Spirou: anno uno

Una pagina di Spirou di Emile Bravo

Un po’ di tempo fa ho pubblicato un libricino intitolato come questo blog. Dentro c’erano le mie ossessioni in fatto di fumetti (coltivo amorevolmente il tempio delle pulsioni della mia pancia,cui aggiungo e rimuovo continuamente divinità grandi e piccole). Il libro mi era stato chiesto da Luigi Bernardi che è uno strano curatore editoriale: ambisce all’invisibilità. Poche parole, pochi consigli, nessuna imposizione.

Quando ormai il libro era uscito, Luigi mi ha confessato che trovava vergognoso il fatto che, nella lista dei titoli necessari per fondare un canone del fumetto, non avessi inserito Franquin.

Aveva ragione.

Franquin è difficile. Richiede una dedizione che ancora non sono riuscito a trovare. Ma un giorno, ne sono certo, sarò pronto.

Per il momento leggiucchio Gaston, Marsupilami, idées noires e anche Spirou, ma senza troppa convinzione e senza lo stupore sfacciato che ti assale quando guardi le pagine prodotte dal genio.

A proposito di Spirou, è appena uscito, per Planeta De Agostini, un libro di Émile Bravo, Il diario di un ingenuo, che racconta la prima avventura del ragazzo vestito da portiere d’albergo (sempre che tu non creda che il piccolo Spirou sia in qualche modo connesso alla cronologia del personaggio belga). Nel piccolo mondo del fumetto si parla di “revisionismo” quando un autore riscrive la storia di un personaggio classico, assumendo che le avventure passate abbiano avuto cause scatenanti meritevoli di essere raccontate e abbiano stratificato esperienze che produrranno cause future. Bravo è bravo sul serio (una sua storia muta sui terrorismi, uscita in Italia su Linus, aveva commosso sia me sia Boris). Eppure questo racconto che utilizza gli stilemi narrativi di molto fumetto belga – dal segno pulito ai grafemi, dalla composizione lineare del racconto e della pagina alla verbosità dei personaggi – lascia un senso generale di incompiutezza. Fare revisionismo sugli universi autoconsistenti in cui si muovono i personaggi dell’immaginario seriale non fa male a nessuno. Quando, invece, vai a sfruculiare nella storia degli umani e dici che le azioni del tuo personaggio hanno modificato radicalmente il destino del mondo ti trovi a oscillare tra due possibilità: il sublime effetto Zelig (Woody Allen, non la poltiglia comicheggiante) e il dissenterico Forrest Gump.

Nel libro di Bravo, alla fine, sento un po’ puzza di Gump.

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2 pensieri su “Spirou: anno uno

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