Un altro fumetto è possibile: La Trilogia inglese di Floc’h e Riviére

(data del file 10/11/2006)

 

Trilogia

Uno dei fenomeni più rilevanti del fumetto avventuroso in lingua francese si è sviluppato al di fuori dei confini della Francia. Attorno alla figura di Hergé, creatore di “Tintin”, si riunì nell’immediato dopoguerra un gruppo di autori che si sarebbe ritagliato il proprio spazio nella storia del fumetto con il nome di “scuola di Bruxelles”. Questi autori svilupparono i propri modi narrativi nel medesimo studio. Accanto a Hergé si sarebbero nel tempo avvicendati alcuni dei maestri del fumetto d’avventura: Edgar P. Jacobs, Bob De Moor, Jacques Martin e Roger Leloup. La scuola di Bruxelles divenne ben presto portavoce di un modo di fare fumetto estremamente riconoscibile chiamato negli anni successivi ligne-claire, “linea chiara”. Si trattava di un approccio alla narrazione che, pur manifestandosi in tutta la sua evidenza in un’enorme pulizia del tratto, colpiva tutti gli elementi della costruzione della storia. Oltre a un segno netto e chiaro, all’uso di colori privi di sfumature e ombre, al lettering in stampatello minuscolo all’interno di balloon rettangolari, anche le sceneggiature avevano una particolare semplicità, che faceva scorrere le narrazioni senza intoppi e senza cadere nella faciloneria.
A metà degli anni Settanta, il fumetto francese visse un momento di fermento che portò ad alcune rivoluzioni nel modo di costruire le storie. La serie di “Tintin” e le opere degli altri autori della scuola di Bruxelles (come “Blake e Mortimer” di Jacobs, “Alix” di Martin e “Yoko Tsuno” di Leloup) erano divenute le fondamenta di un canone fumettistico da cui i giovani autori volevano staccarsi. Hergé era considerato il padre delle sceneggiature solide: storie caratterizzate da una struttura classica fatta di un’apertura, uno sviluppo e una chiusura. Come tutti i padri, Hergé doveva essere ucciso (sul piano estetico) e superato.
Negli stessi anni in cui gli autori francesi più vocati alla sperimentazione si lanciavano in prodotti editoriali di rottura formale e contenutistica, Jean-Claude Floc’h e François Riviére iniziarono a dedicarsi a una strana operazione di recupero della scuola di Bruxelles. Un’operazione il cui disegno complessivo si sarebbe reso lentamente evidente nei trenta anni successivi.
Alla sua uscita, nel 1976, L’appuntamento a Sevenoaks si presentava ai lettori francesi come il primo episodio di una serie classica destinata a essere raccolta in albi cartonati da 48 pagine. Riviére, lo sceneggiatore, era uno studioso di fumetti – che aveva già dedicato un saggio a Hergé e alla sua scuola – ossessionato dal giallo classico, dalle tradizioni del feuilleton e del grand guignol e dalla corrente di rinnovazione del genere romanzesco che, dagli anni Cinquanta, si muoveva in Francia sotto il nome di “nouveau roman”.
Tutti questi assilli, ben veicolati dai disegni di Floc’h, confluirono nell’Appuntamento a Sevenoaks, che apparve da subito come il tentativo di rifondare un’epica (molto “british”) capace di unire tanto la semplicità formale della “linea chiara”, che dopo quest’opera vivrà in Francia una nuova gioventù, quanto un’articolazione narrativa in grado di violare i generi e affacciarsi su territori coltissimi.
In questa prima avventura del ciclo comparvero due personaggi, secondari ma null’affatto marginali, destinati a divenire il motore dell’opera completa: il critico letterario Francis Albany e la scrittrice di gialli Olivia Sturgess.
La storia delle narrazioni seriali è densissima di personaggi secondari che assurgono al ruolo di protagonisti, ma sarebbe sbagliato risolvere il ruolo di Albany e Sturgess limitandosi a constatare che i due appartengono a questa fenomenologia.
La trilogia inglese assunse forma compiuta tra il 1976, anno della serializzazione del primo episodio sulla rivista “Pilote”, e il 1993, anno di pubblicazione del libro presentato in questo volume. Ma l’ossessione per la biografia fittizia di Albany e Sturgess – e per la ricostruzione dell’immaginario letterario e artistico del ventesimo secolo – non si esaurì all’interno di quel libro.
Durante la lavorazione della trilogia, Riviére pubblicò due romanzi – Fabriques e Le dernier crime de Celia Gordon – il cui protagonista era il critico letterario Francis Albany. Nel 1992, i due autori, questa volta insieme, realizzarono A proposito di Francis, un racconto illustrato – presentato anche in questo volume – in forma di lettera scritta da Olivia Sturgess in memoria dell’appena deceduto Albany. Nel 2005 fu la volta di Olivia Sturgess (1914-2004), finto documentario televisivo presentato in un volume a fumetti, che racconta la vita della grande giallista. La biografia immaginaria dei due personaggi di Floc’h e Riviére si potrebbe a questo punto considerare completa, se non fosse per l’esistenza di altri due oggetti strani: Blitz, un albo a fumetti contenente una pièce teatrale a firma di Oliver Alban, e un volume dal titolo Les chroniques d’Oliver Alban, contenente una serie di memorie personali di personaggi della cultura del Novecento da Rudyard Kipling a Ian Fleming, da Patricia Highsmith a Margherite Yourcenaire, da Alfred Hitchcock a Olivia Sturgess. Oliver Alban, autore fittizio accreditato per i due lavori, è uno pseudonimo – finzione nella finzione – utilizzato da Francis Albany e Olivia Sturgess. Un gioco di scatole cinesi dal forte sapore borgesiano.
Ed è impossibile a questo punto non rimarcare un evento fondamentale occorso durante lo sviluppo di questo magnifico gioco a incastri a opera di Floc’h e Riviére. I due autori hanno dimostrato durante l’intero sviluppo del ciclo uno sguardo molto attento a tutte le forme di sperimentazione formale in letteratura. Inevitabile che i due guardassero costantemente alle opere prodotte nell’ambito dell’Oulipo (OUvroir de LIttérature POtentielle, in italiano Opificio di letteratura potenziale), il gruppo di letterati riunitosi attorno allo scrittore Raymond Queneau e al matematico François Le Lionnais allo scopo di progettare esperienze estetiche costrette da un vincolo. Nel 1978, Georges Perec dà alle stampe un romanzo pienamente oulipiano: La vita istruzioni per l’uso. Si tratta di un libro di cento capitoli ognuno dei quali destinato a raccontare un appartamento di un grande condomino.
Teorizzando che, tanto in un puzzle quanto in un romanzo e nella vita, il tutto è superiore alla somma delle parti che lo compongono, Perec scrive: “si può guardare il pezzo di un puzzle per tre giorni di seguito credendo di sapere tutto della sua configurazione e del suo colore, senza aver fatto il minimo passo avanti: conta solo la possibilità di collegare quel pezzo ad altri pezzi […]; isolato, il pezzo di un puzzìe non significa niente […]; ma se appena riesci, dopo molti minuti di errori e tentativi, o in un mezzo secondo prodigiosamente ispirato, a connetterlo con uno dei pezzi vicini, ecco che quello sparisce, cessa di esistere in quanto pezzo”.
In questo passaggio di Georges Perec si annida la chiave per cogliere il senso dell’operazione di Floc’h e Riviére. La trilogia inglese è la somma di opere apparentemente distinte e individualmente godibilissime che, non appena incastrate l’una accanto all’altra (l’una nell’altra) danno vita a un meraviglioso affresco: una lunga narrazione che, di diritto, si colloca nella storia del romanzo a fumetti.

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3 pensieri su “Un altro fumetto è possibile: La Trilogia inglese di Floc’h e Riviére

  1. Argh!, un altro fumetto nascosto in mezzo alla montagna di fumetti: comprato più di un anno fa (se non sbaglio), ancora da leggere…

    Patfumetto

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