Dipanare lo gnommero

Metropolitana Parigi

“Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo.”

(Carlo Emilio Gadda, “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”)


1.
Amo le città. Quando ho la fortuna di starci (per caso, per diletto, per lavoro), guardo le persone, gli edifici, i negozi; annuso l’aria; tocco le mura; provo un piacere particolare a sentire la consistenza della strada sotto i piedi. Mi piace il traffico, il casino, la gente vociante. Amo anche la tranquillità dei parchi. Sto bene anche nei centri commerciali.

Intendiamoci: so benissimo che le città sono principalmente brutte. Però, adoro catturare squarci mentre passeggio in mezzo a stimoli sensoriali appiattenti: un bel paio di gambe, una vetrina fantastica, una piccola scultura nascosta in una colonna, il profumo di un piatto che vorrei assaporare, un oggetto in vendita che vorrei possedere. Mi muovo all’interno della città seguendo le indicazioni di qualcuno (un amico, una rivista, un’indicazione, il navigatore satellitare che prende il sopravvento, …). A volte giro a caso, seguendo l’estro del momento e perdendomi inevitabilmente (parlare di senso dell’orientamento, riferendosi a me, è un immeritato atto di sconfinata fiducia nell’umanità). Quando carpisco qualcosa che “mi serve” (fenicotteri in centro città, un ristorante cinese come si deve dietro un duomo, un negroni degno di quel nome in una bettola, una scultura inaspettata in una chiesa, …) sono felice. Sono ancora più felice se questo squarcio di bellezza è completamente inaspettato.

Ma mica trovo tutto quando giro per le città. Ci sono cose che volevo vedere/assaggiare/ascoltare/toccare/annusare/possedere e che non riesco a raggiungere (perché non ho tempo, mezzi, stimoli immediati, …). Ci sono, soprattutto cose che, se le scoprissi, mi genererebbero infinito piacere: ma ignoro addirittura la loro esistenza.

2. Frequento spesso librerie. E’ più forte di me, appena vedo uno di quei locali ci devo entrare. Ne ho visti tanti e delle più diverse dimensioni: dallo spazio angusto che impedisce quasi il movimento alla superficie sconfinata. Alcune librerie sono asettiche e luminose, dominate dalla presenza di commessi e commesse abilissimi a trattare la loro merce con logiche da catena; altre sono buie e labirintiche e ti costringono a interagire con venditori sprezzanti; altre ancora sono calde e confortevoli e ti invitano alla chiacchiera amorevole con persone che hanno innestato la loro vita in quegli spazi. Tutte diverse, insomma.

Intendiamoci: so benissimo che la maggior parte dei libri è brutta. Ciò nonostante, esco da quei locali, sempre, con un sacchetto in cui ho infilato i libri che ho acquistato. Sono all’antica: se mi piace uno di quegli oggetti cartacei, vado alla cassa e lo compro. La scelta del libro avviene assecondando fattori diversi. A volte ho ricevuto un suggerimento (mi capita di leggere o ascoltare individui che parlano di libri, magari specificamente a me, magari rivolgendosi a un pubblico più vasto); altre volte ho fatto una ricerca (una volta sfogliavo i cataloghi, oggi uso il web); altre ancora – la maggior parte delle volte – ho visto il libro sullo scaffale e ne sono stato attirato. La mia attrazione verso un libro, della cui esistenza magari non sapevo nulla, scaturisce da eventi diversi che non sono quasi mai capace di giustificare. Neanche a me stesso. Vagolo per il locale, fermandomi quasi casualmente di fronte a scaffali e ripiani. Spesso (mica sempre) ignoro i libri che la libreria mi propone con maggiore insistenza, presentandoli in grandi quantità e negli spazi su cui è più facile che il mio sguardo si posi. A volte vengo attratto dalla grafica; altre dai contenuti e dai temi trattati; altre ancora dai nomi impressi in copertina.

A volte le librerie non hanno i libri che cerco. Perché fuori catalogo, in ristampa, microdistribuiti, mai pervenuti, … E lì mi devo impegnare per raggiungere l’oggetto che cerco: per fortuna, il web mi aiuta molto. Sono certo che esistano anche libri che amerei leggere e della cui esistenza non saprò mai nulla.

3. Amo il mio browser. Uso Mozila Firefox, resistendo alla seduzione di Opera. Nel web, frequento o mi costruisco (il mio feed reader è quello che preferisco) dei posti che aggregano contenuti; vago – con motivazioni forti o a caso – inseguendo riferimenti e indicazioni; cerco temi e nomi che mi interessano. Talvolta placo le curiosità concedendomi visioni e ascolti pirati, utilizzando con moderazione programmi P2P.

Intendiamoci: so benissimo che la maggior parte dei contenuti del web è insulsa. Però, a volte questo incedere a tentoni mi fa atterrare su cose bellissime. E quando trovo qualcuno che mi indirizza su contenuti che “mi servono”, allora sono felice.

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4 pensieri su “Dipanare lo gnommero

  1. Innanzitutto mi dici dove hai trovato il negroni fatto bene?
    Così per ‘stavolta sei tu che fai da guida turistica.

    🙂

  2. Ti ci porto. Eccome. Il mio amico Giancarlo mi ha anche portato nella bettolaccia in cui fanno il cuba libre col miglior rapporto cuba vs libre di tutta milano. E quando ordini, ti chiedono che rum ci vuoi dentro.

  3. Lo so Paolin, lo so che sei patologicamente attratto dai ristoranti cinesi, tanto che ne cercasti uno anche a Terlano, ho detto Terlano, tanti anni fa… e so che ami gli agglomerati urbani più osceni; sei uno dei pochi esseri viventi ad aver trovato motivi di soddisfazione nel passeggiare per le vie di Recco. Forse la capitale della pallanuoto e della focaccia al formaggio ti era gradita per i Negroni, toh, bevibili ad un costo che a Milano ti avrebbe consentito di assaggiare, forse, la fettina di arancia. Te ne scolasti tre in 197″, divorandoti il salame di Sant’Olcese offerto con i beveroni e sembravi molto soddisfatto.
    M.G.

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