Viaggio nel tempo

Lilith di Luca ENoch

La prendo larga.

Tra il 1991 e il 1992 ero incastrato a Bolzano per basse questioni di macelleria umana. Ai tempi esisteva, in questo paesotto mancato, una tradizione barbara: se non dicevi che non volevi (e dovevi dimostrarlo, attraversando fiumi di burocrazia), ti spedivano a fare l’idiota in divisa. Precettato, trascorrevo le mie giornate in caserme ad assecondare le volontà di ometti piccoli piccoli e a cercare di tirare sera. Come sempre, mi anestetizzavo con le storie. Non ricordo bene quando (credo a luglio 1992) iniziò a uscire la nuova edizione settimanale de “L’intrepido”.

Quando distribuivano l’autocontrollo, probabilmente non mi sono messo in fila. Da che mi ricordo, se un manufatto contenente narrazioni mi tenta (e la soglia dello stimolo è bassissima), frugo nelle tasche per vedere se ho quattrini a sufficienza e mi scatta l’acquisto compulsivo.

Ero militare, dicevo, e avevo pochi soldi, ma “L’intrepido” costava poco davvero. Costava così poco che, pur non convincendomi pienamente, riusciva a pungolarmi settimanalmente all’acquisto. A volte c’erano anche cose pregevoli. Ricordo chiaramente la sensazione prodottami da un raccontino dal titolo Berserker. “Questo tipo racconta bene una storia stupidina e disegna proprio strano. Peccato che si firmi con uno pseudonimo: onestamente, nessuno può chiamarsi Enoch!”

Quel fumettista là, se ricordo bene, l’avevo già visto in qualche storiella sparsa. Robe fantasy-kinghiane su fumo di china e una robina di vermi, astronauti e principesse marziane su un inserto dedicato agli esordienti dalla rivista “L’eternauta” (ricordo poco quella storia, ma il fatto che abbia ancora sensazioni addosso significa che mi aveva colpito).

Dopo qualche mese, su l’intrepido iniziò a uscire Sprayliz e funzionava proprio bene.

Sono stato proprio contento quando in edicola uscirono le tre raccolte delle storie della graffitara che presagivano la volontà di attivare una serie con periodicità più controllata. Il mensile di Sprayliz arrivò dopo un cambio di casa editrice. Era un tascabile a due vignette, alla Diabolik, e non era divertente come le storie brevi pubblicate sull’intrepido. Il formato e la periodicità avevano fatto perdere qualcosa al racconto. O forse avevano aggiunto. Su un sacco di pagine si possono dire un sacco di cose. Si possono dare un sacco di spiegazioni. E la pubblicità progresso diventa trombonismo. Per quanto alternativo, autoridotto e fuori dall’ottica del sistema.

Quando Sprayliz ha chiuso, mi sono sentito quasi sollevato. Dopo qualche capatina su una testata minore della Bonelli, a Enoch è stata offerta la possibilità di avere la propria testata minore. E ha fatto “Gea”. Quanto cazzo parlavano tutti su quelle pagine! Tanto. Troppo. Si dicevano anche cose che non volevo si (e mi) dicessero. Si trattavano da idioti e facevano lo stesso con me. La noia regnava sovrana. Poi Gea ha chiuso. Prima del previsto. Forse annoiava anche l’autore.

Venerdì scorso è uscito il primo numero della serie nuova di Luca Enoch. Sai già tutto: si chiama “Lilith”. Guardo le copertine e le anticipazioni e spero che sia una roba furbina. Luca Enoch contro Hollywood. Il primo numero a riscrivere Troy, il secondo a rifare i pirati dei caraibi e via così inseguendo il mercato e giocando con i fenomeni. E, invece, no. Didascalismo a go go. Personaggi che parlano tantissimo. Colpi di scena che ti telefonano prima di arrivare ché magari non cucini e non si può rimanere a cena. Al punto da poter leggere un solo balloon per pagina, saltando anche qualche aggettivo, senza perdere il senso della storia.

Luca Enoch è un tipo che potrebbe raccontare nuove forme di fumetto popolare (non necessariamente populista). Uno da cui dovremmo pretendere racconto coinvolgente, melodramma, azione sfrontata. E lui potrebbe anche darcele ‘ste cose. Peccato che non abbia interlocutori editoriali e nessuno discuta con lui le sue idee.

C’è una striscia delle Peanuts in cui Linus e un altro bimbo (non ricordo quale) stanno disegnando. A un certo punto il bimbo va a sbattere contro il gomito di Linus e si lamenta perché ha sbagliato per colpa sua. Linus, esprimendo tutta la filosofia che ci può stare su una maglietta (è di spiegelman, non mia), sentenzia: “l’arte non conosce fallo di ostruzione”.

Qualcuno spieghi agli autori di fumetto che quella battuta doveva far ridere.

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12 pensieri su “Viaggio nel tempo

  1. per me, la cosa più rilevante che hai scritto riguarda proprio il confronto nel merito all’interno della casa editrice, evidentemente sempre più carente. l’albo l’ho comprato stamattina e devo ancora leggerlo.

  2. e se, invece, avessero ragione loro. se i lettori dei loro fumetti fossero tutti idioti, che hanno bisogno di abbecedari invece che di storie?

    martin coccai

  3. Hai colto nel segno.
    Il segno dellla frustrazione.
    Non è bello vedere gettate al vento le buone premesse, già.

    “Questo tipo racconta bene prodottini stupidini e scrive proprio strano. Peccato che si firmi con uno pseudonimo: onestamente, nessuno può chiamarsi Sparidinchiostro!”

    ms

  4. Ma che cavolo dici Paolo ?!
    Ecco adesso immaginati la scena:
    2003 Angoulème, un freddo porco, fuori dai padiglioni dell’alta editoria si aggira un uomo non tanto alto, ma di bella presenza e ben vestito con i capelli brizzolati. Si era sparsa la voce in poco tempo del suo trotterellare con sorriso malizioso in compagnia di un gruppetto di scagnozzi.
    Così me lo vedo passare davanti quel Bonelli che tutti conosciamo, bello come il sole e con un passo sicuro. Dietro di lui ricurvo riconosco uno dei disegnatori che scimmiotta, senza perdere di vista neanche per un istante, i movimenti veloci di quell’uomo così affascinante dal bavero alzato.
    Rimango stupefatta di tanta riverenza e non mi pareva vero che quello fosse il disegnatore di Sprayliz.
    In sostanza: smettetela di dare la colpa a Bonelli o alla redazione, disegnare o scrivere è una scelta libera. Nessuno è legato con le catene a un muro come il disegnatore Nichetti in “Allegro ma non troppo”.
    Quella casa editrice ha delle regole ed è un’ impresa e ragiona come un’impresa. Sappiamo tutti benissimo quali sono le linee editoriali e se uno le accetta, le accetta.
    Ora, sei davvero sicuro che Enoch, il quale tra l’altro ammiro come muove la matita sul foglio, che libero come un uccello abbia veramente le ali per volare ?

    ElenAcc

  5. mah, elena, fai una caricatura che non corrisponde a quanto conosco io di luca enoch.
    poi, certamente, ci si può anche rendere conto di non essere dei geni: se lo diceva pazienza alla fine di pompeo. non penso che luca si creda chissà che cosa.
    secondo me di talento ne ha tanto. ma concordo che il problema stia nella attuale relazione editore-autore.
    forse l’officina artigianale made in bonelli ha bisogno di essere un po’ ripensata.
    intanto faccio notare anche qua che i commenti dei lettori che ho trovaro in rete, i commenti espressi quindi, sono in larghissima misura entusiasti (fonti sono blog autore e forum comicus).

  6. Ma non ho capito… perchè il nuovo fumetto di Enoch non dovrebbe piacere ?
    Allora non ho capito la domanda.
    Perchè potrebbe fare di più ? Mi sembra che faccia già di più…

  7. chebello,
    secondo la stampa italiana, pare che tra ieri e oggi sia morto Batman:
    http://www.corriere.it/spettacoli/08_novembre_25/batman_ucciso_robin_1b546978-bb00-11dd-9330-00144f02aabc.shtml

    Curioso: in Francia e altri Paesi europei, non se ne sono nemmeno accorti.

    In questo momento sto vedendo Mollica sul TG1 che ci casca pure lui (non che avessimo speranze).

    Domanda: chi è quel pirla di giornalista che ha innescato la bufala del mese?

    Il Granchio

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