Capitolo 1: Giù nel buco (3/3)

Tra il 1880 e il 1881 Dodgson smette di fare fotografie e abbandona l’insegnamento. Sono, forse, la paura dello scandalo e il tedio dell’aula a fargli abbracciare la drastica decisione. Decide di dedicarsi unicamente alla scrittura di testi sulla logica e conduce una vita sempre più ritirata. Sebbene, fino ad allora, avesse regalato i libri di Alice alle sue amichette, in quegli anni il reverendo inizia a rispedire al mittente le lettere inviate al suo indirizzo che riportano sulla busta il nome di Carroll.

“… ho appena appreso – in quest’ultima ora – che è in corso di stampa un dizionario, sotto la sua direzione mi risulta, nel quale è stato incluso il mio nome, accoppiato con il nome anonimo «Lewis Carroll» sotto il quale ho pubblicato alcuni libri. E non perdo un attimo a scriverle per chiederle – con la massima serietà e urgenza – di eliminare il paragrafo nel quale sono nominato…”

Così scrive Dodgson, il 30 novembre 1880, a Catherine Laing che si apprestava a proseguire il Dictionary of the Anonymus and Pseudonymus Literature of Great Bretain, iniziato da Samuel Halkett.
Tutti i personaggi che popolano i due libri di Alice oscillano, pericolosamente e impulsivamente, tra la noia e la rabbia: veri monumenti all’accidia e all’ira, non concedono spazio agli insegnamenti morali.
Il diacono CL soffre per l’assenza di precetti e, macerato dai rimorsi, dapprima – come abbiamo visto – prende le distanze da LC. Poi, reso più vigoroso dai ritmi ciclici e ripetitivi di un incarico burocratico (la gestione della Senior Common Room), da una fede ardente e da una passione realizzata per gli studi e la redazione di trattati di logica e di matematica, si accanisce contro il suo alter ego. Nonostante gli conceda la pubblicazione di raccolte di testi già apparsi su rivista, CL è ben deciso a porre un freno all’anarchia e a tarpare l’ineffabile assenza di senso di LC. Tra il 1889 e il 1893 escono i due volumi di Sylvie e Bruno. In copertina riportano la firma di Lewis Carroll, ma è un’evidente menzogna. I pochi che conosco che, per mero dovere accademico, sono riusciti a leggere, da copertina a copertina, il malloppo di carta non ne parlano volentieri.

foto di Lewis Carroll

Stiamo qua dietro. Perché adesso succedono delle cose strane. Alice è una bambina con disturbi dell’alimentazione. Non come credi. (O, forse, proprio così). Ci mettiamo qua, ben appoggiati alla parete, e stiamo a guardare. Lo so che ti annoi. E’ proprio per questo che, mentre aspettiamo di uscire da qui, ti sto raccontando la storia di Dodgson e Carroll.
Ti annoi lo stesso? Dài. Non fare troppe storie e cerca di galleggiare sul racconto.
A proposito… Sai nuotare?
Mi ero dimenticato di chiedertelo e, fra qualche pagina, tornerà utile.

 

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Calmo. È solo diventata molto piccola. L’hai mai sentita una madre quando ammonisce i propri bambini avvertendoli che se non mangiano non cresceranno? Ad Alice può accadere il contrario. E non è ancora finita.
Se la ascolti bene, scoprirai che il suo dramma è che, così piccina, non può avere un doppio: non ce n’è abbastanza neanche per fare una sola persona rispettabile.
Sylvie e Bruno si sviluppa, per circa ottocento pagina, attorno a due linee narrative. La prima, in cui si sente la voce di Lewis Carroll (probabilmente un po’ infelice per l’ingerenza subita), si dipana nel mondo delle fate. L’altra è ambientata nel mondo reale ed ha la forma del racconto sociale in cui si discute di religione, società e morale. Le pagine lungo cui si sviluppa questa seconda traccia sono evidentemente scritte da Charles Lutwidge Dodgson, che cerca di porre rimedio alla grave colpa dei due libri di Alice: l’assenza di chiari precetti che possano illuminare le coscienze dei giovani lettori e trasformarli in coscienziosi e operosi ingranaggi della macchina vittoriana.
Ecco. Ora, resta fermo. immobile.

 

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(3/3 fine)
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14 pensieri su “Capitolo 1: Giù nel buco (3/3)

  1. Mentre lo riguardo mi accorgo che una riscrittura (con tutti i miei limiti)di Alice qui (nel blog) non funziona. Fprsse non funziona neanche altrove, ma qui mi sembra che la composizione grafica e la carta denuncino pesantemente la propria assenza. Mi sembra che il gioco di citazioni e di contrapposizione di immagini (tengo buone quelle di tenniel) cui pensavo non si capisca.

  2. Si capisce, Paolo. Si capisce.
    Il problema, che non è di questi cosi che chiamano blog ma del pubblico cui ti rivolgi, è che quando fai sul serio nessuno ti viene dietro. Perchè non capiscono.

  3. Io non capisco, o capisco poco, ma vengo dietro. Perché le spirali di Spari mi avvolgono e stimolano. Però è vero, “… la composizione grafica e la carta denunci(a)no pesantemente la proria assenza”. Ma non ti fermare, che anche così c’è ciccia per i gatti.
    M.G.

  4. no, infatti.
    Mi dispiace molto, sinceramente, ma io non ci capisco un cazzo. Proprio mi sa che cerco le cose sbagliate nei posti giusti e viceversa… non so, c’è qualche chiave che potrebbe indirizzarmi?
    …o semplicemente tu e boris vi state divertendo a prendere per il culo me e michele? (gli unici, tra l’altro, che seguono con sincero interesse i vostri blog, mi sembra davvero poco carino)

    Gita Tranquilla

  5. No, Gita. Non c’è nessuna presa per il culo.
    Da qualche tempo ho voglia di raccontare il modo in cui parole e immagini interagiscono nelle storie (dal punto di vista del lettore). Temo che le sole parole non possano funzionare e allora voglio partire dallo strano rapporto tra dodgson e carroll, tra carroll e tenniel, tra l’alice e i suoi illustratori successivi. Voglio farlo perché là dentro ci sono un sacco di chiavi di lettura meravigliose e perché quel robo si può trasformare in punto nodale attorno al quale sviluppare idee e racconti su parole e immagini.

    Evidentemente sbaglio qualcosa. Annoiarti mi dà un fastidio becco (quasi quanto annoiare me stesso)

    Boris dice: Il problema, che non è di questi cosi che chiamano blog ma del pubblico cui ti rivolgi, è che quando fai sul serio nessuno ti viene dietro. Perchè non capiscono.

    Non ci credo.
    Perché faccio sul serio sempre. Soprattutto quando cazzeggio. Anche quando non mi prendo (o fingo di non prendermi) sul serio. Ci sono cose che funzionano (poco) e cose che non funzionano (per niente).

    Questa temo non funzioni. Però c’è un problema: come faccio ad affrontare la questione degli strumenti (che esistono – giuro – e che uso quotidianamente) se quando inizio a parlarne, i miei interlocutori si addormentano.

    Forse è inutile e insensato parlarne. O forse bisogna inventarsi una cosa più frammentaria e più vicina allo spirito dei tempi.
    Davvero, non so.

    Ah… M.G. non è Michele.

  6. Potrebbe anche essere che interpreti in modo sbagliato il numero dei commenti.
    Quando un film ti prende taci e guardi e ascolti. E aspetti con ansia la prossima sequenza.
    Quando ti annoia o fa cagare, schiamazzi.

  7. Esatto Boris, è proprio così, almeno per me (sono io che non sono MicGin). Per inciso uno dei tre vostri affezionati lettori.
    M.G.

  8. Mah, veramente anch’io seguo sempre il blog anche se me ne sto zitto e capisco poco (quindi “tiè!” Gita Tranquilla, che pensavi di avere l’esclusiva). E “vengo dietro” anche se non commento. Mi viene anche in mente che invece non seguo il blog di Boris non solo perché ha lo sfondo nero (aveva? è un po’ che non ci vado), ma anche perché è decisamente meno simpatico di Paolo.
    Orlando Furioso

  9. anch’io sono un vostro (tuo e di boris) affezzionato lettore. anch’io cerco di capire perlopiù in silenzio. i commenti non ce li metto spesso perchè 1, di solito quando ascolto sto zitto e 2, ho paura di beccarmi le bacchettate sulle dita. le cose che scrivete sono sempre interessanti, anche se non capisco tutto cerco di godermi quel poco che invece si. a volte è vero, vi preferirei più diretti, d’altra parte i blog sono vostri, quindi che cazzo.

    Bob Bazzecola

  10. tranqui giorgio, non mi sento preso in giro.
    cmq, in questa circostanza specifica, fatico ad entrare nel discorso. ma seguo diligente come sempre. alla prossima!

  11. in tutti i commenti son tutti contenti e mi dicon di contenere le mie incomprensibili incontinenze, poi, confusamente, confessano una concreta confusione nella comprensione.

    buon anno

    Gennaio Tassonomico

    http://www.abelardomorell.net/photography/alice_01/alice_01.html

    lo trovato per caso su ffffound, e poi mi è venuto il dubbio che tu lo avessi citato qui, il fatto che non io sapessi se ne tu ne avessi parlato o meno, mi fa pensare che forse il problema è che hai frammentato troppo. Si perde il mood con la cadenza non fissa, e la concentrazione con le interruzioni.

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