Ma chi ha detto che non c’è

Si avvicina il momento in cui gli spazi bianchi mi chiederanno di dire quali sono stati i miei fumetti preferiti nell’ultimo anno. E’ un’operazione difficile, per un sacco di ottimi motivi:

  • non leggo tutti i fumetti che escono in Italia,
  • leggo molte cose scritte in lingue che domino approssimativamente (o che non domino affatto) e, anche se spesso queste cose mi piacciono più di qualunque altro libro italiano, le regole degli spazi bianchi sono chiare: queste storie devono essere uscite in lingua patria, per la prima volta.
  • l’obiettività per un lettore – anche quando lo si chiama “critico” – è una puttanata. Le mie valutazioni, come le tue e di tutti quelli che fruiscono storie, dipendono da un sacco di cose: attenzione, voglia, contesto, impulsi, … Se sei convinto di essere obiettivo sei affetto da una sindrome della psiche terribile che si chiama solipsismo (e, lasciatelo dire, il fatto che te lo sta dicendo uno che scrive in un blog, non è una bella cosa),
  • dire cosa mi è piaciuto significa che devo tirare la riga bianca sul ponte, quella che neanche long john silver deve superare. Tocca di fare come Lars Von Triers nei titoli di coda di Riget/Kingdom: indosso lo smoking e inizio a delirare di bene e male,
  • compro e leggo un sacco di libri e riviste che non sono usciti quest’anno: non mi sembra che essere una novità sia, per una storia, una qualifica discriminante,

Posso continuare ancora a lungo, ma sia io sia tu ci siamo annoiati di un elenco che non ci soddisferà più tra qualche ora (magari non sei soddisfatto neanche adesso).
Passo subito all’ultimo punto.

  • Le cose che mi piacciono e che mi sembrano fumetti escono su supporti che non assimiliamo al fumetto.

Certo: ci sono state belle storie quest’anno. Sono uscite in libri e in riviste che posso comprare in edicola o fumetteria (gli unici spazi rilevanti per il fumetto! Mi scappa un emotico: 8-0!!!). Ma mica riesco a beccarle: ci ho poco tempo. Allora dico chiaramente cosa non mi interessa:

  1. i bonellidi fragili,scritti e disegnati come se dovessero durare un’ora (ed escono per bonelli, star, panini, bloom, …),
  2. le parodie disney che,travestendosi – oscenamente – da mad, emulano serie televisive e per mostrare un personaggio con la pelle nera (avrei scritto “negro”, ma in questo momento i nazisti rondaioli là fuori mi fanno più paura del political correct) dipingono il volto a Pippo (come gli attori del vaudeville ma senza la classe di “un giorno alle corse” dei fratelli marx),
  3. i supereroi che si sono dimenticati di raccontare l’adolescenza agli adolescenti,
  4. i romanzi a fumetti in cui le parole vengono prima e questa ejaculatio precox del codice verbale mette i disegni al servizio di lunghe narrazioni che hanno l’appiccicaticcio sapore della vita… degli altri,
  5. i custodi del cimitero che spolverano le cartacee tombe mensili dei personaggi storici,
  6. le pagine disegnate per essere appese nei musei (ehi, non cancellare le matite che così è Arte!),
  7. i cottimisti che mi rinfacciano di non leggere la loro merda con un occhio di riguardo. Se volgo a quelle robe lo sguardo che dedico a tutto il resto, senza mantenere una forte consapevolezza dei ritmi e delle regole della serialità cui loro si devono piegare, sono un idiota inconsapevole (tutto vero tranne l’inconsapevolezza).

Anche quest’anno, quando penso ai fumetti più belli che ho letto mi vengono in mente storielle uscite su riviste improponibili, picture book, blog, rubriche e belle bandiere…

Come farò a non sembrare il solito snob?

Come farò a dirlo agli spazi bianchi?

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28 pensieri su “Ma chi ha detto che non c’è

  1. la cosa più bella che hai letto quest’anno è MOSSO. serve dirlo? il resto è sudore sprecato.

    pasquale

  2. gli spazi bianchi ti guardano!
    e noi tutti resteremo per forza snob, almeno fino a quando l’ultimo numero di tex non vincerà la classifica.
    ciao!
    guglielmo

  3. Di cottimisti qui non ne sono mai mancati.
    Di ottimisti nemmeno?

    Speriamo che ai secondi cada un altro Veltroni, e che diversamente da Uolter poi si rialzino sempre (ché da seppellire, invece, ci sono i vari David Mills e i loro finanziatori, di cui il mondo non manca mai).
    E speriamo che ai cottimisti capiti anche, entro il 2010, di scrivere qualcosa di interessante. Il tempo è galantuomo, si sa.

    Tu ricorda: per le classifiche dei best blog c’è…la blogosfera. Per i romanzi, vai a blaterare su anobii. Per i fumetti, beh, non nasconderti dietro a un ditino e vedi di sparare. Ah: ricorda che i fumetti sono quella cosa che si distingue dalle canzoni perchè..non servono le orecchie 😉

    Ho preso un Granchio

  4. @tin: che ci vuoi fare? sono nato per deluderti

    @pasq: se tiri in ballo il conflitto di interessi mi metti in una situazione difficile.

    @guglielmo: cielo! mi hanno scoperto

    @granchio: non usi le orecchie per i fumetti? una vita a parlare di sinestesie e mi sei ancora così all’antica. sei nato per deludermi!

    @tutti: quando parla di mills il granchio si riferisce a questo:
    http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_17/processo_mills_condannato_a18bce7a-fcfd-11dd-b299-00144f02aabc.shtml

    Milano, «David Mills fu corrotto»
    Condannato a 4 anni e 6 mesi
    I giudici: «Almeno 600mila dollari per testimoniare il falso in due processi a Berlusconi»

  5. Ma non doveva uscire il numero tre di MOSSO con sarabanda di saggi e disegni dedicati alla gnocca? O avevo capito male?
    M.G.

  6. caro M.G.,
    appena i lavori che ci pagano l’affitto ci daranno un attimo di tregua, ci dedicheremo a MOSSO. e alla gnocca, ça va sans dire…
    ciao,
    pasquale

  7. forse puoi fare così: agli spazi bianchi dai la tua listina, più o meno canonica, con quel paio di cosette ousider giusto per pungolare un po’ i loro lettori (e per non rischiare di non passare da snob)… e poi con tutto il resto, con tutto quello che hai ritenuto troppo outisider (o troppo apparentemente snob) per inserirlo nella lista spaziata bianca, ci vai un bel post qui e così noi si gode uguale…

    baci

  8. Mi sono spillata delle pagine bianche e ci ho scritto in copertina: il mio fumetto preferito.
    Non mi sono accontentata e ho spento ogni apparecchio elettronico e ho chiuso tutti gli scuri. Mi sono seduta sul divano con il mio spillato bianco in mano e con gli occhi chiusi al buio ho letto il mio fumetto tutto bianco.
    In due ore ho letto migliaia di storie sullo stesso spillato… davvero sorprendente scoprire che il fumetto più bello da leggere, il fumetto più bello da scrivere, il fumetto più bello da disegnare non è mai esistito, non esiste e non esisterà mai.

    elenAcc

  9. Ma figurati se qualcuno dei lettori pippaioli di questo blog sa cos’é la gnocca!

    Loredana LaTroia

  10. La Bloom fa bonellidi. E da quando?
    Snob si sopporta, essere impreparati un po’ meno.

    Tex Willer

  11. Sono un estimatore di Ausonia –
    P-hpc è un capolavoro – e ho apprezzato anche Blatta di Ponticelli, Il bosco di Sanna, Pornopolis della Bertan e altri. Non mi sembrano i bonellidi fragili, scritti e disegnati come se dovessero durare un’ora, quindi scusami ma l’ironia non l’ho proprio afferrata. In più la Leopoldo Bloom ha una cura editoriale ineccepibile che fa invidia alle major che citi, forse hai fatto confusione con l’Eura..

    o_O

  12. Non dubito della grande cura editoriale. Ma non mi basta.

    Secondo me Ausonia è il miglior autore di bonellidi che ci sia in giro. Domina quelle regole e quei ritmi narrativi come nessun altro. Guarda Interni (che non è bloom, ma – credo – double shot): avendone anche il formato rende evidente questa cosa che senti di pancia mentre leggi tutto il resto.

    Però adesso se continui a ergerti a paladino di qualcuno facendo gli occhietti, smetto di rispondere. Renditi riconoscibile.

  13. Allora cerchiamo di fare un po’ di ordine.
    1) Se il riferimento ai bonellidi era Interni di Ausonia accanto a Bonelli, Star e Panini dovevi scriverci Double Shot (che comunque stimo enormemente) e non la Bloom. Tutt’ora continuo a non capire la tua ironia su questa casa editrice, forse ci sono dinamiche interne tutte vostre che non conosco e che ovviamente non posso capire.
    2) Interni non ha un formato Bonelli, né la griglia e né tantomeno la foliazione, semplicemente non può essere considerato un bonellide. Il rimando ironico e consapevole che l’autore fa a certi stilemi narrativi del fumetto popolare italiano ha una sua valenza ai fini stessi della storia che guarda caso ruota sul concetto di libertà creativa nel circuito dell’editoria mainstream. Una “confezione” quella di Interni che solo per questo considero geniale, un’acuta presa in giro a quei fumetti che tu stesso sembri non apprezzare troppo. Non tener conto di questo è ovvio che possa toglierti il gusto della lettura. Peccato.
    3) Sulle capacità di Ausonia non discuto, ma ha ha fatto anche tanto altro.
    4) Non sono il paladino di nessuno cerco solo di difendere dagli sfottò qualcosa, semmai, e cioè le piccole case editrici come la Leopoldo Bloom che seriamente cercano di promuovere nuovi talenti. Ho il piacere di lavorare in una minuscola realtà editoriale anche se non si occupa di fumetto e so le difficoltà che ci sono nel perseguire certi traguardi.
    5) “Occhietti” mi va benissimo.

    o_O

  14. Hai ragione, Occhietti.
    A volte perdo il senso della misura.
    Non ce l’ho con Bloom, figurati.
    E’ che non ho alcuna voglia di difendere i più piccoli (anche se magari si dovrebbe).
    Anzi. Siccome il loro è un mestiere complesso, rischioso e costoso riesco a essere anche meno tollerante di quanto sono con quelli più grossi e meglio armati.
    Rizzoli ha fatto un libro bellissimo, le lezioni di disegno di mari – erano uscite su abitare -.
    Quando lo sfogli noti subito che hanno fatto una serie di cazzate nella digitalizzazione delle pagine del designer. Robe da dilettanti: avessero dato uno scanner a me avrei faatto lo stesso. Le vedo e mi incazzo… ma tollero. Penso che fare bei libri non sia una loro priorità.
    Se lo stesso errore lo avesse fatto un piccolo editore non avrei perdonato.
    Vedere una casa editrice piccola che fa libri che trovo banali mi fa incazzare di bestia.
    Facendo così magari sembro un difensore dei capitali meglio investiti. Non è quello che sento.

    Quanto ad Ausonia. A me i suoi lavori non piacciono. Mi sembrano ignorabili e mi chiedo perché. Però lo conosco e mi è simpatico. Allora mi ostino a leggerli e continuo a non trovarci nulla.
    Il gioco bonelliano è stato illuminante. Ha messo in evidenza cose che sentivo dai tempi del pinocchio.

    Hai ragione, occhietti.
    Basta ironia e saarcasmo.

    Grazie
    P.

  15. per finire di capire proprio proprio tutto: P-hpc ti sembra più un capolavoro o una boiata pazzesca?

    cher

  16. guarda cher, provo a risdponderti io.
    a qualcuno piace, a qualcun altro no. come tutte le cose. per ogni lettore o critico che grida al capolavoro ce n’è sempre un altro che grida alla boiata pazzesca. ma non per p-hpc, per qualsiasi cosa. libro, fumetto, film. e credo sia un bene così. no? non credo si possa far affidamento alla critica, qui in italia. l’importante è leggere e vedere se ciò che si è letto ci ha lasciato qualcosa.

    comunque è stato divertente leggervi. “Secondo me Ausonia è il miglior autore di bonellidi che ci sia in giro”, questa è fantastica! =)

    un abbraccio a tutti,

    aus

  17. non ho capito da dove prende spunto il commento 14 e quindi tutto ciò che ne è seguito…
    mah…

  18. “non ho capito da dove prende spunto il commento 14 e quindi tutto ciò che ne è seguito…
    mah…”

    Da qua:
    “i bonellidi fragili,scritti e disegnati come se dovessero durare un’ora (ed escono per bonelli, star, panini, bloom, …)”

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