Un titolo quasi perfetto

Uomini e topi

Quando il titolo di un giornale (carta, radio, tv, web, … quello che preferisci) suona arguto, il giornalista si commuove e non sa resistere. Il topo che si mangia (o si compra) l’uomo ragno fa fremere le sinapsi del meglio della stampa italica.
Quattro miliardi di dòllari son soldi veri. Mica noccioline.
La rassegna stampa radiofonica sentita stamattina poneva enfasi sulla incompatibilità degli universi Marvel e Disney. Paperi e topi da una parte, roridi di infantilismo, e supereroi con grandi responsabilità dall’altra, capaci di raccontare l’adolescenza e i suoi superproblemi.
E penne giornalistiche, affilate come lame di rasoio, a chiedersi come potrà essere la convivenza tra questi due mondi impermeabili che, mai prima d’ora, si sono sfiorati.
Aldilà della palese cazzata*, tanto buon giornalismo patrio (e qui ci si infilano a pie’ pari anche quelli che parlano di fumetto con un po’ più di consapevolezza) si sta perdendo un elemento di dura realtà: i fumetti in tutto ciò c’entrano poco o nulla.
Si tratta di un acquisto di properties. La Disney, per missione aziendale fa costosissimi spot pubblicitari per vendere merchandising (giocattoli di plastica, merendine, libri, dischi, giochi per la tua piattaforma preferita, …). Un anno si vendono pesci pagliaccio, un altro automobili viventi, un altro ancora teneri robot-spazzini. Figurati che può succedere che si vendano addirittura supereroi (Ehi, giornalista! La famiglia incredibile volava ed era invulnerabile! Vuoi vedere che erano supereroi?)
Facendo l’elenco sommario degli spot meglio riusciti degli ultimi anni, si osserva che paperi e topi c’entrano pochissimo (a memoria, mi sembra che l’ultimo personaggio realmente made in disney – gli altri provengono dalla linea Pixar – a generare soldi veri sia stato il re leone).
Avendo definitivamente (e, imho, meritoriamente) conseguito la qualifica di auteur, John Lasseter decide di mandare in produzione un film che potrà vendere una distesa sconfinata di palloncini. Il marketing Disney (il secondo ufficio più importante, dopo quello degli avvocati) capisce immediatamente che quella roba sferica e più leggera dell’aria si vende benissimo ma è difficilmente brandizzabile. Cazzo! Una sòla!
Basati su licenza di properties Marvel vengono realizzati altri meravigliosi spot (alcuni proprio divertenti: hai visto iron man?). Compriamoci quegli altri.

Semplice, eh?

*sono supereroi e non sempre a fini esclusivamente parodici il Superpipo e Paperinik; è un punto di incontro tra topi e supereroi Mighty Mouse; è un papero l’amato Howard inventato da Steve Gerber.

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10 pensieri su “Un titolo quasi perfetto

  1. ma sì. è solo che a un giornalista non gli par vero di poter parlare di queste cose (i soliti spostamenti di padroni e capitali fra grandi aziende, solitamente anonime o comunque poco suggestive) e metterci sopra l'”elemento umano” dello scontro fra etiche aziendali.
    insomma, lui ci mette il colore. o, meglio, ce lo appiccica.
    ciao,
    plf

  2. my son (11) dice che quattro migliardi di dollari per la marvel è troppo poco, che colsolo film spiderman 2 hanno fatto due migliardi senza contare tutto il contorno di gadgets. io gli ho spiegato che non è la marvel che ha fatto il fim ma lui mi ha ribattuto altre cose e alla fine gliela ho data vinta (o mi ha vinto, non sono riuscito a capire). mah.

    cher

  3. Invece mi hai convinto a leggere Vonnegut… Sono anni che vorrei leggere Mattatoio… diciamo che mi hai dato la spinta decisiva…
    Michele

  4. “l’ultimo personaggio realmente made in disney – gli altri provengono dalla linea Pixar – a generare soldi veri sia stato il re leone”

    Hannah Montana e simili sono vere miniere d’oro.

  5. Hai ragione
    Vivo isolato dal mondo
    Non ho citato neanche High School Musical.
    E anche Winnie Pooh (quello sturpo continuativo perpetrato ai danni del romanzo di A.A.Milne) continua a macinare un sacco di quattrino.

    Il fottutissimo censore estetico mi distilla affermazioni che dovrei soppesare di più.

  6. Uff… L’hai mica letto tezuka, vero? parli per sentito dire, sennò diresti anche che kimba è una copia di babar…

    Perché fai quella faccia?

    Ah… cazzo! non conosci il lavoro dei de brunhoff?
    vabbé…

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