Marchi e fidelizzazione

mezzza vacca

Con gli occhi pieni non riesco a riconoscere il bello. Passeggio tra gli stand della fiera del libro per ragazzi di Bologna e non riesco a vedere volumi capaci di sconvolgermi. Le copertine esposte negli scaffali asfittici mi sembrano rettangoli di cartone un po’ noiosi.
Mentre ormai cammino acciambellato nella trance donatami dall’overload visivo, mi interrogo sulle cose che mi potrebbero stupire. Capisco, dopo un po’ (perché sono lentissimo), che quello che sto cercando è un editore capace di raccontarmi un progetto, rotondo, col suo catalogo. Una serie di libri unici e indipendenti che, messi gli uni vicini agli altri, siano capaci di determinare l’ambiente in cui quell’editore vuole immergermi.
E allora cerco di guardare ogni stand come fosse la vetrina di questo ambiente e, aldilà della naturale bruttezza di queste stanzette scatolose e mensolate, mi accorgo di una specie editoriale in via di emersione.
Si tratta di etichette con una forte riconoscibilità. Ognuno dei titoli di queste case editrici appartiene inequivocabilmente a un catalogo ed è innestato in un disegno complessivo fortissimo. Lo suggeriscono la grafica, la scelta dei materiali, i formati e gli stili degli autori (sia delle parole sia delle immagini). Anzi, l’appartenenza al marchio è così forte da offuscare gli autori, al punto che la scrittura viene omogeneizzata da regole di editing stringentissime e i disegni sono sotterrati dalla grafica, dalla stampa e – probabilmente – dai buoni consigli dell’art director.
Prendo in mano l’ultimo libro di quell’autore spagnolo che mi piace tanto e che fa anche fumetti. Lo sfoglio e, alla terza pagina, mi ricordo solo di aver preso in mano un libro di quella casa editrice spagnola che fa libri per adulti, specificando in copertina che sono per bambini. Lo poso, pensando che questi spagnoli sono proprio bravi. Questi della casa editrice che fa sempre prodotti bellissimi (ma che i miei figli non sentono mai il bisogno di sfogliare) e anche il disegnatore è bravissimo… il disegnatore… coso lì… comesichiama…

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24 pensieri su “Marchi e fidelizzazione

  1. letto Valzer con Bashir. ho dovuto faticare per superare la brutezza delle immagini. poi sono così poco fiducioso di questi disegni che vorrebbero essere fotografie e fotografie che vorrebbero essere disegni in modo di dire che si racconta una storia vera. e per quello mi dovrebbe interesare? come si fa a credere vera una storia fatta con disegni falsi? e neanche loro ci devono credere tanto se alla fine del libro devono pubblicare delle vere fotografie.

    cerebroleso

  2. Però che noia ‘sti commenti anonimi e irriconoscibili. Preferirei il silenzio.

    (non dico, chiaramente, di cher che conosco bene, ma di quelli che non usano neanche un nick)

  3. valzer con bashir è un progetto che ha un senso. perchè è un lavoro che nasce, viene prodotto da autori israeliani. è quindi un’opera espressiva, ma anche politica, che entra nel dibattito.
    è una confessione, come minimo del reato di favoreggiamento di strage.
    Mentre da decenni siamo impegnati nella preservazione e tutela della memoria dell’olocausto, due autori israeliani usano lo strumento della memoria per ricordare cosa hanno a loro volta permesso che si facesse ad altri. Il risultato è forte. E lo sono le fotografie alla fine, tanto. Perché vedendole, ti rendi conto di quanto quel massacro dell’82 sia stato superato dai successivi, ancora più macabri, ancora più violenti.
    Alcuni israeliani hanno voluto cominciare da lì un loro percorso di rilettura del loro ruolo e della loro storia.
    Bastano però le finalità a giustificare o rendere più belle le scelte artistiche?
    Senza dubbio no.
    Solo che il cartone animato funziona. Non riesco ad immaginarlo diverso. Certo alcuni momenti di animazione sono freddi o non bene animati. Ma la scena dei cani iniziale è molto forte. C’è un uso effficace del sonoro. Mi sa che nel doppiaggio italiano abbiamo perso qualcosa, qua e là, nei toni.
    Il fumetto è stato fatto dopo il film. Così dicono gli autori. Rende meno. Ma gli autori l’hanno ripensato da capo, organizzandolo per tavole. Il risultato si potrà discutere, ma penso siano stati intellettualmente onesti.

    Secondo me non esistono tecniche migliori o peggiori in assoluto.
    Dipende da cosa si vuole raccontare.

    Valzer entra nella scia di Persepolis.
    Quand’è che gli autori italiani cominceranno a raccontare le cose nostre? Le nostre persepolis, i nostri valzer con bashir?

    Un po’ più di coraggio, grazie.

  4. Mic, a me basterebbe che raccontassero. Quando cercano di raccontare le cose nostre vengono fuori i libri di beccogiallo. Il che non è un male in assoluto (o forse sì), ma lo diviene quando pensi che siamo di fronte a un progetto pensato per essere venduto all’ufficio stampa (che ficata! il fumetto di realtà! tutto vero!).

    A me piacciono le finzioni.
    Devo leggere autori che fingono di parlare di realtà per raccontare dei loro pirati e delle loro ribellioni. Ma mi piacerebbe di più il contrario.

    Mi piacciono tanto le finzioni. Specie quando mi raccontano la realtà o la storia mascherandole d’altro.
    (hai presente, no, la grande potenza della fantascienza? per costruire un futuro migliore dobbiamo prima sognarlo)

    Ora la fantascienza è morta. Mi hanno chiuso la libreria del giallo (che ormai era un posto così triste che non riuscivo neanche più ad andarci). E anche il fumetto non sta troppo bene.

    (c’è chi mi dice che il fumetto ormai mi fa schifo e inizio a sospettare abbia ragione. Forse è questo il motivo per cui guardo tutti quei telefilm)

    Poi…

    Leggo in questi gg il captain britain di alan moore e di jamie delano (il primo è appena stato riedito da panini, il secondo ce lo avevo su uno scaffale in un’edizione americana ormai ingiallita). Storie, che hanno 25 anni, dalla struttura semplice. Pensavo che la rilettura mi avrebbe deluso. Eppure queste storielle semplici ieri sera non mi lasciavano andare a dormire.

    Forse stasera vado a cercare i miei comic book con l’excalibur di claremont e davis (chissà dove sono? con le loro 32 paginette si infilano dappertutto). Pensa che dentro ci sono anche un sacco di omaggi a lewis carroll…

  5. ti rispondo anche di là.
    Di qua ti dico che scrivi cose assolutamente sagge, e cmq personali, quindi cmq vere, per te.
    A me piacerebbe un sistema editoriale più completo, meno raffazzonato, dove puoi trovare tutto quello che trovi nella letteratura tradizionale: romanzo, fiction, documentazione, saggistica, generi di ogni tipo.

    Oggi l’offerta è migliorata. Ma non si capisce mai se è iniziato qualcosa o se è un fuoco di paglia…

    ps ci sono difficoltà nel capire le paroline per pubblicare il commento. appaiono semi cancellate… è un delirio…

  6. “Il risultato è forte. E lo sono le fotografie alla fine, tanto. Perché vedendole, ti rendi conto…” solo vedendo le fotografie ti rendi conto, non col fumetto che hai dovuto vedere prima. ecco, quello che dicevo io: un fumetto inutile: bastavano le fotografie.

    poi la lagna di ‘forse hanno fatto un fumetto orrendo, si potrà discutere, ma sono intelettualmente onesti, sono dei bravi ragazzi in fondo’ che puttanata! manca solo che tu dica che hanno famiglia anche loro. non basta essere onesti, bisogna essere bravi, bisogna saper disegnare, bisogna sapere raccontare una storia, POI, se ti resta il tempo, puoi essere onesto, e comunque NON E’ NECESSARIO.

    cerebroleso

  7. ecco, mi sono lasciato ancora trasportare dai miei impulsi assassini. mi correggo, l’onestà va cercata nell’immagine, non nelle intenzioni. prendo una pagina a caso… 21… vignetta 3… il vetro della finestra dietro il personaggio ha dei riflessi più a fuoco della pentola che si vede sopra il gomito dell’uomo. è onesto questo? col cazzo! sono onesti tutti questi sfondi fotografici orrendamente coperti dal photoshop? col cazzo! sono onesti questi finte fotografia contornate con la riga nera? col cazzo! l’onestà me la passo per il culo, voglio la verità nelle immagini. TATATATAAAAAAAAAAAAAAN!
    in più, se proprio le vuoi vedere sul politico le qualità di questo orrendo fumetto, direi che neanche lì è onesto (e come lo potrebbe essere se non sono onesti nelle immagini?) perché lì non vedo nessuna sofferenza per le sofferenze inflitte a gli altri, vedo solo sofferenza per essere diventati peggio di quello che i fumettisti in questione sono diventati.

    cerebroleso

  8. Ho osservato tutte le persone uscite dalla sala la sera del 31 marzo. Erano tutte commosse. Con alcune di loro ho parlato.
    Il film le ha toccate.
    Tu invece ragioni sulle immagini. Del resto non ti frega niente. Lo butti nella pattumiera. Ognuno ha la sua sensibilità, evidentemente.

    Le immagini del film d’animazione sono efficaci. Alcune sequenze sono molto belle, come colori, scelte di inquadrature e movimenti.

    Il fumetto lo è meno. Ma gli autori hanno dichiarato di essere ripartiti dagli storyboard e aver lavorato sulle tavole. Il racconto così funziona. Anche se le immagini appaiono esteticamente più modeste rispetto al film.

    Attenzione che nel commento 7 scrivi delle cose su cui sono anche d’accordo. L’onestà intellettuale non può certo bastare a salvare un risultato modesto. L’onestà che riconosco sta nell’aver (dichiarato) lavorato da capo sull’opera, senza appunto limitarsi a buttare lì un po’ di fotogrammi, come in genere si fa per i film d’animazione giapponesi.

  9. è un triangolo perverso… a me piacciono tantissimo i suoi (i tuoi) libri. e qualche giorno fa potevamo anche conoscerci di persona!!!

    sono anche d’accordo su alcune cose…
    però ho un temperamento un po’ meno…

  10. però non riesco a capire le ultime due righe: che vede sofferenza per essere diventati peggio di quello che i fumettisti in questione sono diventati. Essere diventati chi?
    noi lettori dopo aver letto questa cagata di libro?
    peggio di quei fumettisti? è veramente un destino infame.

  11. io non ho visto il film, ma il film secondo me non c’entra: loro hanno pubblicato un fumetto, lo vendono autonomamente, dunque lasciamo il film fuori della discusione.

    boris, nel senso che tutta la vicenda alla fin fine non è su quanto hanno sofferto i palestinesi (di quello ormai a nessuno glienefregaunaminchia) ma poveri israeliani quanto siamo diventati cattivi.

    certo, uno potrebbe dire: i fumetti (se qualcuno ne ha bisogno) sulle sofferenze palestinesi li faranno gli stessi palestinesi. Ma attenzioni! quei stronzi dei palestinesi dovrebbero smettere di nascondersi dietro il fatto che non si può disegnar bene quando mentre si corre per schivare le pallottole israeliane. a sua volta sembra ci siano israeliani che dicono che i palestinesi sono tutti terroristi e non fanno i propri fumetti perche disegnare col giubotto imbottitto d’esplossivi è scomodissimo.
    di tutte queste verità Valzer per Bashir tacce.

    cerebroleso

  12. “certo, uno potrebbe dire: i fumetti (se qualcuno ne ha bisogno) sulle sofferenze palestinesi li faranno gli stessi palestinesi. Ma attenzioni! quei stronzi dei palestinesi dovrebbero smettere di nascondersi dietro il fatto che non si può disegnar bene quando mentre si corre per schivare le pallottole israeliane. a sua volta sembra ci siano israeliani che dicono che i palestinesi sono tutti terroristi e non fanno i propri fumetti perche disegnare col giubotto imbottitto d’esplossivi è scomodissimo.
    di tutte queste verità Valzer per Bashir tacce.”

    accidenti, che cumulo di puttanate…
    se uno dicesse così sarebbe veramente un povero idiota.
    difficile credere che esistano idioti del genere. e se esistono, cazzo c’entra in questa piccola discussione?

  13. No, mic.
    Il delirio di Cherebronco stigmatizza il senso di quel libro. Avrebbe potuto usare la frase di Golda Meier: Noi possiamo perdonare agli arabi il fatto che uccidono i nostri figli, ma non perdoneremo mai il fatto che ci costringano a uccidere i loro figli.
    E’ questa oscena ipocrisia (degli israeliani e dei loro sostenitori), che traspare dalla menzogna manifestata come verità in ogni immagine di quel libro, che ne fa una cosa insulsa. Del libro.
    Un libro ingiusto, ma bellissimo, avrebbe detto la verità: se lo stato di Israele non fosse la macchina di sterminio che è, probabilmente non esisterebbe più da decenni.
    Tutto il resto sono cazzate. Trovami un fumettaro israeliano con il coraggio di dirlo.

  14. se lo stato di Israele non fosse la macchina di sterminio che è, probabilmente non esisterebbe più da decenni.

    C’è un fumetto che lo dice (ma non è israeliano).

    E’ un graphic novel con la dizione “romanzo” ben impressa sulla copertina?

    No.

    E’ un comic book da 32 pagg spillato in cui il titolo della serie è più importante di quello degli autori.
    Si chiama Fables.

    Per altro è anche scritto e disegnato meglio del valzer.
    (anche se l’autore è dichiaratamente destrorso).

  15. Solo per darti una buona notizia: Magic Press ha appena ripubblicato Ironwood in volume (mi sembra ci sia anche un pezzetto finale che nei fascicoli ci coniglio non c’era).
    Me lo ricordavo meno scemo.

  16. anche da me, claudio, come te, boris, state a mio avviso completamente stravolgendo il senso dell’opera. ci proiettate il vostro sdegno, sacrosanto, per i crimini che i vari governi israeliani hanno commesso, proprio a partire dalla creazione del nuovo stato.

    l’opera rappresenta un atto di auto accusa, dove si fa un paragone tra l’olocausto subito e il trattamento riservato ai palestinesi.

    non so cosa tu possa pretendere da un’opera realizzata da un israeliano… però almeno riconosci cos’hanno fatto il regista e l’illustratore di Valzer.

    per me è un segnale di risveglio, che ha una forte importanza pedagogica. in un paese dove esistono persone che credono che esista la terra promessa, che sia loro per diritto divino, e che per questo possano anche uccidere altre persone…

    Valzer è contro questa ideologia distorta e al tempo stesso ti spiega la banalità del male, come si possa causarne così, in modo casuale, da recluta che non sa niente.

    d’accordo, il fumetto è modesto rispetto al film.

    ma qui di cosa stiamo parlando?
    di cosa vogliamo parlare?

  17. Stiamo parlando di fumetti, Michele.
    Stiamo parlando di niente.
    Ed è quello che ci va di fare, Michele.
    Perchè diventare grandi, e affronatare la realtà, ci spaventa.
    Meglio Tex. O un valzer suonato male.

  18. Frase bella. Ma… boh…
    Ti dedico idealmente il rosso Cacc’e Mmitte di Lucera, che ho preso a San Severo in tre versioni. Il rosso che mi hai consigliato non l’ho trovato.
    Saprò dire…

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