Come si riconosce un milanese

copertina del numer 1 un'attenta letturade La Difesa della razza: cerca il libro di Valentina Pisanty - è un BUR - e merita

E’ tardi per pranzare, ma non ho fatto in tempo prima. Il ristorante eritreo è vuoto. Seduti a un tavolo, i proprietari – moglie e marito – mangiano insalata e formaggi. Appena arriva il mio zighini vegetariano, mi ci getto sopra famelico e inizio a strappare pezzi di ingera (il pane acidulo e spugnoso) per afferrare puree di legumi. Il televisore è sintonizzato su raitre e mi propone (a volume un po’ troppo alto) il tg regionale. Storie di ordinario razzismo: migranti respinti al mittente, sicurezza, lager libici, orari per la questua nelle piazze bergamasche e posti a sedere solo per i bianchi. Quest’ultimo discorso ruota attorno alle farneticanti proposte di una banda di nazisti dell’Illinois che, sfortunatamente, hanno deciso di abbandonare lo stato in cui mi aspetterei di incontrarli per insediarsi su pratiche e comode cadreghe italiche. Lo sai: pare proprio che un imbecille abbia proposto di destinare alcune carrozze dei treni della metropolitana ai soli milanesi.

La proprietaria del ristorante, sconsolata, mi lancia uno sguardo amarissimo e inizia a scuotere la testa. “Cose da matti!”, dice, “Dove andremo a finire?”
Cerco di sdrammatizzare. Le sorrido e, col mio faccione pasciuto che racconta una storia di imbastardimenti mediterranei, le chiedo: “e poi, come si fa a riconoscere un milanese?”
Lei sorride e ha un guizzo: “E’ semplice! E’ quello seduto in metropolitana!”

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4 pensieri su “Come si riconosce un milanese

  1. uno zighinì vegetariano è razzista tanto quanto le puttanate di salvini.

    jerry topolsky

  2. Nei confronti di chi, nazistello? Il fatto che le ricette per te debbano sempre essere scolpite sulle tavole della legge non significa che tutti gli altri aderiscano al tuo sistema di superstizioni. Io, per esempio, in questo periodo, credo in sottotono.

  3. davanti a stronzate come quelle sparate da quel patetico coglione di salvini, fa ancor più male veder la composta recita dell’indignazione di centro-sinistra. “l’indignazione”, cioè quella cosa inoffensiva brandita dalla peggio gente per lamentele tipo “mi hanno pisciato il portone”. e tutti giù a dire bonaccioni “ah, i soliti leghisti!”, neanche fossero vecchietti infastiditi dai regazzini.
    nessuno che si incazzi – me cormpreso – e alzi la voce infuriato come un cittadino stufo davanti all’ennesimo stronzo che gli taglia la coda.
    perché è così che dovremmo reagire: “taci, stronzo. e torna al tuo posto”.
    abbracci,
    pasquale

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