Censura: due o tre cose che so di lei

da danielemartinelli.it

Un mio caro amico mi sottopone a sistematico dileggio dicendo che leggo e scrivo solo di censura. Si riferisce alla miriade di libri sul tema che, negli anni, mi ha visto passare tra le dita e ai miei interventi sull’argomento (scritti o parlati) che ha dovuto subire.

Certo, il fatto di essere ossessionato da una questione non mi rende automagicamente un esperto. Però mi illudo di aver capito un paio di cose su questo sistema di protezione e appartenenza. Cerco di sintetizzare (e, facendolo, mi tocca di semplificare a colpi di mannaia: spero mi perdonerai).

Uno dei meccanismi di valutazione delle società (che, lo sai, sono dei sistemi di appartenenza costruiti attorno a valori – tangibili e intangibili – condivisi) è la presenza di una regola che tuteli la libertà di espressione. Se c’è questa garanzia siamo di fronte a un sistema tollerabile. Identifichiamo, invece, le società che ne sono prive come “regimi”.
Intendiamoci, quasi tutte le società hanno una regola (una nota in calce, un buon proposito, un emendamento, un articolo del codice penale, una voce della costituzione, …) che stabilisce la liberta di espressione. Le società, però, per tutelare se stesse e chi a esse appartiene hanno anche delle regole con l’esplicito scopo di limitare la libertà di espressione. Tutte le società.

Non sono un esperto di diritto (e se tu lo fossi, apprezzerei tantissimo correggessi queste mie affermazioni con esempi negativi, ché magari le mie letture sono state mal scelte o – peggio – mal comprese), ma credo che il limite posto dalle legislature moderne alla libertà di espressione sia, genericamente, una cosa che suona più o meno così (a volte esplicitamente – come ne caso degli USA – altre implicitamente): tu, appartenente alla società, puoi dire quello che ti pare a meno che quello che tu dici costituisca un pericolo immediato per altri appartenenti alla società. Quando vuoi dire qualcosa che può mettere in pericolo gli altri, la società ti impedisce di dirlo. Ti censura.
Quali sono questi casi?

Per esempio non dovresti gridare “al fuoco!” in un teatro stipato di persone. Non dovresti pubblicare i nomi dei testimoni d’accusa del boss della malavita. Non dovresti dire che i preservativi non ti salvano la vita dall’AIDS.
Perché facendolo metteresti in pericolo la vita di altre persone (nel caso dei preservativi, di una società esterna al tuo staterello: quindi sei legittimato a battertene il belino).
Tra le cose che mettono in pericolo la società c’è anche l’osceno.
Attenzione: la definizione è pepatissima. Ha a che vedere con il contesto storico e sociale. Quello che l’ha espressa meglio, secondo me, è Learned Hand che ha detto che l’osceno è il punto di equilibrio tra candore e pudore raggiunto da una società. Il che vuol dire che la società decide cosa deve elidere per proteggere se stessa. (occhio: stiamo parlando del comune senso del pudore).

(continua… già stasera)

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