Se mi leggi è giornalismo, se mi quereli è satira

Diego Velazquez da Wikimedia: bestia al ginzaglio

La satira è una bestia feroce che divora tutto quello che le sta attorno. Mica la puoi addomesticare e portare in giro al guinzaglio. Neanche quando fai satira per mestiere.
Gipi ha smesso di fare la sua striscia per “Internazionale” (e io, che quella striscia non l’ho mai amata, gliene sono grato) perché si è reso conto che, tutte le settimane, doveva indignarsi a comando.
La satira suscita antipatia. Dopo un po’ che vivono di quello, i satiri sono insopportabili.
Pensa al formalinicofascista Forattini, al tiracampare Staino o al bravunquista Vincino.
Sparare ai satiri è sport nazionale e internazionale. Prendere le loro difese pure.
Cheppalle!

Lascia che ti racconti due storielle, cercando di semplificarne cause ed effetti.

Uno.
La vignettista Pat Carra lascia il manifesto, dopo uno scazzo feroce con la redazione, perché Vauro le ha rubato il gattocomunista. La sintesi dei fatti è che a marzo Pat Carra ha disegnato una vignetta col gatto col pungo alzato e a settembre l’ha fatta anche Vauro. Dal disegno di quest’ultimo “Manifesto”, che ha pubblicato entrambe le vignette, ha prodotto anche una maglietta. Apriti cielo! Maschilismo sciovinista, antifemminismo, servitù alla ragione dei soldi, sudditanza alla notorietà del disegnatore… e altre passeggiate nei luoghi più comuni.
Secondo me, la questione è più semplice. Il calembour “gattocomunismo” non è arguto. Anzi, fa schifo. E’ stata detta e disegnata da un sacco di gente, milioni di volte, prima del 2009 (anch’io confesso che nel 1989, mentre cadeva il muro, …). Fortunatamente il grado di clemenza che gli esseri umani muovono nei confronti delle sciocchezze che dicono ha permesso che essa non fosse pubblicata prima. Adesso un quotidiano, che ha ormai standard qualitativi bassissimi, ha pubblicato due volte, nello stesso anno, la stessa robaccia, a opera di satiri che a me paiono mediocri. E, la seconda volta, ha deciso di farne anche una maglietta. Quando è impossibile scomodare la decenza, si dovrebbe almeno tentare di brandire il pudore.

E due.
Alessio Spataro ha raccolto le storielle della ministronza in un librino grrrzetic. La storia è semplice: Giorgia Meloni è ministro della gioventù. E sarebbe riuscita a esserlo senza che nessuno se ne accorgesse (e in questo paese, di solito, è un bene), non fosse che Spataro ha deciso di trasformarla nella protagonista di una serie di storielle apparse su questo blog. Apriti cielo! Lotta frontale tra chi è a favore della libertà di satira o chi è contro la terribile volgarità.
Secondo me la questione è più semplice. In quel libro non ci trovo né volgarità né satira. Quel libro è brutto, raccontato mediocremente e incapace di ferocia. Difficile strappi un sorriso dopo la prima storiella (che da sola esaurisce l’idea). Alessio Spataro è un disegnatore estremamente dotato e dalla tecnica straordinaria ed è naturalmente simpatico, quasi a pelle. E’ anche molto sfortunato, perché non ha mai trovato interlocutori capaci di discutere con lui del suo lavoro, usando toni sereni e pacificati. Racconta male materiali che spesso avrebbe dovuto scartare. Ha maturato uno stile grottesco che non risale mai alle immagini delle persone di cui caricaturizza i caratteri. Stratifica immagini satiriche. Metasatira. Un po’ come vedere un film che parla di cinema o leggere un romanzo che tratta di romanzieri. Che noia….

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6 pensieri su “Se mi leggi è giornalismo, se mi quereli è satira

  1. In quel libro non ci trovo né volgarità né satira

    Sto pesando di venire a defecarti in faccia, tanto non è volgare

  2. Sai? Ho un televisore in casa. A volte lo accendo anche. Difficile ch’io trovi volgare qualcosa.
    Mi tocca però di contraddirmi subito.
    Trovo molto volgari il tuo anonimato, il tuo uso criminale del vocabolario (defecare?) e la tua paura per le altrui pratiche sessuali.

  3. il discorso su Alessio autore è il discorso sugli autori italiani, sulla distanza ancora troppo forte tra competenze-progetto editoriale e sensibilità-progetto autoriale. Però entrando nel merito del tuo discorso, trovo "Non più estate" il suo lavoro migliore e più vicino a quello che chiedi. E’ un racconto, in realtà, più che un libro. Una storia breve. Uno spaccato forte sull’assenza di futuro assegnata ai giovani italiani del sud. Non a caso, appunto, un lavoro molto condiviso durante la sua realizzazione, pur con una dialettica favorevole all’autore.
    Poi… ci sta la coscienza morale ed etica dell’autore, che sceglie fumetto e satira per battersi. Da questa scelta, forse, i limiti e i punti di forza delle sue opere.

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