Io se fossi SEO

(titolo rubato a Giorgio Gaber e a Dario cui ho sottratto anche un’amica)

Il cacciatore

1. Un paio di giorni fa ti ho posto una domanda sciocchina e pretestuosa. Dopo dissennata filippica, ti chiedevo: “E, allora, come si fa a tributare rilevanze (autorevolezza) a un link e – conseguentemente – al contenuto a esso connesso?”

2. Claudio mi ha risposto puntualmente: “In base all’autorevolezza del sito che linka e a quanti e quanto siano autorevoli questi siti rispetto all’argomento trattato. Linkando spazzatura puoi anche finire per essere ritenuto tale (parlo dei motori di ricerca).”

3, I territori del web, negli anni, si sono infoltiti di mestieri emergenti. Alcuni sono la localizzazione di professioni antiche o antichissime (“ah…” dice un’amica di un amico – foaf – “ma, se non c’è freddo e non ci si ammala, allora, in Second Life posso fare la prostituta!”). Altri si riferiscono a patologie abilitate dagli strumenti (i ragazzi cinesi che vendono avatar di cui hanno giocato le prime noiosissime 80 ore di qualche RPG). Altri ancora sono mestieri rispettabili che prima non avevano senso.

4. A quest’ultima categoria afferiscono quelli che si occupano di Serach Engine Optimisation (SEO). E’, quello del SEO, un mestiere complesso, che gioca con i contenuti, con i link e con i metacontenuti. Se vuoi sapere cosa fa dettagliatamente, va’ a vedere su wikipedia e poi leggi le guideline dei motori di ricerca lì linkate. Se invece vai di fretta, ti tocca accontentarti della mia semplificazione un po’ gretta: il SEO è uno che opera sulle pagine web perché emergano nelle ricerche. Hai presente come ti comporti quando apri google, scrivi una frase e ti lanci al suo inseguimento. Di solito, se hai ottenuto una risposta pertinente, guardi con attenzione i primi tre risultai; se sei disciplinato tutti quelli della prima pagina. Raramente vai a vedere le pagine successive (a meno che tu non sia molto motivato o molto ossessivo).

5. Ecco: quando mi rivolgo a un SEO lo faccio perché voglio che, a fronte di alcune ricerche, il mio sito appaia prima di quello della concorrenza. I motori di ricerca, magari, implementano anche regole basate su nobili concetti; ciò nonostante, il SEO è un serio professionista e deve assecondare e aggirare quelle regole facendo emergere pagine che potrebbero anche essere immeritevoli, per quanto pertinenti.

6. Mi pare che tutto ciò, tristemente, abbia poco (o nulla) a che fare con l’autorevolezza del contenuto. E allora dove la cerchiamo questa magica chimera dal volto umano?

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11 pensieri su “Io se fossi SEO

  1. senti un po’.
    Io sono ideologico e non distinguo il ramo dalla foglia. Quindi probabilmente è colpa mia e non capisco. Ci stai dicendo che la rete è i motori di ricerca? Non ci sono rami e foglie qui?

  2. mmmm….quasi.

    5. Ecco: quando mi rivolgo a un SEO lo faccio perché voglio che, a fronte di alcune ricerche, il mio sito appaia prima di quello della concorrenza. I motori di ricerca, magari, implementano anche regole basate su nobili concetti; ciò nonostante, il SEO è un serio professionista e deve assecondare e aggirare quelle regole facendo emergere pagine che potrebbero anche essere immeritevoli, per quanto pertinenti.

    Questo far “apparire un sito prima di quello della concorrenza a fronte di alcune ricerche” non è qualcosa che sia così indistinto dalla qualità dei contenuti. Anzi.
    Come dicevo di là da boris (ma anche voi ragazzi, seguirvi è un casino), ci sono sì dei fattori “on page” migliorabili in ogni sito a livello di codice per rendere il contenuto più “scorribile” dallo spider dei motori.
    Però, appunto, e la taglio a fette: “Content is king”.

    Ergo, una buona attività SEO su un sito, se permetti, è qualcosa che ne migliora il livello dei contenuti, almeno a riguardo, e non è un dato di poco conto, delle ricerche che gli utenti fanno per arrivare a quei contenuti.

    Ribadisco:
    emergere pagine che potrebbero anche essere immeritevoli

    No. Rendere meritevoli quelle pagine.

    Baci,
    c.

  3. Aspetta. Stai dicendo che il SEO modifica i contenuti? Li migliora?
    Intendiamoci, Claudio, non metto in dubbio l’etica del tuo lavoro. Ma sono certo che ci siano in giro SEO che, al grido di “il soldo non puzza!”, fanno emergere contenuti “brutti” rendendoli meritevoli agli occhi del motore di ricerca.

  4. Spari, allora.
    Punto primo: sì, il SEO è un consulente che, se non mette mano in prima persona ai contenuti, quantomeno propone delle guidelines a chi di questi dovrà occuparsi.

    Secondo: se ti metto primo su google con un sito di “minuterie metalliche” che non soddisfa il tuo bisogno di “minuterie metalliche” mentre lo soddisfa solo il secondo sito che compare nella SERP che è fatto meglio ma non ha i link in entrata che ha il primo… bè, prima o poi il rapporto di soddisfazione degli utenti del secondo sito, il loro entusiasmo per essere riusciti a trovare le “minuterie metalliche” che volevano, linkandosi tra tutti gli appassionati di minuterie metalliche l’indirizzo del sito che gli ha dato tanta soddisfazione… insomma, il secondo sito, magari con un pò di SEO in meno ma tanta buona volontà, supererà il primo.

    So che non sono stato chiaro, ma devo uscire.
    Ne parleremo.
    Baci,
    c.

  5. Concludendo:
    bisogna chiedersi “perchè” un sito deve essere primo nei motori di ricerca.
    Deve esserlo per convertire il più alto numero di utenti in clienti, that’s it.
    Ergo, se porto un sito primo su google ma questo non è in grado di rispondere ai bisogni di chi ha fatto quella ricerca, il mio lavoro è inutile.
    Se ho riempito di parole tipo “sesso”, “porno” e “pompini” la mia pagina di minuterie metalliche, avrò probabilmente più traffico di un mio competitor ma anche molti meno clienti e più persone insoddisfatte rispetto agli esiti della loro ricerca.
    Ed è appunto là che si gioca la questione SEO, non tanto sul primo o secondo posto sul motore, ma sul tasso di conversione dell’investimento del cliente (lo chiamiamo ROI, Return of Investiment: http://it.wikipedia.org/wiki/Return_on_investment).

    Più chiaro ora?
    baci,
    c.

  6. in pratica non è che un sito migliora la propria posizione nei motori di ricerca in base a qualche astrusa diavoleria informatica, ma grazie alla propria stessa impostazione, visto che google in generale pare sia piuttosto addestrato nell’aggirare i trucchetti…

    prosit

  7. Ciò nonostante sarà primo nella lista chi sa comunicare meglio le proprie minuterie metalliche. Non quello più bravo, più conveniente, più rispettoso dell’ambiente, con una maggiore etica del lavoro…
    E’ che stiamo parlando di pubblicità, perché la minuteria metallica, anche volendo, non la scarico dal web.
    Proviamo a parlare di chi di mestiere produce contenuti digitali (o digitalizzabili). Magari addirittura non verbali (immagini, video, audio, programmi). Siccome i motori di ricerca indicizzano – ancora – solo parole, diventa chiave la mia capacità di dominare tag e metacontenuti (che sono comunque parole).

    Non sto attaccando in alcun modo il SEO (che fa il suo porco mestiere). Però mi pare che il suo ruolo di sacerdote dell’autorevolezza sia, come tutti i ruoli sacerdotali, funzionale alla verità (che gli giunge da una commessa, dagli obiettivi ROI del suo sito, da una volontà personale, ….) di cui si fa latore.

  8. 1. Abbiamo un Web, pieno di contenuti.

    2. I motori di ricerca fanno del loro meglio per trovare nel Web contenuti meritevoli di apparire come risultato di una ricerca: algoritmi complicati, metafore sottili, tecnologie semantiche (ultima: RDFa).

    3. Ciò che conta, dunque, è il contenuto. Ehm, no: il modo in cui il contenuto è trattato dalla macchina.

    4. A questo punto qualcuno si chiede: beh, ma se io so come funziona Google, posso scrivere i contenuti in modo che emergano meglio nei casi in cui serve a me? Banalissimo reverse engineering.

    Metaforina. Se non voglio mai fermarmi al rosso e se conosco il modo in cui sono sincronizzati alcuni semafori sulla mia strada, posso adottare una o più velocità che mi permettano di arrivare alla fine del percorso senza essermi fermato mai. Anche se forse non è la velocità alla quale sarei voluto arrivare alla mia meta.
    Però gli strumenti che ho sono quelli, e io mi ci sono adeguato.

    Quindi il SEO non riesce a far niente senza un buon contenuto pertinente (tant’è vero che interviene nel contenuto, eccome), ma la pertinenza dipende da uno strumento automatico che si chiama Google (o quant’altro). Il SEO si accontenta di fare ciò che serve alla macchina.

    Dagli un’altra macchina, farà cose diverse.

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