Semplicità

Tetsuwan Atom di Osama Tezuka

1. Mi piace la scrittura di Pino Corrias. Mi piace il suo approccio al racconto e al giornalismo. Trovo divertente e istruttivo il suo libro sulla vita (agra) di Luciano Bianciardi. Mi infastidisce che, per meschine ragioni di scuderia editoriale, decida di dividere un blog con persone che non ospiterei a cena.

2. I Tetes de Bois hanno smesso di portare a spasso Avanti Pop, Ora fanno uno spettacolo sui ciclisti. Domenica scorsa erano in scighera (come? Non sai cos’è la scighera? Sei scusato perché non vivi a Milano. Come? Vivi a Milano? Non hai scuse: rimedia) e lo hanno fatto per la prima volta. Devo confessare che non mi sono divertito tantissimo e che anche “i riciclasti”, il libro di Andrea Satta – il cantante dei tetes – con disco annesso, mi sembra un oggetto marginale. Beh… Rimedieranno.

3. “Ma cosa credi? Che bastino tre mesi di Milano per distruggere trentadue anni di Maremma? Credi che io mi voglia proprio far mettere le mutande di latta da questi quattro coglioni? Perché i milanesi, credimi, sono coglioni come poca gente al mondo. La gente qui è allineata, coperta e bacchettata dal capital nordico, e cammina sulla rotaia, inquadrata e rigida. E non se ne lamentano, pensa, anzi, credono di essere contenti. Se tu domandi ad un grossetano, ad un ricco, mettiamo a Pioppino Bianciardi, come se la passa, cosa ti risponderà: “Ah, porcamadonna, ‘un si campa, ‘un si va avanti” e così via. Ma fai la stessa domanda a un ragioniere di Milano, cinquantamila mensili. Che ti dirà: “Me la passo mica male”. Questa è la socialdemocrazia, in parole povere” (Luciano Bianciardi)

4. Naoki Urasawa è tornato. Ti è mancato, vero? Lo so: gli ultimi due anni di 20th century boys ti hanno lasciato freddino. Anche a me. E anche lui, in intervista, diceva di non sopportare il dover lavorare sulla stessa storia per anni, con ritmi del racconto che non gli appartenevano più, per dare soddisfazione a editor e lettori bolsi. Con Pluto ha appena incominciato a raccontare ed è in formissima. Riprende personaggi e temi di Osamu Tezuka. Li sradica da Astroboy (che in Italia abbiamo visto ma non letto e che sta per essere pubblicato negli USA da Dark Horse) e li mette nel suo racconto. Le regole del gioco sono tutte chiare e riassumibili nello slogan: il fumetto deve essere omoshiroi (interessante). C’è tra noi chi non è d’accordo (per esempio il sublime Tatsumi di cui è appena uscita per drawn & quarterly “a drifting life”, autobiografia in 840 pagg), ma è una regola che può dare risultati eccelsi. Forse la regola non c’entra nulla e il merito è tutto di Tezuka, ma anche quando la applica Urasawa ci troviamo di fronte a gioielli di raro pregio. In mezzo al primo volume, appena uscito per Panini, ci sono tre capitoli di assoluto e meraviglioso pastiche tezukiano: mi sto ancora asciugando le lacrime.

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2 pensieri su “Semplicità

  1. Anch’io alla lunga ho perso entusiasmo per 20th.
    Pluto non volevo nemmeno provare a leggerlo ma il giudizio positivo di un lettore che ha schifato 20th mi fa cambiare idea.

  2. Mica l’ho schifato.
    I primi 10 o 12 volumi sono divertentissimi. Ho smesso perché non avevo più voglia di leggerlo (sospetto mi avesse annoiato, ma – giuro – le cose che mi fanno schifo sono altre)

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