03. Perché non piangerò la chiusura di “John Doe”

Pan: Non  è proprio Goat Boy, però...

03.01. Perché tanto accanimento nei confronti di John Doe? Perché?! Me lo stai chiedendo veramente? Ma dài, mica sono contento che chiuda: va bene che sono stronzo, ma non me ne frega nulla! Non piangerò la sua chiusura ma nemmeno ne riderò.

03.02. Se fossi devoto a Bill Hicks come lo sono certi amici miei, farei la gag della pubblicità (“By the way, if anyone here is i advertising or marketing, kill yourself, seriously”), ma non riesco a crederci fino in fondo. John Doe non è il male inginocchiato di fronte a Goat Boy (“Bravo John, fa bene alla gola. Quando esci, di’ a Jan Dix che può entrare”): è un sintomo. Immaginario globalizzato in cui frantumi banali di cinema, fumetto, musica, videogiochi, ecc ecc vengono mescolati (mashuppati) in maniera banalizzante.

03.02. Ci vuole del mestiere per farlo. Non sto scherzando: ci credo sul serio. Una professionalità maturata macinando migliaia di pagine di racconto che mescolano inquadrature, semplicità di lettura e progettazione dell’accessibilità del messaggio per ciascuno dei lettori. Sono tecniche preziose, affinate con l’esperienza e gli insegnamenti di maestri, che consentono di raccontare al meglio. Però queste utilissime tecniche, da sole, non consentono di sollevare il velo e mostrarci la realtà, scopo ultimo cui l’arte dovrebbe sempre anela… Oh… scusa, ho sbagliato un’altra volta riunione… Cioè… voglio dire… non sono qui a difendere, in alcun modo, il valore dell’originalità. Cosa vuoi che me ne freghi dell’originalità? Io sono un lettore.

03.03. All’inizio degli anni Settanta, Ralph Bakshi è in cerca di libertà creativa. Prima la dittatura modernista dei nuovi terrytoons guidati da Gene Deitch e poi il lavoro da catena di montaggio delle animazioni televisive di spiderman lo hanno devastato. A fare quelle robe ormai è bravissimo: un professionista coi fiocchi che conosce tutte le tecniche. Ma ha un progetto che si chiama Heavy Traffic e niente soldi per realizzarlo. Deve trovare un’idea intermedia che gli faccia da trampolino e invece, in una libreria nell’East End, trova l’idea di un altro: una raccolta di storie di Fritz il gatto. Decide di farne un film, ma si deve mettere d’accordo con Crumb che non è una persona facile da gestire. A un certo punto la storia si fa pesa: Bakshi ottiene i diritti per Fritz da Dana, la moglie con cui Crumb si sta mollando.

03.04. La storia va malissimo. Bakshi fa la versione acqua e sapone di Fritz. Intendiamoci: fa quello che può (per qualcuno, uno dei dieci film più importanti della storia del cinema d’animazione) e riscuote anche successo, ottenendo la qualifica di primo regista di un film d’animazione per adulti e un discreto grado di autonomia che gli consentirà, negli anni successivi, di schiantarsi a ripetizione. Crumb dichiara tutto il suo disprezzo per Bakshi, per il film e anche per Fritz che, nei panni della vittima collaterale, si becca una coltellata e muore.

03.05. Crumb è un genio. E, secondo me, anche Bakshi lo è (me lo dicono Heavy Traffic, American Pop, Coonskin, … se sei a Milano, il 22 ottobre te li faccio vedere). Si tratta di forme diverse di genio. Crumb piglia in mano una penna e un quaderno e racconta storie a fumetti. Bakshi, finché ha fatto cinema, ha raccolto quello che aveva attorno e lo ha rielaborato, affidandosi a una squadra di collaboratori fidati cui ha lasciato grandissima libertà. A volte, pure troppa.

03.06. Fritz il gatto di Bakshi non è un brutto film. Anzi, se lo guardi in inglese (e ti risparmi il doppiaggio in simpatico romanesco gggiovane) non è niente male. E’ un film colmo di meraviglie e di vita. Rizzoli International ha fatto un libro utilissimo (uno di quei cosi grossi, tipo coffee table book) che si chiama “Unfiltered: the complete Ralph Bakshi”. A sfogliarlo (fermandosi prima dell’ossessione per i dipinti… argh) si capisce tantissimo di Bakshi. Io mi commuovo fissando lo sguardo su quello sfondo che riproduce l’east end newyorchese usato per Fritz. Là, di fianco a quella scala, c’è una libreria strana. E’ proprio quella in cui Ralph comprava i fumetti underground. Quella in cui il suo Fritz è nato. Non c’è, in quella presenza, traccia di mashup, citazione, omaggio o autoreferenzialità. E’ solo un atto d’amore.

03.07. Un atto d’amore. Proprio quello che cerco.

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34 pensieri su “03. Perché non piangerò la chiusura di “John Doe”

  1. Fammi capire.
    John Doe non è un atto d’amore.
    Allora cosa sarebbe? Puro sesso?

    Perchè sesso per il sesso è quello che cerco io, e in quella roba lì non ne ho mai trovato!

  2. Mhh… passavo di qua per invitare il proprietario del blog a tenere un ciclo di conferenze sul ‘tebeo’ a Barcellona… ma vedo dai commenti che forse non è il momento giusto. Fa niente. Mi saluti Vittorio Spinazzola e i ragazzi di Tirature!

    Umberto Eco

  3. A giudicare dai resoconti delle vendite, ha fatto schifo (in poche settimane, a 2 anni dall’uscita) a un numero di persone superiore alle copie vendute. Strano. Forse se lo passavano sul torrent.

  4. zk: A me non dai troppo fastidio. Passi nel mio campo visivo e sventolo una mano davanti alla faccia. Tu invece devi convivere col vago sospetto di essere un coglione. Deve essere terribile non avere neanche abbastanza potere cognitivo da raggiungere consapevolezze elementari.

  5. Non ti arrabbiare.
    Non mi cacciare via, ti prego.
    Avevo frainteso. Credevo, causa il mio debole potere cognitivo, di sì; e invece, si vede che non c’è alcun sillogismo.
    Se il sesso per il sesso è un atto d’amore non significa, per te, che ogni atto d’amore sia sesso per il sesso.
    Tutta colpa, per restare in accademia, di quella “indeterminatezza di senso” veicolata dal postmoderno.

    succhiotti
    tua
    zukkero candischi

  6. Raga’: Adesso vi firmate con dei nomi riconscibili. Perché inizio a essere un po’ confuso. Mica siamo qui per divertire micgin.
    E il primo che sgarra lo mando dal preside.
    Sono stato chiaro?

    mdm

  7. pezzi interessanti. scritti con gusto e intelligenza. Nonostante (o forse perchè?) a me John Doe piaceva.

    purtoppo i blog sono pessimi strumenti per impostare una comunicazione biunivoca, un peccato. Io a Milano il 22 ottobre ci saro’ quasi sicuramente dato che ci abito, mi farai vedere?

    saluti

    rae

  8. In mezzo a tanti commenti così incomprensibilmente balenghi, non potevo mancare di infilarci anche il mio.
    mashup? mes’ciòt! (detto in parlata ostrorobica).

    arfasatto

  9. Non saremo così fortunati. Tra il 21 e il 25 mia moglie c’è. E anche i bambini. Gestire la cosa sarà difficilissimo.
    Tu intanto procurati la tessera arci. E, già che ci sei, cerca di scoprire dove sei rispetto a via watt.

  10. Commento #9
    Io l’ho preso a prestito alla biblioteca comunale.
    ….
    “a prestito” !!!! ma per favore !!!
    ….

    john doe : mai letto … per cui per me chiuso o aperto pari sono … e quindi anche io non piangerò
    Luc

  11. benchè divertenti, devo ammettere che gli ultimi commenti a firma rae non sono miei.

    cmq ho gia’ la tessera arci, rimarro’ in attesa.

    rae

  12. John Doe è forse uno dei fumetti più orrendi che abbia mai letto, insipido, scopiazzato (scusate… postmoderno) e di una banalità stravolgente, ma come si fa a farsi piacere un ammasso di ricalchi famosi (scusate…. mashup) imbevuti di autocompiacimento? Purtroppo il lettore medio, quello coprofago per intenderci, se ne ciba a palate, ma per fortuna, cambiati i vertici dell’Eura, qualcuno si è accorto di che razza di immondizia veniva pubblicata e sentendosi in colpa ha deciso di smettere di inquinare il mondo.

  13. @utente anonimo n. 32: attenzione, molto di ciò che dici su JD è vero (e probabilmente alcune cose non le negherebbero nemmeno gli stessi autori), ma non tieni conto che tutto ciò può essere… divertente!
    Non so tu, ma io non ascolto solo Musica Colta e non leggo solo Fumetto d’Autore.
    Al cesso – e dopo 8 (otto) ore di lavoro – JD va benone, c’è di ben peggio in giro. insomma, non è che chiunque legge JD sia un sottosviluppato mentale. Purché non sia un *fan*, dico.
    anonimo # 33

  14. Mah, anche nella categoria fumetti da cesso John Doe viene dopo Zagor, le miniserie Bonelli, un’infinita lista di Manga demenziali, Alan Ford, Diabolik, Pk e tanti altri, tutti fumetti privi di plagi mascherati da citazioni-omaggio e soprattutto poco -o per nulla- autoreferenziali, leggere John Doe è come ascoltare un programma radio dove i conduttori ridono per i cazzi loro ma senza spiegare perchè. Se invece lo mettiamo nella lista dei fumetti fermaporta direi che è al primo posto.

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