Gli oscuri frantumi di Charles Burns 1/4

Sono in vacanza da qualche giorno. Siccome mi piaceva essere ospitale, ho programmato la pubblicazione di post in mia assenza (magari tu avresti preferito una casa finalmente silenziosa…).
A marzo avevo pubblicato su un blog gestito dallo spazio bianco per Bilbolbul un articolo su Charles Burns. Lo ripropongo qui.

B1

Primo frantume: Tras/formazione

Gli adolescenti sono dei mostri mutanti. I loro corpi si trasformano, la loro pelle si ricopre di pustolette e il loro umore è completamente instabile. Vivono tra noi e li trovi in ogni angolo delle nostre belle città.

L’adolescenza esplode, da qualche parte, mentre l’umano frequenta le medie e si trascina, pericolosa e molesta, per anni. Tra brufoli, dolori della crescita, sbamballoni ormonali e depressione cronica (se ben ricordo, ma ormai è passata un’eternità), da adolescente ti senti proprio mostruoso e sei convinto che il tuo patrimonio genetico non avrà speranze di sopravvivenza (ma magari sto generalizzando attorno a uno sfortunato caso personale).

A undici anni, Charles Burns frequenta la prima media. Di lì a qualche mese la sua pelle cambierà odore e la sua voce tono: diventerà un mostro, insomma. E’ il 1966 e l’undicenne, cresciuto in una di quelle provincie al cubo che esistono solo negli USA,  ama i fumetti che raccontano storie strane. Ha una predilezione particolare per i raccontini illustrati da Steve Ditko (che in Italia avremmo potuto leggere, una decina d’anni dopo, in appendice agli albi Marvel della Corno) e per i fumetti di “Mad” disegnati di Will Elder. L’undicenne disegna le sue storie strane, mostrando, in modo quasi inquietante, tutti i sintomi di quelle ossessioni che avrebbero poi attraversato la sua intera carriera. Troviamo la riproduzione di uno di questi fogli ormai ingialliti nel libro che Todd Hignite dedica ad alcuni dei più interessanti autori USA, In the studio. Uno scienziato guarda il tavolo del laboratorio sul quale fa esperimenti su materia ormai morta. Si distinguono una mano recisa come una rosa e un cuore disegnato con una precisione e un dettaglio che non vediamo altrove sul foglio. La pelle del viso dello scienziato si sta liquefacendo e la sua noncuranza ci fa intuire che si tratti di un’ossimorica trasformazione permanente.

He is coming for me: Steve Ditko
He is coming for me: Steve Ditko

L’adolescenza si conclude da qualche parte mentre ti ritrovi a varcare l’età adulta: quando succede, di solito, puoi guidare un’automobile, iscriverti all’università o prendere una qualsiasi altra decisione irresponsabile.

Dopo aver carambolato tra varie scuole, Burns approda all’Evergreen State Collage a Olympia (nome che riporta alla mente il racconto fantastico ottocentesco di E.T.A. Hoffman che parla di amore, bambole e robot). Si tratta di una scuola sperimentale: non ci sono esami, voti e obbligo di frequenza. In quella scuola, negli stessi anni ci sono Gary Panter, l’autore di Jimbo, e Matt Groening, il papà dei Simpson. C’è anche Linda Barry, l’autrice bravissima di 100 demoni! (in Italia, visto a puntate sulla rivista “Linus”), che però non frequenta Burns perché nonostante sia noto come “l’artista della scuola” è veramente poco fico. A Evergreen, Groening dirige il giornalino della scuola ed è il primo a pubblicare i lavori di Burns (e anche di Panter e Barry).

Nouveaux Moments Clés: Francois Ayroles
Nouveaux Moments Clés: Francois Ayroles

In Francia è appena uscito un librino di François Ayroles intitolato Nouveaux moments clés de l’Histoire de la bande dessinée. In 48 pagine, Ayroles affastella una serie di vignette che riempiono tutta la pagina e raccontano momenti topici della storia del fumetto. E’ un libro molto divertente che associa frasi semplici, che riassumono fatti, e immagini incongrue. Una delle vignette dice “Matt Groening e Charles Burns fanno un giornale” e presenta i due autori, in età da college, seduti su sgabelli in odore di trespolo, uno di fronte all’altro. Ma c’è in corso una mutazione: Groening sta disegnando El Borbah (il detective wrestler mascherato) vagamente simpsonizzato; sul foglio di Burns c’è invece un Bart tracciato con segno pesante e preciso e con evidenti campiture nere.

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3 pensieri su “Gli oscuri frantumi di Charles Burns 1/4

  1. Sono in vacanza da qualche giorno. Siccome mi piaceva essere partecipe, ho programmato la pubblicazione di commenti in mia assenza.
    Dunque, essendo in vacanza non dovrei sapere cosa avresti postato. Allora un commento generico: uhm, non finisci mai di sorpenderci!

  2. bene: ho recuperato e letto altrove gli altri frantumi (poco oscuri, a questo punto).

    un’ottima lettura. merci!

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