Kelly the Cop

Kelly the Cop

Silver Streak
Silver Streak

Erik Larsen è l’inventore di Savage Dragon. Conosci quella serie? No? E come faccio a descrivertela? Hmm…
Savage Dragon è un supereroe metropolitano (alla Daredevil o Spiderman, per intenderci) che non disdegna i grandi casini intergalattici e, a volte, metafisici (alla Fantastici Quattro). Un perenne omaggio a Jack Kirby colmo di una cazzoneria selvaggia. Figurati, poi, che Dragon scopa durante le sue avventure e non, come la quasi totalità dei supereroi, prima o dopo. E ha una passione per le femmine prosperose (“Big Tits Are Not A Crime”). E’ una serie molto divertente, se presa a piccole dosi. Alla lunga scoccia, ma non mi viene in mente una sola serie che, dopo un po’, non perda slancio per lasciare spazio alla noia.
Savage Dragon è un culturista vestito da Village People, una sorta di icona di Tom of Finland, ma verde e con una pinna in testa.

Va beh… Non ti volevo parlare del drago, ma di uno dei progetti collaterali di Larsen.
Il nostro ha una passione irrefrenabile per la golden age del fumetto americano. Lo sai, è il periodo che va dagli anni 30 agli anni 50 ed è una golden age industriale mica artistica. Il teorema di Sturgeon, anche allora, imperava: la merda ricopriva ogni cosa e i suoi effluvi riempivano le narici dei lettori.
Comunque, Larsen adora i comic book poveri e ingialliti venduti nei newstand in quel periodo e questa cosa me lo rende simpatico, perché devo confessarti che inizio a trovare insopportabili gli autori di graphic novel che non riescono a smettere di guardare con amore allo stesso periodo, subendo però la fascinazione dei cartoonist del new yorker e della loro grazia sublime. Immobilizzati, come zanzare nell’ambra, in un periodo in cui non erano ancora nati, questi signori non riescono a essere contemporanei a se stessi. E sono tanti. Oh… mica parlo di Robert Crumb (che continua a essere dio), per cui tutto ciò  è principalmente una scelta estetica, ma della quasi totalità del catalogo D&Q (se hai la sensazione che in passato abbia espresso opinioni diverse, sappi che è possibile io abbia cambiato idea: mica ho mai negato di essere fallibile e fallibilista).

La passione di Larsen per la golden age interagisce con la cazzoneria con lo pervade e scatena reazioni imprevedibili. Periodicamente (credo una volta l’anno) manda nei negozi specializzati degli albi one shot che fanno finta di essere il nuovo numero di un comic book del periodo. Grande formato, carta uso mano pesantissima, stampa perfetta. Dentro fumetti ingenui – oh… quanto ingenui – con colori stesi con accurato fuori registro e carta simil-ingiallita.
L’ultimo che ho trovato è “Silver Streak Comics” n.24. Il personaggio che dà il titolo all’albo è la meno rilevante tra le creature di Jack Cole (quello di Plastic Man: se non lo conosci, cercalo per farti un’idea… anche con il torrent, non mi scandalizzo). Dentro ci sono fumetti di Larsen e dei suoi amichetti (anche Paul Grist). Nulla di cui non si possa fare a meno e, infatti, io presto ne farò a meno. Ma in mezzo c’è anche questa pagina che gioca con gli errori di stampa.

Kelly the Cop
Kelly the Cop

Un pezzo di carta che avrebbe dovuto essere tagliato nel montaggio dell’albo e che finisce, presumibilmente per errore, nell’albo. E, per quanto sia ingenua l’esecuzione, l’intuizione di questo Joe Keatinge (Sales & Licensing Coordinator of Image Comics, mi dice Wikipedia: teoricamente, un uomo senz’anima) mi commuove.

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11 pensieri su “Kelly the Cop

  1. l’altro giorno il tuo amico prof Fateti mi ha fatto vedé un vecchio fumetto di martin mystery (credo) dove tornano in un mondo creato da Barks dove le uova sono quadrate, ci sono delle robe tipo scomposizinioni delle vignette nei quattri colori della quatricomia (come quelle cose fatte da arty spiegelman molto tempo fa) e poi entrano in un mondo in bianco e nero da dove escono spolverandosi da una specie di cenere che lascia vedere il colore che i personaggi conservano sotto.
    molto bellissimo

  2. Andrea: se vuoi, hai vinto la mia copia. L’altro albo non so dove l’ho messo, ma quando e se lo trovo te lo porto

    Cher: è il numero 100 di Martin Mystére. si chiama di tutti i colori. Se non ricordo male, oltre alla storia delle uova di barks, c’è quella del tipo che scopre gli alieni bianco azzurro arancio che stanno sulla spalla di ogni uomo e uccide il suo. Mi sembra ch quell’albo sia bellissemo (disegni di Alessandrini, chiaramente)

  3. e il fotolistista che esce pazzo perché non riesce a riprodurre il punto di blu usato da Ives Klein per uno dei suoi monochromes vogliamo lasciarlo fuori da questa rievocazione dell’MM 100? (a me non pare il caso di lasciarlo fuori)

    Spari, sono commosso dalla tua generosità, in cambio posso farti toccare i miei albi della mini di Alan Moore “1964”, che anche se il decennio non è lo stesso mi pare un’operazione che sta un po’ da quelle parti lì… (vabbe’, ce l’avrai anche tu 1964, lo so che in quella casa tu hai tutto…)

  4. A 1964 sono particolarmente affezionato perch li ho comprati quasi tutti in un supermercato in Arizona prelevandoli dal carrello in cui erano buttati i comic book: 10 x 10 cent

  5. gli è che nel 1964 nascevo io… ehm… ma si sa che sono un po’ “self centred”…

    saltando di un altro decennio ma rimanendo in tema di pastiche che ricreano il gusto di un’epoca ho scoperto da poco “Afrodisiac” (che al momento su Book Depository è fuori stock, ma non demordo)… qui il genere è quello dalla blackspoitation (in vero fenomeno, all’epoca, molto più cinematografico che fumettistico).

    http://www.jimrugg.com/adpreview.html

  6. Afrodisiac è tornato su Book Depository, ti saprò dire com’è!

    Per chiudere il giro dei pastiche possiamo di nuovo citare Martin Mystère che, in appendice al Mistero delle nuvole parlanti, aveva pubblicato uno speciale dedicato ai 100 anni di MM, in cui – decennio per decennio – si ricapitolava la storia del primo secolo dei fumetti mostrando come sarebbe stato MM se fosse nato in quel decennio lì. A mio avviso un vero gioiellino…

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