, dedicati alla nascita di robaccia indegna. E sono articolate interviste a cadaveri biologicamente vivi. E sono recensioni e stellette per qualsiasi cosa venga commerciata come fumetto. Sembra dire, come il mio amico Michele Ginevra di là da Boris, “abbiamo un atteggiamento aperto verso ogni forma di fumetto“. Perché voi non parlate di fumetti?

Ora, non è vero che sia tutta colpa di “Fumo di china”. Quella fanzine è un sintomo e io so ancora distinguere il ramo dalla foglia. Però, oggi più che mai, è necessario parlare male del fumetto e dire che non ce ne potrebbe fregare di meno.

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55 pensieri su “Tutta colpa di “Fumo di china”

  1. Sembri quasi un giornalista, così.
    Chi l’avrebbe mai detto.

    Evito commenti sui problemi organizzativi a Lucca. Ma sono contento di vedere affermate due cose:
    – la cultura del fumetto non sta benissimo, di salute, se siamo ancora al “l’importante è parlarne” e al suo corollario “evitiamo di sottolineare i difetti”.
    – alcuni rappresentanti di questa “cultura”, che forse non hanno il polso di cosa è cambiato nell’ultimo decennio, farebbero bene a ri-alfabetizzarsi: il fumetto non è più solo quella cosa che si fa col pennello, si pubblica in albi, si compra accanto al rotocalco, e si fruisce su carta. Non più, non solo. Come il telefono non è più quella cosa con le manopole e il duplex.

    La smetto subito. Chè poi sembro solo un diplomatico.

    Tralascerò di narrare gli acidi scambi di battute in sala, tra Mouchart e Dionnet (Angouleme e Metal Hurlant) sull’inaffidabilità organizzativa degli italiani. Oops, l’ho fatto.

    Cambierà? Cambieremo?
    Dico di sì. Se evitiamo di mettere la testa sotto la sabbia.

    Yes, weekend.

    ms

  2. mon cher,
    dimenticasti di dire che

    – quel comics talk è iniziato per colpa di questi vari casini alle 1845
    – la conferenza precedente era gestita in modo surreale, con milazzo che parlava di diritto d’autore e i coordinatori dei festival che parlavano dei festival. Tranne in due che ci hanno provato, dicendo quel che riferisci, sembrava un dialogo tra muti (Milazzo: vabbe’, muto si fa per dire…) e sordi. Una regia da giornalismo delle scuole materne.
    – non era presente nessun dello staff lucchese. Infatti a gestire il tutto erano due improbabili volontarie (inclusa traduzione dal francese di Mouchart : pura fiction)
    – due ospiti celebri previsti (i francesi, guarda un po’) se ne sono andati causa ritardo inaudito
    – i mister mouchart e dionnet parlavano male di tutto ciò, e se la ridevano di gusto (i francesi, guarda un po’)
    – tuttavia quel comics talk ha avuto un bellissimo pubblico: la sala era piuttosto piena, e gli applausi sono stati tanti e istintivi, mai formali e su richiesta

    Catherine Deneuve

  3. assolutamente d’accordo come sai sul parlar male del fumetto, quannno ce vò ce vò.
    ora ho capito che nome ha l’atteggiamento necessario oggi:laico.
    quando il fumetto diventa una religione bisogna essere laici, e qualche volta pure atei.
    bye
    elf

  4. ms: giornalista a me? fanculo!

    bb: cosa tocca fare, eh? agli affetti non si comanda.

    cd: eri là? i due francesi che se ne sono andati erano boucq e van hamme. mouchart e dionnet non sono mister… sono monsieur.

    elf: che dire? fumettocane!

  5. carissimo,
    queste cose ce le siamo dette un milione di volte. però sono contento di vederle qui sul blog. del resto repetita iuvant. tempo fa speravo che a queste tue conclusioni arrivasse anche claudio nader nella sua serie di post “l’antifumetto”, ma direi che ha mancato l’occasione. tiro in ballo lui perché è sveglio e giovane, e quindi ci contavo.
    concordo in pieno sul richiamo alla laicità, e cioè nel ribadire che non esiste una grande casa del popolo del fumetto, dove tutti ci amiamo rispettando le reciproche differenze.
    stocazzo.
    io per natura tiro delle linee oltre le quali lascio che si accatasti quello che mi fa cagare e che mi sentirò sempre in diritto di ignorare. e a me le linee piacciono nette. magari sbaglio, ma è un errore che pago solo io. e felicemente.
    come sai, per me i “fumetti” non esistono. cioè, non fanno una specie a sé. esistono le cose. se proprio vogliamo far genere, diciamo che esistono i libri, i “cosi” di carta. quelli belli, quelli utili, quelli che mi frega, quelli schifi, quelli inutili e quelli che sticazzi (più una serie di miscele fra queste categorie).
    il fumetto – quello che qui tu stesso esorcizzi – è sfiga. e la sfiga è una cosa che tutt’al più si subisce, certo non una cosa che si ama o si coltiva. a mio parere, questo è tutto.

    salute,
    pasquale

    ps pseudo off topic: per chi non lo sapesse, in libreria – anche in quelle piccole e ben gestite – andrea de carlo e cesare zavattini sono entrambi nel settore Narrativa Italiana del Novecento. di qui a dire che sono la stessa cosa, ne passa. forse ci basterebbe un po’ del razzismo di cui parla battiato in bandiera bianca. quel sano senso di schifo che, facendoci distinguere capra e cavoli, salva quello a cui teniamo e lascia vivere gli altri.

  6. Ciao, sono Nader.

    Ho cercato in breve di farmi un giro tra i poli, i blog (e i commenti) di questa discussione multisfaccettata e vagamente ossesiva e devo dire che, ovviamente, non ho proprio capito tutto.
    Tra self-area, autori e critiche, fumetto e non fumetto, lucca e piccoli festival, mi rimane un aspetto che vorrei poter vedere chiarificato:

    ma per voi, vari ed eventuali amici e conoscenti, quale è la differenza tra fumetto

    BUONO

    e

    NON BUONO

    ?

    Esiste o no?
    Perché, sì, è vero, qui in giro si cerca di di oggettivare il fumetto e di dire che non è un monolitico “pezzo di fantasticherie”, però nessuno dice quale è il fumetto sconsigliabile, quale è la linea di demarcazione oggettiva…

    Lo chiedo, e vorrei davvero qualche almenopiccola risposta, perché, forse, abbiamo gusti e interessi diversi.

    Un saluto.

  7. Cattani?
    Cattani, Cattani…dove l’ho già sentito?

    Aspetta: ma non sarà mica QUEL Cattani…
    CATTANI! VAI A LAVORARE!!! MARSH!!!

    ms

    PS
    Spari, ormai sei meglio del dopolavoro CRAL SEA.

  8. caro paolo
    non è la prima volta… non mi riconosco proprio nella citazione che mi attribuisci…

    mi fai riepilogare anche qui…
    1) dall’ultimo pezzo che ho scritto per nubi sai già come il mio concetto di fumetto sia molto aperto, ma non nel senso che vale tutto… penso che esista da sempre un linguaggio grafico, che si è espresso in vari modi. i “fumetti” che hanno in mente tutti, non c’è niente da fare – mi arrendo – sono una produzione popolare seriale tipica del ‘900. forse avranno un futuro anche negli anni 2000. vedremo. poi da qualche decennio si stanno affermando “altri fumetti” o libri grafici che hanno caratteristiche un po’ diverse. sono un’altra cosa. infatti, la prova scientifica è questa, sono UN ALTRO PRODOTTO.
    ma il linguaggio è sempre lo stesso, grosso modo. li volete chiamare tutti fumetti lo stesso? lli volete chiamare in altro modo? accomodatevi tutti: a me questa discussione non mi interessa. mi interessa la sostanza.

    2) siamo d’accordo che si possa a questo distinguere livelli di qualità all’interno delle varie categorie?
    il fumetto seriale va da un estremo all’altro: dal mitico kill killer, a certe sequenze di tex, berserk, dylan dog e disney italiani, passando per cicli di devil, uomo ragno, magico vento e tutto il resto.
    il fumetto-libro va da C’era una volta il ’68 di Panebarco (il suo lavoro peggiore, a differenza di moltissimi altri semplicemente geniali) a Maus, passando per Appunti di Gipi, Persepolis e tanto altro.
    analoghi ragionamenti possiamo farli per i fumetti autoprodotti, che sono un’altra categoria ancora.
    a me interessa tutto. non ho mai detto che mi piace tutto.

    cfapaz cerca di avere un ruolo istituzionale e di promozione che per esempio ha consentito a te e ad altri illustri sconosciuti di esordire su una rivista dotata di una sua credibilità. abbiamo fatto un pezzo di percorso assieme.
    cmq. lo ribadisco pure qui, anche il cfapaz ha fatto le sue scelte.

    fumo di china. il suo peggior limite è anche il suo attuale punto di forza: rivolgersi principalmente a persone legate al fumetto consolatorio e d’intrattenimento. il resto serve per variare il menù.
    l’altro difetto che gl viene imputato (tu in particolare) è il non avere una linea. tutti possono scrivere per fumo di china, anche cose opposte. e anche qui, è paradossale, è un suo punto di forza, perché si va avanti a seguirla. noi curiamo la rubrica small press che da visibilità a opere di cui altrimenti non si occuperebbe nessun altro: le facciamo conoscere agli adoratori di tin tin e di claudio villa (quest’ultimo peraltro è persona molto più aperta di quello che si potrebbe credere… l’ho preso qui come termine di paragone del classico).
    serve questo fumo di china oggi? evidentemente sì, se esce ancora. serve come bacheca a disposizione per dire che c’è questo e c’è quell’altro.
    ma non è un progetto culturale finalizzato all’innovazione.

    e qui arriviamo al dunque…

    ragazzi, intellettuali, artisti…. va bene contestare quello che c’è. serve anche per formarsi un gusto, un’identità, dei termini di paragone.
    molto bene. e che ne dite di fare anche delle cose concrete?
    fatevi la vostra rivista di critica
    fatevi la vostra manifestazione
    fatevi il vostro centro fumetto
    vediamo che risultati saprete ottenere. non lo dico sottintendendo la presa in giro. lo dico seriamente. quando le cose di fanno concretamente, ecco che si presentano le vere sfide. le sfide con i contesti dati, con i compromessi sempre dietro l’angolo, con il fallimento delle mission iniziali. sfide che possono essere miseramente perse. ma che possono essere anche vinte!
    ed è così che si cresce e si può lasciare un segno.

  9. micgin, non ti offendere, ma non ti pare che realtà come quelle presenti nella self area a lucca stiano già facendo tuto ciò che gli è possibile, pur con tutti i limiti che gli sono imposti dal non usufruire di finanziamenti pubblici (al contrario del cfapaz)?
    Non sono già cose abbastanza concrete?

    secondo te non basta nemmeno che un autore si finanzi stampa, distribuzione e promozione da solo, dovrebbe pure farsi da solo la critica e i festival a lui stesso dedicati?

    hai ragione, non è ricatto morale questo, è semplice demagogia

    Paperino

  10. paperino, le tue provocazioni sono ridicole e dimostri che non hai capito niente.
    se mi fai anche la cortesia di dire chi sei… o è per evitare figure di cacca?

    paolo: peccato che su questo blog vada a finire sempre così… arriva l’imbecille anonimo di turno che provoca e insulta. il commento 17 è degno di libero. manca solo la fotonotizia da prima pagina.

  11. L’altro weekend sul TTL della Stampa c’era un pezzo su Will Eisner scritto da uno dei soliti loro giornalisti (non ricordo il nome…) che faceva cagare. Sulla Domenica del Sole24Ore un pezzo di Fofi su Crumb che parlava di tutto trane che di Crumb e FACEVA CAGARE. Il gran fica novel è arrivato alle pagine culturali dei giornali italiani (fanno cagare ma sono le pagine culturali che abbiamo). Lì scrivono solo persone che non sanno un cazzo di fumetti ma che ne scrivono solo perché in altri ambiti (letteratura, cinema…) nessuno li caga come una voltada un bel pezzo . Questa disfunzione (non leggere sulle stesse pagine i pezzi di Sparid’inchiostro, Matteo Stefanelli, o altri, che sì saranno un po’ coglioni ma che comunque se ne intendono di fumetti) è dovuta ANCHE a che perdete un sacco di energie in queste chiacchiere di merda fra i soliti quattro gatti ghettizati.
    baci
    Lorena LaTroia

  12. micgin: secondo me sarebbe più bello sentirti parlare meno di cfapaz, e più d’altro. Sai che ti ascolterei comunque. Però qua non siamo su una rivista specializzata: siamo al bar di Spari, non in un contesto lavorativo. O la funzione suppletiva di un dannato spazio critico è così..inaggirabile??

    Paperino: sei un papero idiota. Ma ti incazzi per le cose giuste. Il confine tra “stimolare al fare” e “demagogia” è sottile. Al di là delle parole di micgin, contesto la retorica del “responsabilizziamo gli altri”. Ricordo certe dinamiche sui diritti d’autore in casa Disney : “fate una petizione o azione legale voi giovani”, mentre il vecchio autore tace e acconsente a certi abusi contrattuali. Il rischio è di demandare agli altri (di solito: i giovani, i poveri, gli innovatori, ecc…) quel che non si vuole fare noi. A certi stand lucchesi è accaduto qualcosa di simile: tutti lamentosi, ma poi nessuno muove il proprio, di ditino.

    LorenaLaTroia: baciamoci.

    ms

  13. micgin: interessante l’interpetazione dell’approccio “consolatorio” al fumetto da parte di fdc. Qualcuno diceva che fdc è cerchiobottista; ma secondo me non è vero: spiegazione superficiale e…demagogica.

    Il fumetto è proprio un settore bizzarro. Quel che mi colpisce, qua, è che i miei occhietti ci vedono una rarissima (ok: sociologicamente parlando) sindrome da “consumismo consolatorio”.

    Secondo me il punto è che da un lato (nella cultura “storica” del fumetto, quella “nostalgeek”, come dico nel mio neologismo preferito…) c’è un forte impulso al consumo a-critico di intrattenimento. Che però si riscatta mettendo in scena una specie di battaglia culturale per la supremazia del mercato “dell’entertainement buono” contro il mercato “dell’entertainement cattivo”: il cinema, la tv (oddìo la tivvù: ribrezzo, ribrezzo; salvo poi vedere 10 serie tv e 10 cartoons…) ecc..

    Il bello – tremendo paradosso – è che questo ragionamento non è del tutto sbagliato. L’essere industria “periferica”, ha tenuto a lungo il fumetto più “libero di inventare forme, estetiche, icone ecc.

    Peccato che continuare in questo atteggiamento negli anni 2000, beh, non mi pare abbia più molto senso. Oggi è una battaglia di retroguardia: davanti ai fenomeni di librarizzazione, musealizzazione e consumerizzazione (le tre tendenze in -zione…che indicano quanto sia evidente la sua istituzionallizza-zione), la stampa alla fdc dovrebbe cambiare atteggiamento e approccio. Non c’è più alcun “Mercato Buono&Debole Da Evangelizzare”, ma c’è un business di “grande nicchia” in forte evoluzione, pieno di tendenze eccellenti e di derive preoccupanti.

    Da un lato servirebbe pura promozione del consumo (“evviva il mercato”, comprare, comprare: alla Wizard, per capirci). Dall’altro la stampa dovrebbe andare in cerca di “storie”: raccontare “da dove viene” e dove sta andando questo settore, i suoi uomini, le sue opere, ecc… (“evviva la notizia”: un magazine giornalisticamente fondato, che oggi ancora non esiste).

    Badate bene che do’ per scontato un fatto. FdC non è più una testata di critica: è un pout-pourri che aveva una funzione preziosa in un certo contesto storico, Ma che oggi la sta perdendo, e vive di una doppia funzione: l’uso professionale (quegli operatori che ne hanno bisogno in mancanza d’altro: io stesso ci ho scritto per questo); o l'”accesso” all’offerta di fumetto da parte di un target attardato (quel pubblico la cui idea di fumetto è ferma a 25 anni fa) che non sa dove altro guardare.
    Un pubblico che – è la mia ipotesi – non si identifica né con il pubblico della librarizzazione (i lettori di narrativa letteraria: quellli leggono quotidiani o periodici), né con quello della musealizzazione (quelli che leggono stampa culturale: chi legge xl, exibart o rollingstone non credo gliene cale di fdc) né con quello della consumerizzazione (i lettori di manga non leggono certo fdc per capire a quali mode aderire).

    Mezzora persa. My god.
    Ritorno nell’ombra.

    ms

  14. ms, avrai notato che il cfapaz non sono stato certo io a nominarlo per primo…

    poi.
    paperino è un vigliacco perché picchia i nipoti e fa fare loro le pulizie al posto suo. ruba ai nipoti i loro risparmi e seguita a non lavorare.
    cmq io avevo detto altro.
    cmq ottenere finanziamenti pubblici per fare iniziative sul fumetto è un merito. usarli bene è un dovere. quello che non si è potuto ottenere come finanziamenti è stato ampiamente coperto dai sacrifici personali di parecchie persone.

    ms, la tua ipotesi su fdc mi sembra la meglio formulata. tra l’altro, come hai visto, è difficilissima cambiarla dall’interno. ad un certo punto va bene come me.

    però, riallargandosi: basta dire a bonelli che dovrebbe essere altro. basta dire a fdc che dovrebbe essere altro. basta dire a lucca che dovrebbe essere altro. chi vuole cose diverse, se ha tempo e voglia, si batta per costruirle.

    non pretendo niente di particolare da un blog. però la metafora del bar (o quella dell’osteria che mi piace di più, proprio perché è il luogo delle grandi riflessioni e dei grandi vaffanculo) è positiva. qui possiamo condividere dei punti di vista. e chissà che ne nasca qualcosa.

  15. Sono il padrone di casa e tiro le fila (almeno dalle mie parti) prima di perdere il controllo (anche perché con ‘sta storia del crossposting rischio di non capirci più niente.

    @ClaudioNader: Non ho capito a chi fai la domanda (che per altro trovo centrale). Perché se con “voi” ti stai riferendo a me, sai che puoi darmi del tu (e di solito lo fai). Se è un “voi” generico (perché stai facendo un’indagine) sarebbe bello che innanzi tutto rispondessi tu. Se invece parli a un gruppo preciso di persone, sarebbe bello dicessi chi sono quelli che devono rispondere. Non vorrei che rispondesse qualcuno non interpellato. (in ogni caso, anche se forse da me non ti aspettavi nulla, cerco di rispondere in forma di post).

    @MicGin: Ritorno ai fondamentali, se no ti senti in dovere di difendere storia e valore del CFAP e – giuro! – nessuna li sta attaccando (nemmeno Paperino, mi sembra). Se vuoi poi parliamo anche di quello che penso oggi del CFAP di oggi. Al telefono, però.
    Per riuscire a tenere insieme tutte quelle cose che chiamiamo fumetto, ricorriamo alle definizioni più disparate: letteratura disegnata, arte sequenziale, nona arte, linguaggio, … Tutte robe imprecise. Quella cosa che chiamiamo fumetto si sta modificando. Sostanzialmente. Pervade ormai spazi che non le sono propri (diventando irriconoscibile). Si assottiglia nei suoi canali tradizionali (le edicole). Non cresce nella rete dei negozi ormai consolidata. Appare in spazi che prima non c’erano.
    Stiamo tutti guardando ancora quanti graphic novel vengono venduti nelle librerie e il fenomeno si è già spento. Il romanzo a fumetti non è più hype. Se invece di leggere le recensioni, guardassimo gli scaffali delle catene di librerie capiremo al volo che – per esempio – Feltrinelli sta riducendo il numero di metri quadri dedicati al fumetto.
    Intanto succedono cose che non misuriamo: i miei amichetti technogeek leggono i fumetti sullo schermo e se li scaricano dal torrent. Probabilmente sono tanti (perché se provo a fare una ricerca su un peer2peer trovo un sacco di roba). Quei lettori non vengono mica censiti e probabilmente non vanno alle fiere del fumetto. Gente seria: ha di meglio da fare.

    ragazzi, intellettuali, artisti…. va bene contestare quello che c’è. serve anche per formarsi un gusto, un’identità, dei termini di paragone.
    molto bene. e che ne dite di fare anche delle cose concrete?
    fatevi la vostra rivista di critica
    fatevi la vostra manifestazione
    fatevi il vostro centro fumetto
    vediamo che risultati saprete ottenere. non lo dico sottintendendo la presa in giro. lo dico

    In un contesto di questo tipo un invito come quello che ricopio qua sopra (spero che tu ti ci riconosca) mi sembra un bel po’ conservatore. Per affrontare un mondo che si trasforma ci vuole una cassetta degli attrezzi nuova e – senza (auto)ironia – occhi funzionanti.

  16. No paolo.
    Non ci siamo proprio.
    Non si possono piegare i significati di quello che si dice in questo modo.
    Non esiste proprio.

    O forse… Ci sono delle differenze sostanziali tra chi è abituato a realizzare delle cose e chi si limita a parlarne.

    L’invito a realizzare dei progetti concreti è un invito a praticare. Solo praticando si impara a fare le cose e magari a capirle un po’ meglio. I fumetti si impara a farli facendoli. Facendoli si costruisce la propria cifra stilistica e si impara a raccontare nel modo migliore quello che si voleva raccontare sin dall’inizio. Gli autori tentano di rappresentare lo stesso tema in tutte le loro opere, anche quando si presentano in modi diversissimi. I temi del Gipi di oggi sono analoghi a quelli di ieri e sono sostanzialmente gli stessi che troviamo nelle strisce (e nelle colonne…) di Cuore e del Clandestino. Solo che nel frattempo l’autore si è affinato, ha trovato l’editore ideale, ha formato il suo pubblico. Soprattutto ha vissuto.

    In fondo, un’iniziativa, una rivista, una manifestazione sono opere d’autore. Si impara a farle facendole.

    Facendole si capiscono un po’ di cose. Invece limitarsi a teorizzare (o sbracare al bar/osteria) si crede di aver capito tutto. Ma non è così.

    Ecco il senso del mio invito. Fare.
    Nel fare metto anche il guardare.
    Le mie opinioni si formano anche perché dove lavoro arriva quasi tutto. Vedo. Leggo il più possibile senza spocchia.
    Nel fare/vedere ci stanno naturalmente anche gli scaffali e il web. La pigrizia e la spocchia snob sono i valori che più mi irritano.

    La tua ricerca della cassetta degli strumenti ideale rischia di essere vana se al tempo stesso selezioni male perché non vuoi perdere tempo, perché vuoi tutelare il tuo palato.

    il fumetto è soprattutto consolatorio. e questo non centra con la qualità. centra però con il modo di produrre, con i contenuti, con la società.

    non esiste un unico fumetto. ecco perché non si può dire che il fumetto è fumetto. sotto questa voce coesistono fenomeni diversissimi.

    limitarsi a sporcacciare sui blog è solo consolatorio per chi lo fa. contenti loro…
    però paperino è un vigliacco perché da anonimo attacca appunto i valori che stanno alla base del mio lavoro. e io reagisco.
    ed è un peccato che gli attacchi più cattivi che ho ricevuto negli ultimi anni siano usciti sul tuo blog.

    per fortuna siamo d’accordo sul punto 3 di qualche commento fa.
    forse un po’ meno sul resto.

  17. Michele carissimo,
    dici che ti fraintendo e io penso la stessa cosa di te. Forse siamo troppo concentrati a misurarci i piselli. Il senso generale del tuo discorso (magari non è quello che volevi dire, ma è quello che mi è rimasto addosso) a me è parso: guarda che io faccio un sacco di roba e tu invece stai qui e schizzetti merda; dovresti fare prima di parlare.

    Hai ragione: faccio poco. Ho fortunatamente un mestiere che mi tiene lontano dai fumetti per un sacco di ore al giorno. Poi arrivo a casa e interagisco con la famiglia, mi incontro con gli amici, se c’è tempo mi faccio di storie. Qualche volta scrivo (di solito me lo chiedono e non mi propongo: è successo anche con schizzo, ricordi?). Qualche volta monto delle cosine che a volte si concretizzano (corsi, interventi, fanzine da 40enne,…).

    Tu ti qualifichi come operatore. Io mi qualifico come lettore. Non come critico, studioso, operatore, sociologo, autore, figurante,… Mi qualifico come lettore.

    Come lettore/utente esigo intrattenimento, informazione e formazione.

    Lo esigo quando leggo l’ultimo coetzee o il romanzetto della vampira pompinara appena pubblicato da fazi, guardo spiderman2 o questo non è un paese per vecchi, gioco con la wii fit o con il brain trainer, scartabello il feed reader, ascolto gavin briars o gli squallor, leggo pascin o nexus.

    Siccome sono un lettore curioso e spendaccione, leggo un sacco di roba. Anche cose di cui non parlo. Siccome ho amici affidabili leggo e guardo cose che mi consigliano. Siccome sono un nerd del cazzo che guarda fonti di informazione indifendibili, leggo e guardo cose ben recensite. Il fatto che queste ultime non reggano il confronto con storie che fruisco altrove (Davide – 5 anni – mi sta spiegando i metaversi, mentre giochiamo con Mario), mi fa girare i coglioni. Da lettore.

    La rotazione dei miei coglioni è una funzione della mia cassetta degli attrezzi. Sono snob, è vero. Ma della puzza sotto il mio naso sono contento. Perché ieri sera buttando lo spiderman scritto da lapham, mi sono chiesto perché in stray bullets e silverfish riuscisse a raccontare gli USA benissimo, gestendo tensioni e strategia del racconto, e qui gli venisse un racconto così povero e insulso.

    Ah… dicendo che gli insulti peggiori ti arrivano da qua, a me sembra che tu stia affermando che un blog rappresenta – nei suoi commenti – chi lo gestisce. Forse hai ragione. Ho cambiato idea, hai torto anche sul punto 3.

  18. @MicGin: Ritorno ai fondamentali, se no ti senti in dovere di difendere storia e valore del CFAP e – giuro! – nessuna li sta attaccando (nemmeno Paperino, mi sembra)
    grazie, è esatto quello che dice sparidinchiostro.
    Micgin, togli al discorso che ho fatto la parentesi “(al contrario del cfapaz)”, anche io ero incerto se metterla, non voleva essere un attacco personale, nè volevo fare paragoni fra il cfapaz, che è un’istituzione oramai, e le varie forme di associazionismo che pure a lucca comics si sono viste non solo nella self area.

    Paperino

    Giù nello stagno vive Paperino.
    Mai nessun lavoro lo infastidisce,
    perché nemmeno lui infastidisce il lavoro.
    Preferisce di gran lunga ballare o nuotare!

  19. però dai, dalla vampira pompinara pubblicata da Fazi ti basta un’occhiata alla copertina per capire che non avrai nè intrattenimento, nè informaione nè tantomeno formazione. Quella magari potremmo dargliela noi all’autrice, ammesso che esista, a suon di legnate e di ripasso della sintassi.

  20. #27 dovresti fare prima di parlare.

    No. Non è questo quello che intendo. Capisco di avere un grosso limite: reagisco male se mi sento in qualche modo aggredito. Ma ancora una volta “manometti” il senso delle cose che dico.
    Il fare e il parlare (ma so benissimo che anche il parlare è anche fare) consente di avere punti di vista diversi. Io non mi qualifico come operatore, ma reagisco come tale se si tira in ballo quello che faccio nel modo che si è potuto leggere.
    Non dimentichiamoci da dove si è partiti e come.
    E rifletti sul fatto che qui le discussioni finiscono troppo spesso in vacca. Sei contento? ti fa piacere? A me no. Sicuramente non apparteniamo alla categoria dei furbi che sanno aprofittare delle rete per farsi promozione 😉

    Detto ciò sarei anch’io un lettore. Chetticredi?

  21. micgin: dissento, ancora un poco, su una cosa. “Fare prima di parlare”. No. No e poi no. C’è chi fa, e c’è chi parla. Mi va benissimo anche solo chi parla, e critica, e si incazza, e rischia di esagerare. Do’ “pari opportunità” di ascolto a chi a parole critica quel che altri fanno; e a chi con il fare critica quel che altri dicono.

    Mi interessa chi rischia almeno un pochetto, con lo strumento che ha. Mi interessa chi sposta i problemi sempre un po’ più in là. E se ha solo le parole…ben venga un Paperino.

    E poi siamo al bar, non in aula: evviva gli scazzi e le discussioni che vanno in vacca!

    A proposito: chi sarebbe la vampira bocchinara?

    ms

  22. ah: sempre per questo, mi piace un casino borisbattaglia. Non fa un cazzo. Ma parla un casino.

    Qualcuno gli dia pure dello snob. O dell’aristocratico. O del qualunquista. Ma il punto è che il suo parlare è più utile e produttivvo del “fare” di tanti altri. Che magari “fanno” pure una casino di cose. Epperò, tristemente, non spostano niente di niente.

    bacini

    ms

  23. matteo…. se leggi prima del tuo #31, avevo già spiegato con il mio #29. 29 viene prima di 31. e segue il #26.

    anch’io sono un fan di boris battaglia. ho accettato il suo invito a parlarci di persona. vediamo se ora si tira indietro… al massimo, dall’osteria virtuale passiamo a quella reale. così possiamo tirarci addosso anche le sedie. 😉

    paperino: no, no e poi no! troppo comodo così. almeno sino a quando non mi dice chi è. così lo posso sgridare meglio. ma siccome magari crede di divertirsi…

    paolo… paolo… non fare il vittimista e fai meno il permaloso. chi semina poi raccoglie di conseguenza. questa è casa tua. le regole le fissi tu. i risultati ne sono la conseguenza. e io un po’ mi sono rotto.

  24. Mic, vedi che non ci capiamo. Non mi sono offeso (permaloso secondo me indica uno che si è offeso) e non mi sento vittima (“limite mia” era ironia).
    Io sono contento di quello che raccolgo qua. Perché chi commenta (anche gli anonimi) mi dà degli spunti di riflessione.
    Ogni volta che scrivi tu, invece, sento solo rimarcare un’infinita distanza.
    E, secondo me, non la si sana: tu ti sei rotto e io non ho più voglia.
    La prossima volta che ci sentiamo parliamo di come si fanno le polpette e di figa. Sulle storie non c’è sintonia. Del resto, nel racconto che mescola parole e immagini, tu stai all’opposizione e io fuori dal parlamento…
    Abbraccio
    P.

  25. la tua è una forzatura. la metafora dell’opposizione e del fuori il parlamento sarebbe anche bella in un altro contesto, ma invece qui ed ora mi offende ancora di più. prevale un fastidioso e antipatico senso di superiorità tra le righe sempre più irritante.
    bene, meglio così. se sei contento tu…
    vado subito a rimuovere il link.
    a proposito, ok per le polpette (e i figli, e i libri illustrati se possibile), ma il discorso della figa francamente non mi interessa.

  26. Come sarebbe a dire che non faccio un cazzo?!
    Oggi ho letto, senza remunerazione alcuna, il primo episodio di DM911 e l’ultimo episodio di Volto Nascosto (che fatica, ragazzi, che enormi cagate ) e sono persino andato dal barbiere.

    A proposito, non è nelle mie intenzioni comprarlo, ma chi è che a pubblicato Pascin?

  27. …e a proposito, io non mi tiro indietro, mai.

    ci vediamo a Cremona prima di Natale, così compro la mostarda, quella che mi aveva fatto provare una volta Paolo Oradini.

  28. W le sigle.

    Un’anticipazione: ms recensirà Pascin su RS di fine gennaio.

    Boris: e allora DM, s’ha da leggere? Ce l’ho, ma come diceva Bianciardi : “Non leggete i libri, fateveli raccontare”.

    micgin: secondo me il tuo 29 non spiegava quel che io commentavo al 31.

    barcazzo: ti getto dalla barcazza e ti affogo se non consegni subito!

    khsj: qwerty

    W le sigle.

    ms

  29. NEL 29 spiego che fare e parlare sono due attività diverse. chi le pratica si costruisce punti di vista diversi. quindi, al di là degli scazzi, e di frasi che possono anche scappare male, non credo che per parlare bisogna fare. anzi, in questo blog per esempio, parlare è fare. può quindi tradursi in tante cosette utili, come fare dibattito, fare opinione, fare divulgazione, fare condivisione, fare informazione, fare divertimento, fare polemica… talvolta anche fare danno. come quando interviene paperino, uno degli editorialisti di Libero.

    in quel caso, l’operatore che è in me reagisce. se non reagiscono anche altri è un vero peccato.
    contrapporre i soggetti della self area con il centro fumetto che usufruisce di finanziamenti è una pura mascalzonata. e mi fa schifo leggere da un anonimo (quindi vigliacco) una frase del genere (oltre alla pietosa accusa finale di demagogia…). Cmq la mia identità è nota e quindi chiunque mi può giudicare.

    E’ importante sapere con chi sta parlando.
    sul blog di alessandro, hanno detto cose negative sulla self area appunto boris-alessandro, vincent filosa ed un autore delle Scimmie. A parte che non hanno detto esattamente le stesse cose, sapere chi sono mi permette di collocare le rispettive affermazioni in contesti diversi e quindi sono diverse le mie reazioni, come già ampiamente si è visto di là.

    le affermazioni di un anonimo, in casi come questi, sono pura spazzatura. se poi a paolo interessa la spazzatura, ok. ma mi sembrava che cercasse la qualità…

    sapere chi è paperino, per lo meno mi consentirebbe di passare dalla reazione indignata a qualche ragionamento più profondo. è un autore insoddisfatto? è un editore? è un lettore? lo conosco? non lo conosco?

    poi voglio ritornare sul discorso della distanza, ma lo farò con un commento più articolato (il post minimale c’è già) di là da me.

  30. come vedi mi contraddico ancora, perché questa situazione non mi va giù.

    alla fine del post, scrivi: Però, oggi più che mai, è necessario parlare male del fumetto e dire che non ce ne potrebbe fregare di meno.

    posso anche accettarla come provocazione intellettuale, per capire appunto come il mondo sta cambiando.
    Però: prima di tutto non cambia alla stessa velocità. In secondo luogo, ti potrà sembrare strano, ma le possibilità di accesso alle nuove tecnologie non sono le stesse per tutti. e non è solo una questione d’età.

    il fumetto non necessariamente è destinato a soccombere per il suo vero o presunto ritardo.
    se i fumetti sono narrazioni, in questo momento circolano numerose narrazioni interessanti, forse come mai prima d’ora.

    il problema è come farle arrivare.
    ti faccio alcuni esempi concreti dalla mia esperienza personale recente.
    Ieri mattina classe in visita al cfapaz per una presentazione della biblioteca come primo momento di un percorso didattico in partenza. Ho presentato a grandi linee le pubblicazioni disponibili e ho mostrato ai ragazzi (circa 15/16 anni) alcuni fumetti esemplificativi. Mi hanno ascoltato per più di un’ora, attenti e interessati. ho lasciato poi libero accesso agli scaffali. Ad un certo punto l’insegnante mi ha indicato un ragazzo che le scorse settimane aveva dichiarato sprezzante che lui non avrebbe mai letto un fumetto: stava leggendo con evidente trasporto il primo volume di “Una lontana città”, uno dei titoli che avevo presentato prima.
    Un altro titolo ha impressonato: Metauro di Michele Petrucci. Che oltre ad essere un bel raccontino di mistero e avventura storica, ha alcuni pregi: chi lo legge verrà a sapere in modo affascinante le dimaniche storiche dello scontro tra Roma e Cartagine, come si è svolta la seconda guerra punica, quali popoli stavano da una parte e dall’altra, come si svolgevano le battaglie in quell’epoca, com’erano i territori e altro ancora. Tutto in un fumetto che ha saputo creare un contesto storico corretto a sostegno di una trama di fantasia, addirittura esposta in forma di autobiografia. Un libro che mi permetterà di lavorare con le scuole, oltre ad essere bello di per sé, anche sotto il profilo artistico.

    Sto compilando una bibliografia per un sistema biblitoecario che acquisterà circa 400 titoli, spendendo 6.000€ in un colpo.
    I volumi sono destinati ad un target adulto. Nel loro catalogo sono già presenti almento duecento titoli, tutti usciti negli ultimi anni. Evidentemente qualcuno li legge…

    Un esempio in direzione opposta. Il nostro Mecnavi, che racconta la tragedia sul lavoro avvenuta vent’anni fa a Ravenna, non ha potuto godere del patrocino dei sindacati locali. questa assenza inciderà sicuramente sulla diffusione dell’opera.

    tornando alla tua affermazione:
    – oggi gli autori ci sono. cioè ci sono le potenzialità artistiche
    – ci sono editori, ma non sono abbastanza e non sono abbastanza remunerativi per gli autori stessi
    – ci sono i titoli, anzi sono tantissimi. qualcuno che vada bene non può non esserci. sarebbe impossibile statisticamente. ma la stragrande maggioranza di loro ha una diffusione limitatissima
    – ci sono continue iniziative, praticamente quasi ovunque. tutte le settimane ci sono una o più fiere, uno o più incontri, una o più inaugurazioni di mostre. riguardano tutti fumetti brutti?

    domande finali: stiamo assistendo all’epifania definitiva di un fenomeno che ha caratterizzato il ‘900?
    qual’è il vero problema? L’innovazione di prodotto? il livello artistico delle opere? le loro possibilità di diffusione?

    La mia esperienza dice che se sai proporre puoi interessare nuovi lettori. per poter proporre bisogna disporre.
    oggi disponiamo di centinaia di titoli prodotti ogni mese.

    tu te ne accorgi?
    li ritieni tutti inadeguati?
    è una partita persa in partenza?
    o sei tu che stai semplicemente cambiando interessi?

  31. voglio darti ancora un ultimo riscontro su un punto che a te preme molto. poi tocca a te replicare, se vorrai.

    sì. fumetti-merda esistono. non sono pochi. il problema è sempre l’estrema relatività del concetto e le inevitabili approssimazioni. il 90€ dei manga oggi negli scaffali è merda? magari noi che abbiamo 40 anni possiamo anche sostenerlo. vallo a spiegare ad uno di 20. girerebbe la testa come se tu non esistessi e andrebbe avanti a leggerli. questo perché i veri fumetti-merda sono in realtà pochi. Sono invece tante le repliche. ogni slam dunk, ogni naruto, ogni video girl ai, produce decine/centinaia di replcihe che hanno una formidabile reddittività commerciale. lo stesso vale per i comic book. anzi lì il fenomeno è abbagliante per la sua evidenza. Ma le repliche sono tutte brutte? a me sembra che da quando c’è joe quesada alla marvel, il livello medio sia cresciuto, a cominciare dalla grafica, sempre di alto livello. ed è da quei fumetti, debitori degli innovatori degli anni ’80, che si attinge per film campioni d’incasso degli ultimi anni.
    in Italia, i fumetti-replica sembrano più che altro caratterizzarsi per i format dominanti. il format bonelli per esempio. sono sicuro che volto nascosto, in un formato diverso, con una produzione diversa, sarebbe stato molto migliore. magico vento invece va bene così. e quando chiuderà, chiuderà in piedi, così come vogliono gli autori.
    colpiscono soprattutto le repliche “interne”. mi chiedo se abbia senso continuare dylan dog così com’è ora. commercialmente ha senso e quindi la mia domanda diventa subito ridicola. soprattutto quando ripenso alla classe di ieri, di cui parlo nel commento precedente, e ricordo il lucchichio negli occhi di alcuni studenti quando ho presentato dylan dog e loro mi hanno fatto sapere di leggerlo.

    le tue esigenze di lettore sono diverse dalle mie, almeno in parte.
    ma le nostre sono radicalmente diverse per esempio da quelle degli adolescenti di oggi.
    non puoi ritenere che il naruto letto dal dodicenne di oggi sia merda, mentre invece il tex di gl bonelli letto dal dodicenne degli anni ’70 sia stato il non plus ultra. fatte le debite proporzioni E’ LA STESSA COSA. cioè è una delle tante porte d’accesso disponibili alla scoperta del mondo, è una delle tante modalità tramite cui ci si costruisce un proprio sistema di valori.

    mi fermo qui.

    ps prima che paperino possa scrivere altre sciocchezze, faccio presente che oggi è festa a cremona e sono in ferie, i bambini dormono e ho avuto tempo per leggere, pensare e scrivere.

  32. ok. intanto, si dica al qui vicino brunetta 50,51,52 che con un paio di tacchi decenti sicuramente non rischierebbe di affogare… se poi ne facesse anche di meno…

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