Lapalisse: banalità chiama banalità

catena DNA

1. In casa ho delle immagini fisse appese alla parete. Sono stampe, illustrazioni, quadri di gusto discutibile e locandine. Le guardo e mi sento a casa. Fanno parte del mio ambiente.

2. In casa ho dei libri. Sono oggetti di carta, stampati e legati, che tengo tre le mani per leggere e guardare storie. Storie immobili, impresse sulla superficie quasi sempre bianca della pagina. Parole, disegni, fotografie, grafici, … Li guardo e spesso li traduco in senso.

3. In casa ho anche dei dischi. Li infilo in un lettore, che è una macchina che decodifica le informazioni in essi contenuti, e ascolto musica, vedo film, gioco, a volta leggo parole e guardo immagini ferme. Ormai i dischi in casa mia sono fitti di soli contenuti digitali. C’è stato un tempo in cui avevo anche dischi neri di vinile nei cui solchi nerissimi giacevano informazioni analogiche (di analogico in casa, oggi, ho ancora i rubinetti e poco altro).

4. In casa, appiccicati ai lettori di supporti digitali, ho radio e tv. Li sintonizzo su qualche canale e ricevo messaggi video e/o audio centralmente distribuiti. Su quei segnali posso farci poco. Posso cambiare il volume, la luminosità e il contrasto. Posso anche, come atto di estremo dispregio, interromperli, sostituendoli eventualmente con altri segnali. Anche in rapida sequenza. Millenni di evoluzione mi hanno dotato di pollice opponibile da muovere rapidamente sulla tastiera del telecomando.

5. In casa ho un calcolatore (più di uno, in realtà) appiccicato a una connessione a larga banda. Nel mio PC posso vedere immagini, leggere parole, guardare filmati, giocare, ascoltare suoni. Le informazioni che metabolizzo, tramite il mio calcolatore, possono essere in un disco nascosto dentro il suo corpo nero di macchina oppure in un’altra macchina, potenzialmente assai distante, da cui ricevo un rivolo, auspico continuo, di dati.

6. I dati, i messaggi, le informazioni, le storie che fruisco e cui contribuisco vengono convenzionalmente chiamati contenuti. Viaggiano in accordo a protocolli meraviglioso che ormai do per scontati e poggiano su paradigmi d’uso, di generazione e di distribuzione che sono parte integrante della rete. Semplificando con il coltello da salame a grana grossa, sopra le infrastrutture, c’è tecnologia che si riferisce a come si reperiscono le informazioni (URI, UNICODE, XML, RDF e tutto quello che verrà), a come si codificano e si comprimono (eseguibili, MPEG, ecc ecc) e a come distribuiscono (streeming, peer-to-peer, …). Ci sono poi i modi di produzione dei contenuti che possono essere centralizzati (con un autore unico e identificabile) o distribuiti (e là ce ne sono tanti, al punto che è emersa una parola paradossale che a me piace molto: crowdsourcing). Poi c’è l’impianto legislativo che governa le regole d’uso dei contenuti: cose che regolano l’utilizzo, la riproducibilità, la derivazione, … Si parla di DRM e. più sensatamente, di creative common. (Tutte le correzioni e le integrazioni sono benvenute…. Mi rendo conto di essere su un blog e non su una wiki – e infatti mi assumo la responsabilità delle vaccate che dico – ma anche qui ci sono i commenti e qualcosa ci si può fare).

7. I contenuti in sé non sono nulla. Il senso profondo della rete sta altrove. Una massa indistinta di persone che genera contenuti produce un sacco di merda. L’opulenza, lo sai, genera pattume: le discariche sono una necessità delle città. Il bello, l’utile, il necessario si annidano in una percentuale minuscola di contenuti. Essendo la rete strapiena di informazioni, le cose che vorremmo e dovremmo conoscere sono comunque tantissime. Ma, come diceva Troisi, io sono uno che legge e loro sono milioni che scrivono.
8. Il senso profondo della rete, lo dice la parola stessa, sta nel reticolo, nello gnommero, negli incroci; sta tutto in quelle paroline sottolineate e di un altro colore che cambiano la forma al puntatore del mouse quando ci passa sopra: i link.

9.
Il problema allora si sposta altrove. Qua sopra ci sono link a robe toste e importanti e link a stronzate emerite (questo stesso post ricade nella seconda categoria), link a cose pertinenti e link sciocchini messi là per scherzo. E, allora, come si fa a tributare rilevanze (autorevolezza) a un link e – conseguentemente – al contenuto a esso connesso?

18 pensieri su “Lapalisse: banalità chiama banalità

  1. nel caso specifico le paroline sono sottolineate ma mi paiono del medesimo colore… lo dico così, per senso di precisione (che più si è precisi e più si è autorevoli, in genere)

    403
    slog

  2. In base all’autorevolezza del sito che linka e a quanti e quanto siano autorevoli questi siti rispetto all’argomento trattato. Linkando spazzatura puoi anche finire per essere ritenuto tale (parlo dei motori di ricerca).
    Essendo il mio lavoro, poi se vuoi approfondiamo 😉
    Un saluto,
    c.

  3. Bravo! Un pezzo a suo modo virtuosistico, che mostra come (grazie a D*o) il bellettrismo la si è perduto nella rete e allo stesso tempo è un esempio insigne di uso iconico della sostanza (C. Segre).

    Benivolentia captata, passo alla ragione della mia visita: vale la pena che cerchi e legga la nuova rivista di fumetti Animals? C’è, molto vicino, chi mi assicura di no.

    Ipofrigio

  4. @403: mio pedantissimo amico, quanto hai ragione. Dimmi quando lo facciamo kurtzman e io vengo, a gambe levate.

    @Ipo: Come stai? Hai presente quando in incontri ravvicinati del terzo tipo, per mostrare la volonta di comunicare con l’alieno, Truffaut inizia a modulare suoni muovendo la mano aperta in alto e in basso assecondando il tono (sono certo che tu la sparesti raccontare meglio)? Ecco sento che mi vuoi dire qualcosa. Ho cercato belletrismo. E’ una parola utilizzata da Beniamino Placido e da Nazione Indiana: devo dedurne qualcosa?
    Su animals, al momento, consiglio di assecondare il suggerimento di chi ti sta vicino. Questo primo numero mi è parso dimenticabile. Prima di dirne aspetto qualche altra uscita, però.

  5. Ecco sento che mi vuoi dire qualcosa. Ho cercato belletrismo. E’ una parola utilizzata da Beniamino Placido e da Nazione Indiana: devo dedurne qualcosa?

    Prima di tutto, la mia frase è da leggere: “il bellettrismo non si è perduto nella rete” e, per quanto vale, ti sto facendo un complimento (ti sto dicendo che scrivi bene, e non è nemmeno la prima volta che te lo dico: sempre per quel che vale).

    Ehi, guarda che io magari uso un lessico desueto ma non parlo in cifra, come certi tuoi adepti qui sopra!

    Per Animals, il primo lo leggerò a scrocco.

    Grz, tchao, spero a presto

    Ipo

  6. kurtzman vediamo di quagliare: i finesettimani di giugno stanno un po’ mal combinati… il prossimo mi sarebbe libero ma l’anticipo è davvero troppo poco per tutti, quello dopo sono via, per quello dopo ancora ho un concerto jazz pendente (nel caso ti avverto per tempo che potrebbe essere interessante, un po’ peso forse, ma interessante), infine nell’ultimo finesett son di nuovo via… quindi l’unico giorno finesettimanale possibile è domenica 21 (che il 19 sera ho un matrimonio) oppure il 20 se saltasse la data jazz.

    Per i primi di luglio la situazione è migliore, in casapasini c’è pendente solo un concerto (del mio ex-gruppo) ma si fatica a trovare una data buona (e di sicuro non sarà il primo finesettimana), quindi potremmo fare o venerdì 3 o sabato 4 luglio…

    403
    slog

  7. non sono capace di fare i link.

    consiglione per boris: apriti il tuo blog come se volessi fare un post, scrivi lì il commento come se fosse un post e metti lì il link (le immagini e quant’altro) poi pigi il bottone che mostra il codice di quello che hai scritto, te lo copi e te lo incolli nel commento che vuoi lasciare, il gioco è fatto (ricordati però di chiudere il post senza pubblicarlo 🙂 non funziona però con le cose embedded tipo i filmati di yuotube…

    403
    smper slog

  8. Io credo che il “senso” al link lo dia il soggetto che clicca, insomma: io. Da certi link di “stronzate” magari si arriva a luoghi meravigliosi (a me capita quasi sempre così).

    @ipofrigio: se ti piacciono le riviste noiosissime con la grafica da catalogo ikea, animalz fa per te 🙂

    saluti
    orlando furioso

  9. Kurtzman in luglio? Non sarà troppo…

    ma Kurtzman non è uomo da tutte le stagioni?

    (io ora aggiusto l’aria condizionata – che per luglio potrebbe far comodo – comunque o la si fa a luglio, o domenica 21 giugno o questo fine settimana che arriva o a settembre… insomma io non è che il 27 p.v. non vado a disperdere le ceneri del mio caro amico estinto, per Kurtzman! 🙂

    @orlando
    a me la grafica da catalogo ikea piace sempre… le riviste noiosissime un po’ meno, comunque anche io ho deciso che darò un giudizio dopo il terzo numero…

    403

  10. 403 (ap): Lo si fa quando vuoi tu.
    Dimmi una data (non questo fine settimana), e io ci sono.
    Arrivo con una pigna di libri, un sacco di img e un impeto logorroico. Ma il 25, le tiptons andiamo a sentirle insieme?

  11. Mumble mumble.

    Un link, come dice un mio amico, è una sindesi, ovvero un “collegamento, mediante congiunzioni, di unità sintattiche”.
    Il problema del web è che questo non ci mostra la sua struttura sindetica.

    Ma non solo: ci nasconde anche il tipo di congiunzione da utilizzare tra due unità sintattiche!
    Non sai perché A si è voluto collegare a B: c’è di mezzo un “e”? Un “oppure”? Un “poiché”?

    Tu senti il bisogno di uno strumento che ti permetta di dare un nome al link che stai utilizzando, che ti permetta di qualificarlo. Ritengo che ci stiano lavorando nell’ambito del Web Semantico, ma non ne sono mica troppo sicuro…

    Ciao!

    Sammm

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...