Spirito a pezzi – 3

Tra qualche ora monto su un aereo e mi rifugio a Parigi con la famiglia. Solo per qualche giorno, accidenti!, poi torno. Ti lascio con la terza uscita di Spirito a Pezzi sulla free press “Pool“. Il file è datato 9 aprile e l’ho consegnato in quello che il direttore mi ha detto essere l’ultimo minuto buono pria di stampare. Evidentemente l’editoria periodica di carta ha tempi che non domino. Solo perché tu lo ricordi il 09/04 c’era appena stata pasqua e la fiera del libro per ragazzi. Sono info che servono. Avessi dovuto consegnare oggi avrei tracciato un parallelo tra i fatti di New Caprica alla fine della seconda stagione di Battlestar Galactica e Gaza City. Ah… Confermo una roba che nel seguito può sembrare una battuta: “il Giornale” è merda. Ieri mattina titolava “Israele ha fatto bene a sparare: Dieci morti tra gli amici dei terroristi”.

Siate angeli

The Riverbank di Fabian Negrin
The Riverbank di Fabian Negrin

Sembra quasi che il cattolicesimo ruoti attorno alla negazione delle pulsioni alla base di tutte le narrazioni: Eros e Thanatos, Amore e Morte.

E’ infatti emblematico come, nel giorno in cui si festeggia la resurrezione di Gesù Cristo, papa Benedetto XVI abbia incitato i sacerdoti a essere come angeli. Certo: portatori della buona novella, ma anche asessuati. E tutto questo in un momento in cui l’accusa di pedofilia investe pesantemente  il clero, portando testate internazionali, che non si esiterebbe a definire autorevoli, a porre una serie ipoteca sull’attendibilità della chiesa cattolica.

L’assenza di un atto di pentimento da parte della massima autorità di un’istituzione che attribuisce centralità al peccato, alla penitenza e al perdono, mette in evidenza un assurdo paradosso.

I sacerdoti cattolici non possono avere famiglia, perché questo li distrarrebbe dalla pratica di evangelizzazione, preghiera e solidarietà che deve muovere ogni loro atto. In assenza di figli, il sesso, che deve essere finalizzato alla sola riproduzione, non ha senso. I rapporti sessuali fini a se stessi (e al profondo godimento che possono produrre) sono peccaminosi per tutti i cattolici. E, in un paese in cui tutti peccano (comprese le più alte cariche dello stato) senza mostrare alcuna forma di contrizione, la differenza tra atti consenzienti, mercificazione delle carni e circonvenzione di chi ancora non può avere strumenti adeguati e sufficienti a far valere i propri “NO” diventa una sfumatura facilmente rimuovibile nel segreto del confessionale.

In parallelo, la frangia più gretta e ideologizzata del cristianesimo attacca frontalmente l’evoluzionismo. Darwin aveva torto – dicono i difensori del “disegno intelligente” – l’uomo sta al centro dell’universo con la sua forma a immagine e somiglianza di dio. “Gli errori di Darwin” di Jerry Fodor e Massimo Piattelli Palmarini, un libro criticato da gran parte della comunità scientifica, ha scatenato entusiasmi farseschi sulle pagine della cultura del “Foglio” e del “Giornale”, settimane prima che Feltrinelli lo portasse in libreria. Un’ancora di salvezza – e di intelligenza – ci viene gettata da Andrea Lavazza che recensisce e contestualizza lo studio in un articolo apparso su “Avvenire” lo scorso primo aprile (mentre il resto della stampa italica si prodigava nella ricerca della burla più divertente, consapevole forse del miglior uso riservabile a un foglio di giornale: avvolgerci il pesce, in qualsiasi mese dell’anno).

Altrettanto salvifico è il Bologna Ragazzi Award per la categoria “non fiction” assegnato durante l’ultima Fiera del libro per ragazzi. Secondo la giuria, presieduta da Antonio Faeti, il miglior libro a carattere informativo destinato ai giovani lettori per il 2010 è The Riverbank di Charles Darwin e Fabian Negrin, edito negli Stati Uniti da Creative Editions. Negrin, tra i più grandi autori di picture book al mondo, ha estratto l’ultimo paragrafo dell’Origine della specie e lo ha trasformato in un sublime racconto visuale in cui danzano Sviluppo, Riproduzione, Ereditarietà, Moltiplicazione, Lotta per l’esistenza, Divergenza del carattere ed Estinzione delle forme meno adatte. L’immagine che chiude il libro è di quelle che danno speranza: la complicità dei due bambini che si avvicinano giocosi al centro del fiume è un profondo atto d’amore che non ha alcuna intenzione di negare la morte.

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9 pensieri su “Spirito a pezzi – 3

  1. Ho scoperto solo ora questo blog.
    I contenuti sono straordinari.
    Complimenti davvero!
    Continuerò a seguirlo e, anzi,
    lo inserirò sicuramente tra i link
    del mio blog.

  2. io su negrin sono fortemente critico. insomma, non voglio farla tanto lunga, ma a un pianista è richiesto di saper leggere uno spartito e a un pasticciere di conoscere gli ingredienti per fare la crema. ora, quel pianista può anche non essere un genio e quel pasticciere può anche non essere il più bravo del mondo ma le basi, le basi… ci sono. ci devono essere per forza.
    nel campo dell’illustrazione (ma anche del fumetto) queste basi a volte sono assenti. e mi chiedo perché. mi chiedo come sia possibile. soprattutto mi chiedo perché certi disegnatori vengano pubblicati. se poi mi si dice che sono anche “tra i più grandi autori di” qualcosa. ecco, ci rimango stecchito.
    io voglio che quando mi arriva l’idraulico a casa sappia cosè una guarnizione, per dire. o che il mio dottore non mi prescriva un farmaco sbagliato. perché non dovrei pretendere le basi del disegno da un illustratore? uno pubblicatissimo, tra l’altro. che rabbia. ahahah! la finisco qui che poi mi monta l’incazzatura—!

    che poi…
    uno ignorantissimo e a totale digiuno di tecniche di disegno potrebbe dirmi: “ma anche mattotti disegna strano”. ma io che il disegno l’ho studiato per almeno trent’anni gli risponderei che mattotti interpreta, negrin incespica e malamente. perché se sai disegnare lo capisci al volo che mattotti disegna da dio. mentre negrin ti provoca solo un fastidioso imbarazzo empatico. fortissimo.

    ahahah! fermami che sennò continuo…

  3. Ho conosciuto un paio di pianisti eccezionali. Non sapevano leggere una nota scritta. Saluti.

  4. Orlando: ho deciso di non rispondere al commento che precede il tuo perché mi sembra ci sia un vizio ideologico forte. Un vizio che, in quel commento, inizia per bonellismo, ma che, in generale, finisce per massificazione. Aborro il riformismo, perché so che conduce a dialettica tra sfumature della stessa fangazza destrorsa, e non perdo tempo nel confronto con i sostenitori del dominio dei tecnici.

  5. spari: a volte gestisci malissimo la tua ignoranza. associare la conoscenza del disegno alla massificazione è da brividi. se nel mio commento parlo di mattotti un motivo c’è. ma non ti è chiaro. e non credo ti possa essere chiaro visti gli strumenti che hai. e mica te ne faccio una colpa. hai trascorso la tua vita a studiare altro. io non parlerò mai del tuo lavoro nello specifico, per il semplice fatto che mi è estraneo e non ne ho le competenze. non potrei mai dire che spari è bravo o no in quello che fa nel suo ufficio.
    ma sono sicuro che tu, senza essere destrorso, riformista o altro… qualche tuo collega lo ritieni non abbastanza preparato.

    separare la conoscienza tecnica dal talento è semplicemente bizzarro. e pure antistorico. tutti noi, se sappiamo scrivere un commento su un blog è solo perché da bambini abbiamo passato anni a imparare la grammatica e la sintassi. e quella tecnica lì, faticosa e noiosissima poi ha permesso a stendhal di scrivere il rosso e il nero.
    poi… i libri li scrive anche fabio volo. e ognuno è libero di amare chi vuole.
    e tu sei libero di amare questa illustrazione di negrin il quale si sforza di creare un’immagine di purezza con due bambini che sono due mostri. due deformità. NON PER SCELTA, ma perché non saprebbe fare di meglio. l’arte dell’improvvisazione, quella si che è destrorsa. è avvilente vederla fare. ma anche, e non di meno, propagandarla. difenderla e dare di reazionari a chi la critica.

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