Ho pianto

The arrival di shaun tan (immagine da www.lambiek.net)

L’ho già riletto un paio di volte e, ancora, mi ritrovo col fiatone e il groppo in gola. Adesso esiste anche in edizione italiana. Lo fa Elliot, s’intitola L’approdo e l’autore è Shaun Tan. Un libro ben stampato e ben legato (a essere spaccamaroni, non mi piace la colla usata per incollare le pagine interne sulla copertina cartonata). Ha solo un grande difetto: un redattore scrupoloso si è sentito in dovere di spendersi, in quarta di copertina, la locuzione “graphic novel”. Pazienza.
Leggilo.

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23 pensieri su “Ho pianto

  1. ciao, sto mettendo su un piccolo negozietto virtuale dove poter esporre le mie creazioni in legno, mi farebbe piacere se, quando hai tempo, volessi farci un salto giusto x curiosare!
    In caso contrario scusa il disturbo…

  2. Ne avevo sentito parlare (o meglio letto) in qualche post-Angouleme (credo quello dell’anno passato) visto che, se non sbaglio, e’ la traduzione di ‘la’ ou’ vont nos peres’ e mi era sempre stato li’li’, anzi la’la’, in punta d’acquisto Amazonica.

    La tua indicazione ha dato la spallata definitiva…ora devo solo scegliere in che edizione (anche perche’ non so da che parte cercare Elliot). Vabbe’ adesso mi ci metto…grazie!

    alb.chk.

  3. ti dirò, alcuni passaggi strepitosi, visivamente eccezionale, story telling da paura…

    ma arrivato in fondo non è che io abbia capito bene cosa volesse dirmi, questa Australia visionaria mi è sembrata un pò priva di tutte le questioni reali di integrazione e distruzione del locale che l’immigrazione si porta dietro.
    un pò comodo ignorare il genocidio degli aborigeni e i camionisti strafatti di speed.

    il fatto che vi fosse un sostegno “istituzionale” al libro, ha ulteriormente alimentato i miei sospetti.

    Giorgio Trinchero

  4. @Giorgio: l’approdo che ho letto io non parla dell’Australia. Il sostegno istituzionale l’ho interpretato solo come sponsorship (necessaria) di un prodotto culturale locale. Pensa che la statua con i due omoni che si danno la mano mi era parsa una rilettura della statua della libertà. E avevo dato molta importanza alla scelta dei visi tratti dalle foto di ellis island.

  5. si, anche tutta la parte industriale è tipicamente statunitense.
    io ho inizialmente pensato volesse essere una sintesi dei paesi fondati principalmente sull’immigrazione.

    Ma nell’edizione da me posseduta (Dargaud) ci sono le note dell’autore, il quale ci dice che il libro si basa su aneddoti raccolti da suo padre (immigrato in in australia nel 1960) e su due libri che parlano di immigrazione australiana: “The Immigrants”, Wendy Lowestein, e “Tales from a Suitcase” di Davies – Dal Bosco.
    Le foto di Ellis Island sono l’unica cosa ispirata a fonte non australiana, probabilmente perchè non esistono altri archivi fotografici di emigranti.
    Ero poi qui a parlare con un mio caro amico, nonchè disegnatore. Osservavamo ammirati i disegni di cui sopra, e il suo occhio attento ha scoperto che alcuni dei visi non sono di immigranti, ma ripresi da foto di Steve McCurry (“Ritratti”-Phaidon).

    Vogliamo dire che è l’america?
    non fa nessuna differenza.
    un pò comodo ignorare le questioni razziali, la mafia, la crisi del ’29.

    il finanziamento istituzionale è sempre negativo. In questo caso poi, trasforma quest’opera (che comunque ritengo eccezionale) in uno spottone alla Fantasmagorica Australia, la terra piena di animali buffi e gente sorridente.
    Vieni in Australia, gli aborigeni non li abbiamo massacrati, non sono mai esistiti!

    Giorgio Trinchero

  6. Bho… Mi sembra una lettura ideologizzata.

    Ha usato riferimenti fotografici impuri? Non mi interessa.
    Non ha raccontato stermini, malesseri e corporazioni a delinquere? Non fa niente.

    E’ un libro normale. Con obiettivi narrativi ed estetici. Mica il manuale delle giovani marmotte, dove devo trovare “tutto”.

    Amo quel libro anche se non mi dice che babbo natale non esiste (perché hai spalancato gli occhi così? cosa ho detto?)

    p.

  7. Per Giorgio Trinchero: se è per questo l’Australia è pure un’ex colonia penale inglese, una parte dei “nativi” discende da ergastolani condannati ai lavori forzati alla fine del 1700, provenienti dall’Inghilterra. E’ veramente assurdo che il libro non ne parli, non trovi?
    Per non parlare del fatto che è in Inghilterra che è nata la moderna Massoneria e che la Chiesa Anglicana rifiuta i dogmi dell’infallibilità pontificia e dell’immacolata concezione. A pensarci bene tutta questa storia mette i brividi.

    Paperino

  8. quando il buon Michele ha dato un po’ di matto, pensavo avesse esagerato.
    mi sbagliavo. Scopro ora che non ha fatto male a levare il tuo link, ha fatto male a rimetterlo.

    a quanto pare non riesci a sostenere un dialogo dal momento in cui non puoi più avere la certezza di essere nel giusto.
    in pratica non sei in grado di sostenere un dialogo.

    la tua descrizione di questo libro che ami:
    “Non ha raccontato stermini, malesseri e corporazioni a delinquere? Non fa niente.
    E’ un libro normale. Con obiettivi narrativi ed estetici.”

    su questo hai ragione, è un fumetto consolatorio.
    Scrivici su un bel pezzo per Fumo di China, va.

    Giorgio Trinchero

    (ero tentato di rispondere punto per punto, ma non ho proprio voglia ora, e poi non servirebbe a niente)

  9. “Bho… Mi sembra una lettura ideologizzata.”
    – La lettura è stata assolutamente priva di pregiudizi, le note dell’autore sono in fondo e in francese, lo ho lette con estremo sforzo solo dopo che il libro non mi aveva convinto.
    L’analisi è anche ideologica, visto che alcuni dati hanno comprovato alcune mie impressioni.

    “Ha usato riferimenti fotografici impuri? Non mi interessa.”
    – Non interessa a nessuno. ero solo per dire che le foto di ellis island, così importanti a tuo precedente dire, erano più importanti per te che per l’autore.

    “Non ha raccontato stermini, malesseri e corporazioni a delinquere? Non fa niente.
    E’ un libro normale. Con obiettivi narrativi ed estetici. Mica il manuale delle giovani marmotte, dove devo trovare “tutto”.”
    – Per me un libro normale è un libro che racconta il senso della vita e della morte.
    Il resto è pornografia del sentimento.
    Preferisco di gran lunga quella vera.

    “Amo quel libro anche se non mi dice che babbo natale non esiste (perché hai spalancato gli occhi così? cosa ho detto?) ”
    – Sono di La Spezia, a Spezia nessuno si stupisce di niente. Mai.

    Giorgio “perdo tempo la sera” Trinchero

  10. Scegli la tua risposta:
    1. Grazie, Giorgio. Mi hai illuminato. Ora ho capito anch’io che L’approdo è una merda piagnucolosa e falsa.

    2. Rileggerò quel libro con uno sguardo più attento e vedrò di cambiare la mia idea. Ti ringrazio per avermi mostrato la via.

    3. Hmmm… La tua lettura è interessante. Ma siccome – anche dopo rilettura – non riesco a vederla in quel modo, mi sembra ideologizzata.

    Ok, Giorgio.
    Hai detto le tue ragioni.
    Ora spiegami: perché hai paura dell’ironia? E dire che sei spezzino.
    (considererò un fallimento personale l’eventuale risposta “la tua non è ironia, ma pedanteria, spocchia e supponenza”).

  11. senti un pò, cabaret, ma a te, una frase come “a La spezia nessuno si stupisce di niente. Mai.” sembra una frase che si possa scrivere seriamente?

    io colgo la tua ironia, ma non mi fa ridere. tu addirittura non cogli la mia ironia.
    forse è un gap generazionale, non so.

    alla prossima.

    Giorgio “simpatia” Trinchero

  12. lo vedi che non cogli l’ironia

    Giorgio “sabato mattina su internet che tristezza” Trinchero

  13. La lettura di Trinchero è davvero ideologizzata.

    Però resta pur sempre uno dei migliori avventori, in questa rissosa osteria.

    Insomma, Spari: vorrei invitarti a usare una “wild card” per reincluderlo nella pugna.

    ms

  14. ms: sono fottutamente d’accordo con te (e lo sai che non sopporto quando hai ragione: che non succeda mai più). Una cosa: cazz’è una wild card? *? Se sì, *! Ma non so se basta.

  15. Per fortuna che le tre righe iniziali erano chiare. Lo snob, qui, rischiava di addormentarsi.
    Adesso che so cos’è una wild card, spocchiosissimo anonimo, posso farmi un’altra tacca alla cintura?

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