Memoria

Un prete

1.
Per fortuna che c’è stato il giorno della memoria. Quasi il capo germanico di una multinazionale votata alla grande distribuzione organizzata di anime si stava dimenticando di riabilitare un gruppetto di devoti nazisti. Me lo vedo: a colazione sente il radiogiornale che gli rammenta la ricorrenza e lui, picchiandosi il palmo della mano sulla fronte, sbotta in un bonviano: “Ach!”

2. Anche noi a casa abbiamo approfittato di quella giornata. Lo abbiamo fatto perché ci sembrava un bel modo per polarizzare i discorsi della cena su uno dei nostri temi preferiti. Coi nostri pochi strumenti, a tavola abbiamo parlato di codice genetico, di copia dell’informazione, di confronto di stringhe, di assurdità. E ancora: di campi di concentramento, di morti senza nome che rischiano di diventare un numero asettico, di gas, di forni, di assurdità.

3. Poi ci siamo seduti sul divano e abbiamo letto storie a tema.

4. Abbiamo scelto “la storia di Erika” di Ruth Vander Zee e Roberto Innocenti (La margherita edizioni). Poi, ci siamo ricordati che sul tavolo c’era il libro nuovo di Armin Greder (“la città”, Orecchio acerbo). E, siccome non ci sembrava il caso di perdere il tema della serata, abbiamo riletto il libro precedente di questo autore tedesco: “l’isola”.

5. Abbiamo iniziato a sfogliarlo e, a un certo punto, ci sembrava di leggere il quotidiano.

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