KV

[Kurt Vonnegut in giardino]

L’aggettivo più pertinente che mi viene in mente per definire Kurt Vonnegut jr. è: “consapevole”. Sto rigirandomi per le mani questo volumetto Feltrinelli uscito dopo la morte dello scrittore dell’indiana. Si chiama Ricordando l’Apocalisse e il titolo è così loffio – vuoi mettere col potentissimo Armageddon in Retrospect? – che un grafico clemente lo ha scritto, piccolo piccolo, sotto nome e cognome dell’autore (lo stesso grafico che ha ingrandito così tanto l’autocaricatura in copertina da rendere evidente l’odiosa linea spezzata dei pixel anche a un occhio sifulo come il mio).

Il libro non è un granché. Intendiamoci: se non sai chi è Vonnegut, sappi che questo libro è meglio di quasi tutto quello che hai letto negli ultimi dieci anni; non è un granché se confrontato a tutti gli altri libri di questo signore che mi ha fatto piangere e ridere e gridare un sacco di volte (uso il punto e virgola perché Vonnegut lo odiava, ritenendolo l’insulsa dimostrazione di uno che ha frequentato l’università – certo, non io – e amo ignorare gli insegnamenti di chiunque).

Me lo rigiro tra le mani, perche lo sguardo continua a cadermi, cercando d evitare l’osceno ingrandimento in copertina, sulla foto di Kurt posta sul retro del libro. C’è lui seduto su uno sgabello di fronte a una porta verde. Sulla porta c’è uno dei nani di Biancaneve (non so dire quale) in groppa a un maialino rosa. Attorno a questo signore anziano e sottile ci sono cespugli colmi di fiori viola e celesti (non so che nome abbiano e – per amor del vero – non so neanche se, parlando di fiori, si dica specie, tipo, qualità o cos’altro).

Questa foto mi ispira memorie un po’ lugubri e funeree.

Penso a Basil Wolverton e alle foto del disegnatore di Lena la iena che aprono un libro che amo che si chiama The Art of BW. Non sono andato a ricontrollare, ma mi pare che i fiori siano proprio gli stessi e Basil, che ha un fisico assai più gommoso di quello segaligno di Vonnegut, si muove là in mezzo a suo agio.

Penso a Bela Lugosi. Non quello vero, quello nella biografia cinematografica dedicata da Tim Burton a Ed Wood. Bela ormai malatissimo esce in giardino e cammina tra i fiori, li raccoglie e li annusa mentre Ed lo riprende: saranno gli ultimi metri di pellicola dedicati al vampiro più seminalmente importante della storia del cinema. Il film è in bianco e nero – anche Plan 9 From Outer Space, film in cui Wood monterà quelle riprese – e quindi non posso sapere se i fiori siano gli stessi.

Diciamocelo. Un maschio tra i fiori non offre mai un’immagine allegra. Alle femmine, i fiori stanno molto meglio.

Comunque Kurt è là, seduto sul suo sgabello, con la sua faccia da vecchio lucidissimo e cordiale e mi saluta con la mano. E’ quasi un cenno, la mano si vede taglio e le dita sono rilassate e un po’ flesse. Non si capisce neanche se sia un saluto o un gesto per dire che non ha la risposta. Di certo, non si capisce se stia accogliendomi o accommiatandosi.

Ecco. Guardo quella foto ogni volta che finisco uno dei racconti che compongono il libro e mi incanto. Lo osservo e lui è lì. Così consapevole

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6 pensieri su “KV

  1. E’ davvero una bellissima foto e “rende bene l’idea”. Non è assolutamente vero che i fiori “stiano bene” solo (o di più) alle donne, che sciocchezza 🙂
    saluti
    orlando

  2. ci sono cespugli colmi di fiori viola e celesti (non so che nome abbiano

    Non voglio crederci, ma visto che ami ignorare gli insegnamenti di chiunque, ti dò volentieri la soddisfazione di ignorarne anche uno mio: ortensie (Hydrangea hortensia). Esci di casa, incamminati in qualunque direzione e nel giro di cinque minuti ne incontrerai molti cespugli nei giardini condominiali!

    Ipofrigio

  3. c’è una frase di vonnegut molto bella (in realtà è di suo figlio, ma è lui a scriverla). l’ho trovata in “a man without a country”:

    “I put my big question about life to my son the pediatrician. Dr. Vonnegut said this to his doddering old dad: ‘Father, we are here to help each other get through this thing, whatever it is.'”

    per quanto mi riguarda, questa frase è pura consapevolezza. e, come nel caso di “armageddon in retrospect”, non stiamo certo parlando di uno dei suoi libri migliori. si vede che quando uno c’ha la testa buona, dice cose sagge anche nel sonno.

    plf

  4. cespugli ah ah ah geniale
    lo so addirittura io che si chiamano ortensie
    ma non eri andato in ferie? quanti post arretrati.
    cher

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