A proposito dell’Eternauta

Hora_Cero_Semanal

– Dài, andiamo, son già le sette passate – diceva qualcuno invariabilmente tutti i i martedì. E smettevamo di fare qualsiasi cosa stavamo facendo all’angolo tra Paraguay e Vidt, il nostro luogo di ritrovo, per andare fino alla fermata Bulnes del metrò di Palermo/Catedral. Due di noi – rispettando un rigoroso turno – scendevano, mettevano le monetine nell’obliteratrice (che allora funzionava, con i centesimi e non con i gettoni o i biglietti) e se ne andava con i soldi di tutto il gruppo fino alla fermata di Tribunales. Lì c’è un’unica piattaforma centrale, quindi si poteva scendere dal metrò che andava verso Catedral e, senza pagare nuovamente, dopo aver comprato le sette copie dal giornalaio del metrò, riprendere il treno che ci riportava a Bulnes e Santa Fe, dove ci aspettavano gli altri. Gli emissari che ritornavano con la pila di riviste ne consegnavano una a ognuno dei legittimi proprietari e chi era rimasto ad aspettare le esaminava attentamente, fosse mai che gli emissari di turno, per fare uno scherzo, avessero strappato qualche pagina, o anche peggio.
Ma no, non si scherzava con Hora Cero Semanal. Le copie arrivavano intatte, al più erano state sfogliate nei sette minuti del viaggio di ritorno. E questo perché, certamente, non c’era inviato capace di resistere a dare una prima lettura veloce a El Eternauta.
[…]
L’incantesimo è durato fino a che, trecentocinquanta pagine e due anni dopo, chi scrive, dopo aver ascoltato la sua storia per molte ore, ha dovuto correre come un pazzo dietro Juan Salvo, mentre questo ringiovaniva, gli si cancellavano le rughe e gli si modificavano i vestiti in un pantalone con la riga, un maglione col collo a V e una camicia abbottonata fino al collo. L’Eternauta ritornava a essere un uomo di classe media con moglie, figlia, una casa confortevole e tre amici che ci andavano a giocarci a carte (a “truco”).
Era ritornato al proprio passato e non si ricordava né del futuro né dello sceneggiatore di fumetti di fronte al quale era apparso seduto sulla sedia scricchiolante.
E l’unico ascoltatore di quella straordinaria peripezia si rendeva conto che mancavano quattro anni alla nevicata fatale e si domandava se sarebbe stato possibile evitare tano orrore pubblicando tutto ciò che El Eternauta gli aveva raccontato.
[…]
Il fumetto fu pubblicato ma non è stato possibile evitare l’orrore. L’Argentina continuò a vivere la sua realtà increspata. E Arturo Frondizi, che era finalmente presidente in quel 1959 dei nostri quindici anni e della fine del racconto, fu presto deposto, il peronismo proscritto e il maggioritario continuò a mancare ai tavoli democratici e i “golpes” militari si succedettero con le loro ridicole marce equestrie le bandiere e le voci gravi che ascoltavamo alla radio e alla televisione. Fino a quel 1976 della nevicata fatale che permise di dare a El Eternauta una nuova lettura. Perché le centinaia di migliaia di lettori che hanno conosciuto l’opera di Oesterheld e Solano più di quindici anni dopo, in un’opportuna riedizione, non hanno letto come noi una meravigliosa favola sulla solitudine, la disperazione e la resistenza. Trovarono invece una favola sugli anni di piombo, una profezia che si stava compiendo nella realtà, così piena di distruzione e morte, che si portò via, tra gli altri, lo stesso autore della favola.

(Carlos Trillo, “ Il ritorno dell’Eternauta”, in “Scuola di Fumetto” n.50 marzo 2007)

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3 pensieri su “A proposito dell’Eternauta

  1. Cher: sono due lavori diversi, nati in momenti diversi e con motivazioni diverse. Peccato che gli argentini non abbiano capito il lavoro di breccia su gente e oesterheld sia stato costretto a risolvere la storia in poche pagine.

    Gio: hai ragione. a volte gli argentini spaccano proprio.

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