Gli Zero sono finiti

Di recente sento troppo spesso qualcuno che rimpiange un decennio del passato. Fofi lo fa con gli anni 50. Mannelli e Scòzzari con gli anni 70.
Li capisco: avevano vent’anni (anche se a me gli anni 80 han fatto un po’ schifo e ho preferito loro i 90 e poi gli 00, ma ho una teoria al riguardo).
I decenni sono periodi, tipicamente costituiti da una decina di anni, che iniziano con uno zero e finiscono con un nove.
Non servirebbero a niente se non ci permettessero un paio di cose piacevoli:

  1. misurare il tempo, giacché abbiamo scelto 10 come base per i nostri calcoli (questi ammennicoli articolati e scodinzolanti, attaccati alle mani, che risultano essere proprio in quel numero là ha aiutato).
  2. fare delle classifiche di fine decennio che paiono finanche più interessanti di quelle di fine anno.

E’ un gioco inutile. Ma mi diverte.
Di qua dal monitor continuo a esserci io. Lo sai: sono il tipo scostante con la barba che non ha letto / visto / ascoltato tutto quello che è stato pubblicato negli ultimi 3500  giorni. In più ho amori e idiosincrasie che mi fanno credere alcune cose più belle o più brutte di altre.
Se sei un frequentatore abituale di questo spazio (e di quello che lo ha preceduto), sai che non ti devi aspettare sorprese.

Comunque…
Il meglio degli anni Zero. Immaginati che enunci la classifica con voce enfatica da dj. La classifica vale solo oggi. Non ti aspettare di poter venire a rinfacciarmela tra due settimane, sperando che io la difenda.
Parlo solo di fumetti perché conosco tutto il resto anche meno di quanto conosco i fumetti.

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Al decimo posto il libro che ha aperto le danze agli anni Zero raccontandoci che il fumetto è ancora vivo e vegeto e ha un sacco di cose da raccontarci: Jimmy Corrigan di Chris Ware. Ware è stato uno dei miti che noi snob abbiamo coltivato con cura per tutti gli anni 90. Un tipo ossessivo compulsivo che faceva comic book fuori formato (a volte grandissimi, altre minuscoli) costruendo meravigliosi oggetti di design. Un figlio dell’onda “Raw” scatenata da Spiegelman e Mouly pronto a stupirci con gioiellini visuali. Persi in quegli albetti, fitti fitti di parole scritte piccolissime c’era il rischio che noi lo si scambiasse per un designer abilissimo. Intendiamoci. Lo era (e lo è). Ma non era (e non è) solo quello. Il Corrigan è là a raccontarci una storia densissima e commovente. Da qualche setimana anche in italiano, per Mondadori.

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Al nono posto il libro che gli anni Zero li sta chiudendo: Asterios Polyp di David Mazzucchelli. Sulla quarta di copertina c’è scritto che è il primo graphic novel dell’autore. E’ una mezza verità. E’ una mezza bugia. Mazzucchelli rinnega le storie di supereroi con Frank Miller e la riduzione di Città di Vetro di Paul Auster con Paul Karasik (tutto il resto è troppo breve per meritare l’appellativo di novel, anche il meraviglioso Big Man). Eppure tutta la carriera dell’autore è costellata di lavori che cercano di indagare l’uomo e il suo doppio. Sarà che l’immagine è il doppelganger della parola nel fumetto. Sarà che i colori della bicromia, cangiante pagina dopo pagina, devono sempre viaggiare in coppia. Un libro di doppi (testa e pancia, vivo e morto, architettura e arte, parola e immagine, …) con cui dovremo confrontarci nel prossimo decennio. In attesa che un meteorite ci metta a tacere.

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All’ottavo posto un altro americano e un altro figlio di “Raw”: Ice Haven di Daniel Clowes. Microframmenti che raccontano la storia di una città, di un po’ di umani e di una coppia. Il fumetto è cartografia della vita, Clowes l’ha capito e ce lo ricorda, un lavoro alla volta. Il fatto che abbia preso un racconto uscito su un comic book e lo abbia montato in formato orizzontale, aggiungendogli pochissimo materiale e ottenendo così un oggetto smerciabile nell’area che le librerie dedicano al graphic novel, ci parla di formati e di intelligenza autoriale.

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Al settimo posto Gli anni Sputnik di Baru. Lo so: ha iniziato a pubblicarli negli anni 90 (il primo volume è datato 1999). Ma mi sembra che con questo lavoro Baru segni un punto centrale nella sua ricostruzione della storia sociale del suo paese attraverso lo sguardo della sua generazione. Una storia, spalmata in 4 volumi, da cui mi sento lontanissimo (mai sentito il fascino delle guerre dei bottoni), ma che mi racconta come poche altre un periodo di trasformazione con cui l’Europa si è dovuta confrontare. Il fatto che Baru scelga di raccontare una storia di 200 pagine in 4 album BD dall’andamento sghembo trasforma, ai miei occhi, quel libro in un ulteriore territorio su cui si confrontano i formati dominanti dell’editoria a fumetto.

Al sesto posto un libro che racconta derive, sconfinamenti, disambientazioni e sconforto: L’approdo di Shaun Tan. Quando ne ho parlato (nella versione precedente di questo blog) mi sono trovato a difendere un lavoro che non ne bisogno dell’aiuto di nessuno dalle accuse di Giorgio. Forse ha ragione lui e il libro è consolatorio. A me, qualche volta, piace anche essere consolato. L’approdo è un libro che non mi ha fatto dormire tranquillo per un po’. E questo mi basta.

Black Hole di Charles Burns: copertina
Black Hole di Charles Burns: copertina

Al quinto posto, un libro che è stato in gestazione così a lungo che definirlo frutto degli anni 00 è una sciocchezza risibile pure per me: Black Hole di Charles Burns. Lo sai perché a Mannelli e Scòzzari piacciono così tanto gli anni 70. Perché avevano vent’anni (Scòzzari ne aveva 30, ma ognuno matura coi suoi tempi) e si avventuravano nello speciale ottovolante del sesso. Perché quelli del decennio successivo non tessono lodi sperticate degli anni 80 (lo so, c’è qualcuno che lo fa: non fare caso a quegli strani individui)? Perché quando è arrivato il nostro turno hanno iniziato a sventolarci davanti agli occhi lo spauracchio dello HIV! Semplice. Il sesso facile e liberato ci si è spento davanti. Black Hole racconta quella maledizione venefica e virale e si intreccia con i dolori della crescita. Tutti gli adolescenti si sentono mostruosi come quelli di Burns. E qualcuno lo è sul serio.

Pilules Bleues di Frederik Peeters: copertina
Pilules Bleues di Frederik Peeters: copertina

Al quarto posto ancora malattie virali che intaccano l’amore e il sesso: Pillole blu di Frederik Peeters. Di recente ho scoperto che il contagio da HIV ha ormai una diffusione estremamente controllata. Ciò nonostante il rischio non è stato azzerato, tanto è vero che è emersa una nuova categoria di contagiati: i nonni che hanno riscoperto, grazie ad additivi chimici azzurri e portentosi, le gioie del corpo. Mi era parsa una buona notizia. Poi mi è ritornata in mente quell’incredibile pagina delle Pillole Blu: “passione pietà desiderio fuga rigetto possesso disgusto punizione tristezza abuso”. un altro libro che non mi abbandona.

A questo punto, in ogni classifica che si rispetti c’è uno stacco pubblicitario. Tanto lo so che hai già sbirciato in fondo e allora, invece della pubblicità, ti regalo un pezzetto di George Carlin su dio.

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Al terzo posto un libro di cui ti ho parlato di recente: La signorina Else di Manuele Fior. Qualche tempo fa Paul Karasik, parlando del suo lavoro sulla Città di Vetro di Paul Auster, spiegava che l’adattamento a fumetti di opere letterarie è principalmente una questione di quantità. Per riuscire a mantenere fedeltà a un romanzo, quando lo trasponi in immagini e sequenze, devi garantire che i rapporti tra le quantità di parole, di immagini, di vignette e di pagine del fumetto siano proporzionali alle quantità di sole parole del testo scritto. Mica mi convince questa cosa. Eppure l’80ina di pagine di monologo interiore del romanzetto di Arthur Schnitzler è stata trasposta in un’80ina di pagine a fumetti. La storia è bellissima. Il racconto di Fior è di una perfezione quasi imbarazzante. La transizione da un codice all’altro non si fa sentire. Al momento lo metto qui, al terzo posto. Poi studio. Magari meriterebbe anche di salire.

9lmvdm

Al secondo posto c’è l’autore italiano più importante del decennio, Gipi con LMVDM La Mia Vita Disegnata Male. Quando l’intimismo e il minimalismo danno fastidio, c’è chi tende a parlare di viaggi intorno all’ombelico. Quando il racconto diviene inconsistente, c’è chi parla di storie del cazzo.  Gipi, dopo aver accumulato una serie di libri fondamentali, parte da un’infezione al pene per raccontare tra memoria e menzogna, onestà e manipolazione, gli anni della formazione di una generazione di ragazzi della provincia italiana, tra droghe, sesso, ingenuità e uomini neri pronti a stuprarti la coscienza.

Suspense per il primo posto… e inserto pubblicitario.

10selz

Al primo posto una macchina narrativa perfetta, La straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick. Riciclo le motivazioni  che usavo per indicarlo come miglior fumetto dell’anno nel 2007. Un gioiello narrativo di 600 pagine che mette in crisi tutti i tentativi di classificazione. Le immagini occupano sempre doppie pagine, come in certa tradizione del picture book, ma si inseguono rapidamente, quasi giustapposte e sicuramente in sequenza. Non ci sono balloon e tutte le parole occupano coppie di pagine a loro esplicitamente dedicate. Il libro si compone di centinaia di pagine prive di figure e di centinaia di pagine prive di parole. Eppure, il codice verbale e quello iconico collaborano nella maniera più efficace. Il miglior libro che abbia letto da un sacco di tempo (non solo tra quelli illustrati) miscela parole e immagini e mette in crisi la definizione di fumetto in cui ci piace acciambellarci.

E come si conclude ‘sta roba? Ah… Ciao.

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21 pensieri su “Gli Zero sono finiti

  1. Grazie, questo post mi sarà utilissimo…ho iniziato da veramente poco a leggere libri a fumetti, mi sono fatta un’overdose di Taniguchi e di questi ho letto solo Gipi…sono inciampata in “Cinque è il numero perfetto” di Igort, che proprio non mi ha convinta, e mi sono risollevata con “The professor’s daughter” di Sear e Guibert, bellissimo.
    E ora mi lascio ispirare dalla tua top ten, per il seguito..

  2. Mmmh.
    E lo so che tu sai che non potevo non postare un “mmmh”.

    Libri eccellenti. Diciamo che però sento un po’ odore di “consensus”.
    E le discussioni sul “Canone”? Non aggiungo altro.

    Piuttosto, andiamo oltre: guardiamo al futuro.
    Domanda da “dillo subito”.
    Tra due settimane cosa inserirai, e a cosa rinuncerai?

    ms

  3. Stranamente ho letto gran parte della tua decina e concordo abbastanza, l’unica cosa che capisco poco è il numero uno: sarò un po’ cretina (cosa che ho già ventilato altrove) ma proprio non sono riuscita ad apprezzare Hugo Cabret. L’ho trovato un po’ troppo costruito nella trama, e gli inserti a illustrazione non mi sono sembrati un’innovazione. Non so, è un libro di narrativa dove certe scene sono state visualizzate con sequenze di disegni a matita; perchè quelle e non altre? con che criterio realizzare sequenze più o meno lunghe? Mi è sembrato un ibrido che mi ha dato poco, almeno a me. Ma forse mi manca qualche tipo di sentimento, più che di inventiva, boh.

  4. Ho letto 6 dei 10 qui sopra.
    Sono molto d’accordo.
    Avrei messo il Corrigan tra i primi tre, però.
    Per quello che riguarda gipi, bellissimo LMVDM che ha il solo peccato delle poche tavole colorate (lo avrei preferito più estremo), per questo fosse preferisco Appunti di una storia di guerra un po’ più distaccato ma “più perfetto”… (ok, anche S è strepitoso, ma così divento noioso…)

    Nella mia classifica comparirebbero, tanto per aggiungere due nomi diversissimi tra loro, anche Larcenet con Lo scontro quotidiano e la Modan di Unknown.

  5. Il libro di sfar e guibert è molto bello. Quella storia d’amore resa impossibile dalla differenza d’età mi ha fatto amare di riflesso anche le olive nere, altra serie fatta dai due di cui conosco 3 voll. Invece Sardina nello spazio , in cui i ruoli sono invertiti essendo scritta da guibert e disegnata da sfar (le storie che contano sono uscite tutte in italiano per mondadori) è bella sul serio.

  6. Mica volevo provocare. Ho messo dentro solo le cose che mi hanno stupito con continuità.

    Poi l’ho fatto in fretta. E’ solo un gioco.
    Mi piacerebbe poter dire che ho premiato dei percorsi e quindi non ci sono alcuni autori perché hanno ragginuto il proprio punto più alto in altri decenni.
    Non è vero.
    Sono stato solo avventato.

    Per esempio,
    – Mizuki non sono capace di datarlo ed è uno dei miei autori preferiti in questo momento.
    – Koenig me lo sono dimenticato perché in questa settimana ho letto solo americani.
    – a drifted life di Tatsumi non c’è perché non so quando è stato realizzato.
    – Hanawa, quello delle prigioni, quando le ha fatte quelle storie?
    – una lacrima sul viso di Mascitelli e Sartori perché Lorenzo (Sartori) è un amico carissimo e ho paura di lasciarmi condizionare dall’affetto. In più il formato conta.
    – Per un po’ mi sono sentito in colpa perché non c’erano albi comprati in edicola. Poi mi sono ricordato che LMVDM l’ho comprata in un chiosco e ha venduto più di molte serie che da quei posti fanno capolino
    – Non ci sono supereroi. E ho ricominciato a leggerne tanti. Jack Staff di Paul Grist è stata una costante del decennio (finché è durato) e anche Invincible di Kirkman mi diverte tantissimo.

    Aresti preferito parlassi di fumetti visti solo da tre persone? Una di quelle cose che poi possiamo dispiacerci quando li scoprono anche gli altri? “Ah… X si è rammollito! Quando lo leggevo solo io era molto più fico”

  7. Patrizia. Non sono mica capace di spiegarti perché quel libro mi piace così tanto. Mentre lo leggevo ci sono stati momenti in cui mi sono spaventato girando la pagina (quando si spezza la sedia, ho proprio fatto un salto ed ero sul treno. La signora seduta accanto a me si è soaventata pure lei: potenza del racconto con le figure!). Mi sembra che hugo cabret rappresenti il punto più visibile di un momento di trasformazione delle storie fatte di parole e immagini.
    Penso al lavoro di Binder sui fratelli neri, al quello che fa Ware nei frontespizi, ai fiumi di parole di Gipi, all’uso delle immagini fatto da safran foer in molto forte incredibilmente vicino, anche al lavoro di elaborazione delle fotografie di Ausonia.
    A me sembra un libro molto importante.
    La classifica però è solo un gioco.

  8. La storia di Larcenet mi si è spenta con quel quarto volume, che mi è parso insulso. I primi 3 erano perfetti.
    Modan… Cazzo, Modan! Ecco un’altra che mi sono dimenticato! Però forse non mi è piaciuta COSI’ tanto.

  9. interessante, ti trovo daccordo con tutto, soprattutto con l’idea di ribaltare il primo posto con l’ultimo, abile gioco di prestigio.
    in particolare apprezzo la scelta di baru, vero capolavoro.
    sono un po piu scettico su pillole blu che ho letto proprio l’altro ieri.
    ci avrei visto bene per esempio un loustal, quello del sangue della mala.
    come al solito il tuo blog rimane il piu interessante di tutta la rete italiana assieme a quello di harry.
    ciao e auguri.

  10. ah, questa volta ho letto quasi tutto: ben cinque! e gli altri sono autori che non m’interessano (il noisissimo burns, l’orrendo mazzuchelli – e questo nuovo è forse il suo peggiore). ma mi piace molto il primo posto di hugo cabret tanto tanto essenziale nel disegno ma raccontando e disegnando ogni minima cosa, con nessunissima sciatteria, che alla fine mi sembra che il fumetto odddierno si dondoli fra la sciatteria dove il disegno e le storie sono tirate via o la fighetteria dove quel che si discute è il colore della carta e l’allestimento della copertina.

  11. tanto tanto essenziale nel disegno ma raccontando e disegnando ogni minima cosa, con nessunissima sciatteria

    E’ vero per il Cabret. Ma è vero anche per gli altri 9 titoli. Anche i 5 libri che non hai letto (indovino: Mazzucchelli, Clowes, Baru, Burns, Peeters- forse per Peeters no, ché la fichetteria regna sovrana, ma la storia è così calda che glielo si perdona).

    C’è un sacco di sciatteria in tutte le storie fatte di parole e immagini. E’ sciatteria di racconti che non ci interessano e di immagini che non ci tengono. Però c’è anche un sacco di sciatteria editoriale. Ovunque.
    E allora il colore della carta e l’allestimento della copertina diventano centrali.

    Per il libro di Mazzucchelli (che stronchi sulla fiducia) quei materiali sono fondamentali.

    La storia delle storie di parole e immagini è anche una storia di guerra delle forme e dei formati.

  12. questa forma di rispondere ai commenti in cui il blogher ha uno spazio diverso alle altre persone mi sembra proprio una minchiata da maestrindellaminchia, anzi, mi sembra che fermi i dialoghi tra le persone che commentano fra di loro e tutto resta limitato al blogher che da la sua rispostina del cazzo a ognuno dei commentatori. penso sia roba fasciastoidea. lo spazio sotto ogni post diventa proprio inutile.

    l’allestimento sta diventando centrale perché tante persone si dedicano a parlare solo di quello, non perché sia ‘centrale’, che non lo è mai per definizione. il materiale prende forme diverse nelle ristampe che man mano si fanno e alla fine tutto diventa edizione di lusso per colezionisti.

    è vero, mazzucchelli soffre di un pregiudizio, e ci chiama sopravalutazione. non è chedevo leggere tutto baricco per sapere che quello nuovo non mi piace…

  13. Bhoff, cher…
    Scomodare il fascismo perché non ti piace l’impaginazione dei commenti mi sembra un’ossessione da teorico del complotto che oliver stone gli fa un baffo.
    Il mio amico folletto (mia figlia si chiede ormai che gente io frequenti visto che i miei amici si chiamano cerebroleso, elfo, folletto, eros, …), il mio amico folletto – dicevo – mi spiega che dovrei mettere mano ai commenti perché l’impaginazione memento non si capisce e incasina.
    Lo faccio e nel frattempo risolvo anche la questione dei thread che tanto ti infastidisce. Comunque, l’impaginazione con le risposte ai commenti consentiva di rispondere puntualmente alle minchiate di tutti, mantenendo strutture innestate. Le mie comprese: avresti potuto farlo anche tu, senza scandalizzarti tanto.
    Se cerchi democrazia e comunicazione orizzontale in un blog (che è il tempio dell’ego del maestrinodellaminchia) probabilmente stai sbagliando qualcosa.
    Ma io ti voglio bene lo stesso
    Buon anno

  14. Ciao,
    la tua, più che una classifica, sarà un’ottima lista della spesa. Grazie per i consigli per gli acquisti.
    Inoltre, già che sono qui, ti segnalo che nella top100 dei libri più importanti del decennio stilata dal Times, al secondo posto c’è Persepolis. Un bel risultato per il fumetto.

  15. E’ stato un piacere leggere sia il post che tutti i commenti.
    Condivido l’importanza di Hugo Cabret. Ma anche di tutti quei lavori che innanzitutto raccontano, assegnando alla successione grafica delle immagini il ruolo decisivo. Così anche Fratelli Neri, Via Curiel di Mara Cerri, phpc…
    Per superare il ghetto del fumetto per il fumetto, sempre più triste e superato.

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