Certi momenti

Foto dal Grande Fratello

0. Con il mio amico Fabio, l’altra sera a cena, si parlava di quella forma di cinismo che pervade la scrittura di tanti di quelli che amiamo leggere. Ci attraggono con la ricchezza lessicale e con gli equilibrismi inferenziali. E, allo stesso tempo, ci respingono per lo sguardo unicamente distruttivo che rivolgono ai viventi. Quasi fossero (fossimo) bestie in gabbia dai comportamenti sempre deprecabili. Se guardo in giro, ne trovo a decine: abilissimi ad affastellare disprezzo ilare e distaccato e carichi di un rancore mascherato di cinismo. Mai un atto d’amore o una di quelle piacevoli bassezze che caratterizzano gli umani: chessò, una lacrima, una bestemmia o una risata.

1. Tornato a casa, un sospetto ha iniziato ad assalirmi. Come diceva Gaber a proposito del puzzo di merda, “VUOI VEDERE CHE SONO IO?”

2. Poi sono stato male. Febbre alta per 3 giorni. Sai quelle cose sgradevoli di sudore, alitosi, brividi di febbre e notti insonni. Robe che succedono agli umani.

3. In quei momenti hai un sacco di tempo ma sei incapace di attenzione: poche letture, poche visioni, pochi ascolti e poche chiacchierate con gli amici. E’ come se fossi un po’ morto. E anche i videogiochi, dopo dieci minuti di inesorabili sconfitte, ti fanno bruciare gli occhi. E allora pensi. Confusa-mente. Contorta-mente. Malata-mente.

4. Stamattina sto bene (grazie per l’interessamento). E ricomincio a fare le mie cose e ad assecondare i miei riti. Sono qua con la pigna di quotidiani accanto. Sfogliucchio, guarducchio, leggiucchio, scrivucchio. Le solite robe, insomma. E a un certo punto mi trovo tra le mani il Foglio. Mica per caso. L’ho comprato – consapevolmente – sperando di trovarci le cose che mi divertono. E infatti, a pagina 2, c’è un articolo di Edoardo Camurri.

5. Camurri è uno che scrive sul Foglio e sul domenicale del sole 24 ore (tutta roba che io, da vero snob, sventolo tra le mani. Camurri mi piace e mi fa ridere. Scrive bene, è arguto, è caustico, è distruttivo, è cinico. Mi fa ridere fin dal nome. Ho origini messinesi e mio nonno, quando si presentava una qualsiasi scocciatura, sbottava in una magnifica esclamazione: “Che camurria!”

6. Camurri parla di “Quelli che si sentono finalmente ricompensati dalla crisi economica”. Scrive che per capire “questi nuovi hegeliani” dobbiamo “giocare ancora una volta con Wittgenstein” e considerarli “un insieme di fatti”. Scrive: “E i fatti, più che confutati con le parole, insegnava Hegel, vanno annientati, quando il silenzio è impossibile, con il bastone o negati come si nega un fastidio o un moscone: spiaccicandoli in un angoletto”.

7. Prima di lanciare via, un po’ incazzato la dimostrazione del mio teoremino, mi casca l’occhio (quello buono) sull’articolo posto sul fondo della stessa pagina. Diametralmente opposto, non solo graficamente. E’ un invito alla visione del Grande Fratello: “Snobbare il Grande Fratello (e la Grande Tetta dentro) è un vivere da guerci” di Alessandro Schwed. ‘Sto tipo (che è Giga Melik, qualora tu fossi lento – come me – e non lo avessi ancora capito) guarda il papà di tutti i reality show e lo legge con una descrizione di personaggi e interpreti che sembra presa ispirata ad Antonio Faeti: “C’è un ragazzo italo-americano il cui volto e il modo marcato ricordano De Niro in “Taxi Driver”, un calco dell’emigrazione italiana in America; c’è uno spiri tosone: un giovane cieco. Gira con il bastone, e sono tutti intorno a lui: interessati o consapevoli del gradimento che sale a essere gentili con un disabile? Tv carogna. C’è un ragazzo rom, orfano, spudoratamente delizioso. Viene in mente un altro “Indovina chi viene a cena”: l’idea sottesa che un diverso per essere accettato deve essere bello, sensibile, e naturalmente un genio. Il programma, e riecco il nulla, si sta facendo lanciare da un seno: i globi finti o veri di una ragazza della provincia di Como. Jessica Rabbit al GF9”.

8. Certo. Schwed ha qui una scrittura sghemba. Sembra quasi che l’influenza non abbia colpito solo me: sono certo che se il correttore di bozze del foglio fosse stato bene avrebbe potuto fare miracoli per quei periodi claudicanti. Eppure mi sembra che quell’articoletto metta al centro un’idea, che ricopio qua: “Il mondo delle opinioni è in caduta libera:il crollo degli steccati ha messo a nudo l’ego e destituito di senso certe discussioni: la realtà precipita nei microfoni come in un imbuto. Nei salotti-imbuto, nei talk-imbuto, nei tg-imbuto, arrivano singoli, parlano in fila, a frotte, soli. Pontificano. Ognuno riporta tutto a sé, invece di ricondurre sé al Tutto”.

9. Quando è successo? Quando dileggiare il banale è diventato più importante che indicare l’utile?

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5 pensieri su “Certi momenti

  1. 9_ non è mai diventato più importante, ma è sempre stato più diffuso. Spesso è ben mascherato da analisi del sociale, ma è sempre e solo un inutile tirar calci ad una lattina vuota.

    è come preoccuparsi di quello che dice il papa. è come guardare “studio aperto” per vedere fino a che punto possono spingersi, è come comprare repubblica ogni volta dimenticando quanto non dica un cazzo e spesso sbagliato, è come guardare “amici” per sapere quanto è brutto, è come accendere la tv perché se no non sai cosa pensa la gente.

    la tv parla solo ed esclusivamente di se stessa. a se stessa. l’unica cosa che si perde non guardando il grande fratello è sapere cosa pensa la televisione dei personaggi che sono in televisione.

  2. forse quando un numero sempre più alto di persone ha perso di vista il “fare” e si è limitato ad osservare la bolla trasparente da fuori. alla lunga ci si annoia.
    sei dio è morto è sicuramente morto di noia.

    P.S. “fare” in senso lato.

  3. mi sa che ‘sta fase sta finendo, sabato le migliaia di persone che si sono mobilitate per conchetta erano una bella sorpresa e per nulla propense al chiacchericcio individuale.

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