Lauto didatta

1. “Hitler era, prima di tutto, un Autodidatta, ovvero apparteneva, con assoluta dedizione, a una delle categorie più pericolose e ingovernabili, più truci e rovinose dell’intera storia dell’umanità. Privo di maestri con cui dialogare, privo di controlli e di orientamenti, privo di consigli e di correzioni, , l’Autodidatta interpreta testi, sintomi, frasi, messaggi, indicazioni sempre e solo a modo suo”. (Antonio Faeti, Hitler, quanto Male fa essere un autodidatta, in ttL de “La Stampa” del 14 febbraio 2009)

2. A leggere quella frase, quell’articolo, mi sono incazzato tantissimo. Perché sono un autodidatta e perché ho letto nella frase di Faeti una difesa di casta? Certo, anche. Ma non solo. Più semplicemente mi è tornata in mente, ancora una volta, la città vecchia di De Andrè. “Vecchio professore / cosa vai cercando / in quel portone? / Forse quella che / sola ti può dare / una lezione /Quella che di giorno / chiami con disprezzo / pubblica moglie / Quella che di notte / stabilisce il prezzo / alle tue voglie”.

3. Sono certo che il mio amore per Ivan Illich e per la sua società descolarizzata (e conviviale, e energeticamente equa, e despecializzata) venga dalla lettura (attenta, giuro) dei libri di Faeti. Pur avendo scarsissime frequentazioni universitarie, ho, a lungo, considerato quel professore un maestro. Da anni non è più così. Lo so: l’uccisione di padri e maestri è un dovere, ma alcuni resistono più degli altri e Illich è ancora là (e Berger, e Kurtzman, e Sontag, e Sendak, e Bellocchio, e…)

4. Incazzatissimo, mi sono precipitato in libreria e ho comprato il libro che ha fornito a Faeti l’opportunità di parlare, ancora una volta, di se stesso. Si chiama La biblioteca di Hitler, cosa leggeva il fuhrer, l’ha scritto Thymothy Ryback,lo ha edito Mondadori, costa 19 euro e, chiaramente, non c’entra nulla con la recensione che ha scatenato il mio acquisto.

5. C’è, in quel libro, in un sedicesimo stampato su carta patinata e specificamente dedicato alle immagini, una foto di Hitler in posa, davanti alla sua libreria. Lo sguardo è gelido, l’abito impeccabile e solenne e le braccia conserte. L’immagine adatta a raccontare un genocida. Assolutamente conforme alle centinaia di foto di dittatori nell’esercizio del loro osceno potere.

6. Tranquillizzante. Davvero.

7. L’inserto dei libri del sole 24 ore di domenica scorsa (15 marzo 2009) dedica la propria copertina agli archivi, fino a qualche tempo fa segreti, di Walter Frentz, il fotografo e cameraman personale di Hitler. Sotto il titolo, Mio papà l’occhio di Hitler (l’articolo è costruito attorno a un’intervista al figlio di Frentz), c’è un’immagine agghiacciante.

8. Due signori di mezza età scherzano tra loro, appoggiati a una staccionata. Dietro di loro un bosco di abeti (credo) e uno squarcio di cielo grigio e colline. L’uomo a sinistra indossa una divisa senza gradi né mostrine, ha uno sguardo bonario e un sorriso sereno. Da sotto un cappello con visiera, schiacciato sugli occhi, guarda in camera. L’altro indossa un impermeabile, tiene il cappello nella mano sinistra e ride di gusto, scoprendo una bella dentature. La foto è a colori.

9. I due sono, come avrai già capito, Adolf Hitler e Joseph Goebbels. La foto è del 1943.

10. Spaventosa. Sul serio.

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2 pensieri su “Lauto didatta

  1. È dall’Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il Futurismo, perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologhi, di ciceroni e d’antiquarii.
    (F.T. Marinetti, Manifesto del Futurismo, 20 febbraio 1909)

    ms

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