Bassa definizione

Macchina per scrivere a coda

– E se vieni al concerto, senti una cosa proprio bella.
– Boom! Sei bravo, ma non te la tirare!
– Non hai capito niente. E non mi stupisce.
– E allora spiegami.
– Se vieni al concerto, senti un pianoforte. Ma uno vero.
– Oh! Che sorpresona! Quasi perdo gli occhi da quanto li strabuzzo. Mai visto un piano in vita mia!
– Non sto parlando di vista, sapientone, ma di udito. E, se le tue frequentazioni della musica sono quelle che ricordo, non ne hai mai sentito uno.
– Guarda che ci ho l’ipod, lo stereo e anche la televisione.
– E ci tieni dentro un pianoforte?
– Macheccazzo! Stai iniziando a farmi perdere il buonumore!
– Quando appoggi una mano sui tasti e la lasci là senti una gamma di suoni cui il tuo orecchio non è abituato. Senti vibrazioni che la tua pelle non ha mai percepito.
– Saranno dei cazzo di suoni riproducibili tecnicamente!
– No. Mica tutti. Vengono schiacciati dalla cattura su supporto, dalla riproduzione e dall’amplificazione. E quelle vibrazioni e quei suoni non li senti.
– Ma che faccia da culo! Hai una sala d’ascolto che per allestirla hai dovuto vendere un rene e mi vieni a dire che non senti musica vera là dentro.
– Tu parli per arieggiare la vacuità della tua scatola cranica. Io un piano l’ho sentito e il mio cervello è capace di chiudere i buchi, di correggere le imperfezioni e di completare le cose che ascolto. Il problema è per chi non lo ha mai sentito.
– Te l’ho già detto che sei un fondamentalista?
– Sì. Però non c’entra nulla col fatto che la tua gamma di ascolti sia schiacciata sull’efficacia di riproduzione del tuo ipod. Hai notato che negli studi televisivi compaiono sempre più tastiere travestite da pianoforti a coda? Tanto i suoni di un piano vero e di uno campionato, mediati dal televisore, sono indistinguibili.
– Ti sei reso conto che l’implicazione di quello che dici è che la musica è come il teatro. Non riproducibile perché vive dell’esperienza individuale nel momento dell’esecuzione?
– Non è esatto. Dico che la musica vive del contesto in cui deve essere eseguita e fruita. Un concerto di Donna Summer non ha senso e un disco di techno music mica lo devo ascoltare nella mia sala d’ascolto.
– C’è qualcosa che non quadra. Io ho iniziato ad ascoltare Fela Kuti che lui era già morto e non l’ho certo potuto sentire dal vivo, ho un orecchio paramecio e vivo della sensibilità storica e sociale di un italiano del secolo ventuno. Eppure quando sento un suo disco, magari in auto, mi viene la pelle d’oca.
– Vuol dire che i dischi di Fela Kuti ti danno la pelle d’oca. Sentirlo durante uno dei concerti a Kalakuta ti avrebbe dato altre sensazioni. Pensa che al festival jazz di Berlino lo hanno fischiato brutalmente. Ogni ascolto ha il suo posto.
– Tutti gli ascolti?
– Tutti, soprattutto quando la musica è solo bella e non bellissima. Mozart ti dà emozioni incredibili anche se lo ascolti fischiettato per strada.
– E 4’33’’ di John Cage? Dove lo devo ascoltare?
– Ovunque. E ascoltalo con attenzione. Perché nasconde il senso profondo della musica.
– Ma non dire stronzate! Devo sentire quattro minuti e mezzo di silenzio.
– Silenzio? L’hai mai sentito?
– …

Qui il senso del discorso è espresso meglio

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6 pensieri su “Bassa definizione

  1. Sono ufficialmente un cretino. Ignorando la funzione di quella barra che scorre verticalmente a destra, mi stavo chiedendo quale diavoleria tecnologica avrei dovuto installare per una corretta visualizzazione del post.
    aaargh…

  2. Non solo sei un cretino, ma anche un pezzo di merda. Io il culo a te non te lo lecco.

    Il ragazzo della Feltrinelli

    ps, ti aspetto al solito posto.

  3. #3: cherebro sei un cretino… siccome sono un cretino anch’io ci ho messo un po’ a capire la battuta (tu che leggi non puoi capirla perché dovresti fare giri per le librerie con me e quell’altro)

    M.: il senso era quello.

  4. ma allora non sei così cretino!

    cher

    ps, però,a rigor di logica, diventaresti un bugiardo.

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