Cartoline da Tel Aviv

Illustrazione di David Polonsky

“Internazionale” costa 3 euro ed esce il venerdì. Se ti affretti (hai comunque ancora 5 giorni) riesci a comprare il numero di questa settimana (n.800 dal 19 al 25 giugno). La rubrica dedicata al graphic journalism è composta da una doppia pagina firmata da David Polonsky (fumettista israeliano del 1973 e art director di valzer con bashir, specifica una noticina in calce al disegnone).
Sono ossessionato dalle letture non sequenziali e trovo questa scomposizione dell’istante esaltante, quasi miracolosa (quando lo faceva Guido Crepax, Roman Gubern parlava di montaggio analitico). Procuratela e mi vorrai un po’ più bene.

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7 pensieri su “Cartoline da Tel Aviv

  1. Hai citato Crepax, quindi mi procurerò questo num. dell’Internazionale (che compro e leggo saltuariamente perché tutto non si può fare). Lo so che non c’entra con l’Internazionale, è che sono molto sensibile al nome “Crepax”. Che ho scoperto essere detestatissimo da un sacco di addetti ai lavori. Peccato?….
    saluti
    orlando

  2. quando lo faceva Guido Crepax, Roman Gubern parlava di montaggio analitico

    Pomposo, quel Roman. Io quel tipo di scomposizione l’h vista per la prima volta nei primi anni Settanta, in certi Batman pubblicati in Italia dalla Williams Inteuropa!

    Procuratela

    ok

    e mi vorrai un po’ più bene.

    impossibile

  3. Ipo: pomposissimo il gubern. Però quel libro sul fumetto è stato per un po’ tutto quello che avevamo. Poi il fatto che usasse il cinema per parlare del fumetto è sbagliato (me lo ha scritto ms e l’ho mandato a cagare… mica mi va di dargli ragione a quello là).
    Quella doppia pagina è bellissima. Anche se Crepaz e Gubern c’entrano poco.

  4. Crepax è uno degli autori meno amati (“più odiati” mi sembrava eccessivo) da chi legge fumetti, giovani o vecchietti (come me). E’ una cosa che non riesco a capire. Non riesco a capire non che Crepax possa non piacere – e ci mancherebbe – ma questo “disprezzo” così generale e generalizzato. In una serie di interviste “doppie” ad autori italiani, interviste che faceva una volta una webzine sui fumetti, alla domanda “un autore che non ti è mai piaciuto?” la risposta, al 90% era “Crepax”. Oltre a ciò mi sono fatto bannare da un forum, quando ancora scioccamente “frequentavo” i forum, quando ho dato del “deficiente” (gli avrei alzato le mani ce l’avessi avuto davanti…) a un ragazzetto che aveva giusto letto qualcosa di McFarlane e tre albi della DC, che diceva che “Crepax aveva degli evidenti limiti tecnici nel disegno” (rielaborazione mia, quel cretino si esprimeva a grugniti).
    Ora, dico, perché proprio Crepax? O meglio: perché il Crepax di Valentina? (perché l’ultimo Crepax posso anche capire che avesse perso un po’ di smalto… anche più di “un po’”…) Cos’ha di così “disturbante”?
    Che dice Bacilieri?
    saluti
    orlando

  5. L’ultima volta mi ero costruito una meravigliosa teoria che trovava relazioni tra la regressione del disegno di crepax e l’avanzare di una pulsione all’arte.
    Facevo notare, argutamente dopo aver visitato la mostra in bovisa, che tra dracula e venere in pelliccia erano scomparsi gli spazi bianchi tra i quadretti e iniziavano a fare capolino piani prospettici strani (fino a quel momento il meraviglioso mondo di valentina era stato caratterizzato da uno sguardo sempre frontale e da separazione netta tra le vignette: proprio come nelle peanuts).
    Paolo ha semplicemente smontato le mie cazzate un pezzo alla volta. E io gli credo.

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