Matt…

Spaventapasseri di Franco Matticchio
Spaventapasseri di Franco Matticchio

Succede, e anche spesso, che i disegnatori si lascino cogliere da ossessioni. Iniziano a girare attorno a un nodo tematico che a volte rischia di ridursi, in tempi brevi, a motivo dominante e, dopo poco, a maniera. E’ questa la ragione per cui, quando parli con i disegnatori, anche con quelli con il segno più riconoscibile, può capitare che essi insistano su quanto lo stile sia il male assoluto.
Ti servono i nomi? Uff… Va bene: Maurice Sendak è il primo a venirmi in mente. Poi, se faccio mente localissima e  cerco di non uscire dal mio quartiere, ricordo che la pensano così anche Fabian Negrin e Paolo Bacilieri. E quando, con una vena di cattiveria, dici loro che in ogni singolo segno che producono l’autore è assolutamente riconoscibile, ti guardano un po’ affranti e ti rispondono che questo è male.

Quando vedo l’Hansel e Gretel illustrato da Lorenzo Mattotti (ed edito in Italia da Orecchio Acerbo), mi chiedo quale sia il senso di quel libro. Si tratta, chiaramente (e come sempre per i libri della casa editrice romana), di un oggetto bellissimo, ma, sfogliando il lavoro di Mattotti sulla favola dei fratelli Grimm, la prima parola che mi viene in mente è riduzione, non adattamento. A me questo distinguo semantico non sembra una sfumatura. Un adattamento è la traduzione da una forma espressiva a un’altra; una riduzione è sempre una sottrazione di capacità espressive, un depotenziamento.
Intendiamoci: la favola dei Grimm è bellissima e colma di sorprese; le macchie di nero di Mattotti, che continuo a reputare un grandissimo disegnatore, sono deliziose.
Però, quei disegni, che da soli non mi portano da nessuna parte,  non hanno niente a che spartire con quelle parole. Non arricchiscono il testo fiabesco, non dialogano con esso, non riescono nemmeno ad abbellirlo.
Servono ad altro. A distrarre e ad accarezzare l’ego ipertrofico del disegnatore. Due libri nello stesso volume che non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro. Da una parte una fiaba; dall’altra la raccolta di disegni di Mattotti.

Ecco. Le raccolte mattottiane di disegni intorno a un’ossessione sono sempre variazioni sul tema. Una stanza, una coppia di amanti, un bacio nell’acqua… Disegni rifatti decine di volte allo scopo di conquistare qualcosa che io non capisco. Forse, alla fine, Mattotti guadagna sintesi, matericità, movimento, … Sicuramente non guadagna la mia attenzione. Mi diverto a guardare quelle immagini per pochi secondi e poi me le dimentico. Definitivamente.

Mi trovo per le mani La piccola fuggitiva di Franco Matticchio (edito da Nuages). Per ragioni squisitamente alfabetiche, i libri di Matticchio e di Mattotti, nella mia libreria, sono sulla stessa mensola. A impedire loro di appoggiarsi gli uni agli altri, ce sono solo i lavori di Massimo Mattioli (e non riesco a non leggere in quella presenza un esorcismo, tanto ironico quanto necessario). Questo albetto spillato e impaginato orizzontalmente sembra, a una prima distratta occhiata, un gioco di variazioni su un tema ricorrente: una bambina che corre, cristallizzata in un’unica posizione, posta in scenari sempre diversi.
Per Matticchio il racconto è una necessità, le storie si insinuano in ogni suo disegno. A volte sono solo delle idee (solo?!), altre hanno struttura più complessa e articolata. Questo albo esile, che si compone di 24 disegni disposti su 48 pagine, dialoga direttamente con i racconti di Edward Gorey e questa piccola fuggitiva è sorella tanto del gatto Jones e del signor Ahi quanto dei morticini in sella alla bicicletta epiplettica e dell’ospite dubbio.
La piccola fuggitiva è un racconto, denso e doloroso, che trova pieno compimento in un’ultima pagina che non esito a definire commovente. E Franco Matticchio è un gigante, uno tra i più grandi narratori per immagini al mondo.

Ah… Questo librino è uscito nel 2009 (in ottobre). Non me ne ero accorto perché nei giorni della mostra in Nuages ero impegnato in una cosa che si chiama Streep (sono comunque ingiustificabile). Se fossi capace di coerenza, andrei a rivedere quello che ho scritto qui e qui.

3 pensieri su “Matt…

  1. Hai litigato con gli orecchi? Prima parlavi bene di tutto quello che facevano. Appunto mentale: mai litigare con Interdonato.

  2. Ma porc… Ero così contento di non aver mandato ancora nessuno affanculo in questa casa nuova.
    JollyYolly, approfitto della tua imbecillità per chiarire un paio di cose:
    1. Il mondo di piccole ripicche in cui vivi non mi appartiene. Posso litigarmi con gli amici (con Fausta, che pure è una carissima amica, non è mai successo) e, di solito, mi ci scazzo in diretta e poi ci faccio la pace. Il rancore e la vendetta richiedono una memoria migliore della mia.
    2. Questa è casa mia. Non mi serve niente. No, JollyYolly, non ti puoi sedere sul divano. No, non ti offro niente. Non ti trattengo. Non è stato neanche un piacere.

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