Mercanti in fieri

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In Editoria senza editori, libro tanto sottile quanto importante, André Schiffrin posa uno sguardo impietoso e privo di speranza sulla trasformazione dell’industria dei libri. Entrato alla Pantheon Books nel 1962, Schiffrin aveva accompagnato la crescita del catalogo della piccola casa editrice, fino a renderlo uno tra i più prestigiosi al mondo. Ma questo accumulo di bellezza e ricerca si era infranto contro i colossi dell’industria della cultura, dell’intrattenimento e dell’informazione. In un gioco di acquisizioni progressive, la catena alimentare del mercato non poteva lasciare scampo alla piccola casa editrice: Pantheon Books era stata divorata da RCA, che aveva, poi, sfamato S.I. Newhouse, che era stata, infine, fagocitata da Bertelsmann.

Il racconto che André Schiffrin fa dell’incontro in cui avrebbe dovuto presentare il programma editoriale ad Andrea Vitale, nuovo direttore di Newhouse, sente di insanabile clash culturale.

“In una riunione decisiva, ci fu dato di vedere quale abisso ci separasse. Vitale passava in rassegna i libri che avremmo pubblicato, lista di cui ero particolarmente fiero. «Chi è questo Claude Simon?» chiese con disprezzo, evidentemente non avendone mai sentito parlare, «e questo Carlo Ginzburg?» Osservai che i suoi occhi correvano dapprima alla parte destra del foglio, quella della colonna di cifre, e che solo dopo egli guardava i titoli dei libri. Era come se dirigessimo una fabbrica di calzature e fabbricassimo sistematicamente scarpe troppo piccole per la maggior parte dei clienti. Che interesse aveva pubblicare libri a così bassa tiratura? Non ci vergognavamo? Come potevo guardarmi allo specchio al mattino sapendo che avrei pubblicato titoli così deplorevolmente deficitari?”

Nel suo libro Schiffrin racconta, con la disillusa ferocia di chi ha visto frustrare il progetto culturale di tutta la vita e con una spolverata di spocchia, la nuova ideologia di un’editoria che si compone di enormi agglomerati industriali che mirano solo alla massimizzazione dei profitti. Denuncia una trasformazione in cui i comitati editoriali, capitanati da manager finanziari e commerciali, hanno usurpato il ruolo degli editor e dei direttori. Verifica come gli obiettivi di redditività dell’editoria, che, fin dagli anni Venti del secolo scorso, erano sempre stati in un intorno del 4% al netto delle imposte, siano stati spinti fino a essere in linea con quelli delle altre industrie dell’intrattenimento: tra il 12 e il 13%. Narra degli spropositati aumenti di stipendio dei manager. Enumera gli anticipi milionari (in dollari e sterline) garantiti a personaggi illustri nella speranza che sfornino best seller, sottolineando come, ogni volta che ciò non avviene, essi si debbano necessariamente tradurre in operazioni di contenimento della spesa: licenziamenti e riduzioni di organico.

Ogni nuovo titolo deve essere rivolto al più vasto pubblico. E, per richiamare l’attenzione delle masse, non deve esitare a costruire fenomeni e ambiguità intorno ai propri contenuti o, meglio ancora, ai propri autori.

Ma dovrei parlarti di fumetti. Ecco: il fumetto è un prodotto dell’industria dell’editoria. Beneficia di uno stato di arretratezza che rende ancora possibili fenomeni locali (come Bonelli) che muovono volumi di venduto importanti focalizzandosi su forme consolidate di artigianato. Ciò nonostante le grandi aggregazioni industriali iniziano a far sentire il peso di una trasformazione imminente.

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14 pensieri su “Mercanti in fieri

  1. Questa: “…le grandi aggregazioni industriali iniziano a far sentire il peso di una trasformazione imminente”.

  2. A me sembra ci siano due movimenti. Uno economico (quello più evidente) che porta a accorpamenti e compravendita di case editrici e licenze. E quello, mi pare, ha una direzione palese.
    Ce n’è un altro. Ma mi è difficile spiegare e mi prendo un po’ di tempo. Ci provo nei prossimi giorni proseguendo il discorso.

  3. ho ordinato shiffrin alla mia libreria indipendente di quartiere, me lo fanno avere questa settimana.
    parlando di autori con la doppia effe nel cognome c’è un nuovo picturebook (intelligente) di jules feiffer per bambini piccoli: Abbaia, George (Salani). il nipote di tre anni della mia superfighina è impazzito.

  4. Mi verrebbe da dirti che è un libro vecchio, carissimo cher. Ma non l’ho mai comprato in inglese e allora sono felice. Di Feiffer, quest’anno, è uscita l’autobiografia. Questa invece l’ho comprata, ma non l’ho ancora letta.
    Quanto è difficile fare il lettore! Devi scegliere, prendere, pagare, portare a casa e, dopo tutto questo, anche leggere! uff… tocca fare tutto a me in questa casa.

  5. in effetti parecchio vecchiotto. sopratutto nelle conclussioni che in questi dieci anni s’è visto che erano pie illussioni. ci vorrebbe un libro meno pamphlete e con più dati. Un No-logo sull’editoria mondiale.

  6. Cher, non è previsto che tu ti chiudi in casa, studi e – dopo una settimana – torni e mi sgridi per robe che ho scritto quella volta. Rimbrottami con calma son capaci tutti…

  7. infatti mi hanno dato due panzerotti di resto.
    ma oramai li ho già mangiati.
    dunque mi devi 15 euro oppure due panzerotti e mezza margherita

    e una birra.

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